Un tempo senza tempo …

“Cielo grigio su, cielo grigio su, foglie gialle giù, foglie gialle giù, cerco un po’ di blu, cerco un po’ di blu, dove il blu non c’è…” cantavano i Dik Dik, con Sognando la California  nel lontano 1966. E mi chiedo se per caso anche gli anni ’60, che tutti ricordano e considerano migliori di quelli che siamo vivendo oggi, in realtà non fossero pari, pari, identici, ai nostri, per lo meno per i capelloni e i ribelli di allora. Corsi e ricorsi storici. Anche oggi, infatti cielo grigissimo, foglie gialle sugli alberi, e voglia (credo in tutti) di volare al sole della California. Solo che a quei tempi era possibile, bastava avere un bel portafoglio gonfio, e oggi non puoi nemmeno andare a mangiare o a sciare a Pescasseroli o a Roccaraso, perché sono fuori regione.
Sembra di sprecare il tempo.
Vivere così sul divano, in casa, lontano da tutti, con la paura fottuta di morire (che prima invece, non aveva nessuno, tanto da invocare e cantare a squarciagola “Voglio una vita spericolata”) e vedendo il pendolo che scandisce secondi, minuti ed ore tutte uguali, ci ricorda che l’inutilità è l’anticamera della depressione, della tristezza e della morte.
Un tempo senza tempo, con il nostro vissuto, il nostro presente sospeso, e la mente coi ricordi, rivolta al passato.
Al come era prima, a quanto mi divertivo prima, quanto lavoravo prima, come studiavo prima, come viaggiavo prima … quanto ero libero prima.
E non lo sapevo.

La cultura delle corna

In divano a guardare “C’è posta per te”. Sono inebetito, quasi assente. Problemi terra, terra, dialoghi sgrammaticati, confusi, allucinanti. Quadri desolati di famiglie sballate e affetti inesistenti. Sospetti (e non solo) che l’unico valore che conta, anche per chi sceglie le storie, sono solo i soldi, gli interessi quotidiani e basta. Non esiste altro. E alla guida del circo, chi si bea … per la riuscita di queste beghe, perché senza spendere nulla, organizza due, anche tre ore di trasmissione di assoluto fumo. Di storie vuote, che alternano risate a lacrime, e che subito dopo la fine del programma tv, saranno polvere, solo argomento di discussione o recensione su “Striscia la notizia”, altra trasmissione trash che segue il profilo del nulla cosmico. Nel frattempo sulle news del cellulare, leggo di sfuggita, che “Viaggio nella Grande Bellezza” su Canale5, condotta da Cesare Bocci, su arte, luoghi e personaggi storici italiani, verrà interrotta a metà delle puntate previste, per share e ascolti troppo modesti. Ormai la palla è fatta. Si vive per il disimpegno. Si respira e si cerca “leggerezza” e giorno per giorno ci stiamo sempre più disabituando a pensare, a criticare e far funzionare la materia grigia. I libri che in Farenhait 451, bruciavano in piazza, oggi si impolverano intonsi nelle librerie e nei scaffali di casa, non serve neanche dargli fuoco. Stanno diventando inutili da soli. Vuoi mettere una bella storia di corna, opposta a una poesia di Carducci o un racconto di Byron ? Non c’è storia. La seconda scelta “non mi arriva” … “perché sto facendo un percorso” … “e poi perché sto fuori dalle discussioni della Chat di Whatsapp sulla trasmissione domattina !!! … alla fine … ma chi era stò Carducci ????