La saggezza del Bonaparte

Napoleone è stato un grande stratega militare, un generale illuminato, un indiscusso estimatore di arte e di bellezza.
Ma che ci abbia lasciato un capitale di poche stringhe, piene di significato, perle di vera saggezza, penso siano in pochissimi a saperlo ed averlo studiato sui libri di scuola.
Invece trattiamo di un capitale immenso, incommensurabile.
Napoleone non è certamente Confucio, con le sue massime e i pensieri filosofici, per altro mai scritti, ma raccolti dai suoi discepoli nei Dialoghi, ma il suo insegnamento al mondo, terra terra, è quello di rendersi conto che al nostro interno possediamo delle risorse formidabili, che non vengono utilizzate perché l’uomo sceglie troppo spesso di essere mediocre e pusillanime, quando nel mondo (di oggi in particolare) è indispensabile dotarsi di attributi e dimostrarlo giorno dopo giorno coi fatti.
In una veloce raccolta mi è gradito sottoporvi le seguenti riflessioni :

“Non interrompere mai il tuo nemico quando sta commettendo degli errori.

Il coraggio non consiste nell’andare avanti quando sei in piena forza, ma nell’andare avanti quando non ce l’hai proprio.

In politica la stupidità non è un handicap.

Se vuoi capire chi guida il mondo, vai a vedere le sue letture preferite.

La storia è una serie di menzogne sulle quali più gente si è accordata.

La storia è sempre scritta dai vincitori.

Per governare il mondo non puoi essere privo d’immaginazione.

Se pretendi che una cosa sia fatta veramente bene, falla direttamente da te.

Niente al mondo è più difficile e prezioso che essere in grado di decidere.

Le sole vittorie che non lasciano strascichi e dispiaceri, sono quelle vinte sull’ignoranza.

Il miglior modo per mantenere le tue promesse è quello di non farle.

Gli uomini sono mossi da due motivazioni-chiave che sono : la paura e il danaro.

Il mondo soffre molto non per la violenza della gente malvagia, ma per il silenzio della gente buona.

Chi teme di essere conquistato è sicuro della sua sconfitta.

10 persone che parlano fanno più rumore di 10 mila che fanno silenzio.

La morte non è niente, ma vivere una vita fatta di sconfitte e priva di gloria, è una morte continua.

Gli uomini sono facilmente governabili tramite i loro vizi, più che mediante le loro virtù.

Tu non sei più alto di me, sei soltanto più lungo.

Io odio l’illusione, ed è per questo che accetto il mondo così com’è.

Dà all’uomo il potere e scoprirai chi egli è veramente.

Scaricati di ogni tua preoccupazione non appena ti liberi dei tuoi vestiti per la notte.

La musica ci dice che la razza umana è più grande di quanto pensiamo.

La gente da temere non è quella che è in disaccordo con te, ma quella che è in disaccordo e che ha paura a dirtelo.

La vittoria appartiene a chi sa essere perseverante.

Il modo sicuro per rimanere povero, è quello di essere onesto.

La gloria è soggetta ad alti e bassi, ma l’oscurità rimane per sempre.

Un vero uomo non odia nessuno.

La migliore cura per il corpo è quella di possedere una mente quieta.

I più grandi pericoli si corrono al momento della vittoria.

Un trono è soltanto una panca ricoperta di scintillante velluto.

Ricopri sempre la tua mano di ferro con un guanto vellutato.

Richiede molto più coraggio la sofferenza che la morte.

Sono venuto al mondo credendo sempre al peggio.

La gioia di vivere sta nel pericolo.

La guerra è un affare di barbari.

Il governo non è niente se non è supportato dalla pubblica opinione.

Imposto sempre i miei piani di battaglia per lo spirito dei miei soldati sacrificati.

Esistono così tante leggi che nessuno è sicuro dal rischio di impiccagione.

Non serve cercare fonti della malizia, quando ogni cosa si spiega con la stupidità umana.

Gli uomini mediocri e di bassa lega esercitano la propria memoria, più che il loro giudizio.

Un folle ha un grosso vantaggio sulla persona educata: è costantemente contento di se stesso.

Esistono due modi sicuri per controllare la gente: il primo è il guadagno personale e il secondo è il danaro.”

Grazie Napoleone a buon rendere !!!

Asia? No, grazie !

