Emmanuel Goldstein

Costui che veniva raffigurato con frangia e baffetti mozzi, era il nemico supremo di tutto il continente Oceania, nel romanzo “1984” di George Orwell.
Contro la sua immagine, il popolo furioso attuava una pratica collettiva, detta dei “due minuti d’odio”, che consisteva nel riunirsi “spontaneo” degli astanti, sui posti di lavoro, negli incontri di partito, ovunque era possibile e, al segnale emesso da altoparlanti, dinanzi a un teleschermo che proiettava immagini del nemico supremo, iniziare a dare in escandescenze, ad inveire contro “Goldstein” e si arrivava a lanciare oggetti contro il teleschermo, imprecando, colti da implacabile rabbia, sotto lo stretto controllo di incaricati del partito.
Chiunque manifestava segnali di eterodossia, o perfino micro-espressioni facciali, non consone al contesto, veniva subito considerato come un possibile traditore, dalle spie mischiate nel pubblico.
In realtà “Goldstein” rappresentava una valvola di sfogo dell’aggressività dei cittadini, e un modo per individuare un “capro espiatorio” da demonizzare, addossandogli la colpa delle difficoltà della vita quotidiana.
Oggi le vittime sacrificali preferite dal popolo e additate dal Grande Fratello come responsabili del fallimento Italia, sono i “NoVax”.
Coloro che per ironia della sorte, pur essendo sani ed in buona salute, testata da tamponi e vita ormai “eremitica”, solitaria e isolata dal mondo, sono additati come gli unici e soli “untori” del Covid19.
Ed anche per loro, è ormai d’uopo, il rito dei “minuti d’odio”, pure se sarebbe più calzante parlare di ore d’odio, anzi di giorni, di mesi d’odio.
Perché l’infamia ai NoVax, ormai, è uno sport nazionale, con tanto di campioni e primatisti mondiali, tanto nei politici, che nei medici, che negli esperti di informazione.
Per il potere avere un nemico da agitare alla folla, e con il quale sobillarla, è stata sempre una carta vincente.
Mettere un simulacro tra loro e il popolo, li ha sempre preservati da rivoluzioni e teste mozzate, per troppa esposizione, dopo l’insegnamento della presa della Bastiglia e il Terrore francese. Ormai è del tutto evidente che la sanità a questo punto non c’entra nulla, se è sufficiente non essere consoni al sentire comune, per venire considerati come autentici terroristi e attentatori, come in 1984 di Orwell, venivano valutati gli appartenenti alla “Confraternita”. Speriamo soltanto di non avere a che fare presto, anche con la “Psicopolizia”, perché nel romanzo non era noto a nessuno cosa venisse fatto alle persone catturate dagli agenti. Veniva soltanto detto che le persone sparivano semplicemente, e sempre di notte. Si arrivava a negare l’esistenza stessa della tale persona, a cui viene applicata una vera e propria damnatio memoriae,  eliminandone ogni riferimento anche in registri e documenti ufficiali, ossia qualsiasi prova che potesse oggettivamente dimostrare che il dissidente fosse mai esistito. Più che un auspicio ormai è un’autentica speranza !

La saggezza del Bonaparte

Napoleone è stato un grande stratega militare, un generale illuminato, un indiscusso estimatore di arte e di bellezza.
Ma che ci abbia lasciato un capitale di poche stringhe, piene di significato, perle di vera saggezza, penso siano in pochissimi a saperlo ed averlo studiato sui libri di scuola.
Invece trattiamo di un capitale immenso, incommensurabile.
Napoleone non è certamente Confucio, con le sue massime e i pensieri filosofici, per altro mai scritti, ma raccolti dai suoi discepoli nei Dialoghi, ma il suo insegnamento al mondo, terra terra, è quello di rendersi conto che al nostro interno possediamo delle risorse formidabili, che non vengono utilizzate perché l’uomo sceglie troppo spesso di essere mediocre e pusillanime, quando nel mondo (di oggi in particolare) è indispensabile dotarsi di attributi e dimostrarlo giorno dopo giorno coi fatti.
In una veloce raccolta mi è gradito sottoporvi le seguenti riflessioni :

“Non interrompere mai il tuo nemico quando sta commettendo degli errori.

Il coraggio non consiste nell’andare avanti quando sei in piena forza, ma nell’andare avanti quando non ce l’hai proprio.

In politica la stupidità non è un handicap.

Se vuoi capire chi guida il mondo, vai a vedere le sue letture preferite.

La storia è una serie di menzogne sulle quali più gente si è accordata.

La storia è sempre scritta dai vincitori.

Per governare il mondo non puoi essere privo d’immaginazione.

