Oggi “dobbiamo” essere felici !

L’Assemblea generale dell’ONU, il 28 giugno 2012, stabilì con la risoluzione A/RES/66/281, che il 20 marzo di ogni anno, tutti i suoi Stati membri, e parliamo quindi di tutto il mondo, a partire dell’anno successivo il 2013, festeggiassero la “Giornata Internazionale della Felicità” in maniera appropriata, anche attraverso attività educative e di crescita della consapevolezza pubblica.
Quindi 10 anni fa, si iniziò faticosamente, ma molto meticolosamente, a creare quella narrazione di obblighi e doveri, celati da buonismo e altruismo.
La felicità veniva ad essere istituzionalizzata e quindi di fatto autorizzata.
Si passava dall’essere felici … al dover essere felici !
E il bello è che una massa di idioti oggi farà quello che viene richiesto loro.
Magari esibendo bandiere particolari, mettendosi nastrini o fasce di colori per l’occasione, festeggiando una cosa banalissima e vecchia come il cucco, e mostrandosi in modo “caricaturale” più felice di altri giorni.
Perché il teatrino impone oggi, 20 marzo, di ricordare di essere felici.
Da una parte fanno bene.
Perché di questi tempi abbozzare un sorriso o farsi una bella risata, è diventato quasi impossibile, ma dall’altra mostrano con assoluta crudeltà, che il piano va avanti da anni e che al termine “felicità”, dall’inizio della psico-pandemia, abbiamo soltanto sostituito quello di “resilienza”.
Sono esperti di marketing e pubblicità e sanno perfettamente come farci aprire la bocca per il veleno quotidiano.

P.S. Mi raccomando di ridere, ridere, ridere a crepapelle se qualcuno dovesse essere intervistato nei Tg odierni, da qualche parassita con microfono e telecamera.