25 settembre.

Eccolo il mio compleanno.
Stavolta di sabato e sono 58 pippi.
Per fortuna stavolta, sto bello tranquillo a casa mia, coi miei cari.
Un pranzo tra noi, alla buona, con pensieri carini, tante foto e abbracci con Fabiola, mia figlia Vanessa e la sua bella famigliola.
La fortuna di avere vicino ancora i miei suoceri Anna e Mario (che l’altro ieri in pizzeria ha spento la sua 91° candelina), i giochi in giardino con mio nipote Lorenzo, i sorrisi innocenti della piccola Eleonora, che festeggia con me il suo quarto mesiversario.
Sembra banale, ma credetemi non è così.
La “normalità” che a volte viene grossolanamente equivocata con la “banalità” è al contrario una condizione paradisiaca, una “bolla” di karma positivo, che mio genero Claudio, immagina chiusa intorno al nostro piccolo nucleo familiare.
Uno stare bene interno, che sentiamo nel cuore, che é solo nostro e che vogliamo condividere con chi ci ama davvero e a chi vogliamo bene da una vita.
Non mi occorre il viaggio intercontinentale o la crociera di Love Boat, non mi servono gli Auguri di Vip o personaggi importanti, non necessito di regali o premi, non c’è vincita che mi possa smuovere da dove sono, dalla mia bolla.
Mi cibo solo di tranquillità, di salute mia e dei miei cari, di sole, di aria e di libertà.
Se poi a tutto questo ci metti pure un bel piatto di spaghetti allo scoglio, un’oratina fresca di giornata ed una bella fetta di crostata al limone, ringrazi Dio e fai cin cin con tutti.
Tanti Auguri Vito.

La costanza italica.

I latini dicevano “Gutta cavat lapidem”, ovvero “la goccia scava la pietra”, e intendevano dire che con 3 virtù come “pazienza, perseveranza e tenacia”, è possibile raggiungere anche i risultati che a prima vista sembrerebbero impossibili.
Thomas Edison, altro fautore della tenacia, soleva dire che ”molti fallimenti nella vita, sono di persone, che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato !“.
Ecco l’italiano per sua natura è poco paziente, poco perseverante e per nulla tenace.
Abbiamo perso guerre, rinunciato a colonie e siamo diventati lo zimbello mondiale, per aver sempre avuto problemi di tenuta e aver infranto, dopo poco tempo, ordini e disposizioni. Di qualsiasi genere.
Non siamo come gli alleati teutonici, che hanno preferito resistere fino alla distruzione completa di Berlino.
Noi dopo il primo “buumm”, abbiamo sempre tirato su la bandiera di resa.
Ma non solo per codardia, moltissimo per esserci stufati delle difficoltà, esauriti dall’applicazione.
Ieri sera, alla festa dei 18 anni di mia nipote, dopo un approccio serioso e tedesco, quando all’ingresso veniva richiesto a tutti di mostrare il famoso “passaporto verde”, ho notato che passata la scrematura iniziale, chi era al controllo, era andato a fare le crepes con la cioccolata. Con il risultato che a quel punto potevano entrare porci e cani.
Anche nei ristoranti dove il divieto di mangiare dentro è già molto violato oggi, con i tavoli fuori e col bel tempo … figurarsi quando pioverà, al gelo d’inverno, e si rischierà di avere il locale semivuoto, ad eccezione soltanto dei diligenti vaccinati.
O perché molti tentennano già alla seconda dose, figurarsi dalla terza in poi.
Ecco perché stanno accelerando, perchè si rischia di vedere un film già visto.
Con norme, prescrizioni, sanzioni e vessazioni, del tutto inapplicate, perché chi dovrebbe rispettarle o vigilarne il rispetto, si è già rotto le palle.
Al Governo lo sanno che se si allungano troppo i tempi, si scopre l’inganno e qualcuno potrebbe chiedergli il conto (salatissimo),di questo lungo periodo di non lavoro, infezioni e morti a gogò.
Pertanto anche se “Mala tempora currunt – corrono brutti tempi”, come dicevano i latini, è anche vero che “Omnia fert aetas – il tempo porta via tutte le cose” come scrisse il sommo Virgilio nelle sue Bucoliche.