Se pretendi che una cosa sia fatta veramente bene, falla direttamente da te.

Niente al mondo è più difficile e prezioso che essere in grado di decidere.

Le sole vittorie che non lasciano strascichi e dispiaceri, sono quelle vinte sull’ignoranza.

Il miglior modo per mantenere le tue promesse è quello di non farle.

Gli uomini sono mossi da due motivazioni-chiave che sono : la paura e il danaro.

Il mondo soffre molto non per la violenza della gente malvagia, ma per il silenzio della gente buona.

Chi teme di essere conquistato è sicuro della sua sconfitta.

10 persone che parlano fanno più rumore di 10 mila che fanno silenzio.

La morte non è niente, ma vivere una vita fatta di sconfitte e priva di gloria, è una morte continua.

Gli uomini sono facilmente governabili tramite i loro vizi, più che mediante le loro virtù.

Tu non sei più alto di me, sei soltanto più lungo.

Io odio l’illusione, ed è per questo che accetto il mondo così com’è.

Dà all’uomo il potere e scoprirai chi egli è veramente.

Scaricati di ogni tua preoccupazione non appena ti liberi dei tuoi vestiti per la notte.

La musica ci dice che la razza umana è più grande di quanto pensiamo.

La gente da temere non è quella che è in disaccordo con te, ma quella che è in disaccordo e che ha paura a dirtelo.

La vittoria appartiene a chi sa essere perseverante.

Il modo sicuro per rimanere povero, è quello di essere onesto.

La gloria è soggetta ad alti e bassi, ma l’oscurità rimane per sempre.

Un vero uomo non odia nessuno.

La migliore cura per il corpo è quella di possedere una mente quieta.

I più grandi pericoli si corrono al momento della vittoria.

Un trono è soltanto una panca ricoperta di scintillante velluto.

Ricopri sempre la tua mano di ferro con un guanto vellutato.

Richiede molto più coraggio la sofferenza che la morte.

Sono venuto al mondo credendo sempre al peggio.

La gioia di vivere sta nel pericolo.

La guerra è un affare di barbari.

Il governo non è niente se non è supportato dalla pubblica opinione.

Imposto sempre i miei piani di battaglia per lo spirito dei miei soldati sacrificati.

Esistono così tante leggi che nessuno è sicuro dal rischio di impiccagione.

Non serve cercare fonti della malizia, quando ogni cosa si spiega con la stupidità umana.

Gli uomini mediocri e di bassa lega esercitano la propria memoria, più che il loro giudizio.

Un folle ha un grosso vantaggio sulla persona educata: è costantemente contento di se stesso.

Esistono due modi sicuri per controllare la gente: il primo è il guadagno personale e il secondo è il danaro.”

Grazie Napoleone a buon rendere !!!

