I Trattati di Roma al sugo !

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Il 25 Marzo 1957 a Roma, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, vennero firmati due trattati che istituirono e disciplinarono, rispettivamente: la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (CEEA o Euratom). I paesi firmatari furono Francia, Germania Ovest, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo. La nuova Europa avrebbe dovuto promuovere, mediante la formazione del mercato comune e l’abbattimento delle barriere doganali, l’armonizzazione delle legislazioni economiche nazionali ed una crescita stabile e duratura di tutto il continente. Dopo 56 anni ci ritroviamo invece, un continente diviso come, se non più di prima, invaso da popolazioni miserrime che stanno abbassando i diritti e le prerogative dei residenti, i popoli del Mediterraneo economicamente disastrati, e con una moneta che si sta sempre più svilendo rispetto al dollaro. Verrebbe da chiedersi : “Ma cosa dobbiamo festeggiare allora ?”. Forse la Grecia o l’Italia sull’orlo della bancarotta ? Oppure i muri che stanno costruendo i paesi dell’Europa dell’est per isolarsi meglio dai migranti ? O ancora i vari Paesi che piano piano si stanno sfilando dal giogo dei burocrati di Bruxelles ? I firmatari di allora avevano ben altro profilo di statisti rispetto ai firmatari di oggi,  per non parlare dell’intervento che faranno alle celebrazioni a Palazzo Madama i due “emeriti” della nostra nazione,  Giorgio Napolitano e Mario Monti, i veri affamatori del popolo italiano. A quei tempi i capi di stato sfilavano tra la gente, i bambini  e le mamme applaudevano gli Adenauer a Roma senza scorte, senza servizi di sicurezza, senza paura, oggi invece, sembra di prepararsi ad una guerra mondiale con antagonisti, black bloc e violenti col passamontagna. Perchè i politici e i burocrati di oggi viaggiano con i jet personali, lontano dalle masse, nelle loro auto blindate, con i loro gorilla, con i loro body guard perchè temono il popolo, fuggono il confronto, scansano il voto e il paragone. Ecco perchè ho intitolato questo post così, perchè questa bella compagnia di Europeisti convinti  (per la loro bella poltrona), non ce li leveremo facilmente di torno …… come il sugo dei maccheroni che ci cade sulla camicia bianca.!!!

Bolkestein : 3 ragioni per il NO !

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A nostro avviso sono moltissime le ragioni per dire NO alla Bolkestein  e le abbiamo tutte indicate nei documenti presentati alle Istituzioni e agli organi di informazione, ma “tre” sono quelle principali che possono invalidare tutto il decreto di recepimento nel nostro Paese (D.Lgs. n.59/2010).

In primo luogo con questa Direttiva assistiamo alla mancanza del  requisito di reciprocità. Tale principio giuridico privatistico ma di rilevanza pubblicistica, è enunciato nell’art. 16 delle disposizioni preliminari al Codice Civile italiano, denominate anche disposizioni sulla legge in generale e comunemente note come preleggi. L’articolo 16 (Trattamento dello straniero) recita letteralmente:« 1. Lo straniero è ammesso a godere dei  diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. 2. Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere. ». Pertanto, affinché si possa concretamente verificare la reciprocità, è indispensabile l’esame della concreta applicazione di una normativa o della prassi dello Stato estero, per poter comprendere quale livello di discriminazione, ammesso che discriminazione vi sia, venga praticato dallo Stato estero nei confronti del cittadino italiano. Nell’applicazione di questa Direttiva, constatiamo che a differenza di Italia e Spagna (dove per altro si sono adottate scadenza iniziali delle concessioni lunghissime), nessun altro Stato Europeo ha incluso la categoria del commercio su aree pubbliche nelle figure imprenditoriali o professionali destinatarie della disciplina, con il paradosso che mentre gli stranieri possono fare gli ambulanti nel nostro Paese, gli operatori italiani non possono al momento esercitare liberamente la loro attività in stati limitrofi della Comunità europea.

La seconda ragione la riscontriamo nell’attenta lettura dell’art.12 della Direttiva  2006/123/CE, che sancisce il dovere delle amministrazioni,  di indire una procedura di selezione a rilevanza pubblica solo e soltanto nel caso in cui il numero delle autorizzazioni disponibili sia limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche disponibili. In realtà nelle aree metropolitane più importanti,  ma anche nella maggior parte dei Comuni Italiani, assistiamo ad una desertificazione dei mercati e delle aree mercatali con l’assurdo risultato di mettere a concorso posteggi di operatori in attività e lasciare non assegnati posteggi attualmente liberi. Tale osservazione ci viene confermata dai risultati dell’indagine effettuata dall’assessorato al commercio tra i settanta mercati del Comune di Roma Capitale. Nel corso di una conferenza stampa, l’Assessore Meloni, ha infatti evidenziato che soltanto nel comparto dei mercati giornalieri (coperti e a plateatico attrezzato) ci sono oltre il 50% dei posteggi liberi, disponibili e non assegnati.

