Le Tiny House

Stiamo trattando oggi delle Micro case, quelle abitazioni prefabbricate di pochissimi metri quadri, progettate con l’obiettivo di utilizzare al massimo tutti gli spazi interni disponibili.
Rispuntano fuori dopo decenni, grazie ad un movimento architettonico e sociale, oggi molto sviluppato negli Stati Uniti, progredito negli ultimi anni, grazie ai costi ridotti di realizzazione, disegni molto ingegnosi e spirito avventuriero di alcuni radical chic, che abbandonate le comodità delle loro megaville statunitensi, si trasferiscono armi, figli e bagagli, in queste scatolette tecnologiche, con pochissimo spazio vitale.
Questo movimento, alquanto particolare, in realtà nacque in Giappone negli anni ’90, con il nome di “kyosho jutoku”, che tradotto significa letteralmente “micro house”.
A quei tempi, nel Sol Levante i prezzi delle case in centro erano altissimi e il paese si trovava in una forte recessione economica.
Proprio per questi motivi, moltissimi giovani iniziarono ad accalcarsi in spazi sempre più piccoli, addirittura nelle case per bambole di soli 10 mq,
super economiche : solo 70 centesimi al mese, esclusi i servizi, fornite da IKEA, noto produttore svedese di arredamento, superaccessoriate in quartieri molto lussosi di Tokio.
Negli Stati Uniti al contrario, l’origine di questo movimento, ha come obiettivi principali quelli di semplificare le pulizie, diminuire i costi di manutenzione e ridurre lo stress di vivere in case enormi, si deve al disegnatore Jay Schafer, che nel 1997, avvertì il bisogno di semplificare la sua vita, e creò una mini house dove c’era lo spazio solo per il suo vestiario, i mobili indispensabili, gli arnesi essenziali della cucina, del bagno e pochissimi elettrodomestici.
Quello a cui mirava Jay Schafer, era di non dedicare troppo tempo alle pulizie dell’abitazione, alle altre faccende domestiche e a non dover ordinare e mettere a posto oggetti superflui.
Oltre naturalmente a risparmiare sui costi fissi dell’abitare .
Questa nuova tendenza è inarrestabile, una filosofia di vita dove si è creato un nuovo concetto di vita migliore: vivere con meno spese di mutuo, in una micro home, ben disegnata, usando meno l’impianto di climatizzazione, gli elettrodomestici, meno spese di ristrutturazione, etc, etc, il tutto in un luogo naturale, magari in un parco, un bosco, vicino una spiaggia o un fiume.
La costruzione di queste small houses, infatti, permette ai proprietari non solo di vivere una vita più semplice, bensì ridurre anche di molto le spese energetiche della casa.
In altri tempi, quando si comprava una casa, si sceglieva sempre quella più grande, magari per avere più spazio per cose e persone, tutto questo portava a vivere una vita con più stress proprio per la cura, la pulizia e gli alti costi fissi che necessitava la casa grande.
La vita una volta inoltre, era molto distinta: il marito stava fuori casa gran parte della giornata per il lavoro, mentre, la moglie rimaneva in casa con un buon numero di figli da tirare su.
Oggi, invece, i tempi sono cambiati e tutto questo non ha più senso; entrambi i genitori lavorano, i bambini passano gran parte della giornata in asili nido e scuole e, nei fine settimana, la maggior parte delle volte, si va in giro a godere dei giorni di riposo.
Se si dispone di una proprietà dove poter installare una mini casa prefabbricata, con un prezzo più accessibile di quello che invece risulterebbe costruire una casa, si può disporre con una tiny home di una casa in piena regola.
Ed è quello che propongono in una trasmissione su Cielo TV, canale 26 del digitale terrestre da lunedì 4 gennaio 2016 alle 17.15, dove John Weisbarth, esperto di soluzioni abitative per spazi davvero minimal, mostra le ultime idee di design e di arredo, per rendere davvero unica e accogliente anche una casa di soli 15 mq.
Ieri pomeriggio era la volta di una famiglia composta da mamma, papà e tre figli che, dalla loro megavilla di 450 mq in Florida, si “schiattava” (è proprio il caso di dirlo) in una semi roulotte di 33 mq, posizionata nel loro vialetto di casa.
Oltre al casino quotidiano di abiti, pigiami e lenzuoli ovunque, c’era il problema dell’unico bagnetto, dello scarico periodico delle urine familiari e non solo, dello spazio vitale insufficiente per pranzare, studiare o avere un minimo di riservatezza personale, della pressoché mancanza totale degli elettrodomestici, anche quelli ormai quotidiani ed essenziali.
Ed ho fatto questa semplice riflessione; ci hanno fatto prima allargare e godere in case comode, spaziose e luminose, che probabilmente non potremo più mantenere e permetterci (sempre per colpa LORO) ed ora coi soliti messaggi subliminali, vogliono convincerci che è più chic e più alla moda, rinchiuderci in gabbiette per criceti.
Ci stiamo “asiaticizzando”, prendendo di quei paesi lontani, solo il peggio possibile : l’assoluta mancanza di libertà, il concetto di proprietà privata sottomesso a tutto, la vita o meglio la sopravvivenza, dedicata solo al lavoro e pochissimo altro.
Beh voi comprate pure le micro case, dotate di tutti gli accorgimenti architettonici e di design … che io mi tengo la mia vecchia e fuori moda “Big House” … altro che caxxxx !

I topi e le donnole

In una delle sue favole, lo scrittore greco Esópo, descrisse l’umanità del suo tempo, con un racconto sugli animali, che mostra grande attinenza coi nostri tempi.
C’era in atto una vera e propria guerra tra i topi e le donnole.
I topi che venivano sempre sconfitti, fecero, tutti insieme, una riunione e gli anziani, conclusero che la causa dei loro insuccessi, era la mancanza di un capo.
Di conseguenza, dopo aver scelto alcuni di loro, per alzata di mano, li nominarono strateghi e comandanti in campo.
Costoro, per distinguersi dagli altri, fabbricarono delle corna e se le misero in testa, per essere riconoscibili in combattimento e per loro spocchia.
Ma, quando divampò la battaglia, i topi, sbaragliati in massa, cercarono rifugio nei buchi e nei tronchi degli alberi, mentre tutti gli altri vi si insinuarono facilmente, i capi non riuscirono a infilarsi per colpa delle corna.
E così vennero catturati e divorati tutti.
Oggi abbiamo molti topi cornuti e purtroppo, pochissime donnole che se li mangiano.
Forse nessuna.
La vanagloria e la superbia di chiamarsi i “migliori”, fa perdere di vista i pericoli e le disgrazie in cui comandanti boriosi e pieni di sé, insistono nel guidare i propri cittadini.
Resta solo una speranza … le donnole … russe !!!

Diesel Adios!

Volevo dare una sistemata alla mia auto diesel, per farla camminare decentemente qualche altro annetto. Carrozzeria con qualche bozzo, graffi vari, sedile in pelle lacerato sulla seduta del conducente, fari appannati e 165000 km sul groppone. E avevo quasi accettato il preventivo di un mio amico carrozziere. Poi per caso, leggendo un post su Facebook, quelli che ogni tanto rompono la monotonia dei saluti e delle carbonare amatoriali, ho saputo della imminente morte delle auto a gasolio, già per altro decretata in molte città del nord (Torino e Milano su tutte). Ho letto infatti, che Roma diventerà “diesel free”, a partire dal 2024, ma già dal 2019, è stato posto il divieto di circolazione permanente alle diesel Euro 3, in vigore dal lunedì al venerdì per l’intera giornata, con esclusione dei festivi infrasettimanali, limitatamente alla Ztl dell’Anello ferroviario. Mentre al diesel 4 (il mio) dovrebbe essere vietato l’ingresso in centro città a partire dal 01 maggio 2021. Certo che decretare la fine di una motorizzazione che a detta di molti scienziati e ingegneri meccanici, inquina molto meno delle auto elettriche e di quelle a benzina, che continueranno a girare, ce ne vuole. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, al secondo semestre del 2002, quando convinsero tutti che la benzina verde inquinava meno della benzina rossa tradizionale, come si trattasse di acqua di fonte. Oggi si deve condurre il gregge verso le macchine elettriche, dove è egemone la produzione cinese delle batterie e degli accumulatori, e pertanto non ci sono, o meglio non devono esserci contestazioni o ammutinamenti. Tutti dovranno “rottamare” le loro auto diesel, anche quelle come la mia, ancora perfettamente marcianti, e preferire le scatolette a batteria, perché anche le “ibridi” avranno vita breve, solo fino al 2035. Ieri pensavo che della “transizione ecologica”, come viene chiamata in questi giorni, noi semplici consumatori abbiamo solo i lati negativi. Come quando ci hanno cambiato le lampadine a incandescenza nei punti luce di casa, con quelle ecologiche a led (sempre cinesi). Le prime costavano 50 centesimi, le seconde tre euro … ma vuoi mettere il risparmio energetico ??? Il bello è che poi a fare la vecchia linea produttiva, non resta più nessuno e a te rimane la finestra, se non vuoi mangiare la minestra. Quindi ormai il dado è tratto, le auto tradizionali non verranno più prodotte, o meglio, non verranno più prodotte per la massa, per il popolo, ma ci saranno sempre i Ferrari e le Maserati a benzina o diesel per i milionari che potranno permettersele. Ancora una volta, una bugia raccontata bene e ripetuta allo sfinimento, alla fine, diventa verità assoluta.

Lathe Biosas

Il mio scrittore preferito, Luciano De Crescenzo, aveva due assi nella manica quando iniziava le sue riflessioni ad alta voce, seduto al bar sotto casa, in Via Cavour a Roma, dove ormai vecchio e malato, trascorreva gli ultimi pomeriggi della sua vita con la badante che lo accudiva. I due assi sicuri, che rapivano i suoi spettatori non paganti, erano Eraclito, detto l’oscuro ed Epicuro, quello del “vivi nascosto”. Il primo gli ispirò il titolo di un suo libro di successo, quel “Panta rei” del 1994, nel quale l’oscuro gli veniva in sogno,  e gli illustrava il suo pensiero filosofico, che in soldoni, era riassumibile nella “teoria del divenire” per cui : “tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri umani alla corrente di un fiume, gli faceva affermare su tutto, che : “nessuno potrebbe entrare due volte nello stesso fiume o bagnarsi nella stessa acqua!”. Epicuro invece, col suo “Lathe Biosas”, era convinto che la solitudine e in generale l’uscita dal caos delle vicende umane, consentisse di “vivere di più e meglio”, assaporando maggiormente il piacere intero e vero della vita. Qualcuno sostiene che questa nostra epoca, sia pervasa da un ampio problema di solitudine e di continuo divenire, che rende tutto vecchio nel momento stesso in cui si manifesta. Di fatto l’affermazione di entrambi i filosofi e di ambedue le ipotesi esistenziali. Beh io la penso esattamente all’opposto. Constatiamo in realtà, un diffuso isolamento, che però è “lo stare soli imposto” dagli stili di vita e dalle regole sociali dominanti, in cui ognuno bada a sé e non si accorge, “non vede” l’altro. E inoltre, che la spasmodica ricerca del nuovo, altro non è che l’impossibilità (o la semplice incapacità) a far rivivere il vecchio. In realtà tentare di “stare da soli per scelta” è molto difficile. Eppure è necessario. È necessario il silenzio prolungato, per sentire la propria voce interiore, è necessaria una periodica inattività, per rilassare mente e corpo, è consigliabile evitare il confronto (e lo scontro), per non esporsi e restare bruciati (come il sottoscritto). E quindi diventa indispensabile anche vivere sottotraccia o “nascostamente”, specie in questo periodo, per la grande invidia del mondo, che sta diventando il peccato capitale più grande, visto che da questo discendono altri peccati orribili e altrettanto ripugnanti, come : la delazione, l’accidia, l’odio e la violenza. I greci lo avevano capito tremila anni fa … e noi, quando lo capiremo ???

8 marzo. Auguri alle donne.

Dal 1946 in Italia, per iniziativa della parlamentare Teresa Mattei, partigiana del Fronte della Gioventù, viene offerto alle donne, un rametto fiorito di mimosa nella giornata dell’8 marzo.
Un altro padre costituente, il comunista Luigi Longo, chiese se sarebbe stato opportuno scegliere le violette, come in Francia, per celebrare quel giorno; ma la Mattei gli suggerì la mimosa, un fiore più povero e diffuso nelle nostre campagne.
Il nome di “mimosa”, è usato anche per l’omonima torta che si usa preparare nella stessa data.
È una pianta originaria della Tasmania, in Australia. Per le sue meravigliose caratteristiche come pianta ornamentale, ha avuto un facile sviluppo anche in Europa dove a tutt’oggi prospera quasi spontanea.
In Italia è molto sviluppata lungo la Riviera ligure, in Toscana, in Sicilia, e in tutto il meridione, ma anche sulle coste dei laghi del nord.
La capacità di fiorire anche in terreni difficili, viene associata alla storia femminile e quindi alla resistenza delle donne, capaci di rialzarsi dopo ogni difficoltà.
Concita De Gregorio, invece, associa questa giornata e il fiore che la caratterizza, al dolore che le donne, a differenza degli uomini, hanno connaturato per proseguire la genia umana e per tutti i pensieri dei figli e della famiglia.
Io possedevo un bell’albero di mimosa, che avevo acquistato in un vivaio.
Poco più grande di una pianta di geranio, era diventato un tronco grande e ricco di fiorellini gialli, che ogni anno coloravano il tavolo della colazione.
Un brutto giorno, senza nessuna avvisaglia, dopo un periodo di freddo intenso, l’ho trovato giù, caduto rovinosamente a terra. E l’ho dovuto smaltire.
Perché ho saputo che la mimosa, al pari del pino marittimo, è un’altra pianta superficiale, che non sviluppa radici profonde, e sicuramente non proporzionate al suo sviluppo fogliare.
E che molto spesso viene attaccata da funghi e parassiti naturali.
Verrebbe da dire “tanto grande, quanto debole e fragile”.
Ed ho pensato alle donne della mia vita, mia moglie e mia figlia, che pur forti e grandi e con tante foglie, come la mia mimosa in giardino, a volte sono deboli e fragili, e bisognose di una parola di conforto, una irrorata alle radici di Amore con la “A” maiuscola, dell’acqua della comprensione e del concime della pazienza.
Ecco, quello che consiglio a tutti i maschietti, è di curare giorno per giorno la loro “donna-mimosa”, e non rischiare che venga giù, in un freddo mattino di inverno, in giorni ed episodi come ce ne sono tanti nella vita di ognuno.
Perché non basta il rametto di mimosa … ci vuole ben altro !!!

La filosofia spicciola di oggi …

La prima filosofia spicciola che mi sento di consigliare a tutti in questo momento storico, per diventare piano, piano una persona migliore, prevede di rispondere con un sonoro “E sticazzi?” agli avvenimenti esterni, quando gli altri si disperano. “Vittorio  hai visto? Joe Biden sta testando le bombe atomiche e fa il duro con la Russia!” “E sticazzi?” … “No Vittorio, non ci crederai, ho letto un post su Facebook, su