Le Tiny House

Stiamo trattando oggi delle Micro case, quelle abitazioni prefabbricate di pochissimi metri quadri, progettate con l’obiettivo di utilizzare al massimo tutti gli spazi interni disponibili.
Rispuntano fuori dopo decenni, grazie ad un movimento architettonico e sociale, oggi molto sviluppato negli Stati Uniti, progredito negli ultimi anni, grazie ai costi ridotti di realizzazione, disegni molto ingegnosi e spirito avventuriero di alcuni radical chic, che abbandonate le comodità delle loro megaville statunitensi, si trasferiscono armi, figli e bagagli, in queste scatolette tecnologiche, con pochissimo spazio vitale.
Questo movimento, alquanto particolare, in realtà nacque in Giappone negli anni ’90, con il nome di “kyosho jutoku”, che tradotto significa letteralmente “micro house”.
A quei tempi, nel Sol Levante i prezzi delle case in centro erano altissimi e il paese si trovava in una forte recessione economica.
Proprio per questi motivi, moltissimi giovani iniziarono ad accalcarsi in spazi sempre più piccoli, addirittura nelle case per bambole di soli 10 mq,
super economiche : solo 70 centesimi al mese, esclusi i servizi, fornite da IKEA, noto produttore svedese di arredamento, superaccessoriate in quartieri molto lussosi di Tokio.
Negli Stati Uniti al contrario, l’origine di questo movimento, ha come obiettivi principali quelli di semplificare le pulizie, diminuire i costi di manutenzione e ridurre lo stress di vivere in case enormi, si deve al disegnatore Jay Schafer, che nel 1997, avvertì il bisogno di semplificare la sua vita, e creò una mini house dove c’era lo spazio solo per il suo vestiario, i mobili indispensabili, gli arnesi essenziali della cucina, del bagno e pochissimi elettrodomestici.
Quello a cui mirava Jay Schafer, era di non dedicare troppo tempo alle pulizie dell’abitazione, alle altre faccende domestiche e a non dover ordinare e mettere a posto oggetti superflui.
Oltre naturalmente a risparmiare sui costi fissi dell’abitare .
Questa nuova tendenza è inarrestabile, una filosofia di vita dove si è creato un nuovo concetto di vita migliore: vivere con meno spese di mutuo, in una micro home, ben disegnata, usando meno l’impianto di climatizzazione, gli elettrodomestici, meno spese di ristrutturazione, etc, etc, il tutto in un luogo naturale, magari in un parco, un bosco, vicino una spiaggia o un fiume.
La costruzione di queste small houses, infatti, permette ai proprietari non solo di vivere una vita più semplice, bensì ridurre anche di molto le spese energetiche della casa.
In altri tempi, quando si comprava una casa, si sceglieva sempre quella più grande, magari per avere più spazio per cose e persone, tutto questo portava a vivere una vita con più stress proprio per la cura, la pulizia e gli alti costi fissi che necessitava la casa grande.
La vita una volta inoltre, era molto distinta: il marito stava fuori casa gran parte della giornata per il lavoro, mentre, la moglie rimaneva in casa con un buon numero di figli da tirare su.
Oggi, invece, i tempi sono cambiati e tutto questo non ha più senso; entrambi i genitori lavorano, i bambini passano gran parte della giornata in asili nido e scuole e, nei fine settimana, la maggior parte delle volte, si va in giro a godere dei giorni di riposo.
Se si dispone di una proprietà dove poter installare una mini casa prefabbricata, con un prezzo più accessibile di quello che invece risulterebbe costruire una casa, si può disporre con una tiny home di una casa in piena regola.
Ed è quello che propongono in una trasmissione su Cielo TV, canale 26 del digitale terrestre da lunedì 4 gennaio 2016 alle 17.15, dove John Weisbarth, esperto di soluzioni abitative per spazi davvero minimal, mostra le ultime idee di design e di arredo, per rendere davvero unica e accogliente anche una casa di soli 15 mq.
Ieri pomeriggio era la volta di una famiglia composta da mamma, papà e tre figli che, dalla loro megavilla di 450 mq in Florida, si “schiattava” (è proprio il caso di dirlo) in una semi roulotte di 33 mq, posizionata nel loro vialetto di casa.
Oltre al casino quotidiano di abiti, pigiami e lenzuoli ovunque, c’era il problema dell’unico bagnetto, dello scarico periodico delle urine familiari e non solo, dello spazio vitale insufficiente per pranzare, studiare o avere un minimo di riservatezza personale, della pressoché mancanza totale degli elettrodomestici, anche quelli ormai quotidiani ed essenziali.
Ed ho fatto questa semplice riflessione; ci hanno fatto prima allargare e godere in case comode, spaziose e luminose, che probabilmente non potremo più mantenere e permetterci (sempre per colpa LORO) ed ora coi soliti messaggi subliminali, vogliono convincerci che è più chic e più alla moda, rinchiuderci in gabbiette per criceti.
Ci stiamo “asiaticizzando”, prendendo di quei paesi lontani, solo il peggio possibile : l’assoluta mancanza di libertà, il concetto di proprietà privata sottomesso a tutto, la vita o meglio la sopravvivenza, dedicata solo al lavoro e pochissimo altro.
Beh voi comprate pure le micro case, dotate di tutti gli accorgimenti architettonici e di design … che io mi tengo la mia vecchia e fuori moda “Big House” … altro che caxxxx !