È veramente un altro modo di intendere la vita. E il brutto, anzi il drammatico, è che per il grande valore economico che ha assunto nell’ultimo ventennio, il continente asiatico sta emergendo come guida politica e spirituale del mondo intero, che si “spertica” per ingraziarsene i vari leader.
Ma il loro è un altro concetto di esistenza, una vita del tutto aliena, lontana anni luce da ogni confronto con quella occidentale.
Hanno governi dittatoriali tra i peggiori della Storia, seppur dipinti “popolari e democratici” dai media e dalla pubblica informazione; subiscono restrizioni e umiliazioni di libertà da sempre, ma col sorriso sulle labbra; per migliaia di anni non si sono mai ribellati all’ordine costituito; il 95% della popolazione asiatica non ha mai viaggiato fuori dal proprio luogo di nascita (nel senso stretto); sopportano la fatica e il lavoro 24 ore al giorno senza sosta; hanno aspettative di vita, come divertimento e gioia di vivere, pari a zero.
Tutto questo senza fiatare !
Come le pecore, che fin dalla nascita sanno che le guiderà il “buon” pastore, che vivranno dentro l’ovile senza tanti voli pindarici, che dovranno dare latte e lana, che alla fine della fiera verranno scannate a Natale o a Pasqua, e che infine, alla vecchiaia, di solito … non ci arrivano proprio !
Gli esempi della loro mitezza e rassegnazione sono innumerevoli.
Gli ultimi due in termini di tempo, sono rappresentati dal divieto, imposto dal dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, che ha vietato di “ridere” per undici giorni, per celebrare il decimo anniversario della morte del padre, l’ex capo supremo Kim Jong-Il.
Obbligo imposto con la forza della reclusione e accompagnato inoltre dall’assoluto divieto di celebrare compleanni, bere alcol, e perfino parlare a voce alta in pubblico.
E non va dimenticato che la “dinastia” Kim, va avanti ininterrottamente dal primo dopo guerra, nonostante frizzi e lazzi mentali dei suoi capi pittoreschi.
Mentre il secondo esempio lampante, è la gestione del Coronavirus nel territorio Cinese.
Dopo le reclusioni di massa nella città di Wuhan dello scorso inverno, oggi stanno tribolando, è proprio il caso di dirlo,13 milioni di abitanti della città di Xi’an, che si trova nella Cina centrale, dove tutti, sono stati messi in “lockdown severissimo” per poche decine di casi positivi. E dopo avere riscontrato un singolo caso di contagio, le autorità cinesi hanno imposto un lockdown serrato, anche a Dongxing, una città di circa 200mila abitanti nel sud del paese.
Dal 23 dicembre, questi poveracci, sono chiusi in casa, subiscono quotidianamente test di massa, ed hanno soltanto una persona per nucleo familiare, che può uscire per comprare beni di prima necessità, un giorno sì e un giorno no, come accadeva a Wuhan, la città cinese da cui partì la pandemia da coronavirus, all’inizio del 2020.
Per altro, proprio a causa del lockdown, i negozi sono vuoti e già senza più rifornimenti.
Sono stati cancellati anche molti voli dell’aeroporto di Xi’an, che è famosa per “l’esercito di terracotta”, l’armata di più di seimila sculture di soldati, acrobati e cortigiani, messa a guardia della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore mandarino.
E questa, quindi, rischia di diventare un’altra città fantasma, per il volere del Partito Comunista Cinese e del suo leader Xi Jiping, che non può essere messo in discussione, e che anzi proprio l’altro ieri pomeriggio, ad Hong Kong, ha fatto cancellare, smantellandola del tutto, l’ultima stele a ricordo della ribellione sedata nel sangue di Piazza di Tienanmen, 24 anni or sono, con gli spari sulla folla, gli arresti e le sparizioni “misteriose” dei capi rivolta studenteschi.
Questa è la “Via della Seta”, sulla quale vogliono indirizzare l’Italia e il suo popolo di buontemponi.
E se non faremo nulla, e di corsa, non è escluso che ci sarà qualcuno che, anche da noi, arriverà a vietare di ridere o uscire di casa ai nostri figli e nipoti, con i vari “Mentina” e “Gatto Lerne”, ad applaudire dai loro giornali … per un piatto di minestra.
Porko kane ke prospettiva !

25 settembre.