La teoria della formica.

Avete presente quando in cucina con l’approssimarsi della bella stagione, si rivedono le formiche ?
Sono insetti che a differenza di mosche e zanzare sono generalmente più tollerate, ma anche loro a volte sono molto impattanti e fastidiose, specie quando assalgono, e non troviamo riparo ad alimenti e bevande zuccherine.
E allora passiamo al contrattacco con DDT e insetticida vari, che con una bella spruzzata fanno piazza pulita e sterminano tutto.
E pensare che in quelle file ordinate e in quei gruppuscoli pullulanti di nero, c’era la formica Antonio, un ingegnere bravissimo, la formica Gina, madre di sei formichini, la formica Pietro, parroco da poco, la formica Anna tintora e la formica Peppe, noto politico del luogo.
Una spruzzata e via.
Senza onori e senza colpa, tutti stecchiti nel raccoglimondezza.
Ecco io credo che quando ci raccomandiamo a Dio o comunque ad una entità superiore, sortiamo lo stesso risultato della formica Antonio, l’ingegnere, che credeva di essere risparmiato perché buono e ligio alla legge. Quando si spruzza non si vede il documento, né il curriculum vitae. Gli spruzzatori di DDT, non vogliono conoscere i giusti o gli inadeguati, se ne fregano del numero delle formiche e dell’insetticida da usare o quanto spruzzarne.
L’importante è liberare il pavimento dagli insetti e ridurre o sterminare tutta la colonia. E pensare che ci sono pure le formiche “zombie”, poiché un fungo, chiamato foride, infetta il loro corpo propagandosi anche nel cervello.
Allora la formica ammalata si trasforma in una sorta di “morto vivente” che vaga per la foresta equatoriale.
Ad un certo punto, mossa da uno stimolo misterioso, sale sopra ad un filo di erba e aspetta di essere mangiata da un uccello rapace di passaggio.
Il volatile provvederà poi, con le sue feci, a diffondere le spore del fungo “zombifero” e fare altre vittime. Quante strane coincidenze ….

Avanti o indietro ?

In verità non è un fenomeno degli ultimi mesi.
È da qualche anno che brancoliamo nelle previsioni massime di due o tre giorni.
È da tempo che analisti e storici non trovano più il bandolo della matassa, per trovare riscontri o fare progetti.
E anche io che mi sono sempre vantato di leggere il futuro con sufficiente precisione, vedo una nebbia fitta di interrogativi e puntini di sospensione.
A parte il Meteo che ci “becca” in modo ormai impressionante, facendo presupporre che qualcuno a questo punto, governi pure il clima, o per lo meno i cambiamenti a cui stiamo assistendo sempre più repentini, tutto il resto è su di un altalena che va e che ritorna, tra il dubbio e la certezza, il fare e il non fare, il dire e il tacere.
“Avanti o indietro ?”
Era il post che ho pubblicato qualche giorno fa su Facebook e mostra l’assoluta indecisione, la gravosa ambiguità e la massima indeterminatezza, che caratterizzano questo periodo della nostra vita.
Tutto è opinabile.
Rinviabile.
Annullabile.
Sospeso.
Ma per quanto tempo uno, può sospendere la propria vita ?
Per quanti mesi, a 50 e passa anni, si può evitare di pensare di aver perso il lavoro, che a breve ti licenzieranno, oppure che ti sfratteranno perché hai sospeso gli affitti, o infine che la banca o gli uffici finanziari a breve ti notificheranno tutti i debiti accumulati in questi ultimi anni ?
Perché le alternative non sono moltissime.
O ci sarà un gigantesco “colpo di spugna”, di cui usufruiranno tutti, anche i più disgraziati della Terra, oppure ci sarà una guerra tra chi chiede e chi nega.
È sempre stato così.
O ci si abbraccia o ci si combatte.
Non ci sono mezze misure, perché la giostra è durata anche troppo.
Oppure, e questa è la terza via che ascrivono ai complottisti, ci sarà un arbitro terzo, il cosiddetto NWO, che riscriverà le regole del gioco.
Ma sarà veramente un gioco del tutto nuovo !
Si ribalteranno tutte le strategie messe in campo finora.
Dovremo acquistare manuali, guide, dizionari, perché muteranno pure i termini e forse la stessa lingua parlata.
Forse non ci sarà più l’italiano, l’inglese o il francese, ma il nuovo idioma del 2030, la “newlanguage”.
Cambieranno i trasporti, le abitazioni, i lavori, le relazioni sociali, le religioni stesse.
Insomma tutto.
Non potremo mantenere nulla del mondo che conoscevamo e che ci dava tranquillità.
E tutto ciò ci farà chiedere sempre con maggiore veemenza : meglio adesso o prima ?