No agli accaparratori seriali!

Dalla pandemia, alla guerra, passando per il caro carburanti, l’aumento dei prezzi alimentari ed i paventati blocchi degli autotrasportatori, stanno causando situazioni difficili e delicate, che tengono tutti con il fiato sospeso.
Confesso che anch’io, sono ben due volte, che stipo lo sgabuzzino sotto le scale, eppoi mi devo smaltire roba scaduta da mesi.
Ma la paura di non avere cibo a sufficienza sulla tavola, è un terrore atavico, che sopravvive nel nostro DNA, tramandato da generazioni che con la guerra ci hanno convissuto per decenni.
Non a caso in tutti i supermercati del mondo, come si profila un qualche problema alimentare, si scatena l’inferno, con prese di assalto agli scaffali, espropri forzati, vere e proprie rapine.
Nei mesi pandemici, ci sono state addirittura violenze a donne col carrello pieno nei parcheggi.
Ma gli appelli e gli allarmi, si stanno moltiplicando sempre di più e la gente inizia a diffidare, perché poi, nei giorni a seguire, trova sempre la merce al suo posto.
È così, si rischia di fare un guaio ancora più grosso.
Perché chi dà sempre falsi allarmi, non è più creduto, neanche quando dice la verità, e la famosa favoletta di Esopo, “Al lupo! Al lupo!” ci fa capire che probabilmente quando davvero ci troveremo con gli scaffali vuoti, nessuno avrà fatto le scorte necessarie e tutti gli accaparratori seriali, me compreso, resteranno a becco asciutto.
E poi la corsa a certi prodotti – tipo alcol, cloro, disinfettanti vari, ma anche zucchero, pasta, farina e da ultimo olio di semi, etc. – che dopo mesi e mesi, ancora non sono stati consumati, genera spreco e soldi buttati, oltre a innescare spinte inflattive che determinano aumenti di prezzi non giustificati.
Infatti chi fa l’accaparramento alimentare, sappia che è la maniera più maldestra, ma soprattutto cinica, per mettere alla fame chi non può permetterselo.
E’ il tradimento assoluto della fede cristiana.
Non dovremmo più farlo, e anch’io mi prometto di non farmi più  coinvolgere in questo buio della ragione.
La pancia piena è il sintomo ineluttabile che la coscienza è vuota.
Gli spasmi della coscienza, sono peggiori di quelli che può dare la fame.
Non facciamoci truffare nella nostra dignità di uomini.
No all’accaparramento alimentare, no al medio evo del terzo millennio !!!

Perché la guerra potrebbe venire anche da noi.

