No al tempo sospeso

Oggi nell’attesa di conoscere l’esito di una visita della mia piccola nipotina Eleonora, ho riflettuto sul “tempo sospeso” e su quanto duole e fa male il tempo dell’incertezza.
Ci siamo trovati tutti nella situazione di dover attendere una notizia la cui risposta risultava molto importante per noi : l’esito di un esame diagnostico, la pronuncia di una sentenza, il risultato di un esame universitario, di un test o di un esame medico, di un colloquio di lavoro.
E sicuramente il nostro spirito sarà sempre combattuto, tra passare il tempo di attesa preoccupandoci o sperando per il meglio. 
Nella gestione dell’ansia, io per predisposizione naturale, sono portato, purtroppo (o per fortuna), ad incastrarmi in due meccanismi a seconda della situazione :
alla “ruminazione”, ovvero a pensare e ripensare al passato (cosa avrei potuto fare o dire differentemente per assicurarmi un esito positivo) ed alla “preoccupazione”, di cui fanno parte tutti i possibili pensieri negativi di previsione del futuro.
Quindi sono il classico cultore del bicchiere “mezzo vuoto”, pur riscontrando nella mia vita, di aver sempre assistito che alla fine della fiera, la mia zattera riprendeva sempre il corso della corrente positiva.
In realtà, non possiamo in alcun modo, cambiare il passato, né intervenire attivamente sul futuro in situazioni che sono al di là del nostro controllo.
E a poco, se non a nulla, tranne i miracoli (a cui credo), vale applicare modalità non razionali, come fare gli scongiuri o leggere gli oroscopi o ancora crociarsi o raccomandarsi al cielo, anche se alleviano il cuore.
Queste modalità non sono altro che resti del “pensiero magico”, una forma mentale tipica del funzionamento cognitivo infantile, per la quale mettiamo in pratica azioni o facciamo pensieri simbolici, che crediamo possano avere una qualche influenza sul mondo esterno e modificare gli eventi del futuro.
Da poco tempo ho realizzato infatti che, invece di soffermarmi sul passato o sul futuro, mi devo imporre di restare nel momento presente, che è anche l’unico reale, il cosiddetto “qui e ora” su cui si focalizza anche la cosiddetta meditazione Mindfulness.
Ossia invece di farmi rapire dai pensieri che mi portano in tempi e luoghi diversi dal presente, devo concentrarmi e mantenere la mia attenzione, all’esperienza del momento.
Questo mi sta aiutando a vivere le emozioni di questi anni come passeggere, a concepire i pensieri come diversi dalla realtà, e a mantenere un atteggiamento non giudicante sul mio vissuto.
Che reputo comunque speso bene.
Usare il meno possibile, la strategia che ho attuato finora, quella del “prepararmi al peggio” ed a riservarla alla fine del periodo di attesa, quando potrebbe effettivamente avere un’utilità, se mi dovessi confrontare davvero con una cattiva notizia, mi fa stare meglio e dormire di più la notte.
Essere naturalmente “mindful”, mi aiuta a mantenere un’attitudine più ottimistica, a preoccuparmi di meno della mia vita, e a percepirmi come più efficace nel “coping” o nel far fronte alla cose.
Qui e ora, senza tempo sospeso!

Benvenuta Eleonora !

Come una pacchiarotta e con un anticipo di dieci minuti … pardon dieci giorni, come si conviene ad una vera donna d’affari, pronta all’appuntamento con la vita, è venuta al mondo mia nipote Eleonora. Alle ore 13.40, la cicogna ci ha consegnato un batuffolo rosa di chilogrammi 3.40, un’altezza di cm 49, ed una circonferenza cranica di cm 34.5.
In un periodo in cui la mia famiglia non si è fatta mancare nulla, nel dindolò di una esistenza bella e piena, il buon Dio ci ha premiato con una bambina bellissima e capellona, coi lineamenti dolci e sereni.
Lo stesso sguardo di mia figlia e le stesse manine affusolate di mio genero.
È stata più forte e desiderata della paura che ci sta opprimendo e di tutte le riserve mentali che stanno affossando noi adulti. Io mi sento Nonno bis, nonno la rivincita, nonno emozionato e nonno che non molla.
Perché la vita non ammette mezze misure, o si è dentro o si è fuori.
E per i miei nipoti, fintanto che lassù, dove “qualcuno mi ama”, mi darà un alito di vita, ci sarò sempre.
Non dovranno far altro che chiamare, anche senza voce, in cuor loro, e troveranno nonno Vittorio lì vicino.
A parlare ore ed ore, a giocare ed a sentire i loro segreti, a ridere insieme di tutto, a raccontare aneddoti strani, a raccogliere le loro confessioni, a mitigare i loro piccoli guai e ad esaltare i loro successi.
Saremo i tre moschettieri della fantasia, i tre porcellini della Disney, le tre scimmiette sagge.
Quelle scimmiette che insieme daranno sempre corpo al principio proverbiale del “non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”.
E i nostri nomi saranno Mizaru “lo scimpanzé che non vede il male”, Kikazaru, “quello che non sente il male” e infine Iwazaru, “quello che non parla del male”.
Perché a noi il male ci scivola (e ci scivolerà sempre) addosso, e la nostra buona stella ci muoverà sempre oculatamente sulla scacchiera della vita.
Anche a nostra insaputa.
Per questo, Lorenzo ed Eleonora … pronti a dare scacco al Re !!!