MPV o Monkeypox

Dopo Uk, Portogallo, Usa e Spagna, ora anche l’Italia registra i primi casi di Monkeypox, o “vaiolo delle scimmie”, un’infezione causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo, ma che si differenzia dal vaiolo stesso per la minore diffusività e gravità.  
È di fatto una malattia conosciuta dal 1958, ma finora tranne zone endemiche, non aveva mai avuto l’onore di viaggiare nel mondo.
Secondo gli esperti, i due virus sarebbero “cugini” in quanto discendenti da un virus comune, quello del vaiolo bovino.
Ma MPV è stato identificato per la prima volta in Europa, in scimmie provenienti dal Sud-Est asiatico.
La trasmissione può avvenire anche da uomo a uomo, ma è molto difficoltosa, e il vaccino contro il “vecchio vaiolo”, quello che fu inoculato a milioni di individui nello scorso secolo (ed il mio braccio sinistro ancora lo ricorda con la pustola a rilievo rimarginata), “potrebbe forse” essere utile nelle persone a rischio.
Tutto un “chissà, potrebbe essere, forse, vedremo, non sappiamo ancora!”.
E indovinate invece chi ci ha avvisato, nel novembre 2021, di un possibile attacco terroristico con questo virus ? Lo stesso “signore” che ha messo al sicuro il suo brevetto per i vaccini contro il monkeypox, il SOLITO e PREVIDENTE zio Bill Gates.
Colui che invece sa tutto con anni di anticipo e che nel corso di una simulazione a fine 2021, ci ha presentato una bella cartellina in formato Excel, che ci illustra i prossimi mesi.
Attacco della sinfonia il 15 maggio 2022 (e ci siamo col cronometro), oltre 80 stati infestati a gennaio 2023 con sviluppo di forme “resistenti”, 27 milioni di morti tra un anno esatto, e circa 270 milioni di decessi a fine 2023.
In buona sostanza il mio terrore recondito.
Quello cioè di aver assistito ad un biennio di “Al lupo, al lupo” con un GinoVirus qualunque, di aver fornito materiale di studio e sperimentazione involontaria, ed ora che invece siamo tiepidamente tranquilli, relativamente normalizzati, ricevere a tradimento TUTTI, peraccinati e non, il vero scherzetto senza dolcetto.
La vera peste del terzo millennio.
Dagli stessi che con virus ed antivirus, ci hanno fatto una fortuna, e dagli stessi che come soluzione finale, pensano alla “depopolazione” come la panacea di tutti i problemi del mondo.
Infine la domanda che viene spontanea ; se per il Covid che era una malattia delle vie respiratorie avevamo un tampone per bocca e naso, per il “vaiolo della scimmie” che si ipotizza si propaghi con rapporti omosessuali maschili, il tampone dove ce lo infileranno ?