Da studente, quando leggevo delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ero sicuro di una cosa : che non ci sarebbe mai stata una terza guerra mondiale, perché sarebbe coincisa con la fine del genere umano.
Quindi sentire Steve Bannon, braccio destro del tycoon, Donald Trump, ai microfoni di Zona Bianca, affermare senza dubbi, che ci stiamo avviando verso un momento buio della storia, dove nessuno sarà escluso da un eventuale allargamento del conflitto ucraino, francamente qualche brivido freddo me lo ha provocato.
“Ci stiamo avviando a una crisi finanziaria mondiale che porterà a una guerra globale : è chiaro come il sole.
E l’orrore che abbiamo visto in Ucraina, verrà anche in Italia !!!”.
La guerra è imprevedibile, ha proseguito lo statunitense, e tutti “stiamo giocando con il fuoco”.
Perché si sta tollerando (anzi incoraggiando), che una disputa regionale, con il gioco delle alleanze internazionali e delle sanzioni, si trasformi in un conflitto mondiale dai risvolti sociali ed economici imprevedibili.
In effetti ciò che di più dovrebbe spaventarci, non è morire per lo scoppio di una bomba o per il deflagrare di un ordigno, visto che in quei casi non avremmo neanche il tempo di affidarci al Padreterno con un Padre Nostro, ma i coprifuoco, la mancanza di riscaldamento e di energia elettrica, di acqua, di cibo, di libertà, che potrebbero durare mesi, se non anni.
Le prove fatte col Covid19, nel biennio appena passato, sembrerebbero una passeggiata di salute.
La città cinese di Shanghai, dove dal 28 marzo vige un coprifuoco serratissimo, la popolazione (25 milioni di abitanti) è esasperata da chiusure che sembrano non finire mai e la rabbia monta sempre di più.
In alcuni video, ripresi con i telefonini, si assistono ad urla delle persone chiuse in casa e folla che vorrebbe uscire per andare a comprare il cibo, poiché non si può lasciare la casa nemmeno per fare la spesa di ogni giorno.
E tra l’altro nei negozi scarseggia tutto, per la mancanza di approvvigionamenti.
Questa è la vera guerra, non la eventuale (quanto improbabile) distruzione o bombardamento di San Pietro o del Colosseo; il fatto di vedersi cambiata la vita, come la conducevamo fino a poco tempo fa, in un’esistenza da inferno.
E l’Italia purtroppo è in cima alla lista dei Paesi da ridimensionare e spianare, grazie ad una classe politica e dirigenziale impreparata, non appoggiata da consenso popolare, ed arroccata su posizioni di privilegio assoluto.
Noi al freddo … loro al caldo.
Noi senza benzina … loro con le auto di stato.
Noi senza cibo … loro nei grassi banchetti di rappresentanza.
E gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Ora legale = Ora rubata

Stanotte è tornata l’ora legale, di fatto un’ora di sonno “rubata” agli italiani dal lontano 1916, e formalizzata con legge dello Stato, cinquant’anni dopo, nel 1966.
Come tutti i furti che si rispettano lo switch si effettua di notte, quando è minore il traffico di treni ed anche la circolazione degli altri mezzi pubblici è ridotta all’osso.
Anche questa imposizione, è una invenzione del massone per eccellenza, quel Beniamino Franklin, l’inventore del parafulmine, che la propose a suo tempo, per risparmiare sul consumo delle candele.
In realtà fu il primo tentativo (riuscitissimo), di controllo e disciplina delle masse mondiali, che furono fin da allora indottrinate ad un “comportamento unico”, i prodromi del nuovo ordine mondiale.
In Europa, nonostante polemiche anche molto accese di alcuni Stati membri, si impose a tutti nel 1996, ed anche alla Russia, che tuttavia col nuovo corso Putin (sempre lui, il guastafeste), la abrogò definitivamente nel 2011, per il ritorno all’ora solare in tutto il suo stato.
Ancora ricordo i “moccoli” di mia madre che con l’ora legale ogni anno usciva quando era ancora buio per aprire il banco al mercato e tutti in quegli anni, forse perche erano sicuramente meno cretini e pecore di oggi, smadonnavano e si lamentavano almeno fino alla prima quindicina di aprile.
Oggi invece potrebbero pure dirci che si cambia mese, anno e calendario, senza provocare un piffero di reazione.
Siamo passivi e sottomessi a tutto, col sorriso (beota) stampato sulle labbra.
Comunque almeno quest’anno è stato utile il cambio orario, dalle 2 alle 3 infatti, non è stata lanciata nessuna bomba in Ucraina … almeno un’oretta di pace.

