La Maturità non si rifiuta a nessuno

Novantanove per cento virgola qualcosa di diplomati, anche quest’anno. Discutiamone un attimo. Ormai anche questa è diventata l’ennesima farsa da fare, una commedia senza spettatori in platea che emoziona solo gli studenti in palcoscenico e fa incxx… i docenti, che sono pagati alle calende greche e che spesso vengono spediti come pacchi postali lontano da casa. Considerato che il 2 virgola qualcosa dei bocciati è composto dai privatisti, vuol dire che solo un “virgola qualcosa” viene fermato agli esami, sugli ormai famigerati “cinquecento”mila candidati che si contano ogni anno (ormai è un numero convenzionale, come i Mille di Garibaldi o i Trecento di Pisacane o i Trecento spartani di Leonida). Ma a che serve la scuola superiore? E di conseguenza, a cosa deve servire l’Esame di maturità ? Deve selezionare i “capaci e meritevoli” ? Deve celebrare il rito di passaggio nel mondo degli adulti?  Deve essere l’esclusivo lasciapassare per l’università? Sono tutte domande legittime che in questo periodo travagliano il riposo di genitori e figli. Il vero problema, la rotella mancante è la scuola pubblica che dai primi anni ’90 si alimenta anno per anno di quella incertezza, di quella precarietà che sta minando tutte le nostre tranquille sicurezze di un tempo. Dalla prima sostanziale riforma, quella del Ventennio fascista, alla Buona Scuola del Governo Renzi, si sono intervallati dodici cambiamenti di esami finali di Stato, tutti definiti “la svolta che aspettavamo da anni”. Da Giuseppe Bottai a Fiorentino Sullo, da Francesco D’Onofrio a Luigi Berlinguer, da Letizia Moratti a Giuseppe Fioroni, da Mariastella Gelmini a Francesco Profumo, fino alla trombata Stefania Giannini : tutti a cambiare tutto. Il risultato? Tra due anni si cambia nuovamente, e con un impianto sostanzialmente uguale a quello del 1923, l’originale di Giovanni Gentile. Corsi e ricorsi della pedagogia politica e dell’ingegneria didattica, che studia gli algoritmi dell’apprendimento. E in questo metti e leva, troviamo sempre più demotivati gli studenti  che alternano anni buoni con poche prove e minori step selettivi, ad anni horribili nei quali può capitare di tutto. Una altalena aleatoria e fortunata, immortalata da Antonello Venditti e Alex Britti nelle loro hit musicali in cui tutto è estremamente poco premiante e che forse sarebbe più opportuno definire “Esamino di Stato”. Anche la maturità dei nostri giovani, che nelle antiche civiltà del passato era un momento magico di autentica emancipazione, è stata banalizzata da questa classe politica di improvvisati, che l’ha resa e la sta rendendo sempre di più una giornata come le altre. Uno sbadiglio in una noia mortale.

