La saggezza del Bonaparte

Napoleone è stato un grande stratega militare, un generale illuminato, un indiscusso estimatore di arte e di bellezza.
Ma che ci abbia lasciato un capitale di poche stringhe, piene di significato, perle di vera saggezza, penso siano in pochissimi a saperlo ed averlo studiato sui libri di scuola.
Invece trattiamo di un capitale immenso, incommensurabile.
Napoleone non è certamente Confucio, con le sue massime e i pensieri filosofici, per altro mai scritti, ma raccolti dai suoi discepoli nei Dialoghi, ma il suo insegnamento al mondo, terra terra, è quello di rendersi conto che al nostro interno possediamo delle risorse formidabili, che non vengono utilizzate perché l’uomo sceglie troppo spesso di essere mediocre e pusillanime, quando nel mondo (di oggi in particolare) è indispensabile dotarsi di attributi e dimostrarlo giorno dopo giorno coi fatti.
In una veloce raccolta mi è gradito sottoporvi le seguenti riflessioni :

“Non interrompere mai il tuo nemico quando sta commettendo degli errori.

Il coraggio non consiste nell’andare avanti quando sei in piena forza, ma nell’andare avanti quando non ce l’hai proprio.

In politica la stupidità non è un handicap.

Se vuoi capire chi guida il mondo, vai a vedere le sue letture preferite.

La storia è una serie di menzogne sulle quali più gente si è accordata.

La storia è sempre scritta dai vincitori.

Per governare il mondo non puoi essere privo d’immaginazione.

Se pretendi che una cosa sia fatta veramente bene, falla direttamente da te.

Niente al mondo è più difficile e prezioso che essere in grado di decidere.

Le sole vittorie che non lasciano strascichi e dispiaceri, sono quelle vinte sull’ignoranza.

Il miglior modo per mantenere le tue promesse è quello di non farle.

Gli uomini sono mossi da due motivazioni-chiave che sono : la paura e il danaro.

Il mondo soffre molto non per la violenza della gente malvagia, ma per il silenzio della gente buona.

Chi teme di essere conquistato è sicuro della sua sconfitta.

10 persone che parlano fanno più rumore di 10 mila che fanno silenzio.

La morte non è niente, ma vivere una vita fatta di sconfitte e priva di gloria, è una morte continua.

Gli uomini sono facilmente governabili tramite i loro vizi, più che mediante le loro virtù.

Tu non sei più alto di me, sei soltanto più lungo.

Io odio l’illusione, ed è per questo che accetto il mondo così com’è.

Dà all’uomo il potere e scoprirai chi egli è veramente.

Scaricati di ogni tua preoccupazione non appena ti liberi dei tuoi vestiti per la notte.

La musica ci dice che la razza umana è più grande di quanto pensiamo.

La gente da temere non è quella che è in disaccordo con te, ma quella che è in disaccordo e che ha paura a dirtelo.

La vittoria appartiene a chi sa essere perseverante.

Il modo sicuro per rimanere povero, è quello di essere onesto.

La gloria è soggetta ad alti e bassi, ma l’oscurità rimane per sempre.

Un vero uomo non odia nessuno.

La migliore cura per il corpo è quella di possedere una mente quieta.

I più grandi pericoli si corrono al momento della vittoria.

Un trono è soltanto una panca ricoperta di scintillante velluto.

Ricopri sempre la tua mano di ferro con un guanto vellutato.

Richiede molto più coraggio la sofferenza che la morte.

Sono venuto al mondo credendo sempre al peggio.

La gioia di vivere sta nel pericolo.

La guerra è un affare di barbari.

Il governo non è niente se non è supportato dalla pubblica opinione.

Imposto sempre i miei piani di battaglia per lo spirito dei miei soldati sacrificati.

Esistono così tante leggi che nessuno è sicuro dal rischio di impiccagione.

Non serve cercare fonti della malizia, quando ogni cosa si spiega con la stupidità umana.

Gli uomini mediocri e di bassa lega esercitano la propria memoria, più che il loro giudizio.

Un folle ha un grosso vantaggio sulla persona educata: è costantemente contento di se stesso.

Esistono due modi sicuri per controllare la gente: il primo è il guadagno personale e il secondo è il danaro.”

Grazie Napoleone a buon rendere !!!