Eccolo il mio compleanno.
Stavolta di sabato e sono 58 pippi.
Per fortuna stavolta, sto bello tranquillo a casa mia, coi miei cari.
Un pranzo tra noi, alla buona, con pensieri carini, tante foto e abbracci con Fabiola, mia figlia Vanessa e la sua bella famigliola.
La fortuna di avere vicino ancora i miei suoceri Anna e Mario (che l’altro ieri in pizzeria ha spento la sua 91° candelina), i giochi in giardino con mio nipote Lorenzo, i sorrisi innocenti della piccola Eleonora, che festeggia con me il suo quarto mesiversario.
Sembra banale, ma credetemi non è così.
La “normalità” che a volte viene grossolanamente equivocata con la “banalità” è al contrario una condizione paradisiaca, una “bolla” di karma positivo, che mio genero Claudio, immagina chiusa intorno al nostro piccolo nucleo familiare.
Uno stare bene interno, che sentiamo nel cuore, che é solo nostro e che vogliamo condividere con chi ci ama davvero e a chi vogliamo bene da una vita.
Non mi occorre il viaggio intercontinentale o la crociera di Love Boat, non mi servono gli Auguri di Vip o personaggi importanti, non necessito di regali o premi, non c’è vincita che mi possa smuovere da dove sono, dalla mia bolla.
Mi cibo solo di tranquillità, di salute mia e dei miei cari, di sole, di aria e di libertà.
Se poi a tutto questo ci metti pure un bel piatto di spaghetti allo scoglio, un’oratina fresca di giornata ed una bella fetta di crostata al limone, ringrazi Dio e fai cin cin con tutti.
Tanti Auguri Vito.

La costanza italica.

I latini dicevano “Gutta cavat lapidem”, ovvero “la goccia scava la pietra”, e intendevano dire che con 3 virtù come “pazienza, perseveranza e tenacia”, è possibile raggiungere anche i risultati che a prima vista sembrerebbero impossibili.
Thomas Edison, altro fautore della tenacia, soleva dire che ”molti fallimenti nella vita, sono di persone, che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato !“.
Ecco l’italiano per sua natura è poco paziente, poco perseverante e per nulla tenace.
Abbiamo perso guerre, rinunciato a colonie e siamo diventati lo zimbello mondiale, per aver sempre avuto problemi di tenuta e aver infranto, dopo poco tempo, ordini e disposizioni. Di qualsiasi genere.
Non siamo come gli alleati teutonici, che hanno preferito resistere fino alla distruzione completa di Berlino.
Noi dopo il primo “buumm”, abbiamo sempre tirato su la bandiera di resa.
Ma non solo per codardia, moltissimo per esserci stufati delle difficoltà, esauriti dall’applicazione.
Ieri sera, alla festa dei 18 anni di mia nipote, dopo un approccio serioso e tedesco, quando all’ingresso veniva richiesto a tutti di mostrare il famoso “passaporto verde”, ho notato che passata la scrematura iniziale, chi era al controllo, era andato a fare le crepes con la cioccolata. Con il risultato che a quel punto potevano entrare porci e cani.
Anche nei ristoranti dove il divieto di mangiare dentro è già molto violato oggi, con i tavoli fuori e col bel tempo … figurarsi quando pioverà, al gelo d’inverno, e si rischierà di avere il locale semivuoto, ad eccezione soltanto dei diligenti vaccinati.
O perché molti tentennano già alla seconda dose, figurarsi dalla terza in poi.
Ecco perché stanno accelerando, perchè si rischia di vedere un film già visto.
Con norme, prescrizioni, sanzioni e vessazioni, del tutto inapplicate, perché chi dovrebbe rispettarle o vigilarne il rispetto, si è già rotto le palle.
Al Governo lo sanno che se si allungano troppo i tempi, si scopre l’inganno e qualcuno potrebbe chiedergli il conto (salatissimo),di questo lungo periodo di non lavoro, infezioni e morti a gogò.
Pertanto anche se “Mala tempora currunt – corrono brutti tempi”, come dicevano i latini, è anche vero che “Omnia fert aetas – il tempo porta via tutte le cose” come scrisse il sommo Virgilio nelle sue Bucoliche.

Resoconto di un’estate.

