Mi castro per dispetto !

In Colombia è successo davvero : un allevatore, esasperato dai reiterati rifiuti della moglie, ha deciso per un taglio netto.
Via il dente, via il dolore !
Luis Alfonso Sanchez, il 40enne protagonista di questa storia, in materia ha una certa competenza. “Sono abituato a castrare maiali, gatti, cani : dopo tre giorni sono guariti, senza emorragia.
Ho pensato che potesse funzionare anche per me, così ho proceduto….”.
I medici dell’Ospedale di Bogotà non hanno potuto che constatare l’assenza netta dei genitali recisi.
Ecco, l’Europa sta facendo proprio come Alfonso, e pur di fare un dispetto a Vladimiro, sull’orlo di un precipizio sociale ed economico, ha deciso ieri di fare il classico balzo in avanti.
Un emendamento presentato da Ppe, S&D, Renew, Greens e Ecr, che chiedeva : “un totale e immediato embargo su gas, petrolio e carboni russi” e “l’abbandono dell’utilizzo dei gasdotti Nordstream 1 e 2”, è stato infatti approvato nel pomeriggio di ieri, dal plenum del Parlamento Europeo.
Il voto, col via libera al nostro hara kiri, è stato perfino seguito da un applauso fragoroso dell’intera assemblea.
E chi potevano essere i primatisti assoluti nell’autocastrazione europea ?
Ma naturalmente noi italiani, a partire dal nostro Premier, che nella giornata del 06 aprile ha sentenziato : “Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?”, e prima di lui aveva parlato il 16 marzo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani : “Questo momento storico ci fa  conto di quanto sia importante ridurre gli sprechi!”.
Non importa che questa decisione comporterà la fine di un’era di benessere per tutti e relativa felicità.
Una prima ipotesi per ridurre i consumi e far fronte a quello che si preannuncia come un vero e proprio embargo alle forniture energetiche russe, è quella di usare meno gas naturale, meno carburanti e meno elettricità.
Se il governo deciderà di mettere in campo queste nuove norme, i sindaci potrebbero essere costretti a ridurre i gradi del riscaldamento diurno nelle abitazioni e le ore di fruizione, la potenza di erogazione per i condizionatori in estate, il numero dei lampioni accesi e le ore di illuminazione nelle città, così come nei condomini si potrebbe ritardare l’accensione della luce nelle parti comuni.
Del resto, almeno un giorno all’anno, siamo già abituati a farlo dal 2005, quando è nata la campagna : «M’illumino di meno», che nell’ultima edizione, la 18esima aveva come slogan «Spegnere, Pedalare, Rinverdire, Migliorare!».
Avremo luoghi in cui vivere più freddi, più bui e quindi molto più tristi e inospitali di inverno e roventi e invivibili d’estate.
La prossima per altro è prevista prossima ai 50°C , in gran parte del nostro meridione.
Non è escluso che si introducano nuovamente «domeniche a piedi» (senza le auto, ma nemmeno le barche e gli aerei privati).
Abbassamento dei limiti di velocità al rallentatore : 30 km all’ora nelle città, e nelle autostrade anche a meno di 100.
Che ai distributori di benzina si imporranno chiusure dalle 12 del sabato, a tutta la domenica.
Che le città dovranno ridurre  l’illuminazione pubblica del 40%, con la possibile accensione di un solo un lampione su due nella notte.
Che gli uffici pubblici anticipino la chiusura alle 17,30 o limitino l’apertura al solo orario mattutino, ma soprattutto che ai negozi e ai centri commerciali, si imponga di chiudere le serrande alle 19.
Come l’obbligo per tutti i pubblici esercizi (bar e ristoranti), di chiudere alle 23, come in epoca di coprifuoco a cui ci siamo abituati durante l’emergenza sanitaria.
Un bellissimo autogoal, cercato e voluto dalla stessa oligarchia sovrannazionale, che ha imposto il nuovo regime sanitario del Covid.
Si esce da una emergenza per entrarne subito in un altra, che con lo spauracchio pronto della Guerra (per altro già giustificato dal Presidente emerito della Corte Costituzionale), potrebbe anche privarci dei diritti più elementari di libertà, come votare o uscire liberamente da casa.
Ma lo vuole, lo impongono, i diritti di autodeterminazione dell’Ucraina e di Zelensky … cosa importa se per 42 milioni di cristiani (che pure meritano il meglio), si comprimono quelli di 7 miliardi di persone sulla Terra ?
Per quale motivo Nazioni come il Perù, del mio amico Jaime, che praticamente non hanno scambi commerciali, né con la Russia, e né con l’Ucraina, hanno visto la loro spesa energetica triplicare in pochi mesi e affamarsi (letteralmente) tutta la popolazione ?
Ma queste sono domande da complottisti, meglio tacere e sventolare bandiere e coccarde per la pace.

La nostra buona educazione.

Julio era il cantante preferito di mia madre.
Negli anni ’70-’80 era un vero mito, con le sue canzoni che tra i primi, sdoganarono la lingua spagnola nel pop nostrano, dopo decenni di predominio inglese.
La sua “La nostra buona educazione”, del lontano 1979, che ho risentito oggi in un programma radiofonico di revival, mi ha fatto fare una riflessione sulla situazione incubo che stiamo soffrendo da due anni a questa parte.
Per buona educazione abbiamo mandato giù di tutto.
Abbiamo accettato idiozie e paradossi, che se eravamo poco, poco, più ignoranti e volgari, sarebbero finiti prima ancora di cominciare.
I “vaffaday” dovevano essere non episodici, ma quotidiani, e invece abbiamo taciuto ed eseguito.
Ci siamo vergognati di urlare contro tutto e tutti, per paura di brutte figure, di essere mosche bianche in una arnia di api agitate e pericolose.
E ormai il coccio è rotto.
Non esistono più voci contrarie e anche la protesta più flebile, come quella di Travaglio di questa mattina, sul Green Pass, necessita prima di scuse e genuflessioni varie al potere.
Quasi la premessa di scuse necessarie e indispensabili per osare anche una minuzia.
Il buon Iglesias cantava : “La nostra buona educazione / Non fa amici, e tantomeno amanti / Bisogna farsi anche del male / Per poi poter tirare bene avanti”.
Ecco se non arriveremo a farci anche del male, tirando fuori i rospi e le fregne che ci stanno intossicando, vivremo molto male, se e quando vivremo.
Sapere intimamente di fare una cazzata, e nonostante tutto farla ugualmente, come il metti e leva con la mascherina sanitaria nei ristoranti o l’imbarazzo nel salutare un parente o un amico, è umiliante per la nostra dignità e mortificante per il nostro spirito di libertà.
Fabio Volo in un suo saggio scriveva : “Se si sbaglia ad allacciare il primo bottone di una camicia, di conseguenza si sbaglieranno tutti gli altri. Gli altri però non saranno errori, ma solo la logica conseguenza del primo bottone sbagliato”.