“Er Natale de guera”

Si tratta di una famosissima poesia di Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, scritta durante il primo conflitto mondiale.
E’ un testo che ci mette nei panni di Gesù bambino e che ci fa rivivere, attraverso il suo sguardo, immagini che ci sono familiari : i pastori, i doni, la stella cometa, i Re Magi.
Oppure personaggi del Presepe che la tradizione ci ha tramandato, e che ormai fanno parte integrante della sacra famiglia e della capanna di Betlemme, come il bue e l’asinello.
Tutto è attualizzato, la guerra ha cambiato e modificato la realtà e le domande del bimbo alla mamma, semplici, ingenue, vere, rendono tutto lo stridore e l’assurdità della realtà della guerra.
Povertà, aumento del costo di tutti i prodotti primari, mancanza di una guida religiosa e spirituale, violenza e morti, pietà e dolore per tutti.
Esattamente un secolo dopo, siamo di nuovo in Guerra, impegnati in un altro conflitto mondiale, con noi stessi e con la nostra coscienza.
Leggo di amici, che passeranno le feste da soli, altri che raccomandano la mascherina a tavola e in casa, altri ancora che si terranno lontano dai parenti non vaccinati.
Proprio un bel Natale !
Sono riusciti a far dimenticare anche questo momento spirituale di incontro, di festa, di riunione familiare.
Tutti contro tutti, per la paura di morire !
Un fottuto terrore di schiattare a venti, trenta, quaranta anni … quando un tempo si cantava : “Voglio una vita spericolata” e si pensava solo ad una “cosa”, maschi e femmine senza differenza.
Oggi invece siamo morti viventi, persone rassegnate, sguardi spenti.
Uomini e donne che hanno perso o stanno perdendo dignità e serenità, che hanno ceduto ad un ricatto “volontariamente” e tutto questo con ancora maggiore acredine, rancore e asprezza.
Ma Natale é qui, come quelli dei periodi di guerra, neutrale e lontano dalle cose degli uomini e dalle loro miserie, con un mistero glorioso che si perpetua, la vita e la natura che proseguono, i tanti delinquenti che non ne vedranno altri (speriamo) e noi, felici e sereni con i nostri cari.
L’ augurio sincero è quello di poter ritrovare i sogni dell’infanzia e di tornare a vivere le belle tavolate e le grasse e ricche tombolate di una volta, con affetto, abbracci e mascherine … nel fuoco del camino. Buon Natale a tutti !!!

“Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara? Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
– Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pè compralla…
– E l’asinello mio, dov’è finito?
– Trasporta la mitraja sur campo de battaja : è requisito.
– Er bove?
– Pure quello… fu mannato ar macello.
– Ma li Re Maggi arriveno?
– E’ impossibbile, perchè nun c’è la stella che li guida ; la stella nun vò uscì : poco se fida pè paura de quarche diriggibbile …
Er Bambinello ha chiesto:
– Indove stanno tutti li campagnoli che l’antr’anno portaveno la robba ne la grotta? Nun c’è neppuro un sacco de polenta, nemmanco una frocella de ricotta …
– Fijo, li campagnoli stanno in guerra, tutti ar campo e combatteno.
La mano che seminava er grano e che serviva pè vangà la terra adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente … guarda, laggiù, li lampi de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi, li quattrocentoventi che spaccheno li campi?
Ner dì così la Madre der Signore, s’è stretta er Fijo ar core e s’è asciugata l’occhi cò le fasce.
Una lagrima amara pè chi nasce,
una lagrima dòrce pè chi more…”

Più loro e meno io

Ho sentito interventi a bizzeffe da parte di politici e sanitari che si preoccupano tutti i giorni della nostra salute. “Attento a questo, attento a quello, lavati le mani, fai questo e fai quello …”. Sempre preoccupati della nostra febbre, di eventuali influenze, di contagi e consigli sulla nostra salute. Ed ora anche di quella dei nostri bambini, dei nostri figli e nipoti.
Premier, Presidenti di Regione, Sindaci, scienziati e medici illustri.
Senza sosta.
Dalle 7, orario del primo notiziario, alle 24, orario dell’ultimo, tutti i santi giorni.
Su tutte le reti.
A questo punto penso che sono fatto male.
Perché più si preoccupano loro e meno gli credo io …..

25 settembre.