Un estate calda, sotto tutti i punti di vista, con l’anticiclone delle Azzorre “perso” in qualche punto dell’Oceano Atlantico e con “Lucifero”, quello Africano, protagonista assoluto, con ondate di calore e afa sempre più soffocanti, specie al Sud dove si boccheggiava pure in spiaggia.
Una estate coi suoi tormentoni musicali, come tutti gli anni, con Loca, Pistolero, Movimento lento, Malibù, Boca, Cinema e … Mille della rediviva Orietta Berti, con Lauro e Fedez.
Siamo tornati al ristorante, con tutti i limiti della circostanza, e abbiamo assistito alla stentata ripresa di qualche attività commerciale, a differenza dell’estate precedente, quella del 2020, che fu preceduta da 70 giorni di lockdown assoluto e che non partì proprio.
Perché questa è stata anche “l’estate in sicurezza”, quella dei peraccini a gogò.
Al mare, ai monti, in camper, nelle discoteche, ai mercati, ovunque ci si trovasse per gioco, vacanza o per lavoro.
C’è stata pure la parentesi “ridanciola e spensierata” degli Europei di calcio e delle Olimpiadi giapponesi, in cui ci hanno fatto vincere tutto il possibile, eppoi con una delle più classiche inversioni a “U”, siamo tornati col morto sulle spalle, perché anche in questi tre mesi, di giugno, luglio e agosto, in spiaggia, in montagna e in tutte le case italiane, l’argomento principe è stato sempre e solo il Covid, tirato a lucido e rampante, con la sua nuova variante Delta ; su come non prenderselo, su come non trasmetterlo, su come non schiattare ma, e soprattutto, su quale intruglio era meglio farsi iniettare, perché superiore (o meno nocivo) degli altri.
Con tanto di prenotazioni e disdette, fino a conquistarsi il cocktail preferito.
Ma ricorderemo questa estate anche per il passaporto verde.
Il certificato cartaceo o digitale, che ha diviso (e continua a dividere) in due, gli oltre 60 milioni di pecorelle e abbacchi nostrani.
Per il momento è green, verde, ma andando avanti nelle punturine al deltoide, non è detto che cambi colore in base al percorso e ai buchi ricevuti e certificati.
Come le cinture dello judo.
Per cui ci saranno passaporti bianchi, gialli, arancioni, verdi, blu, marroni, fino ad arrivare a quelli “neri” per i maestri-zombie della siringa.
Quelli che avranno mutato in ragione della scienza il proprio Dna, l’Rna, i globuli rossi, i bianchi, e chi più ne ha, più ne metta.
Viva l’estate, Viva il mare, Viva la montagna … ma al prossimo Ferragosto … ci saremo ????

Punti fermi.

Capita di girarsi indietro con la mente e ricordare i punti fermi della nostra infanzia.
Ad esempio i negozi del nostro quartiere, dove trascorrevamo più tempo libero e che utilizzavamo come laboratori culturali e non solo.
Non necessariamente per acquistare qualcosa, a volte soltanto per sbirciare, per curiosare, per “cazzarare”, l’attività più appagante dei pomeriggi, dopo lo studio.
Il primo che mi viene in mente era una cartoleria, prima a due porte e in seguito a tre, che avevo proprio sotto casa.

L’insegna per me era un enigma : “Schiattone”.

Non sapevo se era il cognome del proprietario o qualche tipo di ninnolo o cartoncino particolare che vendeva.
Era una bottega a conduzione familiare, collocata strategicamente proprio di fianco al complesso scolastico della Quinto Ennio, dove potevi trovare di tutto : dalla merceria alla cartoleria, dalle cedole scolastiche ai libri usati, dai fumetti dei supereroi alle occasioni e ai ninnoli che acquistava e rivendeva al momento, a prezzi di realizzo.
Poi aveva le “pesche”, cartocci confezionati a 100 lire, nei quali a sorpresa infilava qualche regalino per i più piccoli.
Mi accompagnò per tutta la mia carriera scolastica, ed anche quando morì il proprietario, ancora giovane, la moglie e il figlio, poco più che adolescente, tennero aperto l’esercizio per anni, tanto da essere un punto fermo della via, per molto tempo ancora.
Lì dentro passavo molte ore a sfogliare libri e fumetti, a chiedere e contrattare prezzi, specie sull’usato, e sembrava di essere a casa, con tanti amici e nessuno che si spazientiva o ti metteva alla porta.

Poi ricordo Willy Marcella, in Via dei Salesiani, un negozio enorme, dove potevi trovare intere collezioni di fumetti, rarità e perle preziose, che facevano gola a tutti.

