La vera natura del Green Pass.

Il Green Pass è un termine in prestito dall’inglese che significa “lasciapassare verde”.
È di fatto un’attestazione digitale introdotta per la prima volta in Israele, a marzo 2021, durante il terzo confinamento della pandemia di COVID-19.
Quest’attestazione digitale, consente a chi ha ricevuto il vaccino contro il SARS-CoV-2, un tampone negativo o la guarigione dalla malattia, di avere accesso alle attività commerciali, agli uffici, alle scuole, agli aeroporti, ai treni, alle piscine, alle palestre, ai pubblici esercizi e agli alberghi.
Si è scelto il nome inglese “Green Pass” in riferimento alla luce verde del semaforo, che indica la possibilità di proseguire il cammino e proprio come un impianto semaforico, ora prevede anche il colore rosso, per stoppare chi ne è sprovvisto o chi ce l’ha scaduto.
In Italia ha fatto la sua comparsa il 22 aprile 2021, con il decreto legge n. 52, convertito nella legge n. 87/2021, a firma Mario Draghi, e la sua validità è stata estesa fino al mese di dicembre 2021, termine ultimo (per ora) dello stato di emergenza nazionale, dopo essere stato gradualmente esteso a molte attività private e servizi pubblici, con successivi decreti legge (nn. 105 e 111 del 2021).
In realtà dello stato vaccinale e della salute pubblica, a chi ha ideato e realizzato l’app e tutto il supporto informatico (hardware e software) agli Stati che lo stanno attuando, interessa un fico secco.
Lo scopo principale è quello del controllo, al momento dei vaccinati e dei non vaccinati, ossia degli “allineati” e contestualmente, per differenza, dei non allineati, quelli che Veronica Roth nella sua trilogia definiva : “Allegiant e Divergent”, ma in seguito di tutta la popolazione mondiale.
Si sta spingendo verso il 100% della vaccinazione in tutti gli Stati, perché in realtà è il 100% del Green Pass che importa.
Quando tutti avranno il QrCode, che possiamo identificare nel “marchio della bestia”, allora si potranno sfruttare a pieno tutti gli innumerevoli utilizzi di questa diavoleria, per ora solo potenzialmente pericolosa.
Con il passaporto verde si potranno infatti documentare dati anagrafici, stato sociale, reddito, patrimonio, stato sanitario, idee e indirizzi politici, preferenze sessuali, devianze, vizi e virtù, con una connessione perenne, garantita 24 ore al giorno, con centrali operative che monitoreranno tutti, in ogni parte del mondo.
Non sarà necessario avere carta nel portafoglio di nessun tipo, né di identità, né tanto meno di denaro contante, che fin d’ora viene già segnalato, perseguito e penalizzato, con una spesa superiore ai mille euro.
Ho già avuto modo in un precedente articolo del blog di trattare del “Social Credit System” cinese.
Ecco chi sta muovendo le sue pedine in questi mesi, ha quel modello davanti agli occhi.
Un enorme gregge di pecoroni col cellulare inserito nel corpo, felice di sentire musica ad ogni ora, di essere ottenebrato forever e di obbedire ad ordini continui, senza neanche accorgersene.

Titone e Aurora

Nella mitologia greca, molto narrato era il mito di Titone, che venne anche ripreso anche dal divino Omero.
La narrazione parla di Eos o Aurora, la dea dell’alba, dalle rosee dita, che fu punita da Afrodite (la dea dell’Amore), ad innamorarsi continuamente oltre che di Dei, tra cui Ares, quello della Guerra, anche e soprattutto di uomini mortali.
E lei infatti, oltre a Cefalo, Orione e Ganimede, si innamorò di un eroe troiano, tale Titone.
Costui, figlio di Laomedonte e fratello di Priamo, essendo un comune mortale, la dea chiese a Giove di concedergli l’immortalità, ma si dimenticò di chiedere anche l’eterna giovinezza : perciò Titone invecchiava, invecchiava senza mai morire.
Passavano gli anni e mentre Aurora rimaneva splendida e giovane, Titone cominciava a manifestare i primi solchi sulla sua pelle, diventando sempre più decrepito e malconcio.
Eos, allora non volle più condividere il suo talamo con lui e disgustata lo rinchiuse in una grotta senza uscite, all’interno di un cestino di vimini, tanto si era rattrappito.
Morire per lui era una meta agognata, ma mai raggiunta, cercò infatti di uccidersi ripetutamente, ma la morte non lo portò mai via con sé. 
La storia termina con la trasformazione del povero Titone in una cicala, (animale simbolo di una vuota bellezza per gli antichi Greci) per mano della stessa Aurora.