Gli Xenobot

Non so dove finisce la fantascienza e inizia la realtà. Dove termina il semplice pensiero e partono le supposizioni, il complotto. Ma una cosa é certa, svegliarsi alle 5 di mattina e non riuscire più a riprender sonno per le cose appena lette, fa meditare e non poco. Oggi è stata la volta degli “Xenobot”. Leggendo la presentazione da parte di uno dei loro padri scientifici, lo statunitense Josh Bongard, che pubblica sul sito online : https://cdorgs.github.io , gli Xenobot sono composti biologici, elaborati e progettati da intelligenze artificiali, derivati esclusivamente da cellule di una rana acquatica dell’Africa australe (la Xenopus laevise) e sono completamente biodegradabili. Quelli “costruiti” fino ad oggi sono larghi molto meno di 0,7 millimetri (0,039 pollici) e composti da due sole cose: cellule della pelle e cellule del muscolo cardiaco, entrambe derivate da cellule staminali raccolte da embrioni di rana precoci (allo stadio di blastula con forme generalmente sferiche); dei microbici “Pacman”. Le cellule epiteliali della pelle, forniscono un supporto rigido, mentre le cellule del cuore, agiscono come piccoli motori, contraendosi ed espandendosi di volume per spingere in avanti lo xenobot. La forma del corpo di uno xenobot e la sua distribuzione delle cellule della pelle e del cuore, sono progettate automaticamente in simulazione, per eseguire un compito specifico, utilizzando un processo di tentativi ed errori (un algoritmo evolutivo). Gli xenobot sono stati progettati per camminare, nuotare, spingere pellet, trasportare carichi utili e lavorare insieme in uno sciame, per aggregare i detriti sparsi lungo la superficie del loro liquido interstiziale.  Possono sopravvivere per settimane senza cibo e guarire dopo lacerazioni ed anche altri tipi di motori e sensori, sono stati incorporati negli xenobot. Invece del muscolo cardiaco, gli xenobot possono far crescere specie di ciglia e usarle come piccoli remi per nuotare. Tuttavia, la locomozione degli xenobot guidata dalle ciglia è attualmente meno controllabile della locomozione degli xenobot guidata dalle contrazioni del cuore. Una molecola di RNA può anche essere introdotta negli xenobot, per dare loro memoria molecolare: se esposti a un tipo specifico di luce durante il comportamento, emettono un colore prestabilito se visti al microscopio a fluorescenza. Alla fine del novembre 2021 è stata annunciata addirittura l’osservazione di un tipo di “autoriproduzione” sviluppato autonomamente dagli xenobot e mai precedentemente osservato in natura.  Infine gli xenobot possono raccogliere cellule libere nel loro ambiente, formandole in nuovi xenobot con le stesse capacità. Poiché sciami di xenobot tendono a lavorare insieme per spingere microscopiche palline in un liquido organico, è stato ipotizzato che i futuri xenobot potrebbero essere in grado di fare la stessa cosa in svariate applicazioni, come ad esempio la ricostruzione di organi umani deteriorati, pulizia di arterie e vene ostruite, accatastamento delle microplastiche nell’oceano. A differenza delle tecnologie tradizionali, gli xenobot non aggiungono ulteriore inquinamento mentre funzionano e si degradano: si comportano utilizzando l’energia proveniente dai grassi e dalle proteine immagazzinate naturalmente nei loro tessuti, che dura circa una settimana, a quel punto si trasformano semplicemente in cellule epiteliali morte. Non sono pertanto neanche evidenziabili e rilevabili dai normali strumenti di analisi clinica e/o ecografica o radiologica. Nelle future applicazioni cliniche, come la somministrazione mirata di farmaci, gli xenobot potrebbero essere realizzati dalle cellule di un paziente umano, aggirando le sfide della risposta immunitaria di altri tipi di sistemi di somministrazione microrobotici. Va ricordato infatti che la loro principale differenziazione coi “Microrobot” è quella di non essere né di metallo, né di plastica e né di porcellana, allergeni molto spesso fastidiosi e mal tollerati nel corpo umano. E dopo tutte queste informazioni, che derivano da siti scientifici di promozione e crowdfunding per la ricerca, pubblici e facilmente consultabili, anche se in inglese tramite Google Translate, mi sono domandato : come può reputarsi “normale” farsi inoculare un liquido sconosciuto, di cui nessun laboratorio del mondo a parte quelli schermatissimi dei progettisti, sa nulla ? Come non pensare al fatto che forse inconsapevolmente siamo destinatari di un esperimento su scala mondiale ? Come non chiedersi se questi “animali” non sono già dentro i nostri corpi, magari in stato embrionale ? Con questo pensieri, credetemi … è difficile riprendere sonno.

Asia? No, grazie !