No al tempo sospeso

Oggi nell’attesa di conoscere l’esito di una visita della mia piccola nipotina Eleonora, ho riflettuto sul “tempo sospeso” e su quanto duole e fa male il tempo dell’incertezza.
Ci siamo trovati tutti nella situazione di dover attendere una notizia la cui risposta risultava molto importante per noi : l’esito di un esame diagnostico, la pronuncia di una sentenza, il risultato di un esame universitario, di un test o di un esame medico, di un colloquio di lavoro.
E sicuramente il nostro spirito sarà sempre combattuto, tra passare il tempo di attesa preoccupandoci o sperando per il meglio. 
Nella gestione dell’ansia, io per predisposizione naturale, sono portato, purtroppo (o per fortuna), ad incastrarmi in due meccanismi a seconda della situazione :
alla “ruminazione”, ovvero a pensare e ripensare al passato (cosa avrei potuto fare o dire differentemente per assicurarmi un esito positivo) ed alla “preoccupazione”, di cui fanno parte tutti i possibili pensieri negativi di previsione del futuro.
Quindi sono il classico cultore del bicchiere “mezzo vuoto”, pur riscontrando nella mia vita, di aver sempre assistito che alla fine della fiera, la mia zattera riprendeva sempre il corso della corrente positiva.
In realtà, non possiamo in alcun modo, cambiare il passato, né intervenire attivamente sul futuro in situazioni che sono al di là del nostro controllo.
E a poco, se non a nulla, tranne i miracoli (a cui credo), vale applicare modalità non razionali, come fare gli scongiuri o leggere gli oroscopi o ancora crociarsi o raccomandarsi al cielo, anche se alleviano il cuore.
Queste modalità non sono altro che resti del “pensiero magico”, una forma mentale tipica del funzionamento cognitivo infantile, per la quale mettiamo in pratica azioni o facciamo pensieri simbolici, che crediamo possano avere una qualche influenza sul mondo esterno e modificare gli eventi del futuro.
Da poco tempo ho realizzato infatti che, invece di soffermarmi sul passato o sul futuro, mi devo imporre di restare nel momento presente, che è anche l’unico reale, il cosiddetto “qui e ora” su cui si focalizza anche la cosiddetta meditazione Mindfulness.
Ossia invece di farmi rapire dai pensieri che mi portano in tempi e luoghi diversi dal presente, devo concentrarmi e mantenere la mia attenzione, all’esperienza del momento.
Questo mi sta aiutando a vivere le emozioni di questi anni come passeggere, a concepire i pensieri come diversi dalla realtà, e a mantenere un atteggiamento non giudicante sul mio vissuto.
Che reputo comunque speso bene.
Usare il meno possibile, la strategia che ho attuato finora, quella del “prepararmi al peggio” ed a riservarla alla fine del periodo di attesa, quando potrebbe effettivamente avere un’utilità, se mi dovessi confrontare davvero con una cattiva notizia, mi fa stare meglio e dormire di più la notte.
Essere naturalmente “mindful”, mi aiuta a mantenere un’attitudine più ottimistica, a preoccuparmi di meno della mia vita, e a percepirmi come più efficace nel “coping” o nel far fronte alla cose.
Qui e ora, senza tempo sospeso!

