Il fallimento del mattone.

Nel 1980, il duo Mogol e Battisti, nel singolo “Il Monolocale” denunciavano : “Mi vien da piangere / vendesi e tot milioni per anticipo / soltanto vendesi, vendesi / Mi sembra quasi impossibile … / Son tutti vendesi, vendesi / nemmeno un buco per affittasi …”.
Oggi dopo il ciclone Coronavirus, purtroppo per i proprietari, la situazione è molto, molto diversa.
Sarebbe opportuno riscrivere da capo il testo del fortunato motivo musicale.
“Son tutte vendesi / vendesi / e pure tante con affittasi”.
Perché la situazione è esplosiva.
Molto ha fatto la crisi, altrettanto il decremento e l’invecchiamento demografico, e infine il blocco del turismo e dei flussi esteri di popolazione “attiva” in ingresso.
Fatto sta che le case abbondano in vendita ed anche in locazione. Ovunque cartelli colorati, vicino le poste, all’ingresso dei mercati coperti, nelle vetrine delle agenzie immobiliari sopravvissute.
E la bolla immobiliare deve ancora esplodere.
Perché i colossi come Scarpellini, Caltagirone, Gabetti, Pirelli, Piperno, etc.(solo per citare i romani), ancora tacciono la verità e fantasticano di un mercato positivo.
Ma questo è un altro settore che a breve farà morti e feriti.
Quando si parla di innalzare ulteriormente la tassazione sul patrimonio immobiliare degli italiani, non ci si accorge delle migliaia di case e negozi chiusi.
Proprietà abbandonate, incolte, cadenti, senza più mercato, specie nei centri più piccoli e periferici,
ormai improduttive per i proprietari, che già sono tentati di mandare tutto alla rovina, e non pagare più nulla.
“Ma posso pagare su un bene che è in realtà una preoccupazione, a differenza del passato, quando era realmente una rendita vitalizia ?”
Spese condominiali, servizi e utenze, adeguamenti normativi, mancati versamenti del canone dagli affittuari, sfratti impossibili da realizzare, occupazioni abusive che non contrasta nessuno, queste ed altre sono soltanto la punta dell’iceberg del “fallimento del mattone” in Italia.
Da qualche mese poi, da parte dei soliti noti, è iniziata la narrazione della “Ripresa”.
Del fatto cioè che a brevissimo ci sarà una nuova impennata dei prezzi e una risalita verticale della richiesta di immobili.
È soltanto lo “strillo” finale dei mercanti di piazza, prima di chiudere il banco e andarsene a casa.
Se l’offerta è sovrabbondante e la domanda crolla, i prezzi che fine credete possano fare ?
Salire ? Impennarsi ?
O piuttosto “impiccarsi”, visto che tra qualche mese verrà immessa sul mercato anche la massa di tutti gli immobili sequestrati, impegnati, ipotecati per le immancabili insolvenze legate proprio al Covid ?
Ecco, al Premier Draghi, consiglierei di rivolgere altrove le sue mire impositive, con il famoso detto popolare : “Abbiamo già dato!”

One woman, One child

Stanotte ho fatto un sogno.
Invece di una sola figlia, come Dio ha voluto, avevo ben sette rampolli, vispi e simpatici, divisi equamente tra maschi e femmine.
Un bel nucleo familiare, come quelli di due o tre secoli fa, quando a pranzo o cena, si prendeva posto nel classico “fratino lungo tre metri o più”, in legno massello, con tutte le sedie intorno e il servizio in porcellana da dodici.
Ed ho capito perché ci hanno indotto e portato piano, piano, in cinquant’anni, alla famiglia nucleare o ad avere pochissimi figli.
Perché col “dividi et impera” applicato dal basso, stanno riuscendo nei loro piani di disgregazione e distruzione di maggiore portata.
Perché un nucleo familiare come quello del sogno, con tante teste e maggior mani, piedi, orecchie e lingue (soprattutto lingue), seppur difficile e impegnativo da portare avanti e mantenere, era una autentica forza della natura.
Dove nessuno era abbandonato a sé stesso, non esistevano depressioni e ognuno aveva la sua precisa funzione familiare.
Un piccolo esercito agli ordini, ma anche ai favori, dei nonni, dei genitori e degli stessi componenti più giovani.
Una mano lava l’altra e tutte insieme, portavano avanti il loro gruppo famiglia.
Si era uniti e ci aiutava sempre, anche quando si cresceva e non c’erano invidie e prepotenze.
Perché l’attenzione alla spesa, la collaborazione al lavoro, il risparmio e la solidarietà da bambini (il fatto di prestarsi abiti e accessori tra fratelli, maggiori e minori), cementava affetto e forza, per superare tutti i problemi.
Il problema che si presentava, era visto da più punti di vista, e le possibili soluzioni, erano il suggerimento e l’applicazione di tutti i componenti.
Oggi invece siamo soli.
Con zero aiuti esterni, perché c’è un menefreghismo assoluto, se non anche delatori e spie, ed anche all’interno, perché numericamente siamo “pochi”, ad affrontare gli schiaffi della vita.
Ieri pomeriggio ho letto su Facebook, un articolo che forse ha smosso il mio inconscio notturno.
Questo post ripeteva il mantra cinese di qualche anno fa, ripreso dell’OMS in questi giorni, di consigliare (se non imporre), il monito per cui “One woman, One child”, con l’obiettivo entro il 2100, di ridurre del 50% la popolazione mondiale.
In Cina, capostipite mondiale, della legge sul “figlio unico”, debolmente rivista nel 2013, la famiglia che ha il secondo figlio, in alcune regioni, si vede applicare sanzioni pecuniarie, mentre al terzo, si rischia il carcere, oltre che sanzioni pesantissime.
Si imprigiona e si forza la Natura, che da sempre ha regolato le specie animali sulla sua superficie, e che meglio sicuramente dei nostri pseudo scienziati, sa cosa è meglio per la vita sulla Terra.
Quindi fateci caso.
Chi può spararsi selfie con quadretti familiari numerosi, con due tre, quattro mogli e decine di figli e nipoti ?
Sovrani, principi e ricchi miliardari.
Anche procreare, che dovrebbe essere la cosa più facile da fare, è questione “riservata”, quasi da elite, da adepti, con il risultato che a noi, semplici mortali, del detto napoletano “Chiagni e fotti !” … ci stanno concedendo solo … il Chiagni …