Il quarto buco.

È un dato di fatto.
Ad oggi la quarta dose, per ora solo raccomandata agli italiani “volenterosi, responsabili e concertativi”, si rivelando un autentico fallimento.
«A milioni stanno per ora declinando l’invito. In un mese e mezzo sono state somministrate infatti soltanto 71 mila dosi. Un vero e proprio flop!», come ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, la fondazione che fornisce al governo italiano dati e strategie in merito alla pandemia.
Si tratta di un esito «alimentato dal senso di diffidenza per il nuovo richiamo».
Per questo motivo la seconda dose booster, alimentata anche dalla fuga di molti cittadini dalla terza, procrastinata finora o rifiutata del tutto, «non può essere affidata esclusivamente all’adesione volontaria, ma richiede strategie di chiamata attiva!», ha affermato Cartabellotta, lasciando intendere l’apertura verso già provate forme di obbligo vaccinale per aumentare le somministrazioni.
Si torna anche in questo caso a fregarsene bellamente dei diritti individuali alla persona ed alla salute, da parte di questi pseudo scienziati al servizio di Big Pharma.
Per il momento, quindi dall’esito della campagna vaccinale, emerge chiaramente la reticenza dei cittadini a sottoporsi a un nuovo ciclo.
Una realtà che percorre il Paese da nord a sud.
In Campania, dove si è scelto di non ricorrere alle prenotazioni, si sono presentate la miseria di 164 persone, su una platea di 300.000 soggetti vaccinabili.
In Lombardia, invece le prenotazioni ammontano a circa 11.000, su un totale di 830.000 interessati.
Numeri leggermente migliori, certo, ma pur sempre meno di un cittadino su 80.
Qualcuno sostiene che gli italiani si siano finalmente svegliati.
Qualcun altro, invece, pensa che gli italiani correranno come sempre a farsi la quarta dose, a ridosso della  scadenza del loro Green Pass.
Entrambe le ipotesi soffrono, a mio avviso della mancata considerazione della più pura e semplice ragione, del clamoroso flop della quarta dose, ossia che la gente non ha più paura del Covid !!!
La paura della morte evocata dalla guerra, sta fatalmente assorbendo la paura di morire di Covid.
È non servirà neanche fargli assumere la periodicità del vaccino antinfluenzale, o un altro nome, perché gli effetti avversi dei primi buchi, sono ormai impietosamente sotto gli occhi di tutti.
Questo pericolosissimo “bug” nell’agenda mondialista, non ci voleva proprio, perché con ripetizioni, facsimili e repliche di provvedimenti già adottati e di fatto dimostratisi inutili, rischia ancor di più di svegliare nuovi dormienti.
Sempre più incazzati !!!