Lo “Ius soli” e il resto del mondo…

In questi giorni, come se non ci fosse ben altro da affrontare o migliorare in Italia, abbiamo il Parlamento e il Governo impegnati nella disputa tra l’approvazione dello “ius soli” contrapposto al mantenimento del fascista “ius sanguinis”. Da una rapida ricerca che ho fatto in altre nazioni ed altri continenti, si vede facilmente che lo ius soli é il regime naturale per l’acquisizione della cittadinanza in tutti i paesi del nord e del sud del continente americano. Vi domanderete perché? Perché nei secoli scorsi l’America, era la meta, la destinazione, di tutta l’emigrazione mondiale. E a maggior riprova di questo ragionamento, troviamo anche l’Australia tra i paesi dove nascere sul suo territorio equivale a diventare cittadini di quel paese, perché  parliamo di territori da colonizzare, paesaggi ostili, mete di ultima speranza. Ma l’applicazione di questo istituto in Italia, che negli ultimi tempi è  diventata, suo malgrado, la porta d’ingresso verso il mondo cosiddetto civilizzato, equivarrebbe sostanzialmente a farci diventare una regione satellite dei paesi nord-africani. Con tutte le conseguenze del caso, visto che l’Europa è sorda alle richieste di collaborazione. In questa disputa normativa, non è ben chiaro il disegno finale della nostra sinistra di governo e maggioranza che si prodiga per dimostrare, con dati alla mano, la bontà di questa scelta politica. Forse spera di racimolare voti dai nuovi italiani, come se accettare supinamente l’orda migratoria, e poi stabilizzarla e regolarizzarla, equivalga ad essere “progressisti e di sinistra” (come recitava una canzone del grande Lucio Dalla). In realtà abbiamo la pianificazione a tavolino di una omologazione e di uno Stato Sociale (o Welfare) verso il basso, alla cui realizzazione, vanno bene tutti, anche i bambini nord-africani che diventano italiani. Per Gentiloni e company più si abbassano le richieste di benessere sociale (perché per questi sventurati che arrivano coi barconi, anche “Scampia” è un grand hotel) e più diventa facile fare il proprio comodo con una popolazione domata e impegnata tutto il giorno per la sua sopravvivenza. Non si preoccupano dei bambini che nascono in Italia e che per altro da sempre hanno trovato il modo di diventare italiani se veramente lo abbiano voluto, ma soltanto della loro poltrona e dell’attuale status quo. Un altro motivo che spinge a dare cittadinanza nazionale a queste migliaia (se non milioni) di nuovi italiani è che il nostro e tutti i paesi mediterranei, sono necessari a Francia, Germania e nord europa, come efficiente ufficio di reclutamento “qualificato”. Siamo come il bidello che smista le domande dei docenti per la segreteria amministrativa. Quelli qualificati su da noi, quelli disperati giù  da Voi, nelle vostre belle città d’arte a fare i VuCumpra’. Ecco a cosa serve lo “ius soli”, a legittimare e riaffermare lo stato di minus habens che ci hanno dato in Europa : scolari ritardati, con le orecchie di somaro per tutto l’anno, che esultano per un cinque meno meno preso al compito di religione.

Calenda e le “rendite Bolk”

carlo-calenda-160509172530_medium

L’intervento di ieri pomeriggio del Ministro Carlo Calenda, dal palco di Confcommercio,  sugli ambulanti e sulla Direttiva Bolkestein, è un intervento maledettamente furbastro.  Forse suggerito da qualcuno. Lui non si scaglia contro chi lavora e campa dei magri incassi della sua bancarella,  ma contro chi vive di rendite di posizione affittando e gestendo licenze. “Sono costoro che devono andare a bando di concorso!”, ha ripetuto ieri a pieni polmoni, dall’auditorium della Conciliazione, prendendosi gli applausi della platea dei commercianti romani. Ma lo stesso lancio lo fece tutto infervorato, al tavolo di concertazione del  Mise nell’ormai lontano novembre del 2016. Ma da allora cosa ha fatto per i poveri ambulanti che dice ogni volta di difendere ? A mio avviso anche lui, predica bene e razzola male. I suoi sermoni, servono soltanto a dividere ulteriormente la categoria. A far partire una  guerra tra poveri e invidie che purtoppo sono tristemente note tra di noi e un malcostume nazionale. Perchè da novembre non ha più riunito il tavolo di concertazione ? Perchè soprattutto non è intervenuto in alcun modo per fermare i bandi di concorso che in alcune Regioni d’Italia sono ripresi a marce forzate? Perchè anche lui, come i suoi predecessori e soprattutto il suo mentore, quel Professor Mario Monti, sono per la Bolkestein, sono per la Grande Distribuzione, sono per la scomparsa del negozietto di prossimità e dei bancarellari. E allora quale migliore occasione di scagliarsi contro chi ha tante licenze, che lo ripetiamo nessuno ha avuto gratuitamente dai Comuni (e di certo assolutamente no chi opera nei Centri Storici) ma che sono costate migliaia di euro regolarmente tassati e denunciati al fisco ? Non si comprende (ma è meglio dire che non si vuole comprendere) che non tutti in questi anni hanno fatto investimenti finanziari o borsistici o speculativi. C’è anche il commerciante che ha investito nel proprio lavoro, acquistando più rami di azienda, rivendendoli, o semplicemente affittandoli. Perchè era una attività lecita, perchè era una valida alternativa a tenere i soldi fermi in banca (che da anni non danno più nulla sui depositi), perchè era una forma di investimento che potevano fare pure quelli senza laurea in economia. Invece adesso sta diventando un crimine, una colpa di cui vergognarsi. E dispiace che anche il M5S stia cadendo nella trappola di questi burocrati, che additano gli ambulanti di “rendite di posizione”, quasi si trattasse di milionari con i beni al sole. I milionari credeteci, sono ben altri!