Battiato, essere speciale.

Anche il maestro siciliano non c’è più. Questo periodo di lockdown allunga la sua lista di personaggi illustri, volati via da questo mondo.
Franco Battiato, nato nel marzo del 1945, a Ionia, vicino Catania, è stato uno dei massimi autori e musicisti italiani.
Debuttò con Francesco Guccini, grazie a Giorgio Gaber e Caterina Caselli, negli anni sessanta e da allora ha prodotto trenta album, molto diversi, uno dall’altro, e sicuramente mai alla ricerca del facile successo di vendita, che comunque ebbe, specie negli anni ’80, risultando più volte in cima alle classiche discografiche.
Ancora ricordo i brividi e le emozioni che provai, quando ancora liceale, proprio nel 1981, misi sul mio giradischi Technics, puntina Shure, il suo 33 giri in vinile “La Voce del Padrone”.
7 tracce, una più bella dell’altra.
Pubblicarono tutti i singoli, ma il senso di assoluta libertà che mi donò (e ancora mi regala), il brano “Gli Uccelli”, che reputo una vera poesia esistenziale, è indescrivibile.
Un artista a tutto tondo, che ha fatto musica per 54 anni, dal primo brano presentato da autore al Festival di Sanremo nel 1965, fino a due anni fa, quando per una malattia neurologica progressiva (chi dice Alzheimer, anche se la famiglia ha sempre smentito),  annunciò il suo ritiro dai palchi e dagli studi di registrazione.
Ha provato ogni stile musicale, dal pop al classico, dallo sperimentale al progressivo, dal rock al folkloristico, imparando strumenti, studiando nuove lingue, (tra cui l’arabo), approfondendo temi filosofici e coltivando amicizie personali con pensatori e filosofi, scrittori e poeti, altri musicisti e artisti del suo tempo e della sua Sicilia, tra cui Giusto Pio, Lucio Dalla e tutti i cantautori romani.
È stato perfino un pittore apprezzato con oltre 80 dipinti, olio su tela, esposti in mostre e gallerie d’arte europee.
Una personalità poliedrica nel mondo dell’espressione e della creatività umana.
L’ultimo album del 2019 “Torneremo ancora”, a distanza di 47 anni dal suo primo LP “Fetus (Bla, Bla)” del 1972, rappresenta il suo vero testamento artistico, con passaggi per molti versi premonitori :
“La vita non finisce / È come il sogno / La nascita è come il risveglio / Finché non saremo liberi / Torneremo ancora / Ancora e ancora”.
Spero davvero di poter incontrare nuovamente Francesco, in un suo prossimo ritorno, per stringergli la mano e ringraziarlo per questa vita e tutte le sue splendide poesie musicali.
Un “essere speciale” come scrisse e cantò, nel 1996, nella sua stupenda “La cura”.

Il fallimento del mattone.