Gli Xenobot

Non so dove finisce la fantascienza e inizia la realtà. Dove termina il semplice pensiero e partono le supposizioni, il complotto. Ma una cosa é certa, svegliarsi alle 5 di mattina e non riuscire più a riprender sonno per le cose appena lette, fa meditare e non poco. Oggi è stata la volta degli “Xenobot”. Leggendo la presentazione da parte di uno dei loro padri scientifici, lo statunitense Josh Bongard, che pubblica sul sito online : https://cdorgs.github.io , gli Xenobot sono composti biologici, elaborati e progettati da intelligenze artificiali, derivati esclusivamente da cellule di una rana acquatica dell’Africa australe (la Xenopus laevise) e sono completamente biodegradabili. Quelli “costruiti” fino ad oggi sono larghi molto meno di 0,7 millimetri (0,039 pollici) e composti da due sole cose: cellule della pelle e cellule del muscolo cardiaco, entrambe derivate da cellule staminali raccolte da embrioni di rana precoci (allo stadio di blastula con forme generalmente sferiche); dei microbici “Pacman”. Le cellule epiteliali della pelle, forniscono un supporto rigido, mentre le cellule del cuore, agiscono come piccoli motori, contraendosi ed espandendosi di volume per spingere in avanti lo xenobot. La forma del corpo di uno xenobot e la sua distribuzione delle cellule della pelle e del cuore, sono progettate automaticamente in simulazione, per eseguire un compito specifico, utilizzando un processo di tentativi ed errori (un algoritmo evolutivo). Gli xenobot sono stati progettati per camminare, nuotare, spingere pellet, trasportare carichi utili e lavorare insieme in uno sciame, per aggregare i detriti sparsi lungo la superficie del loro liquido interstiziale.  Possono sopravvivere per settimane senza cibo e guarire dopo lacerazioni ed anche altri tipi di motori e sensori, sono stati incorporati negli xenobot. Invece del muscolo cardiaco, gli xenobot possono far crescere specie di ciglia e usarle come piccoli remi per nuotare. Tuttavia, la locomozione degli xenobot guidata dalle ciglia è attualmente meno controllabile della locomozione degli xenobot guidata dalle contrazioni del cuore. Una molecola di RNA può anche essere introdotta negli xenobot, per dare loro memoria molecolare: se esposti a un tipo specifico di luce durante il comportamento, emettono un colore prestabilito se visti al microscopio a fluorescenza. Alla fine del novembre 2021 è stata annunciata addirittura l’osservazione di un tipo di “autoriproduzione” sviluppato autonomamente dagli xenobot e mai precedentemente osservato in natura.  Infine gli xenobot possono raccogliere cellule libere nel loro ambiente, formandole in nuovi xenobot con le stesse capacità. Poiché sciami di xenobot tendono a lavorare insieme per spingere microscopiche palline in un liquido organico, è stato ipotizzato che i futuri xenobot potrebbero essere in grado di fare la stessa cosa in svariate applicazioni, come ad esempio la ricostruzione di organi umani deteriorati, pulizia di arterie e vene ostruite, accatastamento delle microplastiche nell’oceano. A differenza delle tecnologie tradizionali, gli xenobot non aggiungono ulteriore inquinamento mentre funzionano e si degradano: si comportano utilizzando l’energia proveniente dai grassi e dalle proteine immagazzinate naturalmente nei loro tessuti, che dura circa una settimana, a quel punto si trasformano semplicemente in cellule epiteliali morte. Non sono pertanto neanche evidenziabili e rilevabili dai normali strumenti di analisi clinica e/o ecografica o radiologica. Nelle future applicazioni cliniche, come la somministrazione mirata di farmaci, gli xenobot potrebbero essere realizzati dalle cellule di un paziente umano, aggirando le sfide della risposta immunitaria di altri tipi di sistemi di somministrazione microrobotici. Va ricordato infatti che la loro principale differenziazione coi “Microrobot” è quella di non essere né di metallo, né di plastica e né di porcellana, allergeni molto spesso fastidiosi e mal tollerati nel corpo umano. E dopo tutte queste informazioni, che derivano da siti scientifici di promozione e crowdfunding per la ricerca, pubblici e facilmente consultabili, anche se in inglese tramite Google Translate, mi sono domandato : come può reputarsi “normale” farsi inoculare un liquido sconosciuto, di cui nessun laboratorio del mondo a parte quelli schermatissimi dei progettisti, sa nulla ? Come non pensare al fatto che forse inconsapevolmente siamo destinatari di un esperimento su scala mondiale ? Come non chiedersi se questi “animali” non sono già dentro i nostri corpi, magari in stato embrionale ? Con questo pensieri, credetemi … è difficile riprendere sonno.