La terza ragione,  risiede nel mancato rispetto dell’art. 14 della Direttiva Bolkestein laddove si statuisce che : “La presente direttiva non incide sulle condizioni di lavoro e di occupazione, compresi i periodi massimi di lavoro e i periodi minimi di riposo, la durata minima delle ferie annuali retribuite, i salari minimi nonché la salute, la sicurezza e l’igiene sul lavoro, che gli Stati membri applicano in conformità del diritto comunitario; inoltre, la presente direttiva non incide sulle relazioni tra le parti sociali, compresi i diritti di negoziare e concludere accordi collettivi, di scioperare e di intraprendere azioni sindacali in conformità del diritto e delle prassi nazionali che rispettano il diritto comunitario, né si applica ai servizi forniti dalle agenzie di lavoro interinale. La presente direttiva non incide sulla normativa degli Stati membri in materia di sicurezza sociale.” In tale senso con la precarizzazione di un intero comparto distributivo con limiti temporali, alea e rischio di partecipare ad un pubblico concorso, e nessuna garanzia di mantenimento degli avviamenti commerciali consolidati (perchè sullo stesso posteggio potrebbero alternarsi merceologie e rami di azienda differenti), di fatto si incide ed anche pesantemente sulle condizioni di lavoro ed occupazione.

La presente nota verrà consegnata alla Commissaria Europea del Mercato Interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI, Dott.ssa Elżbieta Bieńkowska ed al Presidente del Parlamento Europeo Dott. Antonio Tajani.

 

Bolkestein : Orgoglio e pregiudizio

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È uno dei più celebri romanzi della scrittrice inglese Jane Austen. Ma in questo caso ci serve per i due sostantivi utilizzati nel titolo.
Orgoglio. Il termine orgoglio si riferisce ad un forte senso di autostima e fiducia nelle proprie capacità ma quando diventa “smodato” comporta un senso di superiorità rispetto alle altre persone, e prende il nome di superbia, che per la dottrina cristiana è il più grave dei sette peccati capitali.
Pregiudizio. Il termine pregiudizio invece è collegato alla nozione di “giudizio prematuro”, ossia parziale e basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.
Quando qualcuno definisce i partecipanti alla manifestazione di Piazza della Repubblica del 15 marzo 2017 a Roma “poche centinaia” fa propri, questi due sostantivi. Orgoglio e pregiudizio, superbia e incompleta conoscenza. Non c’è altro da aggiungere.
Non si possono nascondere le crepe strutturali con lo stucco, come non si può fermare lo scorrere incessante del tempo con il botulino. Le consorelle stanno cercando di arrestare l’emorragia continua di iscritti e rappresentatività, con dichiarazioni e comunicati stampa erronei, non corrispondenti alla realtà, al limite ingiuriosi. Perchè e lo ricordo a futura memoria, il reato di ingiuria di cui all’art. 594 c.p. è commesso da chiunque offenda “l’onore o il decoro di una persona presente” e qui si sta offendendo il decoro e l’onore di oltre 18 mila imprenditori che con sacrifici personali, costi di viaggio e trasferimento, vitto e alloggio, hanno speso un giorno importante della loro vita insieme agli altri, ai “fratelli ambulanti d’Italia”per una manifestazione di libertà e di presa di coscienza. Attenzione quindi a documentarsi prima di lanciarsi in dichiarazioni e affermazioni basate su non complete e dirette conoscenze. Si rischia di rimanere soli ….. in palazzi vuoti !!!