È veramente un altro modo di intendere la vita. E il brutto, anzi il drammatico, è che per il grande valore economico che ha assunto nell’ultimo ventennio, il continente asiatico sta emergendo come guida politica e spirituale del mondo intero, che si “spertica” per ingraziarsene i vari leader.
Ma il loro è un altro concetto di esistenza, una vita del tutto aliena, lontana anni luce da ogni confronto con quella occidentale.
Hanno governi dittatoriali tra i peggiori della Storia, seppur dipinti “popolari e democratici” dai media e dalla pubblica informazione; subiscono restrizioni e umiliazioni di libertà da sempre, ma col sorriso sulle labbra; per migliaia di anni non si sono mai ribellati all’ordine costituito; il 95% della popolazione asiatica non ha mai viaggiato fuori dal proprio luogo di nascita (nel senso stretto); sopportano la fatica e il lavoro 24 ore al giorno senza sosta; hanno aspettative di vita, come divertimento e gioia di vivere, pari a zero.
Tutto questo senza fiatare !
Come le pecore, che fin dalla nascita sanno che le guiderà il “buon” pastore, che vivranno dentro l’ovile senza tanti voli pindarici, che dovranno dare latte e lana, che alla fine della fiera verranno scannate a Natale o a Pasqua, e che infine, alla vecchiaia, di solito … non ci arrivano proprio !
Gli esempi della loro mitezza e rassegnazione sono innumerevoli.
Gli ultimi due in termini di tempo, sono rappresentati dal divieto, imposto dal dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, che ha vietato di “ridere” per undici giorni, per celebrare il decimo anniversario della morte del padre, l’ex capo supremo Kim Jong-Il.
Obbligo imposto con la forza della reclusione e accompagnato inoltre dall’assoluto divieto di celebrare compleanni, bere alcol, e perfino parlare a voce alta in pubblico.
E non va dimenticato che la “dinastia” Kim, va avanti ininterrottamente dal primo dopo guerra, nonostante frizzi e lazzi mentali dei suoi capi pittoreschi.
Mentre il secondo esempio lampante, è la gestione del Coronavirus nel territorio Cinese.
Dopo le reclusioni di massa nella città di Wuhan dello scorso inverno, oggi stanno tribolando, è proprio il caso di dirlo,13 milioni di abitanti della città di Xi’an, che si trova nella Cina centrale, dove tutti, sono stati messi in “lockdown severissimo” per poche decine di casi positivi. E dopo avere riscontrato un singolo caso di contagio, le autorità cinesi hanno imposto un lockdown serrato, anche a Dongxing, una città di circa 200mila abitanti nel sud del paese.
Dal 23 dicembre, questi poveracci, sono chiusi in casa, subiscono quotidianamente test di massa, ed hanno soltanto una persona per nucleo familiare, che può uscire per comprare beni di prima necessità, un giorno sì e un giorno no, come accadeva a Wuhan, la città cinese da cui partì la pandemia da coronavirus, all’inizio del 2020.
Per altro, proprio a causa del lockdown, i negozi sono vuoti e già senza più rifornimenti.
Sono stati cancellati anche molti voli dell’aeroporto di Xi’an, che è famosa per “l’esercito di terracotta”, l’armata di più di seimila sculture di soldati, acrobati e cortigiani, messa a guardia della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore mandarino.
E questa, quindi, rischia di diventare un’altra città fantasma, per il volere del Partito Comunista Cinese e del suo leader Xi Jiping, che non può essere messo in discussione, e che anzi proprio l’altro ieri pomeriggio, ad Hong Kong, ha fatto cancellare, smantellandola del tutto, l’ultima stele a ricordo della ribellione sedata nel sangue di Piazza di Tienanmen, 24 anni or sono, con gli spari sulla folla, gli arresti e le sparizioni “misteriose” dei capi rivolta studenteschi.
Questa è la “Via della Seta”, sulla quale vogliono indirizzare l’Italia e il suo popolo di buontemponi.
E se non faremo nulla, e di corsa, non è escluso che ci sarà qualcuno che, anche da noi, arriverà a vietare di ridere o uscire di casa ai nostri figli e nipoti, con i vari “Mentina” e “Gatto Lerne”, ad applaudire dai loro giornali … per un piatto di minestra.
Porko kane ke prospettiva !

Tanti Auguri al mio piccolo Hulk !

Auguri piccolino.
Un’altra candelina da spengere insieme.
E nonno Vittorio ci sarà sempre, anche quando sarai grande e magari lontano per lavoro o “super impegnato” nella tua vita.
Sposato e con tanti miei pronipoti vicino.
Perché con te la vigilia di Natale, ha un tutto altro sapore, è veramente un giorno di Rinascita, di Speranza e di Amore.
Oggi sono soltanto 4 e non occorre un soffio particolarmente forte per spengere tutte le candeline, ma ti saremo ugualmente vicini, compresa Nonna Yaya, per applaudire in quel preciso momento che la tua bella faccetta ingenua e sorridente, si mostrerà come a dire : “Visto come sono stato bravo ?”.
Qualcuno si chiederà: perché sei il mio piccolo Hulk e così ho intitolato questo post sul mio blog ?
Perché è il tuo personaggio preferito, di cui fin da piccolissimo hai voluto ti regalassimo ogni cosa : mascherina, guanti, costume … e poi perché hai tanta, tanta, tantissima forza, ringraziando Dio.
Sei un bambino bellissimo e buono, ed hai la particolarità di non scontentare nessuno, perché somigli un pò a tutti noi, di ciascuno hai preso qualcosa, e naturalmente il meglio.
Gli occhi e il sorriso di Papà Claudio e nonno Riccardo, la bocca e le manine di Mamma Vanessa, l’ovale e i capelli di nonna Fabiola, la grande simpatia di nonna Anna e il “capoccione” mio, con la stessa grandezza, tenacia e prontezza.
Quando sono con te e vedo costanti i miglioramenti e i progressi che fai, nell’espressione, nel disegno, nel pensare e ricordare, capisco che come l’alberello di limone che ho in giardino e che ti ho dedicato, anche tu cresci e prosperi in base all’acqua e alle cure che ricevi.
Sei la nostra piantina preferita, da proteggere dal freddo e dal buio di questi ultimi anni.
Anni nei quali i bimbi non rappresentano più il futuro e il bene, anime libere da rispettare, ma soltanto soldatini da inquadrare e irregimentare, pecorelle da mettere al più presto nell’ovile del “tuttapposto”.
Possibili pensatori e coscienze autodeterminate che oggi danno fastidio.
Ma prima di importunare e creare problemi a te e alla tua piccola sorellina Ely, avranno a che fare con questo povero vecchietto, che stanotte ti stupirà ancora … travestito da Babbo Natale !
Ti bacio sulla fronte e dato che mentre scrivo questo messaggio, è notte fonda e tu starai ancora dormendo, ti auguro di sognare un bellissimo viaggio con me e nonna Fabiola al tuo fianco, nell’aereo della fantasia, diretto verso il mondo della gioia e della felicità.
Buon Compleanno piccolo omino verde.