La padrona era una gigantesca odalisca, super truccata, Willy appunto, che dirigeva la baracca e credeva di essere sexy, a tal punto da tempestare le pareti con sue foto e pochi veli.
Su quella via, altra tappa obbligata, era quella della botteguccia sporca e disordinata di Nonno Dario.
Lui la chiamava la “Libreria” in realtà era un magazzino di libri, usati e non, aperto quando diceva lui, nel quale potevi trovare di tutto : dai gialli agli Harmony, dai fotoromanzi ai romanzi classici, dai fumetti ai “pacchi” di libri che sceglieva lui e scontava quasi a zero.
Ricordo poi la ferramenta di Peppe, davanti la Damiano Chiesa.
Una bottega dove trovavi tutto per bricolage, modellismo e pulizia della casa.

Lui era un personaggio romanesco, alla Gasmann, e trovava sempre il modo di adattare viti, bulloni, e materiali che aveva, a quelli che venivano richiesti. Non andavi mai via senza acquisti, perché aveva sempre la lampadina della scoperta e dell’invenzione pronta.
Poi c’era Rossana, l’unica ancora aperta sulla Tuscolana, dove i miei nonni acquistavano il vino “sfuso”.
Ora è una elegante enoteca, ma quando ero piccolo, vendeva vino e olio nei boccioni di vetro da 2 litri, che si portavano i clienti da casa, incartati nel giornale.
Una menzione particolare infine la merita il magazzino di Cossuto,  all’Appio Claudio, dove in un reparto apposito, potevi trovare tutte le novità discografiche del momento, e dove acquistai il 90% della mia bella collezione in vinile. Tappa che alternavamo a Sound City, sulla Tuscolana, dove arrivavano le primizie americane.
Punti fermi della mia infanzia, dove il tempo si fermava, dove si parlava, si scambiavano idee e pareri, si era felici con poco.
Ci si aiutava se non si arrivava al costo.
Non c’erano mascherine, ci si ammucchiava, ci si tossiva in faccia nei raffreddori invernali, si viveva … semplicemente.
Bei tempi.

Il primo mare.

Certo che di tempo ne è passato da quando già nel mese di Aprile di ogni anno (o quasi), facevo il battesimo del mare col primo bagno.
Nel 2020 il mare non l’ho proprio visto, e quest’anno ho dovuto attendere fino al 26 agosto, per bagnarmi i piedi e fare la prima “calata” in quel di Minturno Marina.
Le cose cambiano.
Ma il mare col suo incessante vai e vieni, con la sua brezza profumata, il suo azzurro forte, che delinea l’orizzonte col cielo, è un regalo di Dio, che ci fa dimenticare pure i momenti bruttissimi che stiamo patendo.
In spiaggia per fortuna c’è la gente di sempre, senza museruola o amuchina, stretta e vicina sotto l’ombrellone come ai bei tempi, con le borse frigo della mia infanzia, quando ci passavamo il panino coi miei cugini e non ci pensavamo proprio alla polmonite interstiziale, o alla possibilità di scambiarci la febbre.
Anzi se uno si prendeva qualche cosa, orecchioni, morbillo, varicella, rosolia, diventava subito l’untore degli altri piccoletti : “Perché così passa subito!”.
La mia nipotina Eleonora di tre mesi dorme beata in carrozzina e si gode questo vento ricco di iodio, mentre mio nipote Lorenzo gioca a rincorrersi coi cavalloni, io scrivo e leggo, e il sole che inizia a nascondersi per i bambini, perché si avvicina settembre e il rientro a scuola, fa sempre piacere nei capolino che fa ogni tanto, tra i nuvoloni bianchi.
E ancora una volta penso che non potranno vincere loro, e che prima o poi arriveranno i “Nostri” con tanto di tromba squillante per la nostra carica. Dobbiamo crederci.
Perché l’uomo passa … il mare no!