Emmanuel Goldstein

Costui che veniva raffigurato con frangia e baffetti mozzi, era il nemico supremo di tutto il continente Oceania, nel romanzo “1984” di George Orwell.
Contro la sua immagine, il popolo furioso attuava una pratica collettiva, detta dei “due minuti d’odio”, che consisteva nel riunirsi “spontaneo” degli astanti, sui posti di lavoro, negli incontri di partito, ovunque era possibile e, al segnale emesso da altoparlanti, dinanzi a un teleschermo che proiettava immagini del nemico supremo, iniziare a dare in escandescenze, ad inveire contro “Goldstein” e si arrivava a lanciare oggetti contro il teleschermo, imprecando, colti da implacabile rabbia, sotto lo stretto controllo di incaricati del partito.
Chiunque manifestava segnali di eterodossia, o perfino micro-espressioni facciali, non consone al contesto, veniva subito considerato come un possibile traditore, dalle spie mischiate nel pubblico.
In realtà “Goldstein” rappresentava una valvola di sfogo dell’aggressività dei cittadini, e un modo per individuare un “capro espiatorio” da demonizzare, addossandogli la colpa delle difficoltà della vita quotidiana.
Oggi le vittime sacrificali preferite dal popolo e additate dal Grande Fratello come responsabili del fallimento Italia, sono i “NoVax”.
Coloro che per ironia della sorte, pur essendo sani ed in buona salute, testata da tamponi e vita ormai “eremitica”, solitaria e isolata dal mondo, sono additati come gli unici e soli “untori” del Covid19.
Ed anche per loro, è ormai d’uopo, il rito dei “minuti d’odio”, pure se sarebbe più calzante parlare di ore d’odio, anzi di giorni, di mesi d’odio.
Perché l’infamia ai NoVax, ormai, è uno sport nazionale, con tanto di campioni e primatisti mondiali, tanto nei politici, che nei medici, che negli esperti di informazione.
Per il potere avere un nemico da agitare alla folla, e con il quale sobillarla, è stata sempre una carta vincente.
Mettere un simulacro tra loro e il popolo, li ha sempre preservati da rivoluzioni e teste mozzate, per troppa esposizione, dopo l’insegnamento della presa della Bastiglia e il Terrore francese. Ormai è del tutto evidente che la sanità a questo punto non c’entra nulla, se è sufficiente non essere consoni al sentire comune, per venire considerati come autentici terroristi e attentatori, come in 1984 di Orwell, venivano valutati gli appartenenti alla “Confraternita”. Speriamo soltanto di non avere a che fare presto, anche con la “Psicopolizia”, perché nel romanzo non era noto a nessuno cosa venisse fatto alle persone catturate dagli agenti. Veniva soltanto detto che le persone sparivano semplicemente, e sempre di notte. Si arrivava a negare l’esistenza stessa della tale persona, a cui viene applicata una vera e propria damnatio memoriae,  eliminandone ogni riferimento anche in registri e documenti ufficiali, ossia qualsiasi prova che potesse oggettivamente dimostrare che il dissidente fosse mai esistito. Più che un auspicio ormai è un’autentica speranza !

Gli Xenobot

Non so dove finisce la fantascienza e inizia la realtà. Dove termina il semplice pensiero e partono le supposizioni, il complotto. Ma una cosa é certa, svegliarsi alle 5 di mattina e non riuscire più a riprender sonno per le cose appena lette, fa meditare e non poco. Oggi è stata la volta degli “Xenobot”. Leggendo la presentazione da parte di uno dei loro padri scientifici, lo statunitense Josh Bongard, che pubblica sul sito online : https://cdorgs.github.io , gli Xenobot sono composti biologici, elaborati e progettati da intelligenze artificiali, derivati esclusivamente da cellule di una rana acquatica dell’Africa australe (la Xenopus laevise) e sono completamente biodegradabili. Quelli “costruiti” fino ad oggi sono larghi molto meno di 0,7 millimetri (0,039 pollici) e composti da due sole cose: cellule della pelle