“Er Natale de guera”

Si tratta di una famosissima poesia di Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, scritta durante il primo conflitto mondiale.
E’ un testo che ci mette nei panni di Gesù bambino e che ci fa rivivere, attraverso il suo sguardo, immagini che ci sono familiari : i pastori, i doni, la stella cometa, i Re Magi.
Oppure personaggi del Presepe che la tradizione ci ha tramandato, e che ormai fanno parte integrante della sacra famiglia e della capanna di Betlemme, come il bue e l’asinello.
Tutto è attualizzato, la guerra ha cambiato e modificato la realtà e le domande del bimbo alla mamma, semplici, ingenue, vere, rendono tutto lo stridore e l’assurdità della realtà della guerra.
Povertà, aumento del costo di tutti i prodotti primari, mancanza di una guida religiosa e spirituale, violenza e morti, pietà e dolore per tutti.
Esattamente un secolo dopo, siamo di nuovo in Guerra, impegnati in un altro conflitto mondiale, con noi stessi e con la nostra coscienza.
Leggo di amici, che passeranno le feste da soli, altri che raccomandano la mascherina a tavola e in casa, altri ancora che si terranno lontano dai parenti non vaccinati.
Proprio un bel Natale !
Sono riusciti a far dimenticare anche questo momento spirituale di incontro, di festa, di riunione familiare.
Tutti contro tutti, per la paura di morire !
Un fottuto terrore di schiattare a venti, trenta, quaranta anni … quando un tempo si cantava : “Voglio una vita spericolata” e si pensava solo ad una “cosa”, maschi e femmine senza differenza.
Oggi invece siamo morti viventi, persone rassegnate, sguardi spenti.
Uomini e donne che hanno perso o stanno perdendo dignità e serenità, che hanno ceduto ad un ricatto “volontariamente” e tutto questo con ancora maggiore acredine, rancore e asprezza.
Ma Natale é qui, come quelli dei periodi di guerra, neutrale e lontano dalle cose degli uomini e dalle loro miserie, con un mistero glorioso che si perpetua, la vita e la natura che proseguono, i tanti delinquenti che non ne vedranno altri (speriamo) e noi, felici e sereni con i nostri cari.
L’ augurio sincero è quello di poter ritrovare i sogni dell’infanzia e di tornare a vivere le belle tavolate e le grasse e ricche tombolate di una volta, con affetto, abbracci e mascherine … nel fuoco del camino. Buon Natale a tutti !!!

“Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara? Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
– Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pè compralla…
– E l’asinello mio, dov’è finito?
– Trasporta la mitraja sur campo de battaja : è requisito.
– Er bove?
– Pure quello… fu mannato ar macello.
– Ma li Re Maggi arriveno?
– E’ impossibbile, perchè nun c’è la stella che li guida ; la stella nun vò uscì : poco se fida pè paura de quarche diriggibbile …
Er Bambinello ha chiesto:
– Indove stanno tutti li campagnoli che l’antr’anno portaveno la robba ne la grotta? Nun c’è neppuro un sacco de polenta, nemmanco una frocella de ricotta …
– Fijo, li campagnoli stanno in guerra, tutti ar campo e combatteno.
La mano che seminava er grano e che serviva pè vangà la terra adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente … guarda, laggiù, li lampi de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi, li quattrocentoventi che spaccheno li campi?
Ner dì così la Madre der Signore, s’è stretta er Fijo ar core e s’è asciugata l’occhi cò le fasce.
Una lagrima amara pè chi nasce,
una lagrima dòrce pè chi more…”

