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Mangeremo cavallette

Li chiamano “Interventi volti a rimuovere gli elementi di debolezza strutturale e migliorare così, la redditività e la produttività del settore agroalimentare”.
In realtà sono le politiche dettate dall’agenda del Great Reset, che prevede almeno una grande carestia entro il 2030 o comunque una drastica riduzione qualitativa e quantitativa di cibo naturale.
Pertanto molti paesi, tra cui naturalmente il nostro, stanno investendo denaro pubblico per disincentivare campi coltivati, allevamenti numerosi e aziende agricole.
Pagano per sopprimere mandrie e greggi, spendono per trasformare le coltivazioni in desolazione e abbandono.
E dato che comunque trattasi di mestieri e lavori faticosi (“la terra è bassa”), dove la maggior parte degli imprenditori è molto avanti con gli anni, a costoro non sembra vero di gettare alle ortiche, vanga e piccone e godersi una meritata buonuscita.
Quindi siamo al paradosso che si scende in piazza per la coltivazione della marijuana, e sta passando sotto silenzio l’espianto di grano, riso e patate.
A tutto questo, come dimostrato da un’inchiesta delle iene, si aggiungono le Unità veterinarie delle ASL del Meridione, che mandano al macello bufale da latte sane, per indirizzarle e indennizzarle a prezzi irrisori, come carne bovina per le industrie di scatolame del Nord.
Quindi si rendono sempre meno redditizie le cosiddette “attività primarie”, per toglierle ai singoli e alle piccole aziende familiari, e si mettono sul mercato ingenti porzioni di territorio incolto, a prezzi sempre più bassi e speculativi.
Ed infatti è iniziata una acquisizione selvaggia di terreni agricoli e capi di bestiame da parte dei miliardari in tutto il mondo.
Secondo una rivista statunitense, l’acquisto da parte di Zio Bill, di circa 100.000 ettari di terreni coltivati, sparsi in 18 degli Stati americani, è la classica priva del nove a sostegno delle tesi complottiste.
Le sue proprietà più grandi si trovano in Louisiana, Arkansas e Nebraska.
Ma nella stessa graduatoria, stilata da The Land Report, c’è John Malone, presidente di Liberty Media (la società che controlla la Formula 1), che possiede 890 mila ettari di ranch e foreste. Al terzo posto, con 809 mila ettari, il fondatore della Cnn, Ted Turner, mentre alla posizione n. 25 troviamo il patron di Amazon, Jeff Bezos, con 170 mila ettari di terreni e appezzamenti.
È gioco forza pensare che costoro, controllando nei prossimi anni, la produzione agricola mondiale, potranno “dosare” il piatto in tavola di tutti gli abitanti della Terra.
Un potere immenso, un autentico privilegio reale, quello di poter riempire la pancia come sempre per quantità e qualità (la loro).
A prescindere dai cronisti infausti dei nostri telegiornali, che fin d’ora, ci invitano a gustare cavallette … con sponsor d’eccezione come Angiolina Jolie.

8 thoughts on “Mangeremo cavallette

  1. Vittò, sei “attenzionato” su più fronti, ma non è necessariamente una cosa negativa. Poi con Zip e me puoi rilassarti.
    Comunque, a prescindere, è ormai ovvio dove bisogna andare ad “investire” ora. Un pezzo di terra, uno qualsiasi. Anche piccolo. Se già non hai provveduto e se ti avanzano due spicci, affrettati. Sarà l’ oro del futuro. Ah, anche un fucile aiuterà. Se servono consigli sono a disposizione. Se servono fucili, anche.

    • Ho soltanto una misera pistola ad aria compressa, una fionda professionale e una serie di coltellini da collezione.
      Per l’aria truce posso rimediare, anche la barba incolta, ma devo comunque acquistare un chilo o due di fegato. 😉

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