Il grande inganno.

La mia privilegiata posizione di spettatore in poltrona e lettore per hobby e passione, che in questi ultimi due anni di vita, mi è stata consigliata da situazioni contingenti, mi ha portato a rivedere tutte le certezze e i sottintesi che avevo prima.
Accadimenti storici, momenti e scelte politiche, episodi di vita pubblica, cose che “tutti” intendono in un certo modo.
O meglio che sono state interpretate e “assunte a verità”, con una determinata scrittura e lettura a posteriori.
La nascita degli Stati moderni, l’Unita d’Italia, le dittature mondiali, la crisi del ’29, le due guerre mondiali e i loro postumi, come i blocchi e la Guerra Fredda, le epidemie sanitarie, il XX secolo e la nascita degli Organismi sovrannazionali.
Ebbene, prendendo in esame poco più di 300 anni di Storia, è ineluttabile vedere una pianificazione a priori, e finire inevitabilmente, tra i “complottisti”, perché è chiaro ed evidente che dietro molti accadimenti (se non tutti), si nascondano cospirazioni, trame e accordi occulti.
Lo definirei il “Grande Inganno”, culminato nel 2020, come un film del 1989, ormai introvabile anche in Vhs, che narrava di un grande dittatore, un certo “Jimmi Joe II”, un pastore evangelico, che teneva sotto scacco l’intero pianeta.
Con un conformismo come regola imperante e il rispetto della religione a qualsiasi ora del giorno.
Con una polizia, presente in città con pattuglie che esasperavano i cittadini, visto che gli agenti erano pronti a stroncare sul nascere ogni tentativo di ribellione. Dove i fuorilegge non mancavano e rendevano le strade vuote e insicure, come in altri film distopici più famosi.
Tutta la nostra Storia è stata studiata prima ed esattamente pianificata.
Non c’è un solo episodio o accadimento importante, che non sia stato anticipato da riunioni segrete con i capi di stato interessati e le loro equipe e segreterie di Stato.
Assassini, attentati, guerre e ritorsioni economiche, sono tutte manovre di un “Risiko” giocato ad altissimi livelli.
Le monarchie mondiali, tutte imparentate e collegate tra loro, linee di sangue reale che sopravvivono ad ogni calamità nazionale ; la massoneria, che decide le forme di Stato (basti pensare all’unità d’Italia) e la loro governance ; i blocchi e gli schieramenti, che determinano guerre e sanzioni economiche; le fazioni politiche che decidono attentati e processi sommari ; mafie e colletti bianchi che incidono sul tessuto economico di vaste aree del pianeta.
E per finire le Organizzazioni e le Associazioni sovrannazionali, che nello specifico, stabiliscono modi di vivere e costumi, di miliardi di cittadini del mondo.
“Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale”, cantava Franco Battiato nel 2007, anno di pubblicazione del suo LP “Il vuoto”, ed è proprio così, non ci fanno mai vedere la realtà delle cose, ma il loro fantasma, quello che decidono “possa andare”.
Il mito platonico degli “uomini nella caverna”, incatenati dalla nascita.
Che non conoscono la verità fuori dallo speco, ma solo ombre riflesse sul muro.
Che se uscissero dalla caverna soffrirebbero, accecati dalla luce del sole della verità.
E che se volessero liberare gli altri, una volta abituati al sole e al bello del cielo stellato, probabilmente verrebbero uccisi a loro volta, da chi vuole restare nella sua condizione di prigioniero, al sicuro nella caverna.

Lathe Biosas

Il mio scrittore preferito, Luciano De Crescenzo, aveva due assi nella manica quando iniziava le sue riflessioni ad alta voce, seduto al bar sotto casa, in Via Cavour a Roma, dove ormai vecchio e malato, trascorreva gli ultimi pomeriggi della sua vita con la badante che lo accudiva. I due assi sicuri, che rapivano i suoi spettatori non paganti, erano Eraclito, detto l’oscuro ed Epicuro, quello del “vivi nascosto”. Il primo gli ispirò il titolo di un suo libro di successo, quel “Panta rei” del 1994, nel quale l’oscuro gli veniva in sogno,  e gli illustrava il suo pensiero filosofico, che in soldoni, era riassumibile nella “teoria del divenire” per cui : “tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri umani alla corrente di un fiume, gli faceva affermare su tutto, che : “nessuno potrebbe entrare due volte nello stesso fiume o bagnarsi nella stessa acqua!”. Epicuro invece, col suo “Lathe Biosas”, era convinto che la solitudine e in generale l’uscita dal caos delle vicende umane, consentisse di “vivere di più e meglio”, assaporando maggiormente il piacere intero e vero della vita. Qualcuno sostiene che questa nostra epoca, sia pervasa da un ampio problema di solitudine e di continuo divenire, che rende tutto vecchio nel momento stesso in cui si manifesta. Di fatto l’affermazione di entrambi i filosofi e di ambedue le ipotesi esistenziali. Beh io la penso esattamente all’opposto. Constatiamo in realtà, un diffuso isolamento, che però è “lo stare soli imposto” dagli stili di vita e dalle regole sociali dominanti, in cui ognuno bada a sé e non si accorge, “non vede” l’altro. E inoltre, che la spasmodica ricerca del nuovo, altro non è che l’impossibilità (o la semplice incapacità) a far rivivere il vecchio. In realtà tentare di “stare da soli per scelta” è molto difficile. Eppure è necessario. È necessario il silenzio prolungato, per sentire la propria voce interiore, è necessaria una periodica inattività, per rilassare mente e corpo, è consigliabile evitare il confronto (e lo scontro), per non esporsi e restare bruciati (come il sottoscritto). E quindi diventa indispensabile anche vivere sottotraccia o “nascostamente”, specie in questo periodo, per la grande invidia del mondo, che sta diventando il peccato capitale più grande, visto che da questo discendono altri peccati orribili e altrettanto ripugnanti, come : la delazione, l’accidia, l’odio e la violenza. I greci lo avevano capito tremila anni fa … e noi, quando lo capiremo ???