#CMIG

È passata un’altra giornata, una giornata in meno che ci separa da un Natale che, per la stragrande maggioranza di noi, non sarà il Natale “di una volta”.
Nostro malgrado ci siamo trovati in questo blog, voi da lettori, ed io da semplice “narratore”, a raccontare uno dei momenti storici più tragici, se non il più tragico, della storia dell’umanità, come se settant’anni fa, ci fosse stato qualcuno che quotidianamente, ad una platea di tante persone, raccontasse che cosa fosse accaduto durante il periodo di occupazione nazifascista.
Dall’inizio alla fine, in una cronaca giorno dopo giorno sempre più farneticante.
Ma, come abbiamo capito tutti, questa è una guerra diversa, una guerra psicologica, una guerra di nervi, che si gioca quotidianamente dentro ognuno di noi.
Ed è dura … cavolo se è dura !
Anche perché tutti apparteniamo a mondi diversi e quindi la viviamo in modo differente.
C’è chi è benestante, e c’è chi vive ai margini della società, chi ha famiglia, chi no, chi ha figli piccoli e chi grandi (con tutti i problemi che ciò comporta).
C’è chi è madre/padre, chi è nonno/a, chi è figlio, moglie, marito, chi dall’altra parte magari ha un partner, un figlio, un genitore che la pensa diversamente e che per questo ci sta facendo la guerra.
C’è chi ha perso il proprio posto di lavoro, c’è chi lo sta perdendo in questi giorni, e c’è chi lo perderà nei prossimi mesi.
Siamo tutti diversi, ognuno con le proprie esperienze, il proprio bagaglio professionale, emotivo e di vita vissuta che lo rende la persona che è oggi.
Ognuno con le proprie speranze, le proprie paure ed incertezze sul futuro, le proprie ansie e preoccupazioni, ognuno con i propri sogni e le proprie aspettative.
Quindi, molte volte penso di non essere la persona adatta a dire che cosa fare.
E difatti non lo dico ed ho sempre invitato a pensare con la propria testa, confidando soltanto delle sensazioni che percepivamo dentro di noi.
Non è facile rimanere centrati e presenti a noi stessi, soprattutto se stanno accadendo situazioni che ci stanno sconvolgendo la vita.
Ma c’è una cosa che ci accomuna tutti : e cioè l’aver capito, chi prima e chi dopo, che c’è qualcosa di sbagliato e che non va, nel periodo che stiamo vivendo da quasi due anni. 
Per la prima volta nella nostra vita, vogliamo sapere LA VERITÀ, perché siamo stanchi delle menzogne che ci hanno propinato da quando siamo al mondo.
È sotto gli occhi di tutti ed in particolare di chi ha compreso la complessità della situazione attuale, che la nostra “area comfort” che ci siamo costruiti, non è il posto sicuro che credevamo fosse, ma la nostra gabbia mentale,  più o meno dorata.
Non sono qui per dire che andrà tutto bene (quello lo dicevano gli altri, i falsi profeti o i superficiali), che durerà poco, che non perderemo nessuno per strada.
Sono qui per dire che sarà dura, ma che, se rimarremo fedeli a noi stessi, con in testa un obiettivo preciso, con la mano tesa verso chi ha bisogno ed è tentato di mollare; se di fronte ad ogni ostacolo non vedremo un muro, ma un opportunità per scalarlo, e guardandoci indietro ci diremo : “cazzo, ce l’ho fatta anche questa volta, pensavo fosse impossibile ma ce l’ho fatta!”; se di fronte ad ogni caduta avremo la forza di rialzarci, magari malconci, acciaccati, ma ancora vivi, pronti ad iniziare di nuovo; se la nostra forza e determinazione sarà più forte di tutte le voci intorno a noi che ci dicono : “Molla, non ce la farai”, o di quella vocina interiore che ci dice.: “Ma chi te lo fare”;  se mollare è la via più semplice, MA NON È LA NOSTRA VITA; se scendere a compromessi non è ciò che vogliamo, perché troppe volte lo abbiamo fatto, ma non ci ha portato a niente, se non a rimpianti, beh … quello sarà il momento nel quale capiremo che ce l’avremo già fatta, perché  la vita l’abbiamo affrontata da lupi e non da pecore in gabbia ! Perché abbiamo deciso di vivere gustandoci il viaggio che la vita ci ha messo dinnanzi, senza pensare a raggiungere subito il nostro obiettivo.
E allora sorrideremo a noi stessi, insieme alle persone che attorno a noi hanno assistito a cosa siamo riusciti a fare, alle nuove persone che siamo diventate.
E se tutti noi vinceremo la nostra battaglia personale, state sicuri che insieme vinceremo anche questa guerra.
Ne sono sicuro.
Abbiamo scelto di essere protagonisti di questa parte della storia, siatene fieri ed orgogliosi.
Piangere serve per sfogarsi, per gettare fuori le cose negative, non c’è niente di disonorevole … poi però serve ripartire : per noi, per la nostra famiglia, per tutto il genere umano.
E in questa ripartenza ci sarà tanta dignità, forza, determinazione ed amore in ciò che facciamo e in quello che faremo, e questo mi fa ben sperare.