Titone e Aurora

Nella mitologia greca, molto narrato era il mito di Titone, che venne anche ripreso anche dal divino Omero.
La narrazione parla di Eos o Aurora, la dea dell’alba, dalle rosee dita, che fu punita da Afrodite (la dea dell’Amore), ad innamorarsi continuamente oltre che di Dei, tra cui Ares, quello della Guerra, anche e soprattutto di uomini mortali.
E lei infatti, oltre a Cefalo, Orione e Ganimede, si innamorò di un eroe troiano, tale Titone.
Costui, figlio di Laomedonte e fratello di Priamo, essendo un comune mortale, la dea chiese a Giove di concedergli l’immortalità, ma si dimenticò di chiedere anche l’eterna giovinezza : perciò Titone invecchiava, invecchiava senza mai morire.
Passavano gli anni e mentre Aurora rimaneva splendida e giovane, Titone cominciava a manifestare i primi solchi sulla sua pelle, diventando sempre più decrepito e malconcio.
Eos, allora non volle più condividere il suo talamo con lui e disgustata lo rinchiuse in una grotta senza uscite, all’interno di un cestino di vimini, tanto si era rattrappito.
Morire per lui era una meta agognata, ma mai raggiunta, cercò infatti di uccidersi ripetutamente, ma la morte non lo portò mai via con sé. 
La storia termina con la trasformazione del povero Titone in una cicala, (animale simbolo di una vuota bellezza per gli antichi Greci) per mano della stessa Aurora.

Non sono un complottista, ma
a volte mi chiedo a cosa serva aspirare a tutti i costi all’immortalità fisica, al non voler mai lasciare questa Terra, sogno dei massoni illuminati, e perseguito con medicinali, pozioni e sortilegi satanici, dai cosiddetti membri dell’elite internazionale.
Si leggono infatti di esistenze illustri, come quella dei reali inglesi o di molti leader politici europei e statunitensi, molto vicine ai cento anni, seppur a costo di dolori, operazioni, rattoppi e botulini continui.
Un’eterna agonia … almeno per quanto riguarda l’estetica e la vera vita.
E nello stesso tempo una affannosa ricerca della bellezza, anche se vuota e solo esteriore, a prescindere dal tempo e dagli anni che corrono.
Autentici manichini truccati e tenuti su da pasticcaggi e alambicchi vari.
Ecco perché i Greci, da raffinati pensatori, trasformarono Titone in Cicala. 
Perché con l’immortalità ad ogni costo, occorre curare l’aspetto esteriore sempre più danneggiato dal tempo inesorabile … e la cicala rappresenta benissimo l’animale simbolo di questi ultimi tempi.
Uno spensierato cantare dall’albero fin dalla nascita, prima ancora di iniziare a mangiare e bere, avversa alla fatica della formica e dedita soltanto all’ozio e ai divertimenti dell’estate e delle belle giornate assolate.
Chissà se anche noi, come Titone, con tutti questi farmaci e punturine varie, avremo il dono da Zeus di non morire mai, a costo di diventare rattrappiti, annoiati e tristi ?
E soprattutto cattivi e perfidi, verso tutti gli altri, che potrebbero “rubarci” fonti e risorse, per continuare il nostro percorso infinito.
Perché se questo è il fine ultimo, io prego il buon Dio di darmi una vita anche breve, ma piena di buone azioni, ricordi, amori e affetti.
Questi ultimi sì … veramente infiniti!

Avanti o indietro ?

In verità non è un fenomeno degli ultimi mesi.
È da qualche anno che brancoliamo nelle previsioni massime di due o tre giorni.
È da tempo che analisti e storici non trovano più il bandolo della matassa, per trovare riscontri o fare progetti.
E anche io che mi sono sempre vantato di leggere il futuro con sufficiente precisione, vedo una nebbia fitta di interrogativi e puntini di sospensione.
A parte il Meteo che ci “becca” in modo ormai impressionante, facendo presupporre che qualcuno a questo punto, governi pure il clima, o per lo meno i cambiamenti a cui stiamo assistendo sempre più repentini, tutto il resto è su di un altalena che va e che ritorna, tra il dubbio e la certezza, il fare e il non fare, il dire e il tacere.
“Avanti o indietro ?”
Era il post che ho pubblicato qualche giorno fa su Facebook e mostra l’assoluta indecisione, la gravosa ambiguità e la massima indeterminatezza, che caratterizzano questo periodo della nostra vita.
Tutto è opinabile.
Rinviabile.
Annullabile.
Sospeso.
Ma per quanto tempo uno, può sospendere la propria vita ?
Per quanti mesi, a 50 e passa anni, si può evitare di pensare di aver perso il lavoro, che a breve ti licenzieranno, oppure che ti sfratteranno perché hai sospeso gli affitti, o infine che la banca o gli uffici finanziari a breve ti notificheranno tutti i debiti accumulati in questi ultimi anni ?
Perché le alternative non sono moltissime.
O ci sarà un gigantesco “colpo di spugna”, di cui usufruiranno tutti, anche i più disgraziati della Terra, oppure ci sarà una guerra tra chi chiede e chi nega.
È sempre stato così.
O ci si abbraccia o ci si combatte.
Non ci sono mezze misure, perché la giostra è durata anche troppo.
Oppure, e questa è la terza via che ascrivono ai complottisti, ci sarà un arbitro terzo, il cosiddetto NWO, che riscriverà le regole del gioco.
Ma sarà veramente un gioco del tutto nuovo !
Si ribalteranno tutte le strategie messe in campo finora.
Dovremo acquistare manuali, guide, dizionari, perché muteranno pure i termini e forse la stessa lingua parlata.
Forse non ci sarà più l’italiano, l’inglese o il francese, ma il nuovo idioma del 2030, la “newlanguage”.
Cambieranno i trasporti, le abitazioni, i lavori, le relazioni sociali, le religioni stesse.
Insomma tutto.
Non potremo mantenere nulla del mondo che conoscevamo e che ci dava tranquillità.
E tutto ciò ci farà chiedere sempre con maggiore veemenza : meglio adesso o prima ?