Zio Paperone in Italia

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Oggi è arrivato il provvedimento del direttore delle Entrate che attua la disposizione, insieme con un modello da allegare alla domanda, il “chek list”. A breve in Italia, avremo la flat tax per i Paperoni stranieri con ingenti patrimoni e redditi. E’ rivolta a chi intende trasferire la residenza fiscale nel Bel Paese, beneficiando di un una imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero. L’opzione, introdotta con la Legge di bilancio 2017, prevede il pagamento di un’imposta forfettaria di 100mila euro e tale trattamento “agevolato” può essere esteso anche ad uno o più familiari in possesso dei requisiti e in questo caso, l’imposta scende a 25mila euro per ciascuno dei familiari ai quali sono estesi gli effetti della stessa opzione. Ricevuto il via libera delle Entrate (anche per silenzio/assenso), il neo residente straniero si vedrà riconoscere l’agevolazione per i successivi quindici anni (gulp!). Con questo provvedimento assistiamo al sequel di “Prendi i soldi e scappa” il cult movie del 1969 con Woody Allen. Per arraffare comunque qualcosa, si calpesta morale, dignità, giustizia. Solo che nel film, Virgil, il protagonista sfortunato, viene condannato a 800 anni di reclusione, e rimane ottimista sul fatto che “con la buona condotta, può ottenere la riduzione della pena perfino della metà”, ma la pena ai nostri politici e governanti, chi la pronuncerà ? Ormai siamo alla tassazione a stock, ai saldi per i miliardari e al carcere per chi ruba una mela. Il nostro è un sistema malato, non è possibile concepire tali nefandezze, per altro con l’ulteriore sconto ai familiari. A difendere il provvedimento è intervenuto oggi, il capo della segreteria tecnica del Mef, Fabrizio Pagani : “E’ la chiave per rendere il Paese attrattivo“. Per questi Signori la nazione che ospitò la Magna Grecia, l’Antica Roma, il Rinascimento e la Religione Cattolica dalle origini,  diventa veramente “attrattiva” per i turisti,  non per il David o la Pietà di Michelangelo,  ma con l’abbuono delle tasse e lo sconto a forfait per i Paperoni. E io pagooooo…..

L’Italia in staterelli

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“Esistono zone del Paese ormai tecnicamente e finanziariamente fallite. Esistono, al contrario, territori (come il Veneto) che hanno i conti in ordine, servizi di eccellenza” e “lasciano a Roma 21 miliardi di imposte ogni anno” così il Governatore del Veneto, Luca Zaia, parla del referendum consultivo sull’autonomia di Veneto e Lombardia. Colui che a detta di Berlusconi dovrebbe catalizzare tutto il Centro Destra, insieme al collega di partito Roberto Maroni, lancia un appello per un urgente “election day” che vorrebbero comunque svolgere entro il 2017 a prescindere dalla volontà del Governo Gentiloni. Con una croce su una scheda elettorale che tanti brandiranno come la spada di Alberto da Giussano (ogni riferimento è puramente casuale) si potrà tornare all’Italia delle Signorie. Nelle signorie medievali, si andava dal diritto di coniare moneta e amministrare la giustizia su un determinato territorio a quello di riscuotere pedaggi su strade e ponti. Chi non ricorda la coppia Troisi e Benigni alla dogana dei “Chi siete? Da dove venite? Cosa portate? Dove andate? Un fiorino !!!”. L’avvio delle signorie determinò lo spirito emulativo di altri territori e la forza centrifuga moltiplicò i territori e i confini geo-politici : gli Estensi governavano a Ferrara e a Modena. A Verona, quando il Podestà Mastino della Scala venne ucciso, suo fratello Alberto ne prese il posto e diventò Signore della città. A Padova dominavano i Carrara, a Parma i Farnese, i Gonzaga a Mantova. Milano passò dai Torriani ai Visconti, e poi agli Sforza. A Firenze, s’imposero i Medici. In Piemonte si affacciarono i Savoia con Umberto Biancamano, il cui figlio Oddone sposò la marchesa Adelaide. Con queste belle iniziative referendarie, in poco tempo uno Stato nazionale democratico ed unitario come l’Italia,  rischierebbe di trovarsi con decine di steccati e recinzioni. In Europa si va senza passaporto, mentre per le vacanze invernali da Napoli ad Asiago si andrà con la tracciatura e la tassa di ingresso. E allora mi chiedo, perchè la politica (come la religione) continua ad essere la causa principale di divisione e scontro ? Perchè una volta per tutte non la finiscono con il “Divide et impera”, una strategia che da sempre ha contribuito ad evitare che una serie di piccole entità  possano unirsi, formando una nuova e unica entità, più rilevante e pericolosa per la loro bella poltronissima in prima fila ?

Bolkestein : nuova Conferenza ?