 

E’ rimasta qualche certezza ?

210328398-f8c781c5-4066-4f91-bddf-8ab3d5d506a2

Rispetto a quando ero ragazzo sta cambiando tutto. A quei tempi si studiava con la certezza di migliorarsi rispetto ai propri genitori, e si facevano progetti con archi temporali lunghissimi.  Si era convinti che si potesse disporre del tempo e del proprio futuro con certezza. La famiglia, gli amici, i matrimoni, gli affetti, tutto sembrava immutabile e dava nel contempo una piacevole sensazione di tranquillità. I giovani avevano voglia e grinta di mordere la vita con lo studio e con l’impiego, gli adulti vivevano il presente senza grandi patemi e i vecchi viziavano i nipoti perchè avevano già messo a posto la loro esistenza. Oggi invece è un vero casino. Non abbiamo più certezze. Non possiamo averne. Sono riusciti a renderci insicuri e a farci vivere costantemente in depressione. Il bicchiere mezzo pieno è ormai bucato, grazie a questi “signori” che guidano i nostri governi. I giovani di oggi, figli e nipoti, guardano al lavoro stabile come fosse un miraggio e sono ormai “mansueti” ad accettare orari e paghe da terzo mondo. Di procreare non se ne parla e avere un figlio è diventata un’operazione che si rimanda di anno in anno, fino ad arrivare ad età “pericolose”. I vecchi sono sempre più poveri, ed entrano con numeri sempre più importanti, nelle percentuali di coloro che per indigenza, rinunciano alle cure e sono sempre più deboli e frastornati. Ed anche l’informazione contribuisce a questo clima. Orwell nel suo “1984” narrava di giornali e notiziari che alternavano notizie di crisi profonda ad altre di ripresa e uscita dal baratro, e se ci fate caso, anche noi siamo bombardati di notizie economiche belle e brutte nell’arco della stessa settimana e a volte dello stesso giorno. A Canale5 la disoccupazione cala, alla Sette aumenta, per la Rai siamo in default, per Mediaset siamo over the top e viceversa, per l’Istat andiamo male e per la Presidenza del Consiglio dei Ministri nello stesso giorno, stiamo in netta ripresa. Rientra tutto nella strategia dell’incertezza del dubbio perenne. Non c’è più certezza di nulla. I risparmi in banca sono a rischio, quando una volta avere un conto a risparmio era Vangelo, il lavoro dipendente, specie se privato, ha archi temporali da non parlarne proprio, i professionisti non vengono pagati e i commercianti, stanno vivendo una crisi lunga e senza precedenti. L’unico rimedio sembra il “reddito di cittadinanza” o, ultimo nato, “il reddito di inclusione”. La questua, l’elemosina dei politici che vivono da nababbi. Una vera e propria umiliazione per le nuove generazioni, che pur di essere autonome, attive e non sovvenzionate come i pensionati (con redditi da 4-500 euro mensili), se ne vanno sempre più numerosi all’estero. I due poveri architetti ventisettenni, morti l’altro ieri a Londra, nell’incendio alla Grenfell Tower, sarebbero ancora vivi nel loro paese, con un impiego e qualcosa da realizzare. Ma noi abbiamo le politiche di inclusione, di concertazione, delle Riforme. Tutte cazzate per buttarci fumo agli occhi e continuare a fare i propri comodi. È una società di cacca, e sempre più auspicabile a questo punto, è quel Regno di Dio che recitiamo nel Padrenostro, perché questi “signori” dovranno pur rendere conto della loro vita a qualcuno che non riescono a corrompere.