e cellule del muscolo cardiaco, entrambe derivate da cellule staminali raccolte da embrioni di rana precoci (allo stadio di blastula con forme generalmente sferiche); dei microbici “Pacman”. Le cellule epiteliali della pelle, forniscono un supporto rigido, mentre le cellule del cuore, agiscono come piccoli motori, contraendosi ed espandendosi di volume per spingere in avanti lo xenobot. La forma del corpo di uno xenobot e la sua distribuzione delle cellule della pelle e del cuore, sono progettate automaticamente in simulazione, per eseguire un compito specifico, utilizzando un processo di tentativi ed errori (un algoritmo evolutivo). Gli xenobot sono stati progettati per camminare, nuotare, spingere pellet, trasportare carichi utili e lavorare insieme in uno sciame, per aggregare i detriti sparsi lungo la superficie del loro liquido interstiziale.  Possono sopravvivere per settimane senza cibo e guarire dopo lacerazioni ed anche altri tipi di motori e sensori, sono stati incorporati negli xenobot. Invece del muscolo cardiaco, gli xenobot possono far crescere specie di ciglia e usarle come piccoli remi per nuotare. Tuttavia, la locomozione degli xenobot guidata dalle ciglia è attualmente meno controllabile della locomozione degli xenobot guidata dalle contrazioni del cuore. Una molecola di RNA può anche essere introdotta negli xenobot, per dare loro memoria molecolare: se esposti a un tipo specifico di luce durante il comportamento, emettono un colore prestabilito se visti al microscopio a fluorescenza. Alla fine del novembre 2021 è stata annunciata addirittura l’osservazione di un tipo di “autoriproduzione” sviluppato autonomamente dagli xenobot e mai precedentemente osservato in natura.  Infine gli xenobot possono raccogliere cellule libere nel loro ambiente, formandole in nuovi xenobot con le stesse capacità. Poiché sciami di xenobot tendono a lavorare insieme per spingere microscopiche palline in un liquido organico, è stato ipotizzato che i futuri xenobot potrebbero essere in grado di fare la stessa cosa in svariate applicazioni, come ad esempio la ricostruzione di organi umani deteriorati, pulizia di arterie e vene ostruite, accatastamento delle microplastiche nell’oceano. A differenza delle tecnologie tradizionali, gli xenobot non aggiungono ulteriore inquinamento mentre funzionano e si degradano: si comportano utilizzando l’energia proveniente dai grassi e dalle proteine immagazzinate naturalmente nei loro tessuti, che dura circa una settimana, a quel punto si trasformano semplicemente in cellule epiteliali morte. Non sono pertanto neanche evidenziabili e rilevabili dai normali strumenti di analisi clinica e/o ecografica o radiologica. Nelle future applicazioni cliniche, come la somministrazione mirata di farmaci, gli xenobot potrebbero essere realizzati dalle cellule di un paziente umano, aggirando le sfide della risposta immunitaria di altri tipi di sistemi di somministrazione microrobotici. Va ricordato infatti che la loro principale differenziazione coi “Microrobot” è quella di non essere né di metallo, né di plastica e né di porcellana, allergeni molto spesso fastidiosi e mal tollerati nel corpo umano. E dopo tutte queste informazioni, che derivano da siti scientifici di promozione e crowdfunding per la ricerca, pubblici e facilmente consultabili, anche se in inglese tramite Google Translate, mi sono domandato : come può reputarsi “normale” farsi inoculare un liquido sconosciuto, di cui nessun laboratorio del mondo a parte quelli schermatissimi dei progettisti, sa nulla ? Come non pensare al fatto che forse inconsapevolmente siamo destinatari di un esperimento su scala mondiale ? Come non chiedersi se questi “animali” non sono già dentro i nostri corpi, magari in stato embrionale ? Con questo pensieri, credetemi … è difficile riprendere sonno.