NON SI MOLLA FINO ALLA FINE, e saremo solo noi a porre la parola fine a questa farsa, non loro.

Nostro l’onere, e nostra la responsabilità.
#CMIG (Coraggio Molti Indomiti Guerrieri)

Grazie a Leonardo Santi.

Non si risponde più

Quando il sabato pomeriggio stavo dai nonni perché i miei genitori lavoravano al mercato, ed era la giornata “lunga” da fare una volta a settimana e alla vigilia delle feste importanti, mi ricordo che fare uno squillo o rispondere al telefono, era come andare ad un gala infernale.
Ci si preparava psicologicamente, si era in imbarazzo, mia zia piccola si schiariva la gola, mia nonna troppo emozionata e riservata, alzava la cornetta ma poi, declinava a favore di mio nonno, il “padrone” di casa.
Io non volevo proprio rispondere, perché ero troppo timido e avevo paura di impicciarmi con le parole.
Avere a che fare col telefono, era come andare in mondovisione, si faceva la conta con tanto di fuga da parte di alcuni membri della famiglia (sempre gli stessi).
I sordi poi si eclissavano proprio, accampando scuse più incredibili, come “bisogni continui” impossibili da trattenere.
A quei tempi, poi, parliamo di un “ordegno” alla bene e meglio.
Agli inizi era fissato al muro, come un quadro d’autore, e i corti o i nanetti della casa, dovevano prendere una sedia per rispondere, poi venne dotato di filo non molto lungo, e presa a muro, e fece bella mostra di sé sui tavolinetti della sala da pranzo (che poi fu battezzata “soggiorno”) sull’immancabile centrino della trisavola.
Occorreva bussare al muro della vicina per farsi liberare la linea, perché il più delle volte, erano abbonamenti “duplex”, ossia in comune con un’altra famiglia, per pagare meno, e l’apparecchio era gratuito, perché restava di proprietà della Sip (“Società Idroelettrica Piemontese”, che poi fu incaricata dell’esercizio delle telecomunicazioni), e se non pagavi le bollette, veniva il controllore dell’azienda e se lo portava via, o lo “lucchettava”.
Una delle vergogne più grandi di quei tempi.
Il microfono gracchiava, alterando tutte le voci, la linea traballava e spesso cadeva, la ruota in plastica per comporre il numero, era lentissima e se dovevi fare una interurbana, col numero e il prefisso, a quei tempi lunghissimi, pareva non finire più la corsa.
Non parliamo poi, proprio dell’interurbana, perché si entrava nel mitologico.
Erano telefonate che si raccontavano ai posteri.
Primo perché erano a tempo, “costavano assai” e occorreva essere velocissimi nei saluti e nei messaggi, autentici Ridolini delle comiche, e poi perché passavano per la centralinista dell’azienda, che faceva una specie di interrogatorio nazista : ” Chi chiama ? Perché ? Chi paga ? Da dove ?” etc.etc.
C’era un vero cerimoniale, ed anche il più buzzurro, al telefono, cercava di dare il meglio di sé, addirittura si metteva da parte il dialetto (che ancora abbondava), e ci si impegnava ad usare un italiano della “Crusca maccheronica”.
“Mi dichi, mi facci, non la capiscio, può ripetimi ?, non ci sento, la lascio…”
Il telefono era una cosa DA GRANDI.
Non si poteva usare a casaccio e occorreva chiedere sempre il permesso per usarlo, quasi fosse una porta spazio temporale.
Oggi invece anche alle elementari hanno il cellulare.
Più di uno, con tre o quattro schede differenti.
Le chiamate si fanno per tutti dai luoghi più disparati.
Si saltano i saluti, si parla il minimo, si grugnisce o barrisce e il più delle volte si annuisce in silenzio.
Perché il dialogo è finito da un pezzo … ora si è “Short message!”.
Anzi oggi si mandano addirittura icone e disegni, neanche si ruggisce più.
E il massimo del mimimo lo scopri nelle telefonate di servizio o di lavoro, dove passi ore e ore, a rispondere e ripetere indicazioni a voci registrate. “Dica SÌ per SÌ e NO per NO”, “Scandisce bene, lettera per lettera con nomi propri di città, e comuni di cose, animali e piante”.
Poi ci sono quelli che proprio non rispondono più.
No, in certi casi, non è che sono occupati, non gli va proprio di rispondere, sono scocciati !
Magari sono in smartworking a casa, immersi nella vasca a idromassaggio, e non vogliono uscire e mettersi accappatoio e ciabatte.
Non vogliono rispondere a uno che ha bisogno, che non è che fa una chiamata così tanto per fare, perché ha tempo da perdere, semplicemente si rompono le palle.
E allora il telefono squilla per ore o si mette il silenzioso.
La mia povera nonna Peppina, si girerebbe nella tomba a pensare … col “silenzioso” a quante paturnie e corse, si sarebbe risparmiata !

