L’oro come fanfaluca !

In questi giorni si sta parlando di agganciare le monete nazionali al valore aureo, come se questo rappresentasse una reale garanzia di stabilità e ancoraggio ad un bene cosiddetto “rifugio”.
Ma in realtà cos’è un bene in economia e l’oro è in assoluto il bene più prezioso ?
Il concetto di bene economico indica un oggetto disponibile in quantità limitata, reperibile e utile, cioè idoneo a soddisfare un bisogno.
Detto questo siamo proprio sicuri che l’oro rappresenti un bene scarso, utile e idoneo a soddisfare un nostro bisogno ?
Sulla sua scarsità nutro moltissimi dubbi, viste le riserve a tonnellate stipate in tutti i caveau mondiali, gli accessori indossati da ogni popolazione della Terra, le monete, le medaglie e gli oggetti fabbricati da tutti gli Stati.
Lo Stato con il maggior numero di riserve auree sono, ovviamente, gli Stati Uniti.
Il loro totale è di gran lunga davanti a tutte le altre nazioni, con 8.133,5 tonnellate, segue la Germania con 3.369,7 tonnellate, l’Italia con 2.451,80 tonnellate, la Francia con 2.436 tonnellate, la Russia con 2.119,2 tonnellate, la Cina con 1.885,49 tonnellate, la Svizzera con 1.040 tonnellate, il Giappone con 765,2 tonnellate, i Paesi Bassi con 612,5 tonnellate, e l’India con 607 tonnellate, solo per citare i primi 10 paesi mondiali.
Quanto alla sua utilità, nutro analoghi e forti dubbi, visto che altri metalli ed elementi naturali, sono molto più versatili e adattabili del metallo aureo, per ogni applicazione pratica ed utilità quotidiana, e infine sulla soddisfazione dei bisogni umani, non ne parliamo proprio, perché non serve praticamente a nulla !!!
Né a sfamare, né a dissetare, né a soddisfare alcun bisogno necessario e primario dell’umanità.
E allora anche in questo caso ci troviamo davanti all’ennesima “fanfaluca” o panzana raccontataci da chi muove i fili del mondo.
Lo stesso che fa costare di più, quasi il doppio, un litro di petrolio, piuttosto che un litro di vino, nonostante il primo esca da una buca e il secondo necessita di lavoro e impegno a non finire.
L’ oro è una convenzione, un accordo tra potenti, come poteva esserlo l’argento, il rame, il legno, una conchiglia o l’acqua che infatti viene detta “oro bianco”.
Essa davvero rispetta tutti i crismi per essere preziosa ed un bene raro in natura.
Ma qualcuno, più potente di tutti in un ideale tavolo di contrattazione, ha pensato bene di chiudere sull’Oro come ideale e più prezioso bene sul pianeta Terra.
Oggi è cambiato a 55,90 euro al grammo, mentre io ricordo ancora quando facevo i primi regali di fidanzamento alla mia futura moglie e lo pagavo la bellezza (si fa per dire) di 35.000 lire al grammo, equivalenti più o meno a 18,08 euro di oggi.
In 45 anni il suo prezzo è praticamente schizzato, triplicando il suo valore iniziale.
E in tutto questo tempo invece il latte pastorizzato, che costava poco già allora, oggi in rapporto al lavoro, alla fatica, ai sacrifici, le cure per gli animali, il tempo per produrlo e per conservarlo, non costa nulla … 1,50 euro al litro più o meno.
Concludo pertanto citando l’aneddoto di Henry Miller, scrittore e saggista americano, che fa ben capire come si stabilisce il valore delle cose : “Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro.”

La guerra delle ugole d’oro.

Come il Festival di Sanremo, che nel mese di febbraio è ormai una tradizione tutta italiana, ora c’è l’Eurovision Song Contest, nel mese di maggio, che si sta affermando come una specie di Champions League della canzone.
E naturalmente quest’anno i vincitori non potevano che essere Ucraini, dopo l’appello a reti unificate di Zelensky, l’uomo in canotta verde militare.
Sul palco da vincitori assoluti quindi, la “Kalush Orchestra”, con costumi tradizionali dei Carpazi e streetwear.
Hanno urlacchiato la canzone «Stefania», dedicata alla mamma del leader del gruppo, Oleg Psiuk, con balli e bandiere nazionali sventolate.
La rappresentanza italiana, costituita da Blanco e Mahmood, che si erano vestiti da pagliacci variopinti, non è neanche riuscita a salire sul podio, nonostante erano sicuri della vittoria.
La cosa ridicola è avvenuta il giorno dopo, domenica pomeriggio, quando nonostante la guerra, a Kiev, si è tenuta una grande festa per la vittoria del festival, con centinaia di persone in strada, mortaretti, caroselli di auto super lusso e ragazze in bikini.
Ora se fosse stato un vero palcoscenico di guerra, non credo che ci sarebbe stata un’anima viva che partecipava a tali iniziative.
Invece era una baraonda felice.
Naturalmente tacitata e ignorata colpevolmente dall’informazione internazionale.
Pertanto qui, più che di guerra con moschetti e fucili, possiamo tranquillamente parlare di guerra di ugole, strilli e drag queen in passerella.
Altra fuffa in pasto agli italioti, che si schierano sempre in favorevoli o contrari e che, quando c’è da fare casino (o nulla), sono sempre i primi della classe.
Nel frattempo tutto aumenta di prezzo … e grano, farina, olio e altri beni di prima necessità, stanno sparendo piano, piano dagli scaffali … ma ce lo stanno dicendo chiaramente da giorni, e quindi la colpa è soltanto nostra !!!

Kim scopre il raffreddore

Avete sentito l’incredibile notizia ?
Credevamo nella coerenza delle persone, soprattutto dei cosiddetti rivoluzionari (o presunti tali), e invece no, persino gli ultimi “Baluardi” cadono.
Come è caduto anche quel “Cicciobello” di Nord Coreano, Kim Jongun.
È caduto ieri pomeriggio sul GinoVirus, dopo due anni e mezzo di psico pandemia mondiale praticamente ignorata, senza alcun danno nazionale … ha dovuto ammettere anche lui, che esiste davvero il GinoVirus !!!
Persino Cicciobello!!!
È vero, ha detto che hanno avuto un solo caso (sic!), ma per la prima volta anche in Corea del Nord c’è un raffreddore che costringerà tutti ad un Lockdown serratissimo, sullo stile Shanghai, ma con due anni di ritardo.
Allora in questa situazione si configura una situazione che ammette due postulati.
O Cicciobello è veramente un ritardato, come dicevano tutti da anni, cioè ci arriva dopo due anni e mezzo, nonostante il martello mediatico quotidiano di tutte le testate informative mondiali, oppure dopo varie pressioni, dopo varie “spintarelle” personali – del tipo “attento alla pelle”, o “ti cancelliamo dai libri di storia” – ha dovuto anche lui assoggettarsi al piano, cioè anche lui non è al di fuori del progetto, non è svincolato dai comandi dell’alto.
Cicciobello coreano si dedica al suo recinto di trogloditi coreani, ma deve sottostare ai Cowboys del recinto mondiale.
Quindi lui ha resistito, fin quando ha potuto, ma poi dall’alto i padroni del Recinto gli hanno detto : “Cicciobello, adesso almeno un caso ce lo devi trovare ! Devi ammettere che ‘sto coronavirus c’è  anche in Corea del Nord, che è rimasto l’ultimo paese.
Praticamente l’hanno ammesso tutti, e manchi solo te!!!”
Questo fatto, dimostra che sono tutti controllati dall’alto, ognuno è responsabile del suo piccolo recintello, all’interno del mega recinto.
Quindi, come ho sempre sostenuto, il piano è mondiale, ormai non ci sono più dubbi.
E che non ci siano più dubbi lo dimostra un’unica regia, un unico copione e un unico spettacolo, dove i vari leader sono soltanto gli attori che recitano la loro parte.
E come ogni rappresentazione, ci sono i buoni, i cattivi, quelli a metà, quelli seri e quelli ridanciani, che a volte, a seconda della storia, si cambiano pure di ruolo.
Una specie di “Beautiful” pomeridiano, dove tutti vogliono il primo piano e la foto del profilo nella sigla di inizio e fine trasmissione.
Cicciobello, a questo punto entra anche lui di prepotenza nel vivo dello spettacolo.
Vediamo adesso, cosa cosa gli faranno fare.
“Non è che sta lì a non fare niente, devi darti da fare !!!
Magari, sfruttando il tuo regime sanguinario, dando il via ai campi di concentramento per i No e FreeVax.”
Ossia la stretta mortale e definitiva che si vuole per i dissenzienti, per i “Divergent” e gli eventuali “Insurgent”, per coloro cioè che hanno capito tutta la manfrina.
Ma noi restiamo a guardare le stelle, la luna … e la finale di Coppa Italia.

Essere mamme oggi.

Mia nipote, la piccola Eleonora, lo ha capito da subito.
Cerca e vuole stare solo in braccio a mia figlia, anche in mezzo a centinaia di persone.
Uno potrebbe pensare, perché è piccola, ancora non cammina, non parla, e non può scegliere.
No !!!
È perché ha capito che in braccio alla madre è sicura che non gli accadrà nulla, ed avrà sempre il suo scudo naturale contro le avversità della vita.
Klimt, il pittore austriaco che immortalò mamma e figlia in un bellissimo dipinto del 1905, che in realtà celebra le tre età della donna: l’infanzia, la maturità e la vecchiaia, raffigura un abbraccio fra la donna e la bambina, che ha sempre colpito per la sua tenerezza diventando uno dei simboli artistici del rapporto mamma-figlio.
Una blogger che seguo e che di tanto in tanto pubblica propri pensieri o versi poetici, Daniela Domenici, a proposito di questo rapporto scrive questa mattina :
“Essere mamma :
un’ardua responsabilità
ma anche un dono divino
di cui essere grate,
ci sono momenti bui,
è inevitabile,
ma le gioie sono maggiori :
parola di mamma felice!”
Ecco, essere mamme di questi tempi è davvero una grandissima responsabilità, paragonabile ad esserlo in tempo di guerra, perché sono talmente tanti i pericoli e le potenziali difficoltà, che scegliere di mettere al mondo una creatura non è da tutti.
Sicuramente non lo è da parte di chi non conosce il sacrificio e di chi antepone sé stessa a tutto il resto : manager, donne di successo, vip o celebrità, tutto, fuorché una madre, ossia una “predestinata”.
Perché essere mamme é un bene del cielo, che stanno cercando di toglierci in ogni modo : coi peraccini obbligati, con politiche sessuali criminali, con inviti allo svago e alla completa assenza di tribolazioni.
Invece la mamma, come ho scritto all’inizio è lo scudo, il nostro riparo dai nubifragi della vita.
Mia suocera Anna, pur essendo di Cosenza, è solita ripetere il detto campano : “Chi tene mamma nun chiagne !” a sottolineare il grandissimo amore che aveva per la sua mamma, morta ancora molto giovane e che aveva assistito per tutti i mesi della sua malattia, e quanto si sentiva indifesa per la sua repentina assenza. Auguro quindi a tutte le mamme di essere sempre vicine ai loro figli e a questi ultimi, di essere buoni, educati e con una memoria tale da permettere loro di ricordare tutti degli eventi vissuti nella propria esistenza, insieme alla mamma.
Sicuramente ne conteranno a milioni e tutti delicati, sensibili e sorridenti, perché il cordone psicologico e di amore tra madre e figlio, di certo non lo spezza il ginecologo alla nascita !!!
W le mamme.

Il Maxi Cognome

Da giovedì ufficialmente decade in Italia la pratica di dare al nascituro il solo cognome del padre.
L’ iter che ha portato alla decisione della Corte Costituzionale, è cominciato nel 2010, con il ricorso di una coppia della Basilicata : “Siamo commossi e consapevoli di avere scritto una pagina storica”.
Una sentenza dall’importanza enorme, perché stravolge tutte le regole anagrafiche finora seguite, e perché pone la madre e il padre sullo stesso piano, nella libertà di scelta.
In pratica ogni coppia potrà dare al figlio il cognome che preferisce, quello del padre o quello della madre.
E sin qui, poteva essere tutto sommato un buon provvedimento, per la parità di genere, per il diritto di libertà ed un riconoscimento formale della stessa importanza dei genitori nella crescita e nella formazione del bambino.
Ma la pronuncia stabilisce inoltre, è qui casca l’asino, con il possibile macello e casino che ne seguirà in seguito, che : “Nel caso in cui non c’è accordo nella coppia, ai bambini sarà dato il cognome di entrambi i genitori”, ossia una vera rivoluzione !!!
Pertanto potremmo avere bimbi con 2 cognomi, altri con 4, altri ancora con 8, in una progressione geometrica che mette spavento fin da subito.
Il figlio maschio di Aldo “Coglio” e Olga “Nazzo”, difficilmente farà l’accoppiata dei cognomi, ma si potrebbero intersecare comunque cognomi comuni, che formeranno pensieri completi nell’assemblaggio finale, del tipo :
Aldo “Molti” con Eva “Nemici” ed Enzo “Molto” e Franca “Onore”.
Ma gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito.
È possibile che alla terza generazione manderanno affanculo gli ideatori di questa ennesima “Italianata”, e di chi l’ha sentenziata con tanta soddisfazione.
Avremo moduli anagrafici di 10-15 pagine, carte di identità spesse come le pagine gialle, citofoni che non riusciranno più a contenere la sfilza di nomi e cognomi, battesimi che dureranno ore.
Anche le ricerche araldiche subiranno un contraccolpo ed anche i titoli nobiliari verranno stravolti in poco tempo.
Ci saranno Principi, Conti e Marchesi nella stessa persona, ma anche nel caso dei poveracci, nullatenenti col cognome altisonante di due o tre lemmi.
Io mi sarei chiamato “Vittorio Baglioni Ubaldini” e tutto sommato avrei fatto la mia porca figura, ma quel poveretto che ha madre “Bue” e papà “Asinello”, dove deve andare a nascondersi ???

Aumenti a grandine!

C’era da aspettarselo.
E chi ha messo in piedi le unità di crisi pandemico-belliche, ossia i Governi di tutti e 30 gli Stati che controllano il mondo (le altre 180 nazioni, in sostanza), giustificano questa spinta inflazionistica senza precedenti, con invenzioni create al momento e scuse incredibili che hanno del paradossale.
Come se il gas naturale e i carburanti fossili fossero del tutto esauriti, o se l’Ucraina sfamasse l’intera popolazione del pianeta.
Il mio pasticcere, ad esempio, con la giustificazione dell’aumento della farina e dell’energia elettrica, si è fatto un ritocchino ai prezzi al dettaglio di un bel + 50%.
Da 8 a 12 euro al chilo.
Dall’oggi al domani. Motu proprio.
Ma anche la grande Distribuzione giorno per giorno sta “lumacando” aumenti lenti, ma progressivi.
La pasta ogni settimana scatta di 15-20 centesimi, senza clamore e senza la minima ribellione.
Pensare che 20 centesimi di euro equivalgono a circa 400 lire, su un pacco di pasta da 500 grammi, che a suo tempo ne costava molto meno di 1000.
Quando mia madre al mercato doveva aumentare la rosetta di 10 lire al chilo, perche a lei l’aumentava il forno, c’era la sfida all’Ok Corral, con tanto di pistole e fucili.
La triste constatazione è che gli stipendi sono inchiodati, le parcelle non vengono pagate, e la sussistenza, non il voluttuario, ma l’indispensabile per tutti, aumenta giorno per giorno, assestando progressi da inizio anno, del 20 – 30 % complessivi (altro che il 10 % che deve ammettere a malincuore la propaganda di Stato).
Il risultato è che sempre più famiglie si stanno indebitando, aumentano le sofferenze bancarie e finanziarie, i mutui non li paga più nessuno, il carico fiscale a breve non verrà più rispettato dalla maggior parte dei cittadini.
E a quel punto inizierà la stretta.
L’esproprio, l’imposizione, il dovere, il controllo e l’inibizione alla piena vita sociale.
Tutto studiato, tutto calcolato a tavolino.
E il bello è constatare quanti ancora ridono e vivono beati, con le stesse aspettative e prerogative di prima, nonostante stiano prosciugando risparmi e togliendosi fonti di entrata quotidiane.
I classici idioti che pensano che i lampi e i tuoni di un bombardamento siano, in verità, i festeggiamenti di Capodanno.
E forse a breve anche noi avremo lo stesso dubbio, se continua questa sorta di psico-conflitto.
Ma già da ora, per gli avveduti e i responsabili, le rinunce e le privazioni iniziano a pesare.
Merce abbandonata in prossimità delle casse, acquisti rimandati o soppressi, divertimenti, hobby e svaghi, che stanno calando a vista d’occhio.
Si parla tanto di proteggere ed anzi aumentare la qualità della vita, mentre si sta facendo di tutto, per portarla a livelli medievali, col Dominus a giocare a polo e il Servo della gleba a sfacchinare tutto il giorno nei campi.
Una cosa é certa, dopo aver assaggiato la mela del Paradiso, ora dover accettare nel piatto, pulci e pidocchi, non credo che sia un passaggio proprio così pacifico e indolore.
Questa è la mia speranza e questa probabilmente sarà la leva che ribalterà tutto, dalla testa fino a scendere ai piedi, quando il botto sarà impressionante.
Statene certi !!!

La macabra storia delle sorelle Sutherland.

Erano 7 sorelle, originarie del Vermont, che cantavano con voci suadenti, figlie del vagabondo Fletcher e di sua moglie Mary, appassionata di lirica e bel canto.
Si chiamavano Sarah, Victoria, Isabella, Grace, Naomi, Dora e Mary. Cresciute nella povertà più assoluta, a Cambria (NY), le sorelle oltre a cavarsela molto bene nel canto, avevano come caratteristica i loro lunghissimi capelli neri.
Tempi nei quali, ad inizio ‘900, nell’America contadina del Nord, una folta chioma, era sinonimo di salute, benessere e bellezza.
Il padre, rimasto vedovo molto presto, sfruttò tale dote, facendole assumere dal circo Barnum & Bailey, il “palcoscenico dei fenomeni”, dove nel 1882 si esibirono vestite di bianco, accompagnate da un solo pianoforte e dove, meraviglia delle meraviglie, voltate di spalle al pubblico nel finale dell’esibizione, slegavano le loro lunghissime chiome scure, fino alla fossa dell’orchestra. Oltre 20 metri di chiome bellissime.
Nel 1885, Naomi sposò Henry Bailey, il nipote del coproprietario del circo, che rese quelle capigliature un business milionario. Iniziò alla fine di ogni spettacolo, infatti, a pubblicizzare una lozione per capelli, la cui ricetta era stata inventata dalla defunta madre delle sorelle e veniva venduta a 50 centesimi a bottiglia.
La lozione “The Seven Sutherland Sisters’ Hair Grower”, brevettata nel 1890, si rivelò da subito un clamoroso successo e nel giro di quattro anni furono vendute due milioni e mezzo di bottigliette, per un fatturato di oltre tre milioni di dollari.
Le sorelle Sutherland si ritrovarono così di colpo, ricche sfondate, e tornarono ad abitare nella propria cittadina natale, dove costruirono un’enorme villa in stile vittoriano, proprio dove si trovava un tempo la povera baracca del padre.
Ma questo periodo di spensieratezza non era destinato a durare, perché una serie di sfortune e tragedie, attendevano le sorelle Sutherland.
Per prima morì Naomi, la sposa del comproprietario del circo, a soli 32 anni, che venne sepolta in giardino senza neanche una lapide (e che forse maledisse la vita delle sorelle superstiti), poi svanì il miracolo economico, perché si affermò il taglio “a caschetto” e le lozioni iniziarono a restare invendute nei magazzini, poi in rapida successione ci furono, matrimoni per non restare sole con uomini più giovani ed improbabili, morte di altre quattro sorelle per disgrazia o malattia, ed infine terminò ogni attività nel 1936, quando la loro splendida villa bruciò completamente.
Le ultime due sorelle rimaste, terminarono le loro tribolazioni su questa terra, in modo ancor più drammatico : Mary finì i suoi anni in un manicomio, mentre Grace morì all’età di 92 anni, nel 1946, povera in canna e il suo corpo venne sepolto in una tomba senza nome.
È proprio il caso di dire : “dalle stelle alle stalle!!!”.
Un insegnamento severo a non confidare per sempre nella propria buona stella o nel procedere tranquillo della propria vecchiaia.
Iperboli molto comuni a tanti poveri Cristi su questo pianeta, che si diverte ad innalzare e ad affossare le esistenze di tutti, in pochissimi anni, in un gioco diabolico e perverso : il gioco della vita.

Il Commercio senza merce.

È il classico incubo del commerciante : essere in un mercato affollato di possibili clienti, senza neanche un limone da vendere sul banco.
Nulla, tutto vuoto, scaffali e scansie senza prodotti da offrire.
Eppure in molte parti del mondo è già così.
Fanno tenerezza ad esempio i piccoli bazar di Zanzibar, di cui mi raccontava un mio amico anni fa, posti in riva all’oceano indiano.
Griffe, marche, nomi prestigiosi (Valentino, Missoni, Versace, etc.) all’esterno, su improbabili insegne scritte su palanche di legno, e dentro la baracca, la miseria assoluta, con cianfrusaglie e cose rimediate dai rifiuti degli hotel della costa.
Ecco a breve anche in Occidente avremo negozi vuoti di merce, con la pratica impossibilità di acquistare e rifornirli come un tempo.
E analogamente per i consumatori sarà triste avere i portafogli disponibili, e non poter acquistare nulla di piacevole o gratificante.
Molti miei amici imprenditori, già mi stanno confessando difficoltà sempre più evidenti ad avere regolari approvvigionamenti o periodicità “rispettata” coi loro soliti grossisti.
Ormai la scusa è sempre la stessa : guerra russo ucraina, problemi sanitari in Cina, difficoltà di trasporto e logistica nei maggiori porti mondiali (Shanghai e Ningbo su tutti).
È così i prezzi aumentano, la merce non gira, i soldi stagnano e le borse finanziarie di tutta la Terra, languono e perdono fior di miliardi di dollari.
Vi ricordate quando vi dissi, in un post di qualche anno fa, che la varietà e la scelta che abbiamo ancora a tutt’oggi, nonostante tutto, ce la potremo scordare ?
Che a breve avremo “un tipo di mela, un tipo di pera, un tipo di uva, in tipo di maglietta e di calzoni? Una sola auto e un solo tipo di alloggio ?”, ecco bravi, ci stiamo arrivando a tappe forzate.
La scarsità di prodotti è intimamente legata alla mancanza sul mercato delle materie prime principali : in primis rame, ferro, acciaio.
Ma la crisi riguarda anche : mais, caffè, frumento e soia.
Per concludersi con i veri e propri settori lavorativi collegati come: legname, semiconduttori, plastica e cartone per imballaggi.
E hai voglia a tirare su la serranda, se piano, piano dopo i clienti, stanno facendoti sparire pure i fornitori e la merce.
Unica strada a questo punto è il ritorno all’economia di “scambio”, quella che caratterizzò gli albori dell’umanità.
“Io do una cosa a te, e tu mi dai una cosa a me!”.
Ci sarà solo da stabilire cosa cambiare con le professioniste del sesso, con hostess e gigolò, perché in quella circostanza, la cosa sarà veramente “dura” (in tutti i sensi).

Uovo di Pasqua con sorpresa.

Anticamente era il regalo per la servitù e il popolino.
Si facevano bollire queste uova avvolte in foglie ricche di clorofilla o insieme a fiori variopinti, per donargli una colorazione dorata e vivace.
Ed era un vero e proprio dono gradito, perché a quei tempi, anche un semplice uovo bollito, era un pasto luculliano per la plebaglia che costituiva il 99% della popolazione.
I ricchi e i nobili invece, avevano l’uso di regalarle d’oro o incastonate di pietre preziose, quasi a rimarcare (come se ce ne fosse bisogno), la distanza abissale coi poveracci, che con quelle uova interrompevano digiuni e fame nera.
Edoardo I, re d’Inghilterra dal 1272  al 1307, commissionò la creazione di circa 450 uova rivestite d’oro, da donare in occasione della Pasqua ad altri sovrani o dignitari di corte.
La sorpresa all’interno dell’uovo, che in effetti è ciò che lo caratterizza da tutti gli altri dolci al cioccolato, è invece un’invenzione dell’orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883, ricevette dallo zar Alessandro III, il compito di preparare un dono speciale per la zarina Marija.
L’ orafo russo, creò per l’occasione il “primo uovo Fabergé”, un uovo di platino smaltato di bianco, contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a sua volta due doni : una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d’oro.
Oggi i tempi sono molto lontani dai regali Faberge, per lo meno per le persone “normali”, e le nostre sorprese sono oggettini di bigiotteria, piccoli giocattoli da montare, portachiavi e braccialetti di poco valore.
Ma ci sono sempre i cosiddetti “fuori campo”, come l’uovo “Pearl Egg” che si apre e svela al suo interno una rara perla grigia da 12,17 carati, proveniente dal Golfo Persico, eccezionale per il suo grado di purezza e la tonalità di grigio.
O ancora l’Uovo prezioso di Mood, che racchiude un servizio di posate in metallo prezioso 24 carati, 24 pezzi per 6 persone, un pezzo cult della storica azienda orafa fondata a Parigi nel 1830.
O infine, dedicato all’anniversario decennale della serie di Hbo, “Game of Thrones”, che ha compiuto gli anni nel 2021, l’omonimo uovo che si apre per rivelare il profilo di un drago di rubino, chiuso in un guscio di gemme che somigliano a scaglie.
Anche a Pasqua quindi la società si divide in due : chi non vede l’ora di spazzolare la cioccolata (la massima parte), e chi ha un’altra occasione per sbattere in faccia agli altri, il suo cattivo gusto di arricchito a fare schifo.
Buona Pasqua a tutti.

Il quarto buco.

È un dato di fatto.
Ad oggi la quarta dose, per ora solo raccomandata agli italiani “volenterosi, responsabili e concertativi”, si rivelando un autentico fallimento.
«A milioni stanno per ora declinando l’invito. In un mese e mezzo sono state somministrate infatti soltanto 71 mila dosi. Un vero e proprio flop!», come ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, la fondazione che fornisce al governo italiano dati e strategie in merito alla pandemia.
Si tratta di un esito «alimentato dal senso di diffidenza per il nuovo richiamo».
Per questo motivo la seconda dose booster, alimentata anche dalla fuga di molti cittadini dalla terza, procrastinata finora o rifiutata del tutto, «non può essere affidata esclusivamente all’adesione volontaria, ma richiede strategie di chiamata attiva!», ha affermato Cartabellotta, lasciando intendere l’apertura verso già provate forme di obbligo vaccinale per aumentare le somministrazioni.
Si torna anche in questo caso a fregarsene bellamente dei diritti individuali alla persona ed alla salute, da parte di questi pseudo scienziati al servizio di Big Pharma.
Per il momento, quindi dall’esito della campagna vaccinale, emerge chiaramente la reticenza dei cittadini a sottoporsi a un nuovo ciclo.
Una realtà che percorre il Paese da nord a sud.
In Campania, dove si è scelto di non ricorrere alle prenotazioni, si sono presentate la miseria di 164 persone, su una platea di 300.000 soggetti vaccinabili.
In Lombardia, invece le prenotazioni ammontano a circa 11.000, su un totale di 830.000 interessati.
Numeri leggermente migliori, certo, ma pur sempre meno di un cittadino su 80.
Qualcuno sostiene che gli italiani si siano finalmente svegliati.
Qualcun altro, invece, pensa che gli italiani correranno come sempre a farsi la quarta dose, a ridosso della  scadenza del loro Green Pass.
Entrambe le ipotesi soffrono, a mio avviso della mancata considerazione della più pura e semplice ragione, del clamoroso flop della quarta dose, ossia che la gente non ha più paura del Covid !!!
La paura della morte evocata dalla guerra, sta fatalmente assorbendo la paura di morire di Covid.
È non servirà neanche fargli assumere la periodicità del vaccino antinfluenzale, o un altro nome, perché gli effetti avversi dei primi buchi, sono ormai impietosamente sotto gli occhi di tutti.
Questo pericolosissimo “bug” nell’agenda mondialista, non ci voleva proprio, perché con ripetizioni, facsimili e repliche di provvedimenti già adottati e di fatto dimostratisi inutili, rischia ancor di più di svegliare nuovi dormienti.
Sempre più incazzati !!!