Nel 1980, il duo Mogol e Battisti, nel singolo “Il Monolocale” denunciavano : “Mi vien da piangere / vendesi e tot milioni per anticipo / soltanto vendesi, vendesi / Mi sembra quasi impossibile … / Son tutti vendesi, vendesi / nemmeno un buco per affittasi …”.
Oggi dopo il ciclone Coronavirus, purtroppo per i proprietari, la situazione è molto, molto diversa.
Sarebbe opportuno riscrivere da capo il testo del fortunato motivo musicale.
“Son tutte vendesi / vendesi / e pure tante con affittasi”.
Perché la situazione è esplosiva.
Molto ha fatto la crisi, altrettanto il decremento e l’invecchiamento demografico, e infine il blocco del turismo e dei flussi esteri di popolazione “attiva” in ingresso.
Fatto sta che le case abbondano in vendita ed anche in locazione. Ovunque cartelli colorati, vicino le poste, all’ingresso dei mercati coperti, nelle vetrine delle agenzie immobiliari sopravvissute.
E la bolla immobiliare deve ancora esplodere.
Perché i colossi come Scarpellini, Caltagirone, Gabetti, Pirelli, Piperno, etc.(solo per citare i romani), ancora tacciono la verità e fantasticano di un mercato positivo.
Ma questo è un altro settore che a breve farà morti e feriti.
Quando si parla di innalzare ulteriormente la tassazione sul patrimonio immobiliare degli italiani, non ci si accorge delle migliaia di case e negozi chiusi.
Proprietà abbandonate, incolte, cadenti, senza più mercato, specie nei centri più piccoli e periferici,
ormai improduttive per i proprietari, che già sono tentati di mandare tutto alla rovina, e non pagare più nulla.
“Ma posso pagare su un bene che è in realtà una preoccupazione, a differenza del passato, quando era realmente una rendita vitalizia ?”
Spese condominiali, servizi e utenze, adeguamenti normativi, mancati versamenti del canone dagli affittuari, sfratti impossibili da realizzare, occupazioni abusive che non contrasta nessuno, queste ed altre sono soltanto la punta dell’iceberg del “fallimento del mattone” in Italia.
Da qualche mese poi, da parte dei soliti noti, è iniziata la narrazione della “Ripresa”.
Del fatto cioè che a brevissimo ci sarà una nuova impennata dei prezzi e una risalita verticale della richiesta di immobili.
È soltanto lo “strillo” finale dei mercanti di piazza, prima di chiudere il banco e andarsene a casa.
Se l’offerta è sovrabbondante e la domanda crolla, i prezzi che fine credete possano fare ?
Salire ? Impennarsi ?
O piuttosto “impiccarsi”, visto che tra qualche mese verrà immessa sul mercato anche la massa di tutti gli immobili sequestrati, impegnati, ipotecati per le immancabili insolvenze legate proprio al Covid ?
Ecco, al Premier Draghi, consiglierei di rivolgere altrove le sue mire impositive, con il famoso detto popolare : “Abbiamo già dato!”

Mourinho, daje Roma, daje!

Solo pochi giorni fa lo “Special One”, aveva aperto ad un clamoroso ritorno in Italia, magari in una rivale della “sua” Inter, ovvero la squadra che aveva portato sul tetto d’Europa con lo storico triplete nel 2009-2010.
Detto, fatto, ecco che nel pomeriggio di oggi è arrivata l’ufficialità del suo approdo alla mia Roma, ovvero ad una delle sue vere antagoniste italiane, raccogliendo l’eredità del suo connazionale Fonseca, per la prossima stagione.
E che la Roma fosse nel destino del portoghese era segnato dall’origine e dai tanti duelli con i nerazzurri.
D’altronde il primo titolo conquistato nel Belpaese da parte di Mou, arrivò proprio contro i giallorossi, con la vittoria della Supercoppa Italiana, nel 2008. 
Poi nella stagione successiva, ci fu il duello serrato in campionato, con il trionfo dell’Inter “agevolato” dal celebre tracollo interno dei capitolini di Ranieri, contro la Samp di Cassano e Pazzini, con la sua tragica e indimenticabile doppietta. E a chiudere infine l’affermazione in Coppa Italia, con l’Inter che s’impose di misura proprio sulla Roma, in un Olimpico in lacrime.
Una stagione “horribilis” per i giallorossi e paradisiaca per i nerazzurri.
E José fu pure colui che ci umiliò in una conferenza stampa passata alla storia.
Era il 03 marzo 2009 e dopo un pirotecnico Inter-Roma 3-3, ci furono polemiche a non finire per un calcio di rigore dubbio conquistato e realizzato da Balotelli.
Spalletti, Totti, Bruno Conti e De Rossi, parlarono di vera e propria “rapina calcistica”, mentre la risposta di Mourinho, arrivò poche ore dopo, con parole diventate virali e rimaste a lungo nell’immaginario collettivo.
Un monologo passato alla storia, sulla prostituzione intellettuale dei giornalisti e dei media capitolini, con il riferimento finale agli “zeru tituli della Roma”, diventato indimenticabile.
Un allenatore contro tutti, capace di lanciare bordate anche contro il tandem scudettato di Milan e Juventus, sottolineando la disparità di trattamento ricevuta nel giudizio sugli episodi arbitrali.
José Mário dos Santos Mourinho Félix, giunge a Roma con 58 primavere sulle spalle, un licenziamento fresco, fresco, ad opera del Tottenham, ma un palmares eccezionale, con tutti i trofei continentali conquisti almeno una volta, su un totale di 17 vittorie su 25 finali, e scudetti nazionali in tutti le nazioni dove ha allenato : Portogallo, Spagna, Italia e Gran Bretagna.
Un solo e unico dubbio ora scuote il sogno ad occhi aperti dei tifosi romanisti, quali saranno i prossimi campioni giallorossi ?
Perché in campo non scende lui, e per un progetto vincente occorrono giocatori forti, giovani ma anche affermati e convinti campioni.
E i nostri cuginetti biancoazzurri già malignano … come potrà una società indebitata per oltre 500 milioni di euro, accontentare un allenatore soprannominato “Special One” (come lui stesso si era definito nel 2004 durante la conferenza stampa di presentazione al Chelsea) ?
Come potranno i lupacchiotti spendere e spandere, senza rischiare il fallimento, e in caso di nuovi “Zeru tituli”, riusciremo a vederli sparire dai radar calcistici internazionali ?
Ai posteri, sempre a loro, l’ardua sentenza.

