Un Ufo presidenziale

In questi giorni di fine agosto, girando in auto e a piedi i luoghi di villeggiatura, che un tempo erano pulsanti di vita, lungomare e festicciole di rione, piccoli luna park e parchi gioco per bambini, sto avvertendo un senso di profonda stanchezza e ansia.
Le stesse sensazioni che sto leggendo nelle bacheche dei social, di amici e di altri.
Forse mi sbaglio, ma mi sembrano diminuite anche le foto di vacanze allegre e spensierate.
Mia sorella e altri pubblicano solo immagini di cani, gatti e paesaggi notturni.
Ieri sera in una passeggiata con mia moglie sul lungomare di Minturno, da sempre caratterizzato dalla voglia di vita degli amici pontini e partenopei, tutto mi è sembrato più scuro, meno illuminato, meno gaudente.
Una sera ovattata e poco rumorosa.
La stessa estate è strana, con voglia di svago, gioco (per lo più visto in Tv : gli Europei, le Olimpiadi, la ripresa del calcio giocato), di dimenticanza, di rilassamento, ma non so, quanto di questa ricerca sia riuscita agli “italioti”.
Forse più che “il” mondo, è finito “un” mondo. Ma anche questa è  una constatazione banale.
Con la pandemia il mondo è cambiato e non sarà più lo stesso, e con esso le abitudini, le pratiche, il grado di accettazione della realtà.
È imprevedibile cosa ci porterà l’autunno, tutti stanno con fiato sospeso nell’attesa.
Io e mia moglie per primi.
Alcuni si difendono con visioni apocalittiche da fine del mondo. Altri si rifugiano in nicchie religiose o mistiche.
Altri leggono libri.
Quello che mi preoccupa davvero è che è aumentata la nostra dipendenza dal virtuale.
Ho appena avuto il resoconto della settimana di WordPress, e mi dice che ho passato più di nove ore al giorno connesso alla rete.
Non va affatto bene, mia figlia e mio genero direbbero : “tempo perso sicuramente”.
Non so gli altri, ma dato che io non sopporto più questa solitudine forzata, cerco solo di incontrare virtualmente il pensiero e le considerazioni degli altri.
Vedere da vicino, se le mie sensazioni di insicurezza, siano più o meno condivise dai miei simili.
E per questo passo molto tempo a leggere i commenti, cosa che prima evitavo o non facevo proprio.
Certo vi sono modi più produttivi per utilizzare il tempo.
Ma anche la durata stessa del tempo – forse – è cambiata, e come ebbi già modo di scrivere in un precedente post … sospesa.
E non vale nulla neanche ripetersi : “staremo a vedere” che era solito suggerire mio padre ai problemi che si presentavano, visto che da due anni a questa parte, sembra andare sempre peggio.
Quindi non so proprio cosa sia meglio fare o proporsi di fare :
se agire, rischiando di sbagliare per fretta e impulsività o attendere e rischiare di sbagliare per troppo ritardo e pacatezza.
Pertanto con urgenza attendo un segno da Dio o da un Ufo … travestito da Trump !

Il fallimento del mattone.

Nel 1980, il duo Mogol e Battisti, nel singolo “Il Monolocale” denunciavano : “Mi vien da piangere / vendesi e tot milioni per anticipo / soltanto vendesi, vendesi / Mi sembra quasi impossibile … / Son tutti vendesi, vendesi / nemmeno un buco per affittasi …”.
Oggi dopo il ciclone Coronavirus, purtroppo per i proprietari, la situazione è molto, molto diversa.
Sarebbe opportuno riscrivere da capo il testo del fortunato motivo musicale.
“Son tutte vendesi / vendesi / e pure tante con affittasi”.
Perché la situazione è esplosiva.
Molto ha fatto la crisi, altrettanto il decremento e l’invecchiamento demografico, e infine il blocco del turismo e dei flussi esteri di popolazione “attiva” in ingresso.
Fatto sta che le case abbondano in vendita ed anche in locazione. Ovunque cartelli colorati, vicino le poste, all’ingresso dei mercati coperti, nelle vetrine delle agenzie immobiliari sopravvissute.
E la bolla immobiliare deve ancora esplodere.
Perché i colossi come Scarpellini, Caltagirone, Gabetti, Pirelli, Piperno, etc.(solo per citare i romani), ancora tacciono la verità e fantasticano di un mercato positivo.
Ma questo è un altro settore che a breve farà morti e feriti.
Quando si parla di innalzare ulteriormente la tassazione sul patrimonio immobiliare degli italiani, non ci si accorge delle migliaia di case e negozi chiusi.
Proprietà abbandonate, incolte, cadenti, senza più mercato, specie nei centri più piccoli e periferici,
ormai improduttive per i proprietari, che già sono tentati di mandare tutto alla rovina, e non pagare più nulla.
“Ma posso pagare su un bene che è in realtà una preoccupazione, a differenza del passato, quando era realmente una rendita vitalizia ?”
Spese condominiali, servizi e utenze, adeguamenti normativi, mancati versamenti del canone dagli affittuari, sfratti impossibili da realizzare, occupazioni abusive che non contrasta nessuno, queste ed altre sono soltanto la punta dell’iceberg del “fallimento del mattone” in Italia.
Da qualche mese poi, da parte dei soliti noti, è iniziata la narrazione della “Ripresa”.
Del fatto cioè che a brevissimo ci sarà una nuova impennata dei prezzi e una risalita verticale della richiesta di immobili.
È soltanto lo “strillo” finale dei mercanti di piazza, prima di chiudere il banco e andarsene a casa.
Se l’offerta è sovrabbondante e la domanda crolla, i prezzi che fine credete possano fare ?
Salire ? Impennarsi ?
O piuttosto “impiccarsi”, visto che tra qualche mese verrà immessa sul mercato anche la massa di tutti gli immobili sequestrati, impegnati, ipotecati per le immancabili insolvenze legate proprio al Covid ?
Ecco, al Premier Draghi, consiglierei di rivolgere altrove le sue mire impositive, con il famoso detto popolare : “Abbiamo già dato!”

