La febbre del potere.

È indubbio che il potere è una maledizione.
Parte in sordina e si impossessa della sua vittima, in modo del tutto improvviso e a volte inconsapevole.
Lo sapeva Tolkien quando tramutò il personaggio di Smeagol, nel viscido Gollum, grazie all’anello che rendeva invisibili e che gli faceva sussurrare “Il mio tesssssoro”, lo sapevano i gerarchi nazisti che in pochi anni, da semplici soldati, venivano messi a dirigere campi di lavoro o di concentramento, potendo disporre a loro piacimento della vita e della morte di migliaia di prigionieri.
Un esempio lampante fu il tenente Alam Leopold Goth, criminale di guerra e militare austriaco, che in pochi anni divenne ufficiale, fu SS-Hauptsturmführer e comandante del campo di concentramento di Płaszów, vicino a Cracovia, dove sparava agli internati ebrei dal suo balcone, per diletto e divertimento.
Immortalato anche nel film di Spielberg, Schindler’s List.
Oggi il potere è essere inclusi nella stragrande maggioranza dei filogovernativi, nei fedeli della scienzhhaa, nella quasi totalità dei sodali della solidarietà.
È imporre agli altri, la “mascherella” all’aperto e nelle corsie dei supermercati, è vietare l’ingresso da qualche parte ai recalcitranti, è chiamare le guardie al primo problema e diventare collaborazionista di questa pazzia collettiva.
Basta dare a qualcuno “chiacchiere e distintivo”, come gridava Al Capone al suo persecutore Eliot Ness, per farlo diventare un sicuro nazista nel senso peggiore del termine.
E a quel punto puoi stare certo che si scatena la violenza, la rabbia, l’orgasmo di colpire e reprimere il dissenso, ampliata e moltiplicata dalla frustrazione di eseguire gli ordini nostro malgrado.
Il frustrato che diventa fustigatore.
Perfino il fascismo utilizzò questa semplice equivalenza.
Come affermò Indro Montanelli ad una intervista di recensione per un volume delle sue Storie d’Italia : “Mussolini capì una cosa fondamentale.
Che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere, col diritto di abusarne.
Il capo fabbricato, il capo industria, tutti avevano una piccola fetta di potere di cui naturalmente ognuno poteva abusare a suo piacimento com’è nel carattere degli italiani.”

Ci sarà un tempo

Ci sarà un tempo, forse, per riflettere approfonditamente su quello che stiamo vivendo. Qualcuno, certamente più bravo di noi, ci scriverà un libro.
Un libro che entrerà nelle scuole, muoverà dibattiti e convegni e farà guadagnare un mucchio di soldi a quel qualcuno che, magari, in questa fase, ci ha cannibalizzato, sfottuto, criticato, ma è stato anche abbastanza furbo, da non esporsi troppo e non lasciare tracce sui social o in pubblico.
Qualcuno che, al momento opportuno, fingerà di essere stato sempre dalla nostra parte.
E che verrà anche creduto, probabilmente osannato come un eroe della resistenza, dagli stessi che oggi osannano Fauci, i tecnocrati e lo spietato apparato discriminatorio al Governo.
Quel qualcuno dirà quello che noi diciamo in queste sere, senza essere creduti da nessun altro se non da altri brutti, cattivi e reietti come noi, che per altro sono sempre di meno, ogni giorno che passa.
E ossia che il nazismo che emerge dal pensiero e esce dalla bocca di molti esponenti del sistema, in questa fase, ha avuto una lunga gestazione nei decenni precedenti.
Ed è stato digerito e fatto proprio da una massa violenta, invidiosa e profondamente ignorante.
Il processo di selezione della classe dirigente e di gerarchizzazione delle teorie, è stato accuratamente elaborato e attuato negli ultimi venti, trenta anni.
Non si diventa nazisti da un giorno all’altro.
E nemmeno si diventa stupidi da un giorno all’altro. 
Semplicemente oggi raccogliamo quello che altri hanno seminato da giornali, radio, televisioni, partiti e sindacati.
Ma, come dicevamo sopra, è una verità che altri racconteranno in futuro.
Un tempo in cui sarà facile accoglierla.
Mia moglie, come tanti altri di noi, per me buoni, si lamentano proprio di questo lasso di tempo, che vorrebbero finisse domani.
Purtroppo il tempo non dipende da noi, né dalla nostra volontà e come nascita e morte, lo possiamo soltanto veder scorrere, senza farci nulla.
Ma statene certi che finirà.

#CMIG

È passata un’altra giornata, una giornata in meno che ci separa da un Natale che, per la stragrande maggioranza di noi, non sarà il Natale “di una volta”.
Nostro malgrado ci siamo trovati in questo blog, voi da lettori, ed io da semplice “narratore”, a raccontare uno dei momenti storici più tragici, se non il più tragico, della storia dell’umanità, come se settant’anni fa, ci fosse stato qualcuno che quotidianamente, ad una platea di tante persone, raccontasse che cosa fosse accaduto durante il periodo di occupazione nazifascista.
Dall’inizio alla fine, in una cronaca giorno dopo giorno sempre più farneticante.
Ma, come abbiamo capito tutti, questa è una guerra diversa, una guerra psicologica, una guerra di nervi, che si gioca quotidianamente dentro ognuno di noi.
Ed è dura … cavolo se è dura !
Anche perché tutti apparteniamo a mondi diversi e quindi la viviamo in modo differente.
C’è chi è benestante, e c’è chi vive ai margini della società, chi ha famiglia, chi no, chi ha figli piccoli e chi grandi (con tutti i problemi che ciò comporta).
C’è chi è madre/padre, chi è nonno/a, chi è figlio, moglie, marito, chi dall’altra parte magari ha un partner, un figlio, un genitore che la pensa diversamente e che per questo ci sta facendo la guerra.
C’è chi ha perso il proprio posto di lavoro, c’è chi lo sta perdendo in questi giorni, e c’è chi lo perderà nei prossimi mesi.
Siamo tutti diversi, ognuno con le proprie esperienze, il proprio bagaglio professionale, emotivo e di vita vissuta che lo rende la persona che è oggi.
Ognuno con le proprie speranze, le proprie paure ed incertezze sul futuro, le proprie ansie e preoccupazioni, ognuno con i propri sogni e le proprie aspettative.
Quindi, molte volte penso di non essere la persona adatta a dire che cosa fare.
E difatti non lo dico ed ho sempre invitato a pensare con la propria testa, confidando soltanto delle sensazioni che percepivamo dentro di noi.
Non è facile rimanere centrati e presenti a noi stessi, soprattutto se stanno accadendo situazioni che ci stanno sconvolgendo la vita.
Ma c’è una cosa che ci accomuna tutti : e cioè l’aver capito, chi prima e chi dopo, che c’è qualcosa di sbagliato e che non va, nel periodo che stiamo vivendo da quasi due anni. 
Per la prima volta nella nostra vita, vogliamo sapere LA VERITÀ, perché siamo stanchi delle menzogne che ci hanno propinato da quando siamo al mondo.
È sotto gli occhi di tutti ed in particolare di chi ha compreso la complessità della situazione attuale, che la nostra “area comfort” che ci siamo costruiti, non è il posto sicuro che credevamo fosse, ma la nostra gabbia mentale,  più o meno dorata.
Non sono qui per dire che andrà tutto bene (quello lo dicevano gli altri, i falsi profeti o i superficiali), che durerà poco, che non perderemo nessuno per strada.
Sono qui per dire che sarà dura, ma che, se rimarremo fedeli a noi stessi, con in testa un obiettivo preciso, con la mano tesa verso chi ha bisogno ed è tentato di mollare; se di fronte ad ogni ostacolo non vedremo un muro, ma un opportunità per scalarlo, e guardandoci indietro ci diremo : “cazzo, ce l’ho fatta anche questa volta, pensavo fosse impossibile ma ce l’ho fatta!”; se di fronte ad ogni caduta avremo la forza di rialzarci, magari malconci, acciaccati, ma ancora vivi, pronti ad iniziare di nuovo; se la nostra forza e determinazione sarà più forte di tutte le voci intorno a noi che ci dicono : “Molla, non ce la farai”, o di quella vocina interiore che ci dice.: “Ma chi te lo fare”;  se mollare è la via più semplice, MA NON È LA NOSTRA VITA; se scendere a compromessi non è ciò che vogliamo, perché troppe volte lo abbiamo fatto, ma non ci ha portato a niente, se non a rimpianti, beh … quello sarà il momento nel quale capiremo che ce l’avremo già fatta, perché  la vita l’abbiamo affrontata da lupi e non da pecore in gabbia ! Perché abbiamo deciso di vivere gustandoci il viaggio che la vita ci ha messo dinnanzi, senza pensare a raggiungere subito il nostro obiettivo.
E allora sorrideremo a noi stessi, insieme alle persone che attorno a noi hanno assistito a cosa siamo riusciti a fare, alle nuove persone che siamo diventate.
E se tutti noi vinceremo la nostra battaglia personale, state sicuri che insieme vinceremo anche questa guerra.
Ne sono sicuro.
Abbiamo scelto di essere protagonisti di questa parte della storia, siatene fieri ed orgogliosi.
Piangere serve per sfogarsi, per gettare fuori le cose negative, non c’è niente di disonorevole … poi però serve ripartire : per noi, per la nostra famiglia, per tutto il genere umano.
E in questa ripartenza ci sarà tanta dignità, forza, determinazione ed amore in ciò che facciamo e in quello che faremo, e questo mi fa ben sperare.

NON SI MOLLA FINO ALLA FINE, e saremo solo noi a porre la parola fine a questa farsa, non loro.

Nostro l’onere, e nostra la responsabilità.
#CMIG (Coraggio Molti Indomiti Guerrieri)

Grazie a Leonardo Santi.

Germania souvenir


Guido Capelli, docente universitario all’Orientale di Napoli di Letteratura Italiana, in una lezione all’aperto agli studenti senza certificato verde, seduti per terra nella Galleria Principe, due giorni fa, sulla vaccinazione denunciava :
«Si parla di obbligatorietà, obbligatorietà. Per fame si può cedere all’obbligatorietà. Ma quando c’è un potere che sta dicendo che un figlio minorenne può andare a vaccinarsi, cioè a sottoporsi a un trattamento sperimentale obbligatorio, da solo ed anche contro la volontà dei genitori, come faccio a non ricordare che i gerarchi nazisti, chiedevano la delazione ai figli dei padri? Come faccio a non ricordare la scena di Orwell il cui padre dice di essere stato denunciato dai figli? Come faccio?».
Anche il consigliere dell’Ente Teatro di Messina, l’intellettuale e storico Nino Principato, dopo i suoi commenti sul Festival di Sanremo e Achille Lauro, che suscitarono l’indignata reazione dell’Arcigay e della comunità Lgbt, in questi giorni ha postato su Facebook, la frase “Green Kass degli anni ’40 del 900 : La storia si ripete” con un’immagine del lasciapassare nazista, paragonato all’attuale “green pass”.
E su Facebook gira da mesi un triste raffronto, tra il nullaosta nazista per il libero spostamento degli “ariani” nei territori del Reich e il passaporto verde sanitario.
Indubbiamente la storia si sta ripetendo e ciò che sgomenta non é il fatto in sé, quanto constatare quanti sono coloro che non se ne stanno rendendo conto, o meglio che applaudono all’iniziativa.
Dopo tutto anche il medievale “jus primae noctis” a qualcuno sembrò normale a quei tempi, visto che sopravvisse per oltre duecento anni.
Le parole “no green pass” e “no vax” sono divenute il bastone o la clava, che servono a banalizzare, a marginalizzare, a bestializzare le opinioni contrarie.
Non si dovrebbe concedere al potere politico, in modo indiscriminato, l’accesso al corpo e ai diritti individuali.
Tutto questo dimostra che «Siamo di fronte a un problema di Stato di diritto e di tenuta democratica», come ha precisato il docente napoletano e che il problema sanitario, quando si obbliga il Green Pass anche ai venditori ambulanti dentro i mercati all’aperto … non c’entra nulla.