Il guardiano di Budelli

Mauro Morandi, classe 1939, è il guardiano della piccola isola di Budelli, nell’arcipelago de La Maddalena. O meglio a breve anche lui sarà un “ex”, un nuovo disoccupato a spasso e senza casa. Una storia e una vita emozionante, che a 82 anni, lo costringe ora, per pastoie burocratiche, a dover lasciare la sua dimora nella baia della “Spiaggia Rosa” e a doversi cercare una casa in affitto sull’isola maggiore. Sfrattato come un abusivo qualsiasi. Tutto iniziò nel 1989, allorché con tre amici, che sognavano come lui la Polinesia, acquistarono un catamarano e raggiunsero l’isola sarda de La Maddalena, perché allora c’era molto traffico di turisti e volevano sfruttare il buon momento con un charter tra le isole. La loro situazione non era rosea : avevano debiti con le banche e dovevano a tutti i costi guadagnare un pò di soldi. Nulla di romantico dunque. Per altro uno dei tre, Federico, morì di ictus, in una notte d’agosto a soli 33 anni. Prima Mauro era un insegnante di educazione fisica, viveva a Modena e con lui fin dall’inizio, c’è sempre stata anche Silvana, la sua compagna, con la quale ha condiviso 40 anni di vita insieme (morta nel 2018). Dopo una chiacchierata e l’intenzione di tornare in continente, sostituì in quattro e quattr’otto il vecchio custode, tale Giorgio, che si era invaghito di una forestiera. Quindi si stabilì nella casa militare della seconda Guerra mondiale, che era stata un pò ristrutturata dal padrone di Budelli per stabilirci il vecchio custode dell’isola. Tutto qui. Nient’altro se non natura, mirto, mare e sole. I suoi compiti erano essenzialmente quelli di controllare che non scoppiassero incendi e che i turisti non entrassero nell’isola che ai quei tempi era privata, di una società italo svizzera che l’aveva acquistata per costruire un grande albergo. Con gli anni invece divenne una guida del posto, un personaggio che raccontava la solitudine, un uomo e una tempra di altri tempi specie nei ventosi inverni isolani. Dopo 32 anni, la scusa per sfrattarlo, è stata proprio la ristrutturazione della casetta militare e soprattutto l’eliminazione dell’amianto presente e le parti abusive (circa 20 metri quadrati) del manufatto. La solita buona azione che cela in realtà,  l’infamia e la cattiveria di chi decide per gli altri. E così andrà via, un altro testimone del mondo (bello) che fu, e che forse incontrammo pure noi, nell’unica volta che, ancora fidanzato con mia moglie, facemmo una gita proprio sull’isola dei sogni, che ancora ricordiamo con tanto amore, e che a quei tempi, era possibile frequentare e nelle cui acque cristalline ci si poteva bagnare al sole d’estate. Ciao Mauro, ti portiamo nel cuore !