#CMIG

È passata un’altra giornata, una giornata in meno che ci separa da un Natale che, per la stragrande maggioranza di noi, non sarà il Natale “di una volta”.
Nostro malgrado ci siamo trovati in questo blog, voi da lettori, ed io da semplice “narratore”, a raccontare uno dei momenti storici più tragici, se non il più tragico, della storia dell’umanità, come se settant’anni fa, ci fosse stato qualcuno che quotidianamente, ad una platea di tante persone, raccontasse che cosa fosse accaduto durante il periodo di occupazione nazifascista.
Dall’inizio alla fine, in una cronaca giorno dopo giorno sempre più farneticante.
Ma, come abbiamo capito tutti, questa è una guerra diversa, una guerra psicologica, una guerra di nervi, che si gioca quotidianamente dentro ognuno di noi.
Ed è dura … cavolo se è dura !
Anche perché tutti apparteniamo a mondi diversi e quindi la viviamo in modo differente.
C’è chi è benestante, e c’è chi vive ai margini della società, chi ha famiglia, chi no, chi ha figli piccoli e chi grandi (con tutti i problemi che ciò comporta).
C’è chi è madre/padre, chi è nonno/a, chi è figlio, moglie, marito, chi dall’altra parte magari ha un partner, un figlio, un genitore che la pensa diversamente e che per questo ci sta facendo la guerra.
C’è chi ha perso il proprio posto di lavoro, c’è chi lo sta perdendo in questi giorni, e c’è chi lo perderà nei prossimi mesi.
Siamo tutti diversi, ognuno con le proprie esperienze, il proprio bagaglio professionale, emotivo e di vita vissuta che lo rende la persona che è oggi.
Ognuno con le proprie speranze, le proprie paure ed incertezze sul futuro, le proprie ansie e preoccupazioni, ognuno con i propri sogni e le proprie aspettative.
Quindi, molte volte penso di non essere la persona adatta a dire che cosa fare.
E difatti non lo dico ed ho sempre invitato a pensare con la propria testa, confidando soltanto delle sensazioni che percepivamo dentro di noi.
Non è facile rimanere centrati e presenti a noi stessi, soprattutto se stanno accadendo situazioni che ci stanno sconvolgendo la vita.
Ma c’è una cosa che ci accomuna tutti : e cioè l’aver capito, chi prima e chi dopo, che c’è qualcosa di sbagliato e che non va, nel periodo che stiamo vivendo da quasi due anni. 
Per la prima volta nella nostra vita, vogliamo sapere LA VERITÀ, perché siamo stanchi delle menzogne che ci hanno propinato da quando siamo al mondo.
È sotto gli occhi di tutti ed in particolare di chi ha compreso la complessità della situazione attuale, che la nostra “area comfort” che ci siamo costruiti, non è il posto sicuro che credevamo fosse, ma la nostra gabbia mentale,  più o meno dorata.
Non sono qui per dire che andrà tutto bene (quello lo dicevano gli altri, i falsi profeti o i superficiali), che durerà poco, che non perderemo nessuno per strada.
Sono qui per dire che sarà dura, ma che, se rimarremo fedeli a noi stessi, con in testa un obiettivo preciso, con la mano tesa verso chi ha bisogno ed è tentato di mollare; se di fronte ad ogni ostacolo non vedremo un muro, ma un opportunità per scalarlo, e guardandoci indietro ci diremo : “cazzo, ce l’ho fatta anche questa volta, pensavo fosse impossibile ma ce l’ho fatta!”; se di fronte ad ogni caduta avremo la forza di rialzarci, magari malconci, acciaccati, ma ancora vivi, pronti ad iniziare di nuovo; se la nostra forza e determinazione sarà più forte di tutte le voci intorno a noi che ci dicono : “Molla, non ce la farai”, o di quella vocina interiore che ci dice.: “Ma chi te lo fare”;  se mollare è la via più semplice, MA NON È LA NOSTRA VITA; se scendere a compromessi non è ciò che vogliamo, perché troppe volte lo abbiamo fatto, ma non ci ha portato a niente, se non a rimpianti, beh … quello sarà il momento nel quale capiremo che ce l’avremo già fatta, perché  la vita l’abbiamo affrontata da lupi e non da pecore in gabbia ! Perché abbiamo deciso di vivere gustandoci il viaggio che la vita ci ha messo dinnanzi, senza pensare a raggiungere subito il nostro obiettivo.
E allora sorrideremo a noi stessi, insieme alle persone che attorno a noi hanno assistito a cosa siamo riusciti a fare, alle nuove persone che siamo diventate.
E se tutti noi vinceremo la nostra battaglia personale, state sicuri che insieme vinceremo anche questa guerra.
Ne sono sicuro.
Abbiamo scelto di essere protagonisti di questa parte della storia, siatene fieri ed orgogliosi.
Piangere serve per sfogarsi, per gettare fuori le cose negative, non c’è niente di disonorevole … poi però serve ripartire : per noi, per la nostra famiglia, per tutto il genere umano.
E in questa ripartenza ci sarà tanta dignità, forza, determinazione ed amore in ciò che facciamo e in quello che faremo, e questo mi fa ben sperare.