“Er Natale de guera”

Si tratta di una famosissima poesia di Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, scritta durante il primo conflitto mondiale.
E’ un testo che ci mette nei panni di Gesù bambino e che ci fa rivivere, attraverso il suo sguardo, immagini che ci sono familiari : i pastori, i doni, la stella cometa, i Re Magi.
Oppure personaggi del Presepe che la tradizione ci ha tramandato, e che ormai fanno parte integrante della sacra famiglia e della capanna di Betlemme, come il bue e l’asinello.
Tutto è attualizzato, la guerra ha cambiato e modificato la realtà e le domande del bimbo alla mamma, semplici, ingenue, vere, rendono tutto lo stridore e l’assurdità della realtà della guerra.
Povertà, aumento del costo di tutti i prodotti primari, mancanza di una guida religiosa e spirituale, violenza e morti, pietà e dolore per tutti.
Esattamente un secolo dopo, siamo di nuovo in Guerra, impegnati in un altro conflitto mondiale, con noi stessi e con la nostra coscienza.
Leggo di amici, che passeranno le feste da soli, altri che raccomandano la mascherina a tavola e in casa, altri ancora che si terranno lontano dai parenti non vaccinati.
Proprio un bel Natale !
Sono riusciti a far dimenticare anche questo momento spirituale di incontro, di festa, di riunione familiare.
Tutti contro tutti, per la paura di morire !
Un fottuto terrore di schiattare a venti, trenta, quaranta anni … quando un tempo si cantava : “Voglio una vita spericolata” e si pensava solo ad una “cosa”, maschi e femmine senza differenza.
Oggi invece siamo morti viventi, persone rassegnate, sguardi spenti.
Uomini e donne che hanno perso o stanno perdendo dignità e serenità, che hanno ceduto ad un ricatto “volontariamente” e tutto questo con ancora maggiore acredine, rancore e asprezza.
Ma Natale é qui, come quelli dei periodi di guerra, neutrale e lontano dalle cose degli uomini e dalle loro miserie, con un mistero glorioso che si perpetua, la vita e la natura che proseguono, i tanti delinquenti che non ne vedranno altri (speriamo) e noi, felici e sereni con i nostri cari.
L’ augurio sincero è quello di poter ritrovare i sogni dell’infanzia e di tornare a vivere le belle tavolate e le grasse e ricche tombolate di una volta, con affetto, abbracci e mascherine … nel fuoco del camino. Buon Natale a tutti !!!

“Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara? Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
– Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pè compralla…
– E l’asinello mio, dov’è finito?
– Trasporta la mitraja sur campo de battaja : è requisito.
– Er bove?
– Pure quello… fu mannato ar macello.
– Ma li Re Maggi arriveno?
– E’ impossibbile, perchè nun c’è la stella che li guida ; la stella nun vò uscì : poco se fida pè paura de quarche diriggibbile …
Er Bambinello ha chiesto:
– Indove stanno tutti li campagnoli che l’antr’anno portaveno la robba ne la grotta? Nun c’è neppuro un sacco de polenta, nemmanco una frocella de ricotta …
– Fijo, li campagnoli stanno in guerra, tutti ar campo e combatteno.
La mano che seminava er grano e che serviva pè vangà la terra adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente … guarda, laggiù, li lampi de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi, li quattrocentoventi che spaccheno li campi?
Ner dì così la Madre der Signore, s’è stretta er Fijo ar core e s’è asciugata l’occhi cò le fasce.
Una lagrima amara pè chi nasce,
una lagrima dòrce pè chi more…”

#CMIG

È passata un’altra giornata, una giornata in meno che ci separa da un Natale che, per la stragrande maggioranza di noi, non sarà il Natale “di una volta”.
Nostro malgrado ci siamo trovati in questo blog, voi da lettori, ed io da semplice “narratore”, a raccontare uno dei momenti storici più tragici, se non il più tragico, della storia dell’umanità, come se settant’anni fa, ci fosse stato qualcuno che quotidianamente, ad una platea di tante persone, raccontasse che cosa fosse accaduto durante il periodo di occupazione nazifascista.
Dall’inizio alla fine, in una cronaca giorno dopo giorno sempre più farneticante.
Ma, come abbiamo capito tutti, questa è una guerra diversa, una guerra psicologica, una guerra di nervi, che si gioca quotidianamente dentro ognuno di noi.
Ed è dura … cavolo se è dura !
Anche perché tutti apparteniamo a mondi diversi e quindi la viviamo in modo differente.
C’è chi è benestante, e c’è chi vive ai margini della società, chi ha famiglia, chi no, chi ha figli piccoli e chi grandi (con tutti i problemi che ciò comporta).
C’è chi è madre/padre, chi è nonno/a, chi è figlio, moglie, marito, chi dall’altra parte magari ha un partner, un figlio, un genitore che la pensa diversamente e che per questo ci sta facendo la guerra.
C’è chi ha perso il proprio posto di lavoro, c’è chi lo sta perdendo in questi giorni, e c’è chi lo perderà nei prossimi mesi.
Siamo tutti diversi, ognuno con le proprie esperienze, il proprio bagaglio professionale, emotivo e di vita vissuta che lo rende la persona che è oggi.
Ognuno con le proprie speranze, le proprie paure ed incertezze sul futuro, le proprie ansie e preoccupazioni, ognuno con i propri sogni e le proprie aspettative.
Quindi, molte volte penso di non essere la persona adatta a dire che cosa fare.
E difatti non lo dico ed ho sempre invitato a pensare con la propria testa, confidando soltanto delle sensazioni che percepivamo dentro di noi.
Non è facile rimanere centrati e presenti a noi stessi, soprattutto se stanno accadendo situazioni che ci stanno sconvolgendo la vita.
Ma c’è una cosa che ci accomuna tutti : e cioè l’aver capito, chi prima e chi dopo, che c’è qualcosa di sbagliato e che non va, nel periodo che stiamo vivendo da quasi due anni. 
Per la prima volta nella nostra vita, vogliamo sapere LA VERITÀ, perché siamo stanchi delle menzogne che ci hanno propinato da quando siamo al mondo.
È sotto gli occhi di tutti ed in particolare di chi ha compreso la complessità della situazione attuale, che la nostra “area comfort” che ci siamo costruiti, non è il posto sicuro che credevamo fosse, ma la nostra gabbia mentale,  più o meno dorata.
Non sono qui per dire che andrà tutto bene (quello lo dicevano gli altri, i falsi profeti o i superficiali), che durerà poco, che non perderemo nessuno per strada.
Sono qui per dire che sarà dura, ma che, se rimarremo fedeli a noi stessi, con in testa un obiettivo preciso, con la mano tesa verso chi ha bisogno ed è tentato di mollare; se di fronte ad ogni ostacolo non vedremo un muro, ma un opportunità per scalarlo, e guardandoci indietro ci diremo : “cazzo, ce l’ho fatta anche questa volta, pensavo fosse impossibile ma ce l’ho fatta!”; se di fronte ad ogni caduta avremo la forza di rialzarci, magari malconci, acciaccati, ma ancora vivi, pronti ad iniziare di nuovo; se la nostra forza e determinazione sarà più forte di tutte le voci intorno a noi che ci dicono : “Molla, non ce la farai”, o di quella vocina interiore che ci dice.: “Ma chi te lo fare”;  se mollare è la via più semplice, MA NON È LA NOSTRA VITA; se scendere a compromessi non è ciò che vogliamo, perché troppe volte lo abbiamo fatto, ma non ci ha portato a niente, se non a rimpianti, beh … quello sarà il momento nel quale capiremo che ce l’avremo già fatta, perché  la vita l’abbiamo affrontata da lupi e non da pecore in gabbia ! Perché abbiamo deciso di vivere gustandoci il viaggio che la vita ci ha messo dinnanzi, senza pensare a raggiungere subito il nostro obiettivo.
E allora sorrideremo a noi stessi, insieme alle persone che attorno a noi hanno assistito a cosa siamo riusciti a fare, alle nuove persone che siamo diventate.
E se tutti noi vinceremo la nostra battaglia personale, state sicuri che insieme vinceremo anche questa guerra.
Ne sono sicuro.
Abbiamo scelto di essere protagonisti di questa parte della storia, siatene fieri ed orgogliosi.
Piangere serve per sfogarsi, per gettare fuori le cose negative, non c’è niente di disonorevole … poi però serve ripartire : per noi, per la nostra famiglia, per tutto il genere umano.
E in questa ripartenza ci sarà tanta dignità, forza, determinazione ed amore in ciò che facciamo e in quello che faremo, e questo mi fa ben sperare.