No al tempo sospeso

Oggi nell’attesa di conoscere l’esito di una visita della mia piccola nipotina Eleonora, ho riflettuto sul “tempo sospeso” e su quanto duole e fa male il tempo dell’incertezza.
Ci siamo trovati tutti nella situazione di dover attendere una notizia la cui risposta risultava molto importante per noi : l’esito di un esame diagnostico, la pronuncia di una sentenza, il risultato di un esame universitario, di un test o di un esame medico, di un colloquio di lavoro.
E sicuramente il nostro spirito sarà sempre combattuto, tra passare il tempo di attesa preoccupandoci o sperando per il meglio. 
Nella gestione dell’ansia, io per predisposizione naturale, sono portato, purtroppo (o per fortuna), ad incastrarmi in due meccanismi a seconda della situazione :
alla “ruminazione”, ovvero a pensare e ripensare al passato (cosa avrei potuto fare o dire differentemente per assicurarmi un esito positivo) ed alla “preoccupazione”, di cui fanno parte tutti i possibili pensieri negativi di previsione del futuro.
Quindi sono il classico cultore del bicchiere “mezzo vuoto”, pur riscontrando nella mia vita, di aver sempre assistito che alla fine della fiera, la mia zattera riprendeva sempre il corso della corrente positiva.
In realtà, non possiamo in alcun modo, cambiare il passato, né intervenire attivamente sul futuro in situazioni che sono al di là del nostro controllo.
E a poco, se non a nulla, tranne i miracoli (a cui credo), vale applicare modalità non razionali, come fare gli scongiuri o leggere gli oroscopi o ancora crociarsi o raccomandarsi al cielo, anche se alleviano il cuore.
Queste modalità non sono altro che resti del “pensiero magico”, una forma mentale tipica del funzionamento cognitivo infantile, per la quale mettiamo in pratica azioni o facciamo pensieri simbolici, che crediamo possano avere una qualche influenza sul mondo esterno e modificare gli eventi del futuro.
Da poco tempo ho realizzato infatti che, invece di soffermarmi sul passato o sul futuro, mi devo imporre di restare nel momento presente, che è anche l’unico reale, il cosiddetto “qui e ora” su cui si focalizza anche la cosiddetta meditazione Mindfulness.
Ossia invece di farmi rapire dai pensieri che mi portano in tempi e luoghi diversi dal presente, devo concentrarmi e mantenere la mia attenzione, all’esperienza del momento.
Questo mi sta aiutando a vivere le emozioni di questi anni come passeggere, a concepire i pensieri come diversi dalla realtà, e a mantenere un atteggiamento non giudicante sul mio vissuto.
Che reputo comunque speso bene.
Usare il meno possibile, la strategia che ho attuato finora, quella del “prepararmi al peggio” ed a riservarla alla fine del periodo di attesa, quando potrebbe effettivamente avere un’utilità, se mi dovessi confrontare davvero con una cattiva notizia, mi fa stare meglio e dormire di più la notte.
Essere naturalmente “mindful”, mi aiuta a mantenere un’attitudine più ottimistica, a preoccuparmi di meno della mia vita, e a percepirmi come più efficace nel “coping” o nel far fronte alla cose.
Qui e ora, senza tempo sospeso!