NON SI MOLLA FINO ALLA FINE, e saremo solo noi a porre la parola fine a questa farsa, non loro.

Nostro l’onere, e nostra la responsabilità.
#CMIG (Coraggio Molti Indomiti Guerrieri)

Grazie a Leonardo Santi.

La vera natura del Green Pass.

Il Green Pass è un termine in prestito dall’inglese che significa “lasciapassare verde”.
È di fatto un’attestazione digitale introdotta per la prima volta in Israele, a marzo 2021, durante il terzo confinamento della pandemia di COVID-19.
Quest’attestazione digitale, consente a chi ha ricevuto il vaccino contro il SARS-CoV-2, un tampone negativo o la guarigione dalla malattia, di avere accesso alle attività commerciali, agli uffici, alle scuole, agli aeroporti, ai treni, alle piscine, alle palestre, ai pubblici esercizi e agli alberghi.
Si è scelto il nome inglese “Green Pass” in riferimento alla luce verde del semaforo, che indica la possibilità di proseguire il cammino e proprio come un impianto semaforico, ora prevede anche il colore rosso, per stoppare chi ne è sprovvisto o chi ce l’ha scaduto.
In Italia ha fatto la sua comparsa il 22 aprile 2021, con il decreto legge n. 52, convertito nella legge n. 87/2021, a firma Mario Draghi, e la sua validità è stata estesa fino al mese di dicembre 2021, termine ultimo (per ora) dello stato di emergenza nazionale, dopo essere stato gradualmente esteso a molte attività private e servizi pubblici, con successivi decreti legge (nn. 105 e 111 del 2021).
In realtà dello stato vaccinale e della salute pubblica, a chi ha ideato e realizzato l’app e tutto il supporto informatico (hardware e software) agli Stati che lo stanno attuando, interessa un fico secco.
Lo scopo principale è quello del controllo, al momento dei vaccinati e dei non vaccinati, ossia degli “allineati” e contestualmente, per differenza, dei non allineati, quelli che Veronica Roth nella sua trilogia definiva : “Allegiant e Divergent”, ma in seguito di tutta la popolazione mondiale.
Si sta spingendo verso il 100% della vaccinazione in tutti gli Stati, perché in realtà è il 100% del Green Pass che importa.
Quando tutti avranno il QrCode, che possiamo identificare nel “marchio della bestia”, allora si potranno sfruttare a pieno tutti gli innumerevoli utilizzi di questa diavoleria, per ora solo potenzialmente pericolosa.
Con il passaporto verde si potranno infatti documentare dati anagrafici, stato sociale, reddito, patrimonio, stato sanitario, idee e indirizzi politici, preferenze sessuali, devianze, vizi e virtù, con una connessione perenne, garantita 24 ore al giorno, con centrali operative che monitoreranno tutti, in ogni parte del mondo.
Non sarà necessario avere carta nel portafoglio di nessun tipo, né di identità, né tanto meno di denaro contante, che fin d’ora viene già segnalato, perseguito e penalizzato, con una spesa superiore ai mille euro.
Ho già avuto modo in un precedente articolo del blog di trattare del “Social Credit System” cinese.
Ecco chi sta muovendo le sue pedine in questi mesi, ha quel modello davanti agli occhi.
Un enorme gregge di pecoroni col cellulare inserito nel corpo, felice di sentire musica ad ogni ora, di essere ottenebrato forever e di obbedire ad ordini continui, senza neanche accorgersene.

I tribuni del popolo.