NON SI MOLLA FINO ALLA FINE, e saremo solo noi a porre la parola fine a questa farsa, non loro.

Nostro l’onere, e nostra la responsabilità.
#CMIG (Coraggio Molti Indomiti Guerrieri)

Grazie a Leonardo Santi.

Più loro e meno io

Ho sentito interventi a bizzeffe da parte di politici e sanitari che si preoccupano tutti i giorni della nostra salute. “Attento a questo, attento a quello, lavati le mani, fai questo e fai quello …”. Sempre preoccupati della nostra febbre, di eventuali influenze, di contagi e consigli sulla nostra salute. Ed ora anche di quella dei nostri bambini, dei nostri figli e nipoti.
Premier, Presidenti di Regione, Sindaci, scienziati e medici illustri.
Senza sosta.
Dalle 7, orario del primo notiziario, alle 24, orario dell’ultimo, tutti i santi giorni.
Su tutte le reti.
A questo punto penso che sono fatto male.
Perché più si preoccupano loro e meno gli credo io …..

Atchison Topeka

A Natale 2019, a firma di questo soprannome, che in realtà fa il verso ad una linea ferroviaria americana, fu pubblicato un meme molto lungimirante.
“Si deve scegliere ad un certo punto. Se continuare a salvare le cose, o iniziare a salvare se stessi”.
I commenti dei lettori di quella frase, che ormai ha quasi due anni, letti oggi, sembrano superficiali, non ponderati, perché allora si avvertiva come si trattasse di un problema lontanissimo e non sentito assolutamente.
In realtà credo che nel prossimo trimestre sarà una scelta indifferibile :  se cioè, sacrificare lavoro, posizione sociale, risparmi e proprietà privata, per avere la propria vita ancora libera, sana (per quanto possibile) ed autodeterminata.
Perché continuare il tram tram di prima, con le stesse necessità e bisogni, equivale a bucarsi, ad essere vittima di esperimenti medici, senza se e senza ma.
Bisogna sottoporsi al rito iniziatico delle Big Pharma e cominciare il percorso di Santiago di buster e controbuster.
Due dosi, poi tre, quattro, cinque fino a quando sarà compiuto il transumanesimo.
La completa trasformazione da esseri umani pensanti e liberi, ad immagine e somiglianza di Dio, verso esseri bionici, non più pensanti in modo autonomo, schiavi di una “ricarica” farmaceutica a tempo, per continuare una sopravvivenza sterile e miserrima.
Il termine “transumanesimo” fu delineato in modo sistematico nel 1957 da Julien Huxley, il fratello del più famoso Aldous, autore de “Il Mondo Nuovo”, il primo romanzo distipico del secolo scorso e maestro di George Orwell.
Ma la definizione più calzante, nonostante ne siano state formulate a decine negli anni più recenti, resta quella del professore di Oxford, Robin Hanson : «Il Transumanesimo è l’idea secondo cui le nuove tecnologie probabilmente cambieranno il mondo nel prossimo secolo o due, a tal punto che i nostri discendenti non saranno per molti aspetti ‘umani’».
Tutto testimonia che si sta andando verso quella direzione con passo spedito, e i prossimi mesi saranno determinanti come detto, per stabilire se potremmo ancora farci scrupoli, aver paura, amare, odiare, piangere, ridere oppure correre da un obbligo a un altro, con un semplice sbattare di tacchi.
Inizia il countdown  …

I tribuni del popolo.

Qualche giorno fa ho letto su Forlì Today, l’accorata lettera di una docente di Meldola, ridente borgo romagnolo che, illustrando la sua scelta di non vaccinarsi, invitava gli altri a difendere le idee e non a deriderle. Tra gli altri erano compresi naturalmente i suoi colleghi insegnanti già vaccinati, che ad una raccolta firme contro il Green Pass, avevano accettato la “divisione del gregge” ed erano tutti assenti.
Nei commenti alla pubblicazione su Facebook poi, fatta dal quotidiano on line, per aprire la voce dei lettori, si è raggiunta la vera apoteosi, con giudizi sommari, violenti, beceri, ignoranti, autentiche esaltazioni della forca e del licenziamento in tronco per l’insegnante, che non era una NoVax, ma più semplicemente una paladina delle idee e del libero pensiero.
Si era scatenato quel famoso 97%, che tanto crede alla scienza e alla medicina, ma che in realtà inizia a preoccuparsi di aver fatto una autentica caxxxata, viste e considerate le tante morti sospette, e le migliaia di reazioni avverse, che stanno tempestando anche l’informazione di regime.
Ho avuto modo di sfogliare anche altri siti specializzati nel mondo dell’insegnamento, come Orizzonti Scuola, Professione Insegnante, o Tecniche della Scuola, e tutti sottolineo tutti, ad incensare i provvedimenti restrittivi del Governo, tra cui naturalmente il Green Pass (forse perché destinatari di fondi pubblici per l’editoria), con la pubblicazione di lettere aperte di insegnanti intransigenti contro i colleghi dubbiosi o riottosi, articoli a senso unico a favore dei vaccini come unica (e ultima) ratio, richieste di processi sommari e sanzioni esemplari ai recalcitranti.
Ma la cosa che mi ha fatto più dispiacere, è stato constatare quanti genitori promettevano da lì a poco, di cambiare sezione ai figli, in caso di insegnanti non vaccinati.
Coloro che non hanno speso una parola sulla libertà delle idee, e che si sono fidati di informazioni parziali e senza voci contrarie (pur essendocene molte e tutte preparate, ma prive di palcoscenico), sentenziavano e dispensavano moniti, sul rispetto delle leggi e sugli obblighi a vivere in socialità.
Proprio quelli della giustificazione facile e della Storia a senso unico, che si ergevano a tribuni del popolo.
È proprio vero … il bue che dice cornuto all’asino.