Delibera Coia. Cosa non va?

IMG_20170601_121630

Molti ambulanti ci stanno chiedendo cosa non va della Delibera Coia, quella per intenderci che sostituisce il Regolamento Comunale del settore finora disciplinato dalla Delibera n. 35/2006, perchè hanno registrato posizioni contrastanti tra coloro che scrivono :  “Delibera salva lobby” e altri che invitano la categoria a tirare fuori l’ascia di guerra.  E ancora tanti simpatizzanti del cinque stelle, di altri Comuni o altre Regioni, che non conoscono la realtà romana e la paragonano magari al loro paesino di mille abitanti, pensano addirittura che sia una cosa buona, una riforma del settore innovativa e di crescita. In realtà sono molte le cose che non vanno e che rischiano di burocratizzare ulteriormente questo settore o forse paralizzarlo del tutto. Con quale risultato ? Quello di far uscire dal circuito di legalità tutti coloro che finora avevano stretto i denti e pagato tutto, ossia i concessionari di posteggi di tipologia a),  e  trasformarli in itineranti di  tipo b),  magari nullatenenti. Per una esatta disamina del testo normativo, al momento dobbiamo fare un collage tra il testo originario pubblicato online da Coia a marzo 2017 e le cinque liste di emendamenti presentati in aula Giulio Cesare  (del Dipartimento, dei Municipi, delle Associazioni, dello stesso Coia, dei grillini “No Bolkestein”) non essendo ancora pubblicata la versione ufficiale sull’albo pretorio. La prima cosa che salta agli occhi è che questa Delibera è peggio della stessa Intesa Stato Regioni del 2012 (che i pentastellati nazionali contrastano insieme alla Direttiva). Infatti con questo provvedimento si limita a due il numero massimo di concessioni per i fuori mercato, prescindendo dal gruppo rotativo di appartenenza (non vale più cioè, l’organico maggiore o minore di 100)  e  si introduce il concetto di “famiglia anagrafica” per cui i coabitanti nello stesso indirizzo, non potranno avere più di dieci concessioni complessive, pur avendole acquistate o rilevate con atti di compravendita regolarmente tassati dallo Stato. Negli articoli  che vanno dal  12 al  15 si pianificano i bandi di concorso del 2018, con punteggi differenti da quelli del resto d’Italia. Arrivando ad un punteggio massimo di 250 e non più di 100 e inserendo criteri “nuovi”  quali banco tipo, durc o vara, regolarità nei pagamenti Cosap, non essere dichiarati “cattivi pagatori”, marchi e certificati di qualità, tutela dei diversamente abili, favorire l’imprenditoria giovanile sotto i 35 anni, aiutare i disoccupati, incentivare l’uso di veicoli a basso impatto ambientale, gli imballaggi bio, il pagamento elettronico, i prodotti a km zero, l’asporto degli imballaggi, i progetti tecnologici, tutelare coloro con familiari a carico, garantire la frequenza periodica di corsi di formazione professionale. E leggendo ancora troviamo  che non si può disporre della propria azienda per un semestre dalla reintestazione o dalla nuova assegnazione (nè affitti e nè cessioni), che i cambi turno delle Rotazioni dovranno essere bimestrali dietro il pagamento di un diritto di segreteria comunale ancora non quantificato, ma il software comunale al momento disponibile è solo mensile ( … gulp ! ….), che la Domenica mentre la Grande Distribuzione resta aperta, gli ambulanti (e qui ci rientrano tutti, anche i mercati giornalieri dove dovrebbe inaugurarsi la novità della somministrazione nei banchi) dovranno chiudere, che mentre ai concessionari di posteggio viene richiesta la regolarità per il personale dipendente dietro al banco,  all’itinerante si autorizza la figura enigmatica del  preposto che mi sa tanto di  lavoro nero tollerato,  che si introduce una fidejussione per i mercati coperti e i plateatici attrezzati per disporre del proprio ramo di azienda (per affitti o cessioni), e  che si apre il settore alle Onlus e alle associazioni no profit, che faranno sicuramente una concorrenza sleale per l’utilizzo di regimi fiscali di particolare vantaggio. Ma ancora che le autorizzazioni (e non le concessioni) scomode di Rotazioni e “Anomali” ossia di coloro che offendono la città con i loro banchi fuori dalle aree di mercato, indecorosi a detta di tanti radical chic (che acquistano abitualmente da griffe e grandi firme) decadranno al 31 dicembre 2018 (refuso o volontà di cancellare un’altra tradizione romana di rilevanza nazionale?). Che tutti, anche gli extracomunitari senza fissa dimora,  dovranno utilizzare esclusivamente la PEC (che  probabilmente diverrà la loro domiciliazione fittizia regolare al posto delle attuali Caritas) per corrispondere con la pubblica Amministrazione. E che tutti dovranno dotarsi di un altro orpello da portarsi dietro insieme a licenza, turno, rinnovi, contabilità e registri : il tesserino identificativo. Altra spesa inutile che poteva essere supplita a costo zero dal rilascio di titoli autorizzativi con la fotografia del titolare (come era in passato). E ancora che mentre la durata delle nuove concessioni in tutta Italia è di dodici anni, noi romani l’avremo in via ordinaria per soli nove anni. E ancora che il passaggio di competenze fatto verso i Municipi di interi settori di questo comparto, come le Rotazioni, prima disciplinati integralmente dal Dipartimento (che mantiene soltanto la vigilanza) equivarrà ad una  progressiva perdita di soste redditizie per spostamenti coattivi in estrema periferia …. e potrei continuare ancora per molto ma per non andare in terapia (e non mandarci molti di Voi) preferisco chiudere qui e attendere quello che si deciderà a breve.

