Ci sarà un tempo

Ci sarà un tempo, forse, per riflettere approfonditamente su quello che stiamo vivendo. Qualcuno, certamente più bravo di noi, ci scriverà un libro.
Un libro che entrerà nelle scuole, muoverà dibattiti e convegni e farà guadagnare un mucchio di soldi a quel qualcuno che, magari, in questa fase, ci ha cannibalizzato, sfottuto, criticato, ma è stato anche abbastanza furbo, da non esporsi troppo e non lasciare tracce sui social o in pubblico.
Qualcuno che, al momento opportuno, fingerà di essere stato sempre dalla nostra parte.
E che verrà anche creduto, probabilmente osannato come un eroe della resistenza, dagli stessi che oggi osannano Fauci, i tecnocrati e lo spietato apparato discriminatorio al Governo.
Quel qualcuno dirà quello che noi diciamo in queste sere, senza essere creduti da nessun altro se non da altri brutti, cattivi e reietti come noi, che per altro sono sempre di meno, ogni giorno che passa.
E ossia che il nazismo che emerge dal pensiero e esce dalla bocca di molti esponenti del sistema, in questa fase, ha avuto una lunga gestazione nei decenni precedenti.
Ed è stato digerito e fatto proprio da una massa violenta, invidiosa e profondamente ignorante.
Il processo di selezione della classe dirigente e di gerarchizzazione delle teorie, è stato accuratamente elaborato e attuato negli ultimi venti, trenta anni.
Non si diventa nazisti da un giorno all’altro.
E nemmeno si diventa stupidi da un giorno all’altro. 
Semplicemente oggi raccogliamo quello che altri hanno seminato da giornali, radio, televisioni, partiti e sindacati.
Ma, come dicevamo sopra, è una verità che altri racconteranno in futuro.
Un tempo in cui sarà facile accoglierla.
Mia moglie, come tanti altri di noi, per me buoni, si lamentano proprio di questo lasso di tempo, che vorrebbero finisse domani.
Purtroppo il tempo non dipende da noi, né dalla nostra volontà e come nascita e morte, lo possiamo soltanto veder scorrere, senza farci nulla.
Ma statene certi che finirà.

La saggezza del Bonaparte

Napoleone è stato un grande stratega militare, un generale illuminato, un indiscusso estimatore di arte e di bellezza.
Ma che ci abbia lasciato un capitale di poche stringhe, piene di significato, perle di vera saggezza, penso siano in pochissimi a saperlo ed averlo studiato sui libri di scuola.
Invece trattiamo di un capitale immenso, incommensurabile.
Napoleone non è certamente Confucio, con le sue massime e i pensieri filosofici, per altro mai scritti, ma raccolti dai suoi discepoli nei Dialoghi, ma il suo insegnamento al mondo, terra terra, è quello di rendersi conto che al nostro interno possediamo delle risorse formidabili, che non vengono utilizzate perché l’uomo sceglie troppo spesso di essere mediocre e pusillanime, quando nel mondo (di oggi in particolare) è indispensabile dotarsi di attributi e dimostrarlo giorno dopo giorno coi fatti.
In una veloce raccolta mi è gradito sottoporvi le seguenti riflessioni :

“Non interrompere mai il tuo nemico quando sta commettendo degli errori.

Il coraggio non consiste nell’andare avanti quando sei in piena forza, ma nell’andare avanti quando non ce l’hai proprio.

In politica la stupidità non è un handicap.

Se vuoi capire chi guida il mondo, vai a vedere le sue letture preferite.

La storia è una serie di menzogne sulle quali più gente si è accordata.

La storia è sempre scritta dai vincitori.

Per governare il mondo non puoi essere privo d’immaginazione.

Se pretendi che una cosa sia fatta veramente bene, falla direttamente da te.

Niente al mondo è più difficile e prezioso che essere in grado di decidere.

Le sole vittorie che non lasciano strascichi e dispiaceri, sono quelle vinte sull’ignoranza.

Il miglior modo per mantenere le tue promesse è quello di non farle.

Gli uomini sono mossi da due motivazioni-chiave che sono : la paura e il danaro.

Il mondo soffre molto non per la violenza della gente malvagia, ma per il silenzio della gente buona.

Chi teme di essere conquistato è sicuro della sua sconfitta.

10 persone che parlano fanno più rumore di 10 mila che fanno silenzio.

La morte non è niente, ma vivere una vita fatta di sconfitte e priva di gloria, è una morte continua.

Gli uomini sono facilmente governabili tramite i loro vizi, più che mediante le loro virtù.

Tu non sei più alto di me, sei soltanto più lungo.

Io odio l’illusione, ed è per questo che accetto il mondo così com’è.

Dà all’uomo il potere e scoprirai chi egli è veramente.

Scaricati di ogni tua preoccupazione non appena ti liberi dei tuoi vestiti per la notte.

La musica ci dice che la razza umana è più grande di quanto pensiamo.

La gente da temere non è quella che è in disaccordo con te, ma quella che è in disaccordo e che ha paura a dirtelo.

La vittoria appartiene a chi sa essere perseverante.

Il modo sicuro per rimanere povero, è quello di essere onesto.

La gloria è soggetta ad alti e bassi, ma l’oscurità rimane per sempre.

Un vero uomo non odia nessuno.

La migliore cura per il corpo è quella di possedere una mente quieta.

I più grandi pericoli si corrono al momento della vittoria.

Un trono è soltanto una panca ricoperta di scintillante velluto.

Ricopri sempre la tua mano di ferro con un guanto vellutato.

Richiede molto più coraggio la sofferenza che la morte.

Sono venuto al mondo credendo sempre al peggio.

La gioia di vivere sta nel pericolo.

La guerra è un affare di barbari.

Il governo non è niente se non è supportato dalla pubblica opinione.

Imposto sempre i miei piani di battaglia per lo spirito dei miei soldati sacrificati.

Esistono così tante leggi che nessuno è sicuro dal rischio di impiccagione.

Non serve cercare fonti della malizia, quando ogni cosa si spiega con la stupidità umana.

Gli uomini mediocri e di bassa lega esercitano la propria memoria, più che il loro giudizio.

Un folle ha un grosso vantaggio sulla persona educata: è costantemente contento di se stesso.

Esistono due modi sicuri per controllare la gente: il primo è il guadagno personale e il secondo è il danaro.”

Grazie Napoleone a buon rendere !!!

Asia? No, grazie !

È veramente un altro modo di intendere la vita. E il brutto, anzi il drammatico, è che per il grande valore economico che ha assunto nell’ultimo ventennio, il continente asiatico sta emergendo come guida politica e spirituale del mondo intero, che si “spertica” per ingraziarsene i vari leader.
Ma il loro è un altro concetto di esistenza, una vita del tutto aliena, lontana anni luce da ogni confronto con quella occidentale.
Hanno governi dittatoriali tra i peggiori della Storia, seppur dipinti “popolari e democratici” dai media e dalla pubblica informazione; subiscono restrizioni e umiliazioni di libertà da sempre, ma col sorriso sulle labbra; per migliaia di anni non si sono mai ribellati all’ordine costituito; il 95% della popolazione asiatica non ha mai viaggiato fuori dal proprio luogo di nascita (nel senso stretto); sopportano la fatica e il lavoro 24 ore al giorno senza sosta; hanno aspettative di vita, come divertimento e gioia di vivere, pari a zero.
Tutto questo senza fiatare !
Come le pecore, che fin dalla nascita sanno che le guiderà il “buon” pastore, che vivranno dentro l’ovile senza tanti voli pindarici, che dovranno dare latte e lana, che alla fine della fiera verranno scannate a Natale o a Pasqua, e che infine, alla vecchiaia, di solito … non ci arrivano proprio !
Gli esempi della loro mitezza e rassegnazione sono innumerevoli.
Gli ultimi due in termini di tempo, sono rappresentati dal divieto, imposto dal dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, che ha vietato di “ridere” per undici giorni, per celebrare il decimo anniversario della morte del padre, l’ex capo supremo Kim Jong-Il.
Obbligo imposto con la forza della reclusione e accompagnato inoltre dall’assoluto divieto di celebrare compleanni, bere alcol, e perfino parlare a voce alta in pubblico.
E non va dimenticato che la “dinastia” Kim, va avanti ininterrottamente dal primo dopo guerra, nonostante frizzi e lazzi mentali dei suoi capi pittoreschi.
Mentre il secondo esempio lampante, è la gestione del Coronavirus nel territorio Cinese.
Dopo le reclusioni di massa nella città di Wuhan dello scorso inverno, oggi stanno tribolando, è proprio il caso di dirlo,13 milioni di abitanti della città di Xi’an, che si trova nella Cina centrale, dove tutti, sono stati messi in “lockdown severissimo” per poche decine di casi positivi. E dopo avere riscontrato un singolo caso di contagio, le autorità cinesi hanno imposto un lockdown serrato, anche a Dongxing, una città di circa 200mila abitanti nel sud del paese.
Dal 23 dicembre, questi poveracci, sono chiusi in casa, subiscono quotidianamente test di massa, ed hanno soltanto una persona per nucleo familiare, che può uscire per comprare beni di prima necessità, un giorno sì e un giorno no, come accadeva a Wuhan, la città cinese da cui partì la pandemia da coronavirus, all’inizio del 2020.
Per altro, proprio a causa del lockdown, i negozi sono vuoti e già senza più rifornimenti.
Sono stati cancellati anche molti voli dell’aeroporto di Xi’an, che è famosa per “l’esercito di terracotta”, l’armata di più di seimila sculture di soldati, acrobati e cortigiani, messa a guardia della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore mandarino.
E questa, quindi, rischia di diventare un’altra città fantasma, per il volere del Partito Comunista Cinese e del suo leader Xi Jiping, che non può essere messo in discussione, e che anzi proprio l’altro ieri pomeriggio, ad Hong Kong, ha fatto cancellare, smantellandola del tutto, l’ultima stele a ricordo della ribellione sedata nel sangue di Piazza di Tienanmen, 24 anni or sono, con gli spari sulla folla, gli arresti e le sparizioni “misteriose” dei capi rivolta studenteschi.
Questa è la “Via della Seta”, sulla quale vogliono indirizzare l’Italia e il suo popolo di buontemponi.
E se non faremo nulla, e di corsa, non è escluso che ci sarà qualcuno che, anche da noi, arriverà a vietare di ridere o uscire di casa ai nostri figli e nipoti, con i vari “Mentina” e “Gatto Lerne”, ad applaudire dai loro giornali … per un piatto di minestra.
Porko kane ke prospettiva !

La gente come noi …

“La gente come noi non molla mai”. Lo ripetevano e tutt’ora lo gridano a mò di mantra, i portuali del molo di Trieste e non solo.
E in pochissimi giorni è diventato l’inno dei non rassegnati al vaccino e dei no Green Pass.
Anche Mario Giordano, lo mette nei suoi siparietti televisivi la sera.
Ma l’autore di questo grido di protesta, aveva ben altri intendimenti.
Nel 2014 infatti, tal Maurizio Affuso (in arte “Ha Fuso”), in quel di Macerata Campania, in provincia di Caserta, scrisse il nuovo inno per la JuveCaserta di Basket.
Testo spiccatamente sportivo, lontanissimo da ogni fine morale o incoraggiamento ideale per la difesa dei diritti e dei sentimenti di libertà.
E fa strano che un inno simile, del tutto sconosciuto ai più, nonostante i molti download dei tifosi locali, sia stato adottato addirittura in Isreale e nelle maggiori piazze italiane.
Della serie, non mi frega un piffero del testo o della motivazione delle parole, quanto del motivetto che fa : “Du du, du du … du du, du du … Dufour”.
Peccato che al bel canto non sono seguiti i fatti.
Di Trieste non se ne parla quasi più, silenzio tombale sui cortei di Milano, Torino e Roma, e in questi giorni con l’opportunità di sfruttare il palcoscenico mondiale con il G20 nella Capitale, il disco è rotto, le trombe tacciono e le grida, restano solo quelle “manzoniane”.
Ancora una volta lo spettacolo è terminato, e buoni, buoni, ci incammiamo in fila a pagare il biglietto che ci avevano promesso gratuito a inizio pandemia.
Bisognerebbe chiedere a Ho Fuso, di modificare il nostro motto, per motivi di copyright :
“La gente come noi … non lotta mai!”

Otium e negotium

È bellissimo non avere alcun impegno o scadenza in testa. Fissare il soffitto e non trovare niente da fare nell’immediato, nella propria scatola cranica. Dopo decenni di numeri, conti, termini ultimi, cose da tenere a mente e pensieri … di colpo scoprirsi con la “capa fresca”. Forse soltanto nella prima infanzia stiamo in queste condizioni, quando l’unico pensiero è mangiare e dormire, ma sono sufficienti pochissimi anni, per cominciare il tram tram che ci hanno insegnato sui banchi di scuola e che fin da piccolissimi, ci hanno detto essere la cosa giusta da fare. Ossia : alzarci, lavarci, lavorare, lavorare, lavorare, pagare, avere il pensiero costante di non farcela a pagare, tornare a casa stanchi morti, lavarci, dormire … E ricominciare tutto da capo il giorno dopo. Una bella esistenza davvero ! Per gli antichi, oziare era identico a negoziare e doveva avere lo stesso numero di ore nella giornata. Con “l’otium” infatti si intendeva tutto ciò che era lontano dall’attività pubblica, dagli affari, dalla confusione quotidiana, e rappresentava la cura di sé e della propria saggezza, il proprio benessere fisico, lo sviluppo mentale e conoscitivo, che passava per la contemplazione e lo studio. In questo senso l’ozio, fu considerato da molti il padre della filosofia. Se, però, nel De Oratore, Cicerone, ritiene che l’otium e il negotium siano ugualmente importanti e dovrebbero essere praticati allo stesso modo a fasi alterne, diversa è la posizione di Orazio. Per il poeta latino infatti, l’otium rende liberi dalle ambizioni, che rincorre chi si affanna a svolgere l’uno o l’altro compito. Dunque l’otium è la sola via che conduce alla felicità. Nel nostro tempo, in cui la velocità è diventata un’esigenza insieme alla pragmaticità, abbiamo assistito alla trasformazione dell’otium latino in una colpa, un presunto stato di apatia e ignavia, dove il ritiro in sé, non corrisponde più alla ricerca di sé stessi, ma alla perdita sociale di noi stessi. Per gli altri non essere attivi, equivale ad essere negativi. Poiché essendo sempre di più presi dai mille affanni quotidiani, che ci impediscono di fermarci a riflettere su ciò che siamo o facciamo, e sul modo in cui questo si verifica, siamo inclini paradossalmente ad emarginare chi non è attivo. Chi propende all’introspezione, chi riflette, o semplicemente chi ferma un attimo la corsa incessante della sua vita, viene subito visto con sospetto, come un tempo erano visti e considerati i pazzi. Giorni fa riflettevo con mia sorella, che possiede da anni un bellissimo labrador nero, che i cani, ma anche i gatti, oggi vivono meglio dei loro padroni. Senza mascherine, senza tamponi, senza il pensiero di avere o come andare al lavoro, senza tante pippe mentali che affossano le nostre esistenze umane. E allora ben venga l’ozio e la possibilità di scelta, tra il fare e il dolce far niente, che ci restituisce liberi e felici, rendendo del tutto inutili, le assurde prescrizioni e sanzioni di chi ci governa. Basta soltanto sapersi accontentare !

La vera natura del Green Pass.

Il Green Pass è un termine in prestito dall’inglese che significa “lasciapassare verde”.
È di fatto un’attestazione digitale introdotta per la prima volta in Israele, a marzo 2021, durante il terzo confinamento della pandemia di COVID-19.
Quest’attestazione digitale, consente a chi ha ricevuto il vaccino contro il SARS-CoV-2, un tampone negativo o la guarigione dalla malattia, di avere accesso alle attività commerciali, agli uffici, alle scuole, agli aeroporti, ai treni, alle piscine, alle palestre, ai pubblici esercizi e agli alberghi.
Si è scelto il nome inglese “Green Pass” in riferimento alla luce verde del semaforo, che indica la possibilità di proseguire il cammino e proprio come un impianto semaforico, ora prevede anche il colore rosso, per stoppare chi ne è sprovvisto o chi ce l’ha scaduto.
In Italia ha fatto la sua comparsa il 22 aprile 2021, con il decreto legge n. 52, convertito nella legge n. 87/2021, a firma Mario Draghi, e la sua validità è stata estesa fino al mese di dicembre 2021, termine ultimo (per ora) dello stato di emergenza nazionale, dopo essere stato gradualmente esteso a molte attività private e servizi pubblici, con successivi decreti legge (nn. 105 e 111 del 2021).
In realtà dello stato vaccinale e della salute pubblica, a chi ha ideato e realizzato l’app e tutto il supporto informatico (hardware e software) agli Stati che lo stanno attuando, interessa un fico secco.
Lo scopo principale è quello del controllo, al momento dei vaccinati e dei non vaccinati, ossia degli “allineati” e contestualmente, per differenza, dei non allineati, quelli che Veronica Roth nella sua trilogia definiva : “Allegiant e Divergent”, ma in seguito di tutta la popolazione mondiale.
Si sta spingendo verso il 100% della vaccinazione in tutti gli Stati, perché in realtà è il 100% del Green Pass che importa.
Quando tutti avranno il QrCode, che possiamo identificare nel “marchio della bestia”, allora si potranno sfruttare a pieno tutti gli innumerevoli utilizzi di questa diavoleria, per ora solo potenzialmente pericolosa.
Con il passaporto verde si potranno infatti documentare dati anagrafici, stato sociale, reddito, patrimonio, stato sanitario, idee e indirizzi politici, preferenze sessuali, devianze, vizi e virtù, con una connessione perenne, garantita 24 ore al giorno, con centrali operative che monitoreranno tutti, in ogni parte del mondo.
Non sarà necessario avere carta nel portafoglio di nessun tipo, né di identità, né tanto meno di denaro contante, che fin d’ora viene già segnalato, perseguito e penalizzato, con una spesa superiore ai mille euro.
Ho già avuto modo in un precedente articolo del blog di trattare del “Social Credit System” cinese.
Ecco chi sta muovendo le sue pedine in questi mesi, ha quel modello davanti agli occhi.
Un enorme gregge di pecoroni col cellulare inserito nel corpo, felice di sentire musica ad ogni ora, di essere ottenebrato forever e di obbedire ad ordini continui, senza neanche accorgersene.

La costanza italica.

I latini dicevano “Gutta cavat lapidem”, ovvero “la goccia scava la pietra”, e intendevano dire che con 3 virtù come “pazienza, perseveranza e tenacia”, è possibile raggiungere anche i risultati che a prima vista sembrerebbero impossibili.
Thomas Edison, altro fautore della tenacia, soleva dire che ”molti fallimenti nella vita, sono di persone, che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato !“.
Ecco l’italiano per sua natura è poco paziente, poco perseverante e per nulla tenace.
Abbiamo perso guerre, rinunciato a colonie e siamo diventati lo zimbello mondiale, per aver sempre avuto problemi di tenuta e aver infranto, dopo poco tempo, ordini e disposizioni. Di qualsiasi genere.
Non siamo come gli alleati teutonici, che hanno preferito resistere fino alla distruzione completa di Berlino.
Noi dopo il primo “buumm”, abbiamo sempre tirato su la bandiera di resa.
Ma non solo per codardia, moltissimo per esserci stufati delle difficoltà, esauriti dall’applicazione.
Ieri sera, alla festa dei 18 anni di mia nipote, dopo un approccio serioso e tedesco, quando all’ingresso veniva richiesto a tutti di mostrare il famoso “passaporto verde”, ho notato che passata la scrematura iniziale, chi era al controllo, era andato a fare le crepes con la cioccolata. Con il risultato che a quel punto potevano entrare porci e cani.
Anche nei ristoranti dove il divieto di mangiare dentro è già molto violato oggi, con i tavoli fuori e col bel tempo … figurarsi quando pioverà, al gelo d’inverno, e si rischierà di avere il locale semivuoto, ad eccezione soltanto dei diligenti vaccinati.
O perché molti tentennano già alla seconda dose, figurarsi dalla terza in poi.
Ecco perché stanno accelerando, perchè si rischia di vedere un film già visto.
Con norme, prescrizioni, sanzioni e vessazioni, del tutto inapplicate, perché chi dovrebbe rispettarle o vigilarne il rispetto, si è già rotto le palle.
Al Governo lo sanno che se si allungano troppo i tempi, si scopre l’inganno e qualcuno potrebbe chiedergli il conto (salatissimo),di questo lungo periodo di non lavoro, infezioni e morti a gogò.
Pertanto anche se “Mala tempora currunt – corrono brutti tempi”, come dicevano i latini, è anche vero che “Omnia fert aetas – il tempo porta via tutte le cose” come scrisse il sommo Virgilio nelle sue Bucoliche.

Resoconto di un’estate.

Un estate calda, sotto tutti i punti di vista, con l’anticiclone delle Azzorre “perso” in qualche punto dell’Oceano Atlantico e con “Lucifero”, quello Africano, protagonista assoluto, con ondate di calore e afa sempre più soffocanti, specie al Sud dove si boccheggiava pure in spiaggia.
Una estate coi suoi tormentoni musicali, come tutti gli anni, con Loca, Pistolero, Movimento lento, Malibù, Boca, Cinema e … Mille della rediviva Orietta Berti, con Lauro e Fedez.
Siamo tornati al ristorante, con tutti i limiti della circostanza, e abbiamo assistito alla stentata ripresa di qualche attività commerciale, a differenza dell’estate precedente, quella del 2020, che fu preceduta da 70 giorni di lockdown assoluto e che non partì proprio.
Perché questa è stata anche “l’estate in sicurezza”, quella dei peraccini a gogò.
Al mare, ai monti, in camper, nelle discoteche, ai mercati, ovunque ci si trovasse per gioco, vacanza o per lavoro.
C’è stata pure la parentesi “ridanciola e spensierata” degli Europei di calcio e delle Olimpiadi giapponesi, in cui ci hanno fatto vincere tutto il possibile, eppoi con una delle più classiche inversioni a “U”, siamo tornati col morto sulle spalle, perché anche in questi tre mesi, di giugno, luglio e agosto, in spiaggia, in montagna e in tutte le case italiane, l’argomento principe è stato sempre e solo il Covid, tirato a lucido e rampante, con la sua nuova variante Delta ; su come non prenderselo, su come non trasmetterlo, su come non schiattare ma, e soprattutto, su quale intruglio era meglio farsi iniettare, perché superiore (o meno nocivo) degli altri.
Con tanto di prenotazioni e disdette, fino a conquistarsi il cocktail preferito.
Ma ricorderemo questa estate anche per il passaporto verde.
Il certificato cartaceo o digitale, che ha diviso (e continua a dividere) in due, gli oltre 60 milioni di pecorelle e abbacchi nostrani.
Per il momento è green, verde, ma andando avanti nelle punturine al deltoide, non è detto che cambi colore in base al percorso e ai buchi ricevuti e certificati.
Come le cinture dello judo.
Per cui ci saranno passaporti bianchi, gialli, arancioni, verdi, blu, marroni, fino ad arrivare a quelli “neri” per i maestri-zombie della siringa.
Quelli che avranno mutato in ragione della scienza il proprio Dna, l’Rna, i globuli rossi, i bianchi, e chi più ne ha, più ne metta.
Viva l’estate, Viva il mare, Viva la montagna … ma al prossimo Ferragosto … ci saremo ????

Il primo mare.

Certo che di tempo ne è passato da quando già nel mese di Aprile di ogni anno (o quasi), facevo il battesimo del mare col primo bagno.
Nel 2020 il mare non l’ho proprio visto, e quest’anno ho dovuto attendere fino al 26 agosto, per bagnarmi i piedi e fare la prima “calata” in quel di Minturno Marina.
Le cose cambiano.
Ma il mare col suo incessante vai e vieni, con la sua brezza profumata, il suo azzurro forte, che delinea l’orizzonte col cielo, è un regalo di Dio, che ci fa dimenticare pure i momenti bruttissimi che stiamo patendo.
In spiaggia per fortuna c’è la gente di sempre, senza museruola o amuchina, stretta e vicina sotto l’ombrellone come ai bei tempi, con le borse frigo della mia infanzia, quando ci passavamo il panino coi miei cugini e non ci pensavamo proprio alla polmonite interstiziale, o alla possibilità di scambiarci la febbre.
Anzi se uno si prendeva qualche cosa, orecchioni, morbillo, varicella, rosolia, diventava subito l’untore degli altri piccoletti : “Perché così passa subito!”.
La mia nipotina Eleonora di tre mesi dorme beata in carrozzina e si gode questo vento ricco di iodio, mentre mio nipote Lorenzo gioca a rincorrersi coi cavalloni, io scrivo e leggo, e il sole che inizia a nascondersi per i bambini, perché si avvicina settembre e il rientro a scuola, fa sempre piacere nei capolino che fa ogni tanto, tra i nuvoloni bianchi.
E ancora una volta penso che non potranno vincere loro, e che prima o poi arriveranno i “Nostri” con tanto di tromba squillante per la nostra carica. Dobbiamo crederci.
Perché l’uomo passa … il mare no!

Un Ufo presidenziale

In questi giorni di fine agosto, girando in auto e a piedi i luoghi di villeggiatura, che un tempo erano pulsanti di vita, lungomare e festicciole di rione, piccoli luna park e parchi gioco per bambini, sto avvertendo un senso di profonda stanchezza e ansia.
Le stesse sensazioni che sto leggendo nelle bacheche dei social, di amici e di altri.
Forse mi sbaglio, ma mi sembrano diminuite anche le foto di vacanze allegre e spensierate.
Mia sorella e altri pubblicano solo immagini di cani, gatti e paesaggi notturni.
Ieri sera in una passeggiata con mia moglie sul lungomare di Minturno, da sempre caratterizzato dalla voglia di vita degli amici pontini e partenopei, tutto mi è sembrato più scuro, meno illuminato, meno gaudente.
Una sera ovattata e poco rumorosa.
La stessa estate è strana, con voglia di svago, gioco (per lo più visto in Tv : gli Europei, le Olimpiadi, la ripresa del calcio giocato), di dimenticanza, di rilassamento, ma non so, quanto di questa ricerca sia riuscita agli “italioti”.
Forse più che “il” mondo, è finito “un” mondo. Ma anche questa è  una constatazione banale.
Con la pandemia il mondo è cambiato e non sarà più lo stesso, e con esso le abitudini, le pratiche, il grado di accettazione della realtà.
È imprevedibile cosa ci porterà l’autunno, tutti stanno con fiato sospeso nell’attesa.
Io e mia moglie per primi.
Alcuni si difendono con visioni apocalittiche da fine del mondo. Altri si rifugiano in nicchie religiose o mistiche.
Altri leggono libri.
Quello che mi preoccupa davvero è che è aumentata la nostra dipendenza dal virtuale.
Ho appena avuto il resoconto della settimana di WordPress, e mi dice che ho passato più di nove ore al giorno connesso alla rete.
Non va affatto bene, mia figlia e mio genero direbbero : “tempo perso sicuramente”.
Non so gli altri, ma dato che io non sopporto più questa solitudine forzata, cerco solo di incontrare virtualmente il pensiero e le considerazioni degli altri.
Vedere da vicino, se le mie sensazioni di insicurezza, siano più o meno condivise dai miei simili.
E per questo passo molto tempo a leggere i commenti, cosa che prima evitavo o non facevo proprio.
Certo vi sono modi più produttivi per utilizzare il tempo.
Ma anche la durata stessa del tempo – forse – è cambiata, e come ebbi già modo di scrivere in un precedente post … sospesa.
E non vale nulla neanche ripetersi : “staremo a vedere” che era solito suggerire mio padre ai problemi che si presentavano, visto che da due anni a questa parte, sembra andare sempre peggio.
Quindi non so proprio cosa sia meglio fare o proporsi di fare :
se agire, rischiando di sbagliare per fretta e impulsività o attendere e rischiare di sbagliare per troppo ritardo e pacatezza.
Pertanto con urgenza attendo un segno da Dio o da un Ufo … travestito da Trump !