Qualche giorno fa ho letto su Forlì Today, l’accorata lettera di una docente di Meldola, ridente borgo romagnolo che, illustrando la sua scelta di non vaccinarsi, invitava gli altri a difendere le idee e non a deriderle. Tra gli altri erano compresi naturalmente i suoi colleghi insegnanti già vaccinati, che ad una raccolta firme contro il Green Pass, avevano accettato la “divisione del gregge” ed erano tutti assenti.
Nei commenti alla pubblicazione su Facebook poi, fatta dal quotidiano on line, per aprire la voce dei lettori, si è raggiunta la vera apoteosi, con giudizi sommari, violenti, beceri, ignoranti, autentiche esaltazioni della forca e del licenziamento in tronco per l’insegnante, che non era una NoVax, ma più semplicemente una paladina delle idee e del libero pensiero.
Si era scatenato quel famoso 97%, che tanto crede alla scienza e alla medicina, ma che in realtà inizia a preoccuparsi di aver fatto una autentica caxxxata, viste e considerate le tante morti sospette, e le migliaia di reazioni avverse, che stanno tempestando anche l’informazione di regime.
Ho avuto modo di sfogliare anche altri siti specializzati nel mondo dell’insegnamento, come Orizzonti Scuola, Professione Insegnante, o Tecniche della Scuola, e tutti sottolineo tutti, ad incensare i provvedimenti restrittivi del Governo, tra cui naturalmente il Green Pass (forse perché destinatari di fondi pubblici per l’editoria), con la pubblicazione di lettere aperte di insegnanti intransigenti contro i colleghi dubbiosi o riottosi, articoli a senso unico a favore dei vaccini come unica (e ultima) ratio, richieste di processi sommari e sanzioni esemplari ai recalcitranti.
Ma la cosa che mi ha fatto più dispiacere, è stato constatare quanti genitori promettevano da lì a poco, di cambiare sezione ai figli, in caso di insegnanti non vaccinati.
Coloro che non hanno speso una parola sulla libertà delle idee, e che si sono fidati di informazioni parziali e senza voci contrarie (pur essendocene molte e tutte preparate, ma prive di palcoscenico), sentenziavano e dispensavano moniti, sul rispetto delle leggi e sugli obblighi a vivere in socialità.
Proprio quelli della giustificazione facile e della Storia a senso unico, che si ergevano a tribuni del popolo.
È proprio vero … il bue che dice cornuto all’asino.

Homo homini lupus.

Di tutti i filosofi empirici inglesi, è l’unico che ricordo bene.
Perché il mio prof, ne spiegò dettagliatamente il pensiero, l’esperienza sensibile e il suo crudo materialismo.
Parliamo del britannico Thomas Hobbes, che nei suoi celebri aforismi  : “Bellum omnium contra omnes” (la guerra di tutti contro tutti), e “Homo homini lupus” (ogni uomo è lupo per l’altro uomo), entrambi tratti da lavori di Plauto nel 200 a.C., ha fotografato la vera natura dell’uomo e fermato la piccolezza e la sua cattiveria atavica.
Oggi leggendo botte e risposte violente sui social, ho capito che la guerra, lo scontro e la contrapposizione, sono le uniche cose che piacciono ai miei simili e che purtroppo caratterizzano questo brutto momento dell’umanità.
Perché in situazione di pericolo, in situazioni stressanti di sopravvivenza, ogni legge o norma prefissata, viene meno, e si ripristina lo “stato di natura”, uno stato in cui, non esistendo più alcuna regola, ogni individuo viene mosso dal suo istinto più intimo e primordiale, con il risultato di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei propri desideri, o del proprio benessere.
E oggi, con la irrazionale paura di appestarsi o peggio di crepare, il green pass, il distanziamento sociale, la delazione ad ogni livello, e il conflitto fatto di falsità e bassezze non solo verbali, rappresentano solo la punta dell’iceberg di quell’istinto e quella violenza primordiale, che ha originato tutti i crimini più orrendi della Storia.
Con l’utilizzo del lato peggiore, latente e, aggiungo sconvolgente di ognuno di noi, chi comanda sa bene come tirare fuori, da armadi polverosi e dimenticati della nostra esistenza, tutto il nostro peggio.
Perché ciascuno di noi è una potenziale vittima … ma di certo anche un potenziale carnefice !
Basta ricordarsi Caino, che uccise Abele per gelosia, invidia e la discussione su chi dovesse sposare la sorella.
Lo diceva Freud, in risposta a chi identificava i criminali nei “malati di mente”, che : “criminali si diventa non per malattia, ma perché non funzionano i freni inibitori, e perché si viene scavalcati dalle emozioni, dalle passioni e dal piacere che si prova nel commettere un reato.”
Oggi, gratificando provax e vaccinati e bastonando gli scettici, il classico “dividi et impera”, si incoraggiano gli uni ad usare parole e azioni, sempre più divisive e cattive verso gli altri.
E così torna di moda Hobbes e le sue crude accuse all’uomo e alla sua naturale inclinazione contro i suoi simili.
Perché il prevalere del lato buono o cattivo, dipende dalle occasioni, dai contesti sociali e dagli stati psicologici (impulsi passionali e forti emozioni), e in determinate occasioni, come quella che stiamo vivendo, chiunque può diventare un carnefice, ed esprimere i propri impulsi antisociali, credendo in realtà di fare soltanto il proprio dovere.