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A seguito della Comunicazione del Prof. Pitruzzella (Garante del Mercato e della Libera Concorrenza) dello scorso 15 Dicembre 2016, si rischia molto seriamente di avere tutte le procedure di selezione “Bolkestein” per le nuove concessioni non valide o facilmente impugnabili in contenziosi amministrativi. L’accordo del 2012 è stato infatti messo in discussione dal presidente dell’Antitrust con una nota che non condividiamo assolutamente nel merito, ma che ha evidenziato i tutti limiti di quell’accordo : viene falsato lo spirito liberistico della Direttiva accordando vantaggi al prestatore uscente (i famosi 40 punti) e 12 anni sono troppi per il recupero degli investimenti in un settore relativamente povero di dotazioni e arredi (a detta del garante). Questa indeterminatezza subito colta dal Premier Renzi, aveva comportato un differimento lungo sotto le festività natalizie,  fino addirittura al 2020, per valutare in primis l’inclusione di questo comparto nelle figure professionali escluse del tutto dall’applicazione della direttiva comunitaria e in subordine per dare modo di tornare sull’accordo  e dotarlo delle migliori garanzie per tutti i partecipanti, specie nazionali, visto che la Direttiva finora non è stata recepita da nessuno Stato Europeo eccezione fatta per la sola Spagna (dove per altro i rinnovi sono molto più lunghi dei nostri). Le Confederazioni di categoria in questo periodo, invece di sincerarsi se l’Intesa (da loro sottoscritta) fosse realmente “la salvezza” della categoria, come sbandierato in questi anni, ostinatamente hanno pressato il Governo Gentiloni per ridurre il differimento della validità delle concessioni e avviare da subito i bandi. Ma i bandi in queste condizioni chi può dire che siano pienamente legittimi ? Quale operatore, anche vincitore di una graduatoria di riassegnazione, può sentirsi pienamente sicuro da ricorsi o sentenze a posteriori di annullamento o parziale decadenza ? In questo clima è ovvio che il Ministero dello Sviluppo Economico, corra ai ripari e con urgenza chieda la convocazione di una nuova Conferenza Unificata per allineare la partenza di tutte le selezioni e in subordine verificare la reale resistenza ed efficacia normativa della primitiva Intesa del 05 luglio del 2012. Non possiamo andare ai bandi col rischio di incastrare e bloccare interi mercati o plateatici con contenziosi amministrativi lunghissimi. Ma soprattutto non possiamo permettere che una “semplice domandina” come viene definita (millantando una sicurezza che non c’è) decreti la fine del lavoro di migliaia di famiglie italiane. Ricapitolando, sempre e comunque “No Bolkestein – il Mercato non si Tocca – Roma c’è !!!”

Le colpe dei Padri

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“Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Non vedo l’ora che venga fuori la verità”, a parlare è Tiziano Renzi, coinvolto nell’inchiesta sugli appalti Consip. Renzi senior è un democristiano di lungo corso, ex consigliere comunale della piccola Rignano sull’Arno, in politica dai tempi del compromesso storico degli anni Settanta. Dopo la fine della Balena Bianca, resta nelle varie forme prese dal partito (PPI, Margherita, PD) fino al 2012, anno in cui il figlio sale definitivamente alla ribalta nazionale con la sfida (persa) a Bersani. Da quando Matteo è diventato un personaggio pubblico nazionale, sono nate molte teorie sull’ascesa del giovane premier, aiutata da papà Tiziano. Immancabili i riferimenti alla massoneria e ai poteri occulti. “Ma le colpe dei padri, non possono ricadere sui figli”. O almeno questo è quello che vanno raccontando i generali del PD renziano. Questa mattina Andrea Romano, altro montiano di Scelta Civica saltato sul carro del fiorentino doc, incalzato dalle domande impertinenti (a suo dire di una giornalista d’assalto) ha risposto che Matteo e Tiziano abitano in due case differenti (sigh!) e quindi si esclude ogni possibile coinvolgimento del figlio coi traffici del padre. Chissà se sarà così pure quando, il più tardi possibile, il figlio si troverà a compilare la “corposa” dichiarazione di successione dell’anziano genitore. Il padre inoltre, ha fatto da parafulmine in molteplici occasioni : nella bancarotta della Chil Post, nel crack di Banca Etruria, in varie inchiestine non concluse e in quest’ultima grande inchiesta della Consip (dove per altro troviamo un altro grande affetto di Matteo, quel Luca Lotti, sottosegretario di stato nel passato Governo), tanto da produrre un’ulteriore considerazione : “E’ giusto che le colpe dei padri non ricadano sui figli, ma quelle stesse colpe non dovrebbero ricadere neanche sul popolo italiano che non c’entra nulla”.