La Russofobia

Si procede nel romanzo di Orwell, 1984, senza tralasciare nulla, neanche una pagina del romanzo.
E da due anni siamo sull’annedoto dei “due minuti d’odio”, una pratica collettiva, presente nel racconto, di insulti, invettive e bestemmie, contro il terrorista Goldstein, e che oggi rappresenta, tra le altre cose, una valvola di sfogo dell’aggressività dei cittadini e un modo per individuare un capro espiatorio da demonizzare, addossandogli la colpa delle difficoltà della vita quotidiana.
I “due minuti d’odio” sono funzionali a mantenere un controllo ancora più stretto e serrato sul popolo.
Siamo passati infatti, in pochi giorni, dall’odio smisurato contro i “No e FreeVax”, che ha monopolizzato per mesi e mesi il teatrino televisivo, all’odio acerrimo contro i Russi.
Una vera e propria Russofobia, una ridicola caccia all’uomo, alle sue origini, al suo luogo di nascita.
Ieri pomeriggio, un ragazzo dell’ultimo anno di un liceo a Brescia, è stato ferocemente picchiato dai suoi compagni, senza un motivo preciso, ma soltanto per la madre, di origini russe.
Come se fosse una colpa oggi essere russo, come se gli oligarchi che sostengono Putin e la guerra in Ucraina, siano sullo stesso piano delle migliaia e migliaia di persone che anche in Russia, questa guerra la contestano o comunque la ritengono sbagliata.
La memoria ci porta indietro nel tempo, e ci rammenta l’esempio più drammatico dei due minuti d’odio della Storia umana : il “Cristo o Barabba” pronunciato da Ponzio Pilato al popolo ebraico.
La prima esaltazione collettiva dell’odio insito nella nostra natura molto terrena e limitata, ed il primo dito puntato contro chi non aveva fatto niente.
Arriveremo a vietare l’insalata russa, al non russare di notte, a non cogliere più la Russola nei prati (fungo mangereccio).
Gli abbiamo bloccato i conti correnti, gli sequestriamo panfili e barche, gli chiudiamo i siti internet, li cacciamo da hotel e alberghi, non devono più entrare in chiesa, scomunicati dai sacerdoti, li meniamo per strada, li licenziamo dalle nostre attività buoniste.
E questa dovrebbe essere la società dell’inclusione, la solidarietà che scioglie le tensioni, la diplomazia che allontana i contrasti ???
Verso chi indirizzeranno i nostri prossimi “2 minuti d’odio”?
Contro i biondi ? Contro i mori ? Contro i bassi ? Contro gli alti ? Contro i magri ? Contro i ciccioni ? Contro i miopi o gli ipermetropi ?
Tanto non conta la categoria o la motivazione … l’importante è sbattere sulle prime pagine il prossimo “Mostro da bersagliare” e iniziare le giaculatorie che non risolvono i nostri drammi quotidiani, ma che fanno molto bene alla nostra invidia e alla nostra cattiveria.

Gli aumenti “scontati”

Il titolo dell’articolo di oggi, sembra un ossimoro, ossia l’accostamento retorico nella medesima locuzione, di parole che esprimono concetti contrari.
Ma è lo specchio e l’amara constatazione di quello che sta accadendo da noi.
Da quando si è iniziato a parlare in tutta Europa, di fine pandemia e ritorno alla normalità precovid, ecco che subito sono partiti, tutti i classici e purtroppo previsti prodromi alla narrazione pandemica.
Aumento improvviso e repentino delle fonti energetiche, preceduto dalla prevista carenza di accessori e componenti tecnologici asiatici, conseguente aumento delle derrate alimentari e ciliegina sulla torta, guerra che comporterà altre “batoste” e novità negative per le nazioni del vecchio continente.
E tutto ciò, calato sulle vite di un continente europeo allo stremo, con crisi di consumi da paura, attività imprenditoriali fallite, tassi di inflazione e disoccupazione da conflitto bellico del secolo scorso, leader che si muovono all’unisono, nel rispetto di una agenda mondialista studiata da decenni.
Perché tutto ciò?
Perché il prelievo in termini economici, sanitari e sociali del coronavirus è quasi del tutto esaurito, ma non si è ancora provveduto al completo “esproprio” dei risparmi europei.
Confisca occulta, che avverrà con stipendi sostanzialmente fermi, se non in calo, o addirittura assenti, per i poveretti sospesi dal lavoro, e contestuale aumento di ogni prodotto necessario alla vita quotidiana : pane, pasta, carne, verdura, benzina, diesel, servizi bancari e assicurativi, aerei, treni, traghetti … tutto, e a cascata il resto.
La famosa frase, lanciata come slogan al World Economic Forum di Davos nel 2017 : “Non avrai nulla, ma sarai felice”, si rivela una predizione sciamanica per questo tempo sciamanico.
Che a furia di ripeterla come un mantra per migliaia di volte, alla fine si sta avverando.
Nessuno avrà più nulla, perché nello stesso tempo, qualcuno (evidentemente) avrà tutto.
Ai più rimarrà solo da cercare di tirar su (elemosinare?) il necessario per sopravvivere.
Cosa poi ci sia da essere felici nel non possedere nulla, ci viene spiegato nell’approfondimento e in un video inquietante, dove un beota Millennials, con tanto di barbetta tinta ci suggerisce :
“Una dopo l’altra tutte queste cose sono diventate gratuite … quando l’intelligenza artificiale e i robot hanno assunto gran parte del nostro lavoro…”
Inquietante la chiosa finale : “…tutto è stato trasformato in intrattenimento e le persone non hanno più voluto preoccuparsi di problemi difficili”.  
Che poi i cosiddetti “problemi difficili” siano quelli che da sempre interessano di più la vita degli uomini, non è importante.
Non sono più affar nostro !
Per organizzare e gestire tutto, ci sono gli esperti, i tecnici, gli scienziati (i virologi), gli amministratori delegati, i grandi finanzieri, i media mainstrem, i moralizzatori … sono loro a occuparsi di tutto per noi, assicurandoci la felicità.
Noi possiamo dedicarci all’intrattenimento, i circenses, come li chiamavano i Romani.
E con questo siamo (e diventeremo) felici.
Non avremo più nulla, né nulla di cui (pre)occuparci …
Che poi, viene da pensare, dopo questa pandemia, che ha devastato tutto ciò che era considerato intrattenimento (turismo, sport, musica, spettacolo …), l’unico intrattenimento consentito, resta quello virtuale.
Consumato da soli e nella propria (pardon, altrui e gentilmente prestata) casa.
Intrattenimento virtuale gestito dagli esperti di cui sopra, che, al contrario di quello dei bambini, che fa crescere, mira a farci regredire in quella spensierata fase adolescenziale così cara ai gestori del “tutto”.
Il ritorno al fanciullino di Pascoliana memoria, ma non didascalico, reale, vero, con tanto di genitori/premier, che ci bacchettano o mettono in castigo, se ci comportiamo male.