Eccolo il mio compleanno.
Stavolta di sabato e sono 58 pippi.
Per fortuna stavolta, sto bello tranquillo a casa mia, coi miei cari.
Un pranzo tra noi, alla buona, con pensieri carini, tante foto e abbracci con Fabiola, mia figlia Vanessa e la sua bella famigliola.
La fortuna di avere vicino ancora i miei suoceri Anna e Mario (che l’altro ieri in pizzeria ha spento la sua 91° candelina), i giochi in giardino con mio nipote Lorenzo, i sorrisi innocenti della piccola Eleonora, che festeggia con me il suo quarto mesiversario.
Sembra banale, ma credetemi non è così.
La “normalità” che a volte viene grossolanamente equivocata con la “banalità” è al contrario una condizione paradisiaca, una “bolla” di karma positivo, che mio genero Claudio, immagina chiusa intorno al nostro piccolo nucleo familiare.
Uno stare bene interno, che sentiamo nel cuore, che é solo nostro e che vogliamo condividere con chi ci ama davvero e a chi vogliamo bene da una vita.
Non mi occorre il viaggio intercontinentale o la crociera di Love Boat, non mi servono gli Auguri di Vip o personaggi importanti, non necessito di regali o premi, non c’è vincita che mi possa smuovere da dove sono, dalla mia bolla.
Mi cibo solo di tranquillità, di salute mia e dei miei cari, di sole, di aria e di libertà.
Se poi a tutto questo ci metti pure un bel piatto di spaghetti allo scoglio, un’oratina fresca di giornata ed una bella fetta di crostata al limone, ringrazi Dio e fai cin cin con tutti.
Tanti Auguri Vito.

La costanza italica.

I latini dicevano “Gutta cavat lapidem”, ovvero “la goccia scava la pietra”, e intendevano dire che con 3 virtù come “pazienza, perseveranza e tenacia”, è possibile raggiungere anche i risultati che a prima vista sembrerebbero impossibili.
Thomas Edison, altro fautore della tenacia, soleva dire che ”molti fallimenti nella vita, sono di persone, che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato !“.
Ecco l’italiano per sua natura è poco paziente, poco perseverante e per nulla tenace.
Abbiamo perso guerre, rinunciato a colonie e siamo diventati lo zimbello mondiale, per aver sempre avuto problemi di tenuta e aver infranto, dopo poco tempo, ordini e disposizioni. Di qualsiasi genere.
Non siamo come gli alleati teutonici, che hanno preferito resistere fino alla distruzione completa di Berlino.
Noi dopo il primo “buumm”, abbiamo sempre tirato su la bandiera di resa.
Ma non solo per codardia, moltissimo per esserci stufati delle difficoltà, esauriti dall’applicazione.
Ieri sera, alla festa dei 18 anni di mia nipote, dopo un approccio serioso e tedesco, quando all’ingresso veniva richiesto a tutti di mostrare il famoso “passaporto verde”, ho notato che passata la scrematura iniziale, chi era al controllo, era andato a fare le crepes con la cioccolata. Con il risultato che a quel punto potevano entrare porci e cani.
Anche nei ristoranti dove il divieto di mangiare dentro è già molto violato oggi, con i tavoli fuori e col bel tempo … figurarsi quando pioverà, al gelo d’inverno, e si rischierà di avere il locale semivuoto, ad eccezione soltanto dei diligenti vaccinati.
O perché molti tentennano già alla seconda dose, figurarsi dalla terza in poi.
Ecco perché stanno accelerando, perchè si rischia di vedere un film già visto.
Con norme, prescrizioni, sanzioni e vessazioni, del tutto inapplicate, perché chi dovrebbe rispettarle o vigilarne il rispetto, si è già rotto le palle.
Al Governo lo sanno che se si allungano troppo i tempi, si scopre l’inganno e qualcuno potrebbe chiedergli il conto (salatissimo),di questo lungo periodo di non lavoro, infezioni e morti a gogò.
Pertanto anche se “Mala tempora currunt – corrono brutti tempi”, come dicevano i latini, è anche vero che “Omnia fert aetas – il tempo porta via tutte le cose” come scrisse il sommo Virgilio nelle sue Bucoliche.

La teoria della formica.