One woman, One child

Stanotte ho fatto un sogno.
Invece di una sola figlia, come Dio ha voluto, avevo ben sette rampolli, vispi e simpatici, divisi equamente tra maschi e femmine.
Un bel nucleo familiare, come quelli di due o tre secoli fa, quando a pranzo o cena, si prendeva posto nel classico “fratino lungo tre metri o più”, in legno massello, con tutte le sedie intorno e il servizio in porcellana da dodici.
Ed ho capito perché ci hanno indotto e portato piano, piano, in cinquant’anni, alla famiglia nucleare o ad avere pochissimi figli.
Perché col “dividi et impera” applicato dal basso, stanno riuscendo nei loro piani di disgregazione e distruzione di maggiore portata.
Perché un nucleo familiare come quello del sogno, con tante teste e maggior mani, piedi, orecchie e lingue (soprattutto lingue), seppur difficile e impegnativo da portare avanti e mantenere, era una autentica forza della natura.
Dove nessuno era abbandonato a sé stesso, non esistevano depressioni e ognuno aveva la sua precisa funzione familiare.
Un piccolo esercito agli ordini, ma anche ai favori, dei nonni, dei genitori e degli stessi componenti più giovani.
Una mano lava l’altra e tutte insieme, portavano avanti il loro gruppo famiglia.
Si era uniti e ci aiutava sempre, anche quando si cresceva e non c’erano invidie e prepotenze.
Perché l’attenzione alla spesa, la collaborazione al lavoro, il risparmio e la solidarietà da bambini (il fatto di prestarsi abiti e accessori tra fratelli, maggiori e minori), cementava affetto e forza, per superare tutti i problemi.
Il problema che si presentava, era visto da più punti di vista, e le possibili soluzioni, erano il suggerimento e l’applicazione di tutti i componenti.
Oggi invece siamo soli.
Con zero aiuti esterni, perché c’è un menefreghismo assoluto, se non anche delatori e spie, ed anche all’interno, perché numericamente siamo “pochi”, ad affrontare gli schiaffi della vita.
Ieri pomeriggio ho letto su Facebook, un articolo che forse ha smosso il mio inconscio notturno.
Questo post ripeteva il mantra cinese di qualche anno fa, ripreso dell’OMS in questi giorni, di consigliare (se non imporre), il monito per cui “One woman, One child”, con l’obiettivo entro il 2100, di ridurre del 50% la popolazione mondiale.
In Cina, capostipite mondiale, della legge sul “figlio unico”, debolmente rivista nel 2013, la famiglia che ha il secondo figlio, in alcune regioni, si vede applicare sanzioni pecuniarie, mentre al terzo, si rischia il carcere, oltre che sanzioni pesantissime.
Si imprigiona e si forza la Natura, che da sempre ha regolato le specie animali sulla sua superficie, e che meglio sicuramente dei nostri pseudo scienziati, sa cosa è meglio per la vita sulla Terra.
Quindi fateci caso.
Chi può spararsi selfie con quadretti familiari numerosi, con due tre, quattro mogli e decine di figli e nipoti ?
Sovrani, principi e ricchi miliardari.
Anche procreare, che dovrebbe essere la cosa più facile da fare, è questione “riservata”, quasi da elite, da adepti, con il risultato che a noi, semplici mortali, del detto napoletano “Chiagni e fotti !” … ci stanno concedendo solo … il Chiagni …