One woman, One child

Stanotte ho fatto un sogno.
Invece di una sola figlia, come Dio ha voluto, avevo ben sette rampolli, vispi e simpatici, divisi equamente tra maschi e femmine.
Un bel nucleo familiare, come quelli di due o tre secoli fa, quando a pranzo o cena, si prendeva posto nel classico “fratino lungo tre metri o più”, in legno massello, con tutte le sedie intorno e il servizio in porcellana da dodici.
Ed ho capito perché ci hanno indotto e portato piano, piano, in cinquant’anni, alla famiglia nucleare o ad avere pochissimi figli.
Perché col “dividi et impera” applicato dal basso, stanno riuscendo nei loro piani di disgregazione e distruzione di maggiore portata.
Perché un nucleo familiare come quello del sogno, con tante teste e maggior mani, piedi, orecchie e lingue (soprattutto lingue), seppur difficile e impegnativo da portare avanti e mantenere, era una autentica forza della natura.
Dove nessuno era abbandonato a sé stesso, non esistevano depressioni e ognuno aveva la sua precisa funzione familiare.
Un piccolo esercito agli ordini, ma anche ai favori, dei nonni, dei genitori e degli stessi componenti più giovani.
Una mano lava l’altra e tutte insieme, portavano avanti il loro gruppo famiglia.
Si era uniti e ci aiutava sempre, anche quando si cresceva e non c’erano invidie e prepotenze.
Perché l’attenzione alla spesa, la collaborazione al lavoro, il risparmio e la solidarietà da bambini (il fatto di prestarsi abiti e accessori tra fratelli, maggiori e minori), cementava affetto e forza, per superare tutti i problemi.
Il problema che si presentava, era visto da più punti di vista, e le possibili soluzioni, erano il suggerimento e l’applicazione di tutti i componenti.
Oggi invece siamo soli.
Con zero aiuti esterni, perché c’è un menefreghismo assoluto, se non anche delatori e spie, ed anche all’interno, perché numericamente siamo “pochi”, ad affrontare gli schiaffi della vita.
Ieri pomeriggio ho letto su Facebook, un articolo che forse ha smosso il mio inconscio notturno.
Questo post ripeteva il mantra cinese di qualche anno fa, ripreso dell’OMS in questi giorni, di consigliare (se non imporre), il monito per cui “One woman, One child”, con l’obiettivo entro il 2100, di ridurre del 50% la popolazione mondiale.
In Cina, capostipite mondiale, della legge sul “figlio unico”, debolmente rivista nel 2013, la famiglia che ha il secondo figlio, in alcune regioni, si vede applicare sanzioni pecuniarie, mentre al terzo, si rischia il carcere, oltre che sanzioni pesantissime.
Si imprigiona e si forza la Natura, che da sempre ha regolato le specie animali sulla sua superficie, e che meglio sicuramente dei nostri pseudo scienziati, sa cosa è meglio per la vita sulla Terra.
Quindi fateci caso.
Chi può spararsi selfie con quadretti familiari numerosi, con due tre, quattro mogli e decine di figli e nipoti ?
Sovrani, principi e ricchi miliardari.
Anche procreare, che dovrebbe essere la cosa più facile da fare, è questione “riservata”, quasi da elite, da adepti, con il risultato che a noi, semplici mortali, del detto napoletano “Chiagni e fotti !” … ci stanno concedendo solo … il Chiagni …