Avete presente quando in cucina con l’approssimarsi della bella stagione, si rivedono le formiche ?
Sono insetti che a differenza di mosche e zanzare sono generalmente più tollerate, ma anche loro a volte sono molto impattanti e fastidiose, specie quando assalgono, e non troviamo riparo ad alimenti e bevande zuccherine.
E allora passiamo al contrattacco con DDT e insetticida vari, che con una bella spruzzata fanno piazza pulita e sterminano tutto.
E pensare che in quelle file ordinate e in quei gruppuscoli pullulanti di nero, c’era la formica Antonio, un ingegnere bravissimo, la formica Gina, madre di sei formichini, la formica Pietro, parroco da poco, la formica Anna tintora e la formica Peppe, noto politico del luogo.
Una spruzzata e via.
Senza onori e senza colpa, tutti stecchiti nel raccoglimondezza.
Ecco io credo che quando ci raccomandiamo a Dio o comunque ad una entità superiore, sortiamo lo stesso risultato della formica Antonio, l’ingegnere, che credeva di essere risparmiato perché buono e ligio alla legge. Quando si spruzza non si vede il documento, né il curriculum vitae. Gli spruzzatori di DDT, non vogliono conoscere i giusti o gli inadeguati, se ne fregano del numero delle formiche e dell’insetticida da usare o quanto spruzzarne.
L’importante è liberare il pavimento dagli insetti e ridurre o sterminare tutta la colonia. E pensare che ci sono pure le formiche “zombie”, poiché un fungo, chiamato foride, infetta il loro corpo propagandosi anche nel cervello.
Allora la formica ammalata si trasforma in una sorta di “morto vivente” che vaga per la foresta equatoriale.
Ad un certo punto, mossa da uno stimolo misterioso, sale sopra ad un filo di erba e aspetta di essere mangiata da un uccello rapace di passaggio.
Il volatile provvederà poi, con le sue feci, a diffondere le spore del fungo “zombifero” e fare altre vittime. Quante strane coincidenze ….

Avanti o indietro ?

In verità non è un fenomeno degli ultimi mesi.
È da qualche anno che brancoliamo nelle previsioni massime di due o tre giorni.
È da tempo che analisti e storici non trovano più il bandolo della matassa, per trovare riscontri o fare progetti.
E anche io che mi sono sempre vantato di leggere il futuro con sufficiente precisione, vedo una nebbia fitta di interrogativi e puntini di sospensione.
A parte il Meteo che ci “becca” in modo ormai impressionante, facendo presupporre che qualcuno a questo punto, governi pure il clima, o per lo meno i cambiamenti a cui stiamo assistendo sempre più repentini, tutto il resto è su di un altalena che va e che ritorna, tra il dubbio e la certezza, il fare e il non fare, il dire e il tacere.
“Avanti o indietro ?”
Era il post che ho pubblicato qualche giorno fa su Facebook e mostra l’assoluta indecisione, la gravosa ambiguità e la massima indeterminatezza, che caratterizzano questo periodo della nostra vita.
Tutto è opinabile.
Rinviabile.
Annullabile.
Sospeso.
Ma per quanto tempo uno, può sospendere la propria vita ?
Per quanti mesi, a 50 e passa anni, si può evitare di pensare di aver perso il lavoro, che a breve ti licenzieranno, oppure che ti sfratteranno perché hai sospeso gli affitti, o infine che la banca o gli uffici finanziari a breve ti notificheranno tutti i debiti accumulati in questi ultimi anni ?
Perché le alternative non sono moltissime.
O ci sarà un gigantesco “colpo di spugna”, di cui usufruiranno tutti, anche i più disgraziati della Terra, oppure ci sarà una guerra tra chi chiede e chi nega.
È sempre stato così.
O ci si abbraccia o ci si combatte.
Non ci sono mezze misure, perché la giostra è durata anche troppo.
Oppure, e questa è la terza via che ascrivono ai complottisti, ci sarà un arbitro terzo, il cosiddetto NWO, che riscriverà le regole del gioco.
Ma sarà veramente un gioco del tutto nuovo !
Si ribalteranno tutte le strategie messe in campo finora.
Dovremo acquistare manuali, guide, dizionari, perché muteranno pure i termini e forse la stessa lingua parlata.
Forse non ci sarà più l’italiano, l’inglese o il francese, ma il nuovo idioma del 2030, la “newlanguage”.
Cambieranno i trasporti, le abitazioni, i lavori, le relazioni sociali, le religioni stesse.
Insomma tutto.
Non potremo mantenere nulla del mondo che conoscevamo e che ci dava tranquillità.
E tutto ciò ci farà chiedere sempre con maggiore veemenza : meglio adesso o prima ?