Suppletive o principali ?

supple

Le prove suppletive che il Miur sta concedendo ai ricorrenti del concorso docenti 2016, in questi giorni, pongono un interrogativo inquietante. Si tratta di prove “appendice, complemento, secondarie” (nel rispetto del termine e dei suoi veri significati) o per il classico da padroni a garzoni, diventeranno prove equivalenti alle principali e forse anche prioritarie a quest’ultime, potendone stravolgere i risultati già pubblicati e acquisiti ? Perchè leggere post come quelli pubblicati da Orizzonte Scuola, nei quali i professori vincitori di concorso della prima ora, come la dottoressa Anna Fumagalli, docente che ha superato il concorso 2016, per la classe A08 in Lombardia, classificandosi prima in graduatoria, e che adesso, con il possibile rimpasto, teme addirittura di uscire, quando aveva la legittima aspettativa di essere assunta, sembra di vivere un vero e proprio incubo. Se il Ministero avesse proceduto alle assunzioni ad inzio anno scolastico 2016, come successo per alcuni vincitori di concorso di altre classi ad esempio in Piemonte o in altre Regioni o classi di concorso, sicuramente i vincitori  della prima ora avrebbero avuto la garanzia sul fatto che prove suppletive a prescindere, il loro posto non sarebbe stato messo in discussione, come non è  in discussione quello di chi a settembre è stato assunto e adesso ha avuto anche il diritto di chiedere la mobilità.
Pertanto a nostro avviso, ma è un pensiero comune a tutti i docenti che hanno passato l’estate scorsa sui libri, non dovrebbe nemmeno sorgere il dubbio se inserimento in coda o a pettine dopo le prove suppletive perché l’alternativa all’inserimento in coda, implica il rimettere in discussione i posti di tutti coloro che a settembre sono stati assunti da G.M. Anche perchè il Miur deve mettere in conto che anche i docenti della prima ora potrebbero invocare la strada del contenzioso amministrativo in caso di inserimenti dell’ultimo momento a loro danno, innescando una lite senza fine che porterebbe soltanto alla paralisi dell’attività di istruzione pubblica. Per non parlare infine della liceità di prove fotocopia di quelle dello scorso anno, già segnalato da molti post di docenti increduli e per le quali il Coordinamento Nazionale TFA ha già aperto una segnalazione formale. Oltre al danno la beffa. Docenti non abilitati, inseriti a forza, prove fotocopia, scavalco possibile di posti in graduatoria. Cosa deve accadere nella Scuola Italiana oltre a questo, per mantenere una seppur minima credibilità ???