Lathe Biosas

Il mio scrittore preferito, Luciano De Crescenzo, aveva due assi nella manica quando iniziava le sue riflessioni ad alta voce, seduto al bar sotto casa, in Via Cavour a Roma, dove ormai vecchio e malato, trascorreva gli ultimi pomeriggi della sua vita con la badante che lo accudiva. I due assi sicuri, che rapivano i suoi spettatori non paganti, erano Eraclito, detto l’oscuro ed Epicuro, quello del “vivi nascosto”. Il primo gli ispirò il titolo di un suo libro di successo, quel “Panta rei” del 1994, nel quale l’oscuro gli veniva in sogno,  e gli illustrava il suo pensiero filosofico, che in soldoni, era riassumibile nella “teoria del divenire” per cui : “tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri umani alla corrente di un fiume, gli faceva affermare su tutto, che : “nessuno potrebbe entrare due volte nello stesso fiume o bagnarsi nella stessa acqua!”. Epicuro invece, col suo “Lathe Biosas”, era convinto che la solitudine e in generale l’uscita dal caos delle vicende umane, consentisse di “vivere di più e meglio”, assaporando maggiormente il piacere intero e vero della vita. Qualcuno sostiene che questa nostra epoca, sia pervasa da un ampio problema di solitudine e di continuo divenire, che rende tutto vecchio nel momento stesso in cui si manifesta. Di fatto l’affermazione di entrambi i filosofi e di ambedue le ipotesi esistenziali. Beh io la penso esattamente all’opposto. Constatiamo in realtà, un diffuso isolamento, che però è “lo stare soli imposto” dagli stili di vita e dalle regole sociali dominanti, in cui ognuno bada a sé e non si accorge, “non vede” l’altro. E inoltre, che la spasmodica ricerca del nuovo, altro non è che l’impossibilità (o la semplice incapacità) a far rivivere il vecchio. In realtà tentare di “stare da soli per scelta” è molto difficile. Eppure è necessario. È necessario il silenzio prolungato, per sentire la propria voce interiore, è necessaria una periodica inattività, per rilassare mente e corpo, è consigliabile evitare il confronto (e lo scontro), per non esporsi e restare bruciati (come il sottoscritto). E quindi diventa indispensabile anche vivere sottotraccia o “nascostamente”, specie in questo periodo, per la grande invidia del mondo, che sta diventando il peccato capitale più grande, visto che da questo discendono altri peccati orribili e altrettanto ripugnanti, come : la delazione, l’accidia, l’odio e la violenza. I greci lo avevano capito tremila anni fa … e noi, quando lo capiremo ???

Poltrone e Divani !