No al tempo sospeso

Oggi nell’attesa di conoscere l’esito di una visita della mia piccola nipotina Eleonora, ho riflettuto sul “tempo sospeso” e su quanto duole e fa male il tempo dell’incertezza.
Ci siamo trovati tutti nella situazione di dover attendere una notizia la cui risposta risultava molto importante per noi : l’esito di un esame diagnostico, la pronuncia di una sentenza, il risultato di un esame universitario, di un test o di un esame medico, di un colloquio di lavoro.
E sicuramente il nostro spirito sarà sempre combattuto, tra passare il tempo di attesa preoccupandoci o sperando per il meglio. 
Nella gestione dell’ansia, io per predisposizione naturale, sono portato, purtroppo (o per fortuna), ad incastrarmi in due meccanismi a seconda della situazione :
alla “ruminazione”, ovvero a pensare e ripensare al passato (cosa avrei potuto fare o dire differentemente per assicurarmi un esito positivo) ed alla “preoccupazione”, di cui fanno parte tutti i possibili pensieri negativi di previsione del futuro.
Quindi sono il classico cultore del bicchiere “mezzo vuoto”, pur riscontrando nella mia vita, di aver sempre assistito che alla fine della fiera, la mia zattera riprendeva sempre il corso della corrente positiva.
In realtà, non possiamo in alcun modo, cambiare il passato, né intervenire attivamente sul futuro in situazioni che sono al di là del nostro controllo.
E a poco, se non a nulla, tranne i miracoli (a cui credo), vale applicare modalità non razionali, come fare gli scongiuri o leggere gli oroscopi o ancora crociarsi o raccomandarsi al cielo, anche se alleviano il cuore.
Queste modalità non sono altro che resti del “pensiero magico”, una forma mentale tipica del funzionamento cognitivo infantile, per la quale mettiamo in pratica azioni o facciamo pensieri simbolici, che crediamo possano avere una qualche influenza sul mondo esterno e modificare gli eventi del futuro.
Da poco tempo ho realizzato infatti che, invece di soffermarmi sul passato o sul futuro, mi devo imporre di restare nel momento presente, che è anche l’unico reale, il cosiddetto “qui e ora” su cui si focalizza anche la cosiddetta meditazione Mindfulness.
Ossia invece di farmi rapire dai pensieri che mi portano in tempi e luoghi diversi dal presente, devo concentrarmi e mantenere la mia attenzione, all’esperienza del momento.
Questo mi sta aiutando a vivere le emozioni di questi anni come passeggere, a concepire i pensieri come diversi dalla realtà, e a mantenere un atteggiamento non giudicante sul mio vissuto.
Che reputo comunque speso bene.
Usare il meno possibile, la strategia che ho attuato finora, quella del “prepararmi al peggio” ed a riservarla alla fine del periodo di attesa, quando potrebbe effettivamente avere un’utilità, se mi dovessi confrontare davvero con una cattiva notizia, mi fa stare meglio e dormire di più la notte.
Essere naturalmente “mindful”, mi aiuta a mantenere un’attitudine più ottimistica, a preoccuparmi di meno della mia vita, e a percepirmi come più efficace nel “coping” o nel far fronte alla cose.
Qui e ora, senza tempo sospeso!

Battiato, essere speciale.

Anche il maestro siciliano non c’è più. Questo periodo di lockdown allunga la sua lista di personaggi illustri, volati via da questo mondo.
Franco Battiato, nato nel marzo del 1945, a Ionia, vicino Catania, è stato uno dei massimi autori e musicisti italiani.
Debuttò con Francesco Guccini, grazie a Giorgio Gaber e Caterina Caselli, negli anni sessanta e da allora ha prodotto trenta album, molto diversi, uno dall’altro, e sicuramente mai alla ricerca del facile successo di vendita, che comunque ebbe, specie negli anni ’80, risultando più volte in cima alle classiche discografiche.
Ancora ricordo i brividi e le emozioni che provai, quando ancora liceale, proprio nel 1981, misi sul mio giradischi Technics, puntina Shure, il suo 33 giri in vinile “La Voce del Padrone”.
7 tracce, una più bella dell’altra.
Pubblicarono tutti i singoli, ma il senso di assoluta libertà che mi donò (e ancora mi regala), il brano “Gli Uccelli”, che reputo una vera poesia esistenziale, è indescrivibile.
Un artista a tutto tondo, che ha fatto musica per 54 anni, dal primo brano presentato da autore al Festival di Sanremo nel 1965, fino a due anni fa, quando per una malattia neurologica progressiva (chi dice Alzheimer, anche se la famiglia ha sempre smentito),  annunciò il suo ritiro dai palchi e dagli studi di registrazione.
Ha provato ogni stile musicale, dal pop al classico, dallo sperimentale al progressivo, dal rock al folkloristico, imparando strumenti, studiando nuove lingue, (tra cui l’arabo), approfondendo temi filosofici e coltivando amicizie personali con pensatori e filosofi, scrittori e poeti, altri musicisti e artisti del suo tempo e della sua Sicilia, tra cui Giusto Pio, Lucio Dalla e tutti i cantautori romani.
È stato perfino un pittore apprezzato con oltre 80 dipinti, olio su tela, esposti in mostre e gallerie d’arte europee.
Una personalità poliedrica nel mondo dell’espressione e della creatività umana.
L’ultimo album del 2019 “Torneremo ancora”, a distanza di 47 anni dal suo primo LP “Fetus (Bla, Bla)” del 1972, rappresenta il suo vero testamento artistico, con passaggi per molti versi premonitori :
“La vita non finisce / È come il sogno / La nascita è come il risveglio / Finché non saremo liberi / Torneremo ancora / Ancora e ancora”.
Spero davvero di poter incontrare nuovamente Francesco, in un suo prossimo ritorno, per stringergli la mano e ringraziarlo per questa vita e tutte le sue splendide poesie musicali.
Un “essere speciale” come scrisse e cantò, nel 1996, nella sua stupenda “La cura”.