 

Bolkestein : spazio fisico e spazio economico

spazio

Che lo “spazio fisico” sul nostro pianeta sia una risorsa limitata, sia che si tratti della casa o dell’ufficio, di un armadio o di una cantina, c’è poco da fare : gli spazi che abbiamo a disposizione sono quelli, e non possiamo espanderli a piacimento. Ma quando trattiamo di “spazio economico”, le cose stanno in ben altra maniera, perchè in questo secondo caso, le opportunità di occupazione si moltiplicano velocemente. E in questo equivoco, o meglio in questa erronea equivalenza,  è incorsa anche la Commissione Europea allorchè i nostri Parlamentari nazionali ed Europarlamentari nei giorni successivi all’approvazione della cosiddetta “Direttiva Bolkestein” e del successivo decreto di recepimento in Italia, chiedevano se lo spazio occupato dagli ambulanti dovesse essere considerato una risorsa naturale limitata. I Commissari a partire da Barnier (che successivamente sembra abbia ritrattato anche se non formalmente) a più riprese e senza alcun indugio hanno sempre risposto affermativamente : “Si’ gli ambulanti occupano uno spazio limitato”. E’ chiaro ed evidente a tutti che il perimetro di Piazza di Spagna o di Fontana di Trevi non può essere espanso e che una volta riempito lo spazio fisico di persone, ulteriori non possono entrare, ma discorso differente merita lo sfruttamento economico di quello stesso spazio. Perchè in questo caso non c’è limite all’impiego della risorsa e ai molteplici modi di utilizzo dell’occupazione concedibile : a tempo, sovrapposta, per periodi, a strati, con dimensioni differenti e chi più ne ha, più ne metta. Lo spazio economico di un’area è illimitato perchè il limite è dato soltanto dalla fantasia del concedente e del concessionario. Questa sarà la tesi che sosterremo in tutti i prossimi incontri sulla Direttiva a partire dal Congresso Ana del prossimo 25 maggio 2017. Perchè questa inclusione degli Ambulanti nella Direttiva Servizi, destinata ad altre imprese ed attività, grida vendetta. Acqua e sorgenti, cave e torbiere, sorgenti e terme, strade ed autostrade, sono risorse naturali limitate e indisponibili, perchè anche dal punto di vista economico, una volta concesso lo sfruttamento in esclusiva ad un soggetto pubblico o privato, non è possibile moltiplicarne l’utilizzo all’infinito, ma considerare alla stessa stregua lo “spazio dei banchi” è una vera aberrazione che penalizza una categoria produttiva che non chiede nulla e che lo ricordiamo è autorizzata da decenni.