7 minuti

Non avrei mai immaginato da ragazzo, che da vecchio (forse è meglio dire da anziano), mi sarei ritrovato a commuovermi per un film che parla di diritti e libertà e che racconta di una battaglia sindacale. Un fatto realmente accaduto in Francia, ad Yssingeaux, tra il comitato delle lavoratrici di una fabbrica tessile e la proprietà francese che intendeva restringere le libertà che spettano di diritto sul posto di lavoro a causa della paura del licenziamento e della perdita del reddito di sostentamento. Michele Placido, attore e regista, con il remake del lavoro teatrale di Stefano Massimi, “7 minuti”, riesce a tratteggiare situazioni attualissime, dialoghi che stiamo facendo in questi giorni, traumi e sofferenze che sono ora sulla nostra pelle. La trama del film narra infatti, di questa azienda con oltre 300 dipendenti, la Varazzi tessuti, che viene acquisita da una multinazionale straniera. La nuova proprietà sembra intenzionata a non effettuare licenziamenti, ma chiede alle operaie del Consiglio di fabbrica, di firmare, anche per le loro colleghe, una particolare clausola che prevede la riduzione di 7 minuti della pausa pranzo. Una rinuncia apparentemente insignificante, che all’inizio vede tutte le sindacaliste molto favorevoli al sacrificio, con un voto collegiale, pressoché unanime. Ma che fin da subito, oppone la portavoce, l’anziana Bianca De Meo a tutte le altre, rendendola contraria e ostile a tutta la riunione. Lo sviluppo del dibattito fra le operaie porterà ognuna di essa a una fase di profonda riflessione, arrivando a metterle l’una contro l’altra, con scontri e dialoghi violenti e astiosi, fino a giungere ad un progressivo, quanto inaspettato, rifiuto della proposta. Seppur del 2016, questo film è drammaticamente, quanto, come detto, incredibilmente attuale. È moderno quando mostra la necessità di lavorare per lasciare inalterato il proprio status quo (che comunque schifiamo), quando mostra l’assoluta mancanza di alternative per la crisi economica, quando sottolinea l’invidia e l’odio sociale che cova anche tra amici e colleghi, ma soprattutto quando sottolinea la paura, il terrore vero, che stiamo vivendo nel dopo pandemia. E lo fa con l’intervento di Kidal, la lavoratrice di colore, che testimonia la sua paura, il terrore africano di certe zone subsahariane, dove non ci si preoccupa dello stipendio o delle cose che si possiedono e che si possono perdere dall’oggi al domani, ma della propria salvezza, della propria vita. E allora, coi brividi a pelle, ho ripensato a quella frase che giorni fa, presa da Facebook, ho inserito in un mio precedente post : “Si arriva a un certo punto, dove si deve scegliere tra la borsa e la vita!”. E anche noi presumibilmente in questo Nuovo Ordine dovremo scegliere, quello che intimava il bandito o il cattivo, nei film western della nostra infanzia : la “borsa”, e quindi una continua, quanto progressiva diminuzione di diritti e delle libertà per il ricatto del posto di lavoro (che comunque sarà sempre meno tutelato), oppure la vita anche da zero, o comunque ridotta dei privilegi che abbiamo oggi, ma moralmente eticamente e psicologicamente più  gratificante. Scelta durissima e che di certo per moltissimi (quel famoso 97%), neanche si pone, né si porrà mai  !!!

Più loro e meno io

Ho sentito interventi a bizzeffe da parte di politici e sanitari che si preoccupano tutti i giorni della nostra salute. “Attento a questo, attento a quello, lavati le mani, fai questo e fai quello …”. Sempre preoccupati della nostra febbre, di eventuali influenze, di contagi e consigli sulla nostra salute. Ed ora anche di quella dei nostri bambini, dei nostri figli e nipoti.
Premier, Presidenti di Regione, Sindaci, scienziati e medici illustri.
Senza sosta.
Dalle 7, orario del primo notiziario, alle 24, orario dell’ultimo, tutti i santi giorni.
Su tutte le reti.
A questo punto penso che sono fatto male.
Perché più si preoccupano loro e meno gli credo io …..