Tuca tuca.

Nel 1971, ero poco più che un moccioso e ricordo che con zia Rita e mia sorella Claudia, ballavamo goffamente il “Tuca Tuca”, in sala da pranzo, col mangiadischi Geloso.
Il primo ballo sexy, con l’ombelico di fuori, che Raffa, lanciò nel corso dei tanti programmi musicali e di varietà, che condusse sulla Rai.
Che a quei tempi aveva solo due canali, due pulsanti, che potevano essere premuti … solo dopo autorizzazione genitoriale.
E oggi ci lascia, Raffaella Maria Roberta Pelloni, bolognese doc, classe 1943, per tutti “Raffaella Carrà” o “Raffa nazionale”, showgirl cantante, attrice, ballerina, conduttrice e autrice, dopo una malattia che ne aveva minato il fisico ormai minuto.
Era il modello artistico e l’esempio di tutte le ragazzine della mia età.
Bella, simpatica, energica e brava.
Lanciò tantissimi tormentoni di questo Paese, come : “Balla, Balla, A far l’amore comincia tu, Tanti Auguri, Fiesta, Pedro, E salutala per me, Ma che musica maestro, Rumore, Che dolor, Com’è bello far l’amore … “, arrivando ad oltre 60 milioni di dischi venduti.
Condusse le due Canzonissime del ’70 e ’71, con Corrado Mantoni, nelle quali lanciò il personaggio di “Maga Maghella”, i tip tap con Don Lurio ed Enzo Paolo Turchi e, come detto, il ballo del Tuca Tuca, che fu censurato perché troppo audace e provocatorio per quei tempi.
Fu la spalla di Mina nel programma fortunatissimo “Milleluci” e negli anni ’80, dopo una decina di anni di successi fuori dell’Italia, specie nei paesi latini, iniziò la serie dei Fantastici, di cui condusse più edizioni, anche con Renato Zero e Gigi Sabani.
Con “Pronto Raffaella” lanciò la striscia di mezzogiorno, con ospiti, intervento del pubblico da casa, e giochi televisivi, tra cui il famoso “Indovina i fagioli”.
A fine anni ’90 imperversò con varie edizioni di Carramba, a cui fu abbinata anche la lotteria Italia. Ma l’età e la malattia, l’hanno costretta pian piano a diradare gli impegni e misurare i programmi a cui prendere parte, e così pure Raffaella, che a soli otto anni, orfana di mamma, lasciò il bar sulla riviera romagnola del papà, per l’accesso all’Accademia nazionale di danza e lo studio presso il Centro Sperimentale di cinematografia di Roma, è volata “verso un mondo migliore”, come ha detto il coreografo Sergio Japino, il suo compagno di vita da oltre 17 anni.
Buon viaggio Raffa e … se puoi … salutalo per me !!!