Il fallimento del mattone.

Nel 1980, il duo Mogol e Battisti, nel singolo “Il Monolocale” denunciavano : “Mi vien da piangere / vendesi e tot milioni per anticipo / soltanto vendesi, vendesi / Mi sembra quasi impossibile … / Son tutti vendesi, vendesi / nemmeno un buco per affittasi …”.
Oggi dopo il ciclone Coronavirus, purtroppo per i proprietari, la situazione è molto, molto diversa.
Sarebbe opportuno riscrivere da capo il testo del fortunato motivo musicale.
“Son tutte vendesi / vendesi / e pure tante con affittasi”.
Perché la situazione è esplosiva.
Molto ha fatto la crisi, altrettanto il decremento e l’invecchiamento demografico, e infine il blocco del turismo e dei flussi esteri di popolazione “attiva” in ingresso.
Fatto sta che le case abbondano in vendita ed anche in locazione. Ovunque cartelli colorati, vicino le poste, all’ingresso dei mercati coperti, nelle vetrine delle agenzie immobiliari sopravvissute.
E la bolla immobiliare deve ancora esplodere.
Perché i colossi come Scarpellini, Caltagirone, Gabetti, Pirelli, Piperno, etc.(solo per citare i romani), ancora tacciono la verità e fantasticano di un mercato positivo.
Ma questo è un altro settore che a breve farà morti e feriti.
Quando si parla di innalzare ulteriormente la tassazione sul patrimonio immobiliare degli italiani, non ci si accorge delle migliaia di case e negozi chiusi.
Proprietà abbandonate, incolte, cadenti, senza più mercato, specie nei centri più piccoli e periferici,
ormai improduttive per i proprietari, che già sono tentati di mandare tutto alla rovina, e non pagare più nulla.
“Ma posso pagare su un bene che è in realtà una preoccupazione, a differenza del passato, quando era realmente una rendita vitalizia ?”
Spese condominiali, servizi e utenze, adeguamenti normativi, mancati versamenti del canone dagli affittuari, sfratti impossibili da realizzare, occupazioni abusive che non contrasta nessuno, queste ed altre sono soltanto la punta dell’iceberg del “fallimento del mattone” in Italia.
Da qualche mese poi, da parte dei soliti noti, è iniziata la narrazione della “Ripresa”.
Del fatto cioè che a brevissimo ci sarà una nuova impennata dei prezzi e una risalita verticale della richiesta di immobili.
È soltanto lo “strillo” finale dei mercanti di piazza, prima di chiudere il banco e andarsene a casa.
Se l’offerta è sovrabbondante e la domanda crolla, i prezzi che fine credete possano fare ?
Salire ? Impennarsi ?
O piuttosto “impiccarsi”, visto che tra qualche mese verrà immessa sul mercato anche la massa di tutti gli immobili sequestrati, impegnati, ipotecati per le immancabili insolvenze legate proprio al Covid ?
Ecco, al Premier Draghi, consiglierei di rivolgere altrove le sue mire impositive, con il famoso detto popolare : “Abbiamo già dato!”