One woman, One child

Stanotte ho fatto un sogno.
Invece di una sola figlia, come Dio ha voluto, avevo ben sette rampolli, vispi e simpatici, divisi equamente tra maschi e femmine.
Un bel nucleo familiare, come quelli di due o tre secoli fa, quando a pranzo o cena, si prendeva posto nel classico “fratino lungo tre metri o più”, in legno massello, con tutte le sedie intorno e il servizio in porcellana da dodici.
Ed ho capito perché ci hanno indotto e portato piano, piano, in cinquant’anni, alla famiglia nucleare o ad avere pochissimi figli.
Perché col “dividi et impera” applicato dal basso, stanno riuscendo nei loro piani di disgregazione e distruzione di maggiore portata.
Perché un nucleo familiare come quello del sogno, con tante teste e maggior mani, piedi, orecchie e lingue (soprattutto lingue), seppur difficile e impegnativo da portare avanti e mantenere, era una autentica forza della natura.
Dove nessuno era abbandonato a sé stesso, non esistevano depressioni e ognuno aveva la sua precisa funzione familiare.
Un piccolo esercito agli ordini, ma anche ai favori, dei nonni, dei genitori e degli stessi componenti più giovani.
Una mano lava l’altra e tutte insieme, portavano avanti il loro gruppo famiglia.
Si era uniti e ci aiutava sempre, anche quando si cresceva e non c’erano invidie e prepotenze.
Perché l’attenzione alla spesa, la collaborazione al lavoro, il risparmio e la solidarietà da bambini (il fatto di prestarsi abiti e accessori tra fratelli, maggiori e minori), cementava affetto e forza, per superare tutti i problemi.
Il problema che si presentava, era visto da più punti di vista, e le possibili soluzioni, erano il suggerimento e l’applicazione di tutti i componenti.
Oggi invece siamo soli.
Con zero aiuti esterni, perché c’è un menefreghismo assoluto, se non anche delatori e spie, ed anche all’interno, perché numericamente siamo “pochi”, ad affrontare gli schiaffi della vita.
Ieri pomeriggio ho letto su Facebook, un articolo che forse ha smosso il mio inconscio notturno.
Questo post ripeteva il mantra cinese di qualche anno fa, ripreso dell’OMS in questi giorni, di consigliare (se non imporre), il monito per cui “One woman, One child”, con l’obiettivo entro il 2100, di ridurre del 50% la popolazione mondiale.
In Cina, capostipite mondiale, della legge sul “figlio unico”, debolmente rivista nel 2013, la famiglia che ha il secondo figlio, in alcune regioni, si vede applicare sanzioni pecuniarie, mentre al terzo, si rischia il carcere, oltre che sanzioni pesantissime.
Si imprigiona e si forza la Natura, che da sempre ha regolato le specie animali sulla sua superficie, e che meglio sicuramente dei nostri pseudo scienziati, sa cosa è meglio per la vita sulla Terra.
Quindi fateci caso.
Chi può spararsi selfie con quadretti familiari numerosi, con due tre, quattro mogli e decine di figli e nipoti ?
Sovrani, principi e ricchi miliardari.
Anche procreare, che dovrebbe essere la cosa più facile da fare, è questione “riservata”, quasi da elite, da adepti, con il risultato che a noi, semplici mortali, del detto napoletano “Chiagni e fotti !” … ci stanno concedendo solo … il Chiagni …