Nell’inverno del 2020 gli eroi, che salvarono la Germania, lo fecero restando semplicemente a casa, stravaccati sul divano, guardando la tv e mangiando cibo spazzatura. Una trovata geniale, quella della tv nazionale tedesca, che fa capire, attraverso un finto documentario, con un’intervista a un anziano, collocata in un futuro indefinito (forse nel 2100), come fu possibile sconfiggere il Coronavirus nel secondo decennio del millennio in corso.
Gira inoltre un post su Facebook, nel quale Gianni Morandi, dice di stare a casa e non voler più far niente, neanche togliere le luminarie natalizie che la moglie Anna gli chiede di smontare ogni mattina da oltre 2 mesi.
Io stesso l’ho fatto a febbraio quasi terminato con i Re Magi … già ripartiti per il paese loro.
Ci stanno facendo impigrire.
Ci stiamo impoltronendo e diventando un tutt’uno con sedie, sdraio e divani.
Aumentiamo di peso, visto che anche le attività fisiche e sportive sono vietate e tutti ormai sono protagonisti della “Prova del Cuoco”, non si esce più con piacere come prima, e il fatto di avere (molti) meno soldi in tasca, vieta uscite per acquisti compulsivi, gite fuori porta, viaggi e ritrovi al ristorante.
“Pigro” era la prima canzone del lato B di un 33 giri di Ivan Graziani, cantautore abbruzzese.
L’album nacque a Teramo nella casa dei genitori di Ivan, nella quale ogni estate la famiglia Graziani era solita ritrovarsi. In quel contesto familiare, Ivan entrava in contrasto con il fratello Sergio, docente universitario in Canada, per l’eccessiva rigidità dimostrata nell’educare il figlio che mal combaciava con la permissività del cantautore. In questo quadretto, la cognata di Ivan, era solita rimproverare il marito per l’inflessibilità che lo contraddistingueva, la vuota saccenza e la pigrizia che stava distruggendo il loro matrimonio : “tu rimproveri nostro figlio per delle stupidaggini, ma intanto non facciamo mai nulla… e io mi annoio !”. 
La copertina di quel disco era un pacifico e florido Maiale con gli occhiali colorati a specchio.
Ecco, non é del tutto fantasioso che anche noi faremo la fine del porco.
In tutti i sensi.
Stravaccati, ignoranti, volgari e … alla fine pure cotti a puntino, con verdure miste e patatine novelle.

8 marzo. Auguri alle donne.

Dal 1946 in Italia, per iniziativa della parlamentare Teresa Mattei, partigiana del Fronte della Gioventù, viene offerto alle donne, un rametto fiorito di mimosa nella giornata dell’8 marzo.
Un altro padre costituente, il comunista Luigi Longo, chiese se sarebbe stato opportuno scegliere le violette, come in Francia, per celebrare quel giorno; ma la Mattei gli suggerì la mimosa, un fiore più povero e diffuso nelle nostre campagne.
Il nome di “mimosa”, è usato anche per l’omonima torta che si usa preparare nella stessa data.
È una pianta originaria della Tasmania, in Australia. Per le sue meravigliose caratteristiche come pianta ornamentale, ha avuto un facile sviluppo anche in Europa dove a tutt’oggi prospera quasi spontanea.
In Italia è molto sviluppata lungo la Riviera ligure, in Toscana, in Sicilia, e in tutto il meridione, ma anche sulle coste dei laghi del nord.
La capacità di fiorire anche in terreni difficili, viene associata alla storia femminile e quindi alla resistenza delle donne, capaci di rialzarsi dopo ogni difficoltà.
Concita De Gregorio, invece, associa questa giornata e il fiore che la caratterizza, al dolore che le donne, a differenza degli uomini, hanno connaturato per proseguire la genia umana e per tutti i pensieri dei figli e della famiglia.
Io possedevo un bell’albero di mimosa, che avevo acquistato in un vivaio.
Poco più grande di una pianta di geranio, era diventato un tronco grande e ricco di fiorellini gialli, che ogni anno coloravano il tavolo della colazione.
Un brutto giorno, senza nessuna avvisaglia, dopo un periodo di freddo intenso, l’ho trovato giù, caduto rovinosamente a terra. E l’ho dovuto smaltire.
Perché ho saputo che la mimosa, al pari del pino marittimo, è un’altra pianta superficiale, che non sviluppa radici profonde, e sicuramente non proporzionate al suo sviluppo fogliare.
E che molto spesso viene attaccata da funghi e parassiti naturali.
Verrebbe da dire “tanto grande, quanto debole e fragile”.
Ed ho pensato alle donne della mia vita, mia moglie e mia figlia, che pur forti e grandi e con tante foglie, come la mia mimosa in giardino, a volte sono deboli e fragili, e bisognose di una parola di conforto, una irrorata alle radici di Amore con la “A” maiuscola, dell’acqua della comprensione e del concime della pazienza.
Ecco, quello che consiglio a tutti i maschietti, è di curare giorno per giorno la loro “donna-mimosa”, e non rischiare che venga giù, in un freddo mattino di inverno, in giorni ed episodi come ce ne sono tanti nella vita di ognuno.
Perché non basta il rametto di mimosa … ci vuole ben altro !!!