Non sono un complottista, ma
a volte mi chiedo a cosa serva aspirare a tutti i costi all’immortalità fisica, al non voler mai lasciare questa Terra, sogno dei massoni illuminati, e perseguito con medicinali, pozioni e sortilegi satanici, dai cosiddetti membri dell’elite internazionale.
Si leggono infatti di esistenze illustri, come quella dei reali inglesi o di molti leader politici europei e statunitensi, molto vicine ai cento anni, seppur a costo di dolori, operazioni, rattoppi e botulini continui.
Un’eterna agonia … almeno per quanto riguarda l’estetica e la vera vita.
E nello stesso tempo una affannosa ricerca della bellezza, anche se vuota e solo esteriore, a prescindere dal tempo e dagli anni che corrono.
Autentici manichini truccati e tenuti su da pasticcaggi e alambicchi vari.
Ecco perché i Greci, da raffinati pensatori, trasformarono Titone in Cicala. 
Perché con l’immortalità ad ogni costo, occorre curare l’aspetto esteriore sempre più danneggiato dal tempo inesorabile … e la cicala rappresenta benissimo l’animale simbolo di questi ultimi tempi.
Uno spensierato cantare dall’albero fin dalla nascita, prima ancora di iniziare a mangiare e bere, avversa alla fatica della formica e dedita soltanto all’ozio e ai divertimenti dell’estate e delle belle giornate assolate.
Chissà se anche noi, come Titone, con tutti questi farmaci e punturine varie, avremo il dono da Zeus di non morire mai, a costo di diventare rattrappiti, annoiati e tristi ?
E soprattutto cattivi e perfidi, verso tutti gli altri, che potrebbero “rubarci” fonti e risorse, per continuare il nostro percorso infinito.
Perché se questo è il fine ultimo, io prego il buon Dio di darmi una vita anche breve, ma piena di buone azioni, ricordi, amori e affetti.
Questi ultimi sì … veramente infiniti!

Homo homini lupus.

Di tutti i filosofi empirici inglesi, è l’unico che ricordo bene.
Perché il mio prof, ne spiegò dettagliatamente il pensiero, l’esperienza sensibile e il suo crudo materialismo.
Parliamo del britannico Thomas Hobbes, che nei suoi celebri aforismi  : “Bellum omnium contra omnes” (la guerra di tutti contro tutti), e “Homo homini lupus” (ogni uomo è lupo per l’altro uomo), entrambi tratti da lavori di Plauto nel 200 a.C., ha fotografato la vera natura dell’uomo e fermato la piccolezza e la sua cattiveria atavica.
Oggi leggendo botte e risposte violente sui social, ho capito che la guerra, lo scontro e la contrapposizione, sono le uniche cose che piacciono ai miei simili e che purtroppo caratterizzano questo brutto momento dell’umanità.
Perché in situazione di pericolo, in situazioni stressanti di sopravvivenza, ogni legge o norma prefissata, viene meno, e si ripristina lo “stato di natura”, uno stato in cui, non esistendo più alcuna regola, ogni individuo viene mosso dal suo istinto più intimo e primordiale, con il risultato di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei propri desideri, o del proprio benessere.
E oggi, con la irrazionale paura di appestarsi o peggio di crepare, il green pass, il distanziamento sociale, la delazione ad ogni livello, e il conflitto fatto di falsità e bassezze non solo verbali, rappresentano solo la punta dell’iceberg di quell’istinto e quella violenza primordiale, che ha originato tutti i crimini più orrendi della Storia.
Con l’utilizzo del lato peggiore, latente e, aggiungo sconvolgente di ognuno di noi, chi comanda sa bene come tirare fuori, da armadi polverosi e dimenticati della nostra esistenza, tutto il nostro peggio.
Perché ciascuno di noi è una potenziale vittima … ma di certo anche un potenziale carnefice !
Basta ricordarsi Caino, che uccise Abele per gelosia, invidia e la discussione su chi dovesse sposare la sorella.
Lo diceva Freud, in risposta a chi identificava i criminali nei “malati di mente”, che : “criminali si diventa non per malattia, ma perché non funzionano i freni inibitori, e perché si viene scavalcati dalle emozioni, dalle passioni e dal piacere che si prova nel commettere un reato.”
Oggi, gratificando provax e vaccinati e bastonando gli scettici, il classico “dividi et impera”, si incoraggiano gli uni ad usare parole e azioni, sempre più divisive e cattive verso gli altri.
E così torna di moda Hobbes e le sue crude accuse all’uomo e alla sua naturale inclinazione contro i suoi simili.
Perché il prevalere del lato buono o cattivo, dipende dalle occasioni, dai contesti sociali e dagli stati psicologici (impulsi passionali e forti emozioni), e in determinate occasioni, come quella che stiamo vivendo, chiunque può diventare un carnefice, ed esprimere i propri impulsi antisociali, credendo in realtà di fare soltanto il proprio dovere.

Tuca tuca.

Nel 1971, ero poco più che un moccioso e ricordo che con zia Rita e mia sorella Claudia, ballavamo goffamente il “Tuca Tuca”, in sala da pranzo, col mangiadischi Geloso.
Il primo ballo sexy, con l’ombelico di fuori, che Raffa, lanciò nel corso dei tanti programmi musicali e di varietà, che condusse sulla Rai.
Che a quei tempi aveva solo due canali, due pulsanti, che potevano essere premuti … solo dopo autorizzazione genitoriale.
E oggi ci lascia, Raffaella Maria Roberta Pelloni, bolognese doc, classe 1943, per tutti “Raffaella Carrà” o “Raffa nazionale”, showgirl cantante, attrice, ballerina, conduttrice e autrice, dopo una malattia che ne aveva minato il fisico ormai minuto.
Era il modello artistico e l’esempio di tutte le ragazzine della mia età.
Bella, simpatica, energica e brava.
Lanciò tantissimi tormentoni di questo Paese, come : “Balla, Balla, A far l’amore comincia tu, Tanti Auguri, Fiesta, Pedro, E salutala per me, Ma che musica maestro, Rumore, Che dolor, Com’è bello far l’amore … “, arrivando ad oltre 60 milioni di dischi venduti.
Condusse le due Canzonissime del ’70 e ’71, con Corrado Mantoni, nelle quali lanciò il personaggio di “Maga Maghella”, i tip tap con Don Lurio ed Enzo Paolo Turchi e, come detto, il ballo del Tuca Tuca, che fu censurato perché troppo audace e provocatorio per quei tempi.
Fu la spalla di Mina nel programma fortunatissimo “Milleluci” e negli anni ’80, dopo una decina di anni di successi fuori dell’Italia, specie nei paesi latini, iniziò la serie dei Fantastici, di cui condusse più edizioni, anche con Renato Zero e Gigi Sabani.
Con “Pronto Raffaella” lanciò la striscia di mezzogiorno, con ospiti, intervento del pubblico da casa, e giochi televisivi, tra cui il famoso “Indovina i fagioli”.
A fine anni ’90 imperversò con varie edizioni di Carramba, a cui fu abbinata anche la lotteria Italia. Ma l’età e la malattia, l’hanno costretta pian piano a diradare gli impegni e misurare i programmi a cui prendere parte, e così pure Raffaella, che a soli otto anni, orfana di mamma, lasciò il bar sulla riviera romagnola del papà, per l’accesso all’Accademia nazionale di danza e lo studio presso il Centro Sperimentale di cinematografia di Roma, è volata “verso un mondo migliore”, come ha detto il coreografo Sergio Japino, il suo compagno di vita da oltre 17 anni.
Buon viaggio Raffa e … se puoi … salutalo per me !!!