Buio pesto !

Secondo quanto riferisce AFP, l’Agenzia France Press, la rete elettrica nazionale del Bangladesh, oggi è crashata, lasciando il 96% della popolazione (composta da 140 milioni di persone) completamente al buio.
Solo alcune parti del nord-ovest del paese sembrano avere ancora elettricità.
Sono preoccupanti anticipazioni di quello che potrebbe accadere anche da noi, quando le nostre centrali elettriche, a secco di carburante nei prossimi mesi, sarebbero a rischio Blackout o di funzionamento a singhiozzo.
Ad esempio la mia via di residenza, a Ciampino, è già completamente al buio, quanto ad illuminazione pubblica, nonostante ripetuti solleciti di intervento per guasto.
Si chiama consumo solidale, ossia “tu stai al buio!” e chi comanda continua ad illuminare a giorno.
E a macchia d’olio molti esercizi commerciali e di somministrazione, stanno già attuando risparmi considerevoli sull’illuminazione esterna o comunque non strettamente collegata all’esercizio.
Ci stanno letteralmente terrorizzando, come già fatto in epoca Covid19, con una informazione a martello, preoccupata e preoccupante.
La luce e l’energia elettrica in realtà, sono due peculiarità del progresso occidentale, guadagnate con invenzioni e scoperte in quasi due secoli di storia, sempre per allargare la platea dei beneficiari e ridurne i costi.
Da un decennio a questa parte invece, oltre a diventare costi fissi proibitivi per molte attività economiche (forni, panetterie, locali pubblici, grande distribuzione, etc.), questo simbolo del benessere e della prosperità occidentale, sta diventando un vero e proprio lusso.
Inaccessibile a fasce sempre più estese della popolazione.
Costi elevatissimi, che costringono al buio, al freddo, al ritorno al passato, molti anziani, famiglie mononucleari, poveri e giovani non occupati.
Le Aziende erogatrici, ora operanti in un mercato “libero”, sono sempre piu avide e lontane dai bisogni della gente, e ormai da remoto, con i nuovi contatori “intelligenti”, distaccano utenze e consumi, per le morosità sempre più gravi nei pagamenti correnti.
Il mercato libero in realtà è un oligopolio, nel quale agiscono i soliti noti, senza neanche più i lacciuoli della normativa statale, in un cartello che salva prebende e posizioni privilegiate.
E in questa palude, si fa veramente fatica a vedere una via di uscita !
Perché anche i pannelli solari, sono una soluzione zoppa, poiché gestiti dagli stessi fornitori nazionali, che stabiliscono prezzi, ritorno al consumatore e normativa di impianto e manutenzione.
Per non stare quindi negli antri oscuri, o al lume di candela, occorrerà pertanto acquistare gruppi elettrogeni ad accumulatori dinamici, come la vecchia, ma sempre affidabile dinamo della bicicletta, con la forza delle nostre membra … sempre ché non ce le indeboliscano, col mangiare insetti e altre schifezze simili !

La Domenica “fuiuta”

È un termine della cultura popolare siciliana.
La fuitina o scirratina, era l’atto che facevano due ragazzi, quando i genitori o i parenti di almeno uno dei due, erano contro la loro relazione. Dopo questa fuga breve quindi, la ragazza era “compromessa” e si otteneva l’accordo di tutti per lo sposalizio, che si faceva rapidamente ed in tono ridotto.
Oggi per certo la fuiuta è assai più rara.
E allora vi chiederete cosa c’entra questo termine per la Domenica.
Perché anche la Domenica è scappata !
L’abbiamo persa da quando non ci si ritrova più tutti insieme, genitori, zii, nonni e cugini davanti al cabaret (pronunciato a Roma “gabaré”) di pastarelle di Buon Cristiani, da quando hanno chiuso il cinema Bristol al Quadraro, pieno di fumo e filmetti scadenti, ma divertenti della commedia all’italiana.
E fuggita con la dispersione in più giorni e orari differenti della Serie A, che un tempo puntuale alle 15, seguivamo assopiti in famiglia o dai tavoli dei pic nic, con la radio a transistor appiccicata all’orecchio.
È sparita dalla assenza improvvisa della schedina del Totocalcio, che regalava sogni con sole duecento lire.
È andata via dalla scomparsa della barba fatta e dal taglio dei capelli, che si faceva dal figaro del quartiere, tutti seduti in sala (senza distanziamento), per lunghe chiacchierate e pettegolezzi.
Si è allontanata dalla sparizione dell’ostia e del sermone a mezzogiorno.
È andata via da quando non si va più a trovare i nonni, per passare insieme il pomeriggio e ascoltare le loro storie e i ricordi del passato.
Si è eclissata da quando non si fanno più i compiti del lunedì o di tutta la settimana anticipata, sul tavolo della sala da pranzo pieno di volumi di enciclopedia, quaderni e astucci.
Si è persa da quando non si fanno più le gite fuori porta con l’auto in ebollizione ad euro sottozero.
È morta, è proprio il caso di dirlo, da quando i cimiteri sono lande desolate e deserte.
È assente da quando il papà o la mamma non sono più finalmente con noi, ma al lavoro in supermercato, a servire e incassare come fosse un giorno qualunque.
È morta da quando coloro che la festeggiano, magari con un week end alle Maldive, ci raccontano che : “tutto sommato … è un giorno come un altro !!!”.
Per me quest’anno invece torna ad essere un giorno importante, perché oltre ad essere Domenica è anche il mio compleanno.
E se non fosse per quella pagliacciata delle elezioni politiche, potrei sicuramente cantare, come faceva il buon Mario Riva, che …
“Domenica è sempre domenica,
Si sveglia la città con le campane,
aI primo din-don del Gianicolo,
Sant’Angelo risponde din-don-dan.
Domenica è sempre domenica,
e ognuno appena si risveglierà,
felice sarà e spenderà
‘Sti quattro soldi de felicità.”

Scampagnata in ospedale

Oggi ho accompagnato un carissimo amico all’Ospedale Tor Vergata, da cui mancavo più o meno da quando vi morì mia madre nel lontano 2014.
Per una visita ortottica, quindi non grave, né urgente, ci siamo immersi nella realtà di uno dei più grandi nosocomi di Roma Est.
Oltre a notare subito un incremento impressionante delle auto parcheggiate fuori, ad occupare tutti gli spazi possibili e immaginabili (anche quello della corsa di emergenza della Croce Rossa), c’era un via vai di gente che proprio non ricordavo.
Numeri incredibili fuori e dentro la struttura. Confusione, calca, perfino botte e bestemmie tra coloro in fila.
Tutti, chi più, chi meno, malati o in procinto di scoprire quello che accusavano.
Dentro, il pressapochismo di sempre, aggravato da volontari molto anziani che avevano difficoltà pure a indicare i vari percorsi da seguire per raggiungere la propria specializzazione : rosso, giallo, verde, blu, arancione.
Ecco noi dovevano seguire il percorso arancione, che si snoda in metri e metri di corridoi del piano terra.
All’interno tutti mascherinati, rigorosamente bardati, tranne i ribelli come il sottoscritto, che avevano più di un motivo per mettersela come sciarpetta o direttamente come paragomito.
I dottori a frotte di due o tre, comprese infermiere avvenenti, erano impegnati nel rito quotidiano del caffè e delle chiacchiere da bar, nonostante ai reparti ci fosse l’apoteosi.
Una sofferenza morale più che fisica, con tanti vecchi in fila per impegnare la giornata e confermare quello che già sapevano e curavano da tempo.
Il mio amico, consigliato sempre dai VSV, i “vecchi saggi del volontariato” aveva avuto l’ardire di salire dai medici a visita, senza passare preventivamente per il salasso/ticket di Speranza & C.
Un peccato originale che rischiava di farci fare nuovamente tutta la trafila.
Una volta dentro, tra la calca fuori, le urla, gli strepiti, i numeri monster delle visite da fare, i “provoloni” e i tentati “portoghesi”, si assisteva a visite speedy gonzales, tipo quelle di Alberto Sordi nel “Medico della Mutua”.
“Bene (o male) … sette più !!!”.
Senza neanche una terapia consigliata adatta al paziente, ma quelle “di protocollo”, stilate dai burocrati del Ministero della salute.
Sul recente modello di “Tachipirina e vigile attesa!”.
Oggi andare all’ospedale, come recarsi dal proprio medico di famiglia, presuppone di sapere molto bene, che non si verrà curati, ma soltanto “indirizzati” ad altri esami, altre analisi, altri specialisti.
Un gioco a rimpiattino che mette al riparo da responsabilità, da richieste di danni, da possibili rotture di cazzo di parenti e familiari del malato.
E dal malato stesso che ormai ringrazia anche per un bicchiere d’acqua – nonostante prelievi e spese sanitarie molto gravose – e che paradossalmente, si accoda agli organi di mala-informazione, che definiscono “Angeli della corsia” questa massa indistinta di seri professionisti, ma anche di menefreghisti e operai della vanga.

Votate chi vi pare !

La cosa certa è che tanti resteranno appiedati.
Con la modifica della Costituzione e il classico hara kiri politico, passato tra le cose che si dovevano fare per tacitare le masse e far cessare i malumori del popolo, in questa elezione, storica per tanti punti di vista, passeremo da 945 Onorevoli a “soli” (si fa per dire) 600 scranni dorati.
E guardate che 345 sedie in meno, per chi ha fatto della politica il proprio motivo di vita, sono davvero tantissime.
Molti collezionano legislature dal dopo guerra e alcuni hanno uffici parlamentari personalizzati da decenni, con tanto di foto di famiglia e quadri dedicati dietro la scrivania.
Anche per loro potrebbe scattare la tagliola, anche loro potrebbero scontrarsi con risultati disastrosi che li riporteranno sulla terra.
Oppure a misurarsi in collegi avulsi, dove non sono conosciuti, dove vengono avvertiti come corpi estranei.
Ci saranno teste importanti che si scontreranno con la triste realtà di chiedere, dopo aver per lustri dato e scialacquato a mani basse.
E tutto a differenza del passato, a folle velocità.
Sono elezioni sprint, senza preavviso, con tempi ridottissimi di campagna elettorale e soprattutto pochissimi investimenti di sponsor e mecenati.
Vi ricordate le cene da tre, quattrocento invitati a tavola ?
I pacchi alimentari regalati, le ventieuro a cranio, biglietti omaggio per cinema, teatri o distributori di benzina ?
Beh scordatevele !!!
In tempo di crisi, che ormai dura dal 2011, si vota solo col cuore.
Ed è per questo che infatti non si vota !!!
E stavolta, colpevoli gli influencer che non votano e incitano a non votare, e ancora gli anarchici, i putiniani, i No e Free Vax traditi, gli scoglionati (come il sottoscritto), i delusi e i controtutto, si rischia di scendere sotto quel 50% che sarebbe davvero lo schiaffo definitivo alla credibilità del nostro Paese.
Per questo tutti sono preoccupati di spingere le pecore nell’ovile delle cabine elettorali.
“Votate chi vi pare, ma votate !!!”
Perché sarebbe imbarazzante presentarsi dai propri competitors mondiali, sapendo di rappresentare col proprio partito, a prescindere dalla coalizione vincente, soltanto il 20-25% del 50% della popolazione italiana votante.
In pratica contare solo su un italiano su dieci per le proprie scelte politiche.
E francamente spero di vedere le lacrime amare versate per il momento da un solo ministro, ad un sacco di impomatati e scintillanti conoscenti di quel mondo che per anni, molte volte ha legiferato senza nemmeno leggere quello che approvava.
La ruota gira … e qualche volta non si ferma né sul rosso e né sul nero … lo zero è verde infatti !!!

Explosion!!!

Nel 1997 al Pippo Chennedy Show, una giovanissima Alessandra Faiella, come “diplomata cubista”, raccontava le sue avventure in discoteca tra “Ambient” e “Explosion” varie.
Ecco noi oggi, siamo sul punto di non ritorno o di “explosion”, economica e sociale.
Infatti molti (finalmente) iniziano a capire il giochetto Covid/Correlazioni, a sentire sul proprio corpo i postumi del siero malefico e già fioccano le prime bollette “Monster”, che porteranno molti soldatini del #nessunosaràlasciatoindietro e del famoso #andrátuttobene, a chiudere per sempre le loro attività.
Proprio coloro che negavano anche il gabinetto ai No e FreeVax, perchè non avevano il fottuto ed illegale green kazz, adesso piangono per i costi fissi insostenibili.
Mentre da parte nostra è inutile ripetere : “Ve l’avevamo detto ed era già tutto previsto!” perché il vaso è rotto e si sta solo cercando di raccogliere i pezzi, chi ora piange, con il ritardo colpevole di oltre due anni, conferma di aver creduto alle favolette dei propri carnefici.
E verrebbe davvero da dire : “Adesso andate a fanc…..”.
La previsione a questo punto è drammatica.
O interviene lo Stato, con una bella iniezione di debito pubblico, diminuendo la spesa privata per tutti i servizi necessari, oppure assisteremo al fallimento di tutta l’imprenditoria italiana.
Con risvolti occupazionali e sociali imprevedibili.
Perché il dipendente non fa la ghirba a Draghi o a Mattarella, no, lui se la prende col padrone, il proprio padrone che si è arricchito alle sue spalle.
Quindi preparatevi a omicidi, suicidi, morti per nessuna correlazione, e ritorno in pompa magna dell’identità digitale, che garantirá pranzi e cene a base di insetti.
Un pó come hanno minacciato il Greg quelli della Fucibo (notare “Fu-cibo”, il cibo che fu) : “Dopo tre o quattro giorni di digiuno, vedrai che mangi pure le cavallette!”.

Tempi moderni

Si lamenta sui social dell’aggressione degli hater (odiatori seriali), per la rovinosa caduta del fidanzato in un dirupo dell’altopiano di Asiago.
Si tratta della vicentina Sara Bragante, la ragazza di Andrea Mazzetto, il 30enne morto per recuperarle il telefono.
“Inondata di insulti, mi danno dell’assassina” – “Mi augurano di fare la fine di Andrea. Ho bloccato i miei profili, ma gli hater continuano”, ha aggiunto la 27enne.
Entrambi stavano scattando delle istantanee da un luogo panoramico della Val d’Astico.
La loro ultima foto insieme, postata da Brigante su Instagram, li ritrae in un selfie proprio sul luogo dell’incidente.
Un giramento di testa della ragazza e
Andrea che le ha subito afferrato la mano, lasciando cadere il telefonino che è finito di sotto, tra i cespugli.
“Mi ha urlato : ‘Lì c’è tutto il mio lavoro: le fatture, i documenti dell’azienda. Devo recuperarlo. E ha iniziato a scendere. (…) L’ho sentito dire che aveva un piede incastrato. E appena è riuscito a liberarsi, la roccia si è sgretolata ed è scivolato. In realtà è stato un volo di pochi metri ma, finendo sullo spiazzo ai piedi della roccia, è subito rotolato in avanti, verso il baratro. L’ho sentito gridare. Ed è sparito. Dicono si sia cacciato in quella situazione per non perdere i selfie, ma è una bugia !”.
Oggi si è saputo per altro che il cellulare non era della ragazza come scritto da tutti i giornali, ma quello della vittima.
Ormai per il cellulare e tutto quello che conserva gelosamente, si è disposti a mettere a rischio la propria vita.
Ci stanno portando a preferire la morte, piuttosto che perdere password e identità digitali per banca, posta, e servizi vari.
Ieri l’anima nera del post pandemia, l’ex ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, ha preannunciato per dicembre prossimo, il battesimo della nuova piattaforma digitale integrata della Pubblica Amministrazione, a cui anche i privati e gli imprenditori dovranno far riferimento per ogni transazione sociale ed economica.
Non gli ha ancora trovato il nome, che dovrà essere possibilmente di marketing sfrenato, ma per le finestre di Overton, ha già iniziato a delineare possibilità e “vantaggi per gli utilizzatori”, come ci chiama lui.
Un intervento a gamba tesa nella nostra privacy, nei nostri ricordi e nella nostra vita.
E non serve a giustificare il piano, l’affermazione che sono anni che volontariamente forniamo i nostri dati a chiunque.
Perché è proprio la “volontà” a fare il discrimine delle cose.
E a dividere il bene dal male.
Ormai non ci cagano per niente …

Riscaldamento globale?

Ci stanno raccontando che il riscaldamento globale se non facciamo nulla, rischia di sciogliere i ghiacciai perenni, di inaridire le terre temperate e coltivate, di consumare tutte le nostre riserve di acqua potabile.
Eppure quest’anno l’estensione del ghiaccio nel mare antartico, che lo ricordiamo rappresenta la riserva più grande di d’acqua dolce del pianeta – circa il 90% – ha toccato il suo nuovo record : 15,88 milioni di kilometri quadrati dai 14 milioni di 5 anni fa.
Il riscaldamento globale, o climate change, quindi è una balla colossale e forse è vero il contrario, ossia che stiamo andando verso una nuova era glaciale.
E non lo dico io, che faccio il consulente tributario, ma Antonio Zichichi, lo scienziato che per oltre 30 anni, dal 1970 fino al 2000, ha rappresentato la fisica e lo studio dei fenomeni naturali, nel loro più alto momento di espressione.
Anche a costui, è bastato mettere in discussione due dogmi come il darwinismo e il cambiamento climatico, per entrare in disgrazia e diventare lo “scemo del villaggio”.
In un articolo del 5 luglio 2017, su Il Giornale, pur sostenendo che i gas prodotti da automobili e impianti industriali siano nocivi, ha infatti  screditato i modelli del clima teorizzato oggi, affermando che “spendere miliardi di euro sulla base di modelli matematici con decine di parametri liberi e non verificabili, sia privo di senso” (citando il celebre matematico John von Neumann, nel sostenere questa sua tesi), e definendo “ciarlatani coloro che dicono che l’inquinamento, modifica il clima”. Addirittura in seguito consiglió Greta Thunberg di terminare i suoi scioperi ecologici e tornare a scuola ad apprendere le basi dell’ecologia.
Per maggiore conferma ed ulteriore fonte internazionale, citiamo uno studio molto approfondito e subito “affossato” dai media pro riscaldamento globale e pro transizione energetica, nel quale Valentina Zharkova, a capo per decenni del laboratorio astronomico di Kiev, e professoressa alla Bradford University, ha sostenuto nella presentazione al National Astronomy Meeting a Llandudno, in Galles – che l’attività solare calerà del 60% durante il 2030, e andremo incontro ad una piccola glaciazione terrestre, come negli anni a cavallo del 1650-1700, quando il Tamigi rimase gelato e non navigabile per decenni.
Quindi a testimonianza del fatto che se ci raccontano bianco è nero e se ci narrano caldo dobbiamo intendere gelato, per il 2030, termine ultimo dell’agenda di Davos, compriamoci coperte, piumoni e biciclette, perché altrimenti rischiamo di trovarci congelati, con la Tesla inchiodata fuori casa.

Un’altra candelina ferragostana

Una volta c’erano solo le candeline rosa o azzurre a seconda del sesso del festeggiato. E quando si superavano gli “anta” era un problema anche logistico posizionarle tutte sulla torta.
Specie quando il dolce era piccolino, perché gli invitati o i parenti erano pochi.
Non c’era spazio neanche per il messaggio di auguri al cioccolato.
Poi fortunatamente ci è venuta in soccorso la furbizia dei cinesi, con le loro candeline col numero, per cui ne bastavano una o due, a meno che non si festeggiassero compleanni centenari.
E domani sarà la mia Fabioletta a soffiarne due colorate sulla torta alla fragola del suo genetliaco.
Ancora insieme, ancora uniti, e sempre forti e sorridenti come quando eravamo compagni di classe al liceo.
Nonostante tutto, malgrado belle bastonate e sebbene qualcuno sperava di averci distrutto o riportato a fondo con la malignità di accuse infelici e maligne, taglierà la sua bella torta con me, mia figlia Vanessa, Claudio e i suoi splendidi nipotini, come sempre, senza sussulti, senza patemi, con la certezza di poter superare tutto, soltanto con amore e pazienza. E insieme a noi ci saranno mia suocera Anna e la mia consuocera, sempre Anna (guarda il caso), e mi spiace soltanto per Riccardo, assente più che giustificato. Così stasera ci daremo sotto a suon di spaghettoni allo scoglio e fritturine di paranza varie. Pertanto Auguri bella mia, perché per me sei sempre la più bella e la più intelligente.
Il mio rifugio sicuro nel mare tempestoso della vita.

Le Tiny House

Stiamo trattando oggi delle Micro case, quelle abitazioni prefabbricate di pochissimi metri quadri, progettate con l’obiettivo di utilizzare al massimo tutti gli spazi interni disponibili.
Rispuntano fuori dopo decenni, grazie ad un movimento architettonico e sociale, oggi molto sviluppato negli Stati Uniti, progredito negli ultimi anni, grazie ai costi ridotti di realizzazione, disegni molto ingegnosi e spirito avventuriero di alcuni radical chic, che abbandonate le comodità delle loro megaville statunitensi, si trasferiscono armi, figli e bagagli, in queste scatolette tecnologiche, con pochissimo spazio vitale.
Questo movimento, alquanto particolare, in realtà nacque in Giappone negli anni ’90, con il nome di “kyosho jutoku”, che tradotto significa letteralmente “micro house”.
A quei tempi, nel Sol Levante i prezzi delle case in centro erano altissimi e il paese si trovava in una forte recessione economica.
Proprio per questi motivi, moltissimi giovani iniziarono ad accalcarsi in spazi sempre più piccoli, addirittura nelle case per bambole di soli 10 mq,
super economiche : solo 70 centesimi al mese, esclusi i servizi, fornite da IKEA, noto produttore svedese di arredamento, superaccessoriate in quartieri molto lussosi di Tokio.
Negli Stati Uniti al contrario, l’origine di questo movimento, ha come obiettivi principali quelli di semplificare le pulizie, diminuire i costi di manutenzione e ridurre lo stress di vivere in case enormi, si deve al disegnatore Jay Schafer, che nel 1997, avvertì il bisogno di semplificare la sua vita, e creò una mini house dove c’era lo spazio solo per il suo vestiario, i mobili indispensabili, gli arnesi essenziali della cucina, del bagno e pochissimi elettrodomestici.
Quello a cui mirava Jay Schafer, era di non dedicare troppo tempo alle pulizie dell’abitazione, alle altre faccende domestiche e a non dover ordinare e mettere a posto oggetti superflui.
Oltre naturalmente a risparmiare sui costi fissi dell’abitare .
Questa nuova tendenza è inarrestabile, una filosofia di vita dove si è creato un nuovo concetto di vita migliore: vivere con meno spese di mutuo, in una micro home, ben disegnata, usando meno l’impianto di climatizzazione, gli elettrodomestici, meno spese di ristrutturazione, etc, etc, il tutto in un luogo naturale, magari in un parco, un bosco, vicino una spiaggia o un fiume.
La costruzione di queste small houses, infatti, permette ai proprietari non solo di vivere una vita più semplice, bensì ridurre anche di molto le spese energetiche della casa.
In altri tempi, quando si comprava una casa, si sceglieva sempre quella più grande, magari per avere più spazio per cose e persone, tutto questo portava a vivere una vita con più stress proprio per la cura, la pulizia e gli alti costi fissi che necessitava la casa grande.
La vita una volta inoltre, era molto distinta: il marito stava fuori casa gran parte della giornata per il lavoro, mentre, la moglie rimaneva in casa con un buon numero di figli da tirare su.
Oggi, invece, i tempi sono cambiati e tutto questo non ha più senso; entrambi i genitori lavorano, i bambini passano gran parte della giornata in asili nido e scuole e, nei fine settimana, la maggior parte delle volte, si va in giro a godere dei giorni di riposo.
Se si dispone di una proprietà dove poter installare una mini casa prefabbricata, con un prezzo più accessibile di quello che invece risulterebbe costruire una casa, si può disporre con una tiny home di una casa in piena regola.
Ed è quello che propongono in una trasmissione su Cielo TV, canale 26 del digitale terrestre da lunedì 4 gennaio 2016 alle 17.15, dove John Weisbarth, esperto di soluzioni abitative per spazi davvero minimal, mostra le ultime idee di design e di arredo, per rendere davvero unica e accogliente anche una casa di soli 15 mq.
Ieri pomeriggio era la volta di una famiglia composta da mamma, papà e tre figli che, dalla loro megavilla di 450 mq in Florida, si “schiattava” (è proprio il caso di dirlo) in una semi roulotte di 33 mq, posizionata nel loro vialetto di casa.
Oltre al casino quotidiano di abiti, pigiami e lenzuoli ovunque, c’era il problema dell’unico bagnetto, dello scarico periodico delle urine familiari e non solo, dello spazio vitale insufficiente per pranzare, studiare o avere un minimo di riservatezza personale, della pressoché mancanza totale degli elettrodomestici, anche quelli ormai quotidiani ed essenziali.
Ed ho fatto questa semplice riflessione; ci hanno fatto prima allargare e godere in case comode, spaziose e luminose, che probabilmente non potremo più mantenere e permetterci (sempre per colpa LORO) ed ora coi soliti messaggi subliminali, vogliono convincerci che è più chic e più alla moda, rinchiuderci in gabbiette per criceti.
Ci stiamo “asiaticizzando”, prendendo di quei paesi lontani, solo il peggio possibile : l’assoluta mancanza di libertà, il concetto di proprietà privata sottomesso a tutto, la vita o meglio la sopravvivenza, dedicata solo al lavoro e pochissimo altro.
Beh voi comprate pure le micro case, dotate di tutti gli accorgimenti architettonici e di design … che io mi tengo la mia vecchia e fuori moda “Big House” … altro che caxxxx !

44,2°C … butta la pasta!

Oggi, leggere sul soffitto la temperatura proiettata dal sensore esterno, posizionato sulla finestra della camera da letto, alle 11, è stato preoccupante.
44,2°C !!! Mi veniva da urlare a mia moglie : “Metti a cuocere gli spaghetti, che l’acqua bolle!!!”
Un caldo e una umidità della Madonna.
E tuttavia dover uscire per le cose da fare, le faccende di casa, gli impegni  che comunque se ne fregano del tuo tempo meteorologico.
Poi durante tutto il giorno una strafiacca da paura.
Verrebbe voglia di dormire sempre.
Di notte coi fancoil a palla e i ventilatori al massimo ed anche di giorno … come la bella addormentata nel bosco.
Non so cosa accidente stanno facendo al cielo, con scie chimiche, guerra meteo e altre diavolerie tecnologiche, ma la riuscita è assicurata.
Fatto sta che dove abito, sono la bellezza di 5, 6 mesi che non vediamo pioggia.
Il mio giardinetto versa in un stato pietoso, paglia giallognola ovunque, con insetti terricoli (formiche, ragni, grilli e altri piccoli vermiciattoli), che cercano riparo e ombra ovunque.
Devono terrorizzarci con la mancanza d’acqua, ed evidentemente hanno trovato il modo di fare pure il lavoro del Padreterno, con questo cielo azzurro finto senza nuvole, o con nuvole dissolte e una canicola da deserto Sahariano.
Le temperature di ieri ed oggi, bollino viola o rosso fuoco, hanno detto che sono state le più alte di sempre in Italia.
Non so se è vero, ma di certo siamo a livelli di eccezione e soprattutto con durate molto lunghe, che irrobustiscono il caldo percepito.
Una frase, ripetuta più volte in un famoso spot negli anni novanta, che divenne un cult pubblicitario, recitava : “Antó fa caldo” e una giovanissima Luisa Ranieri la sussurrava accaldata all’uomo che era sul letto con lei e che a notte fonda, mentre il caldo impazzava, tentava un approccio.
Ecco con questa canicola diventa problematico tutto, anche alimentare storie di amore e passioni travolgenti.
Sono riusciti a completare il lavoro :
epidemie, febbre, sudore, mancanza d’acqua, niente sesso … e visto che sono arrivate pure le cavallette, mancano solo le piaghe d’Egitto.
Ops … dimenticavo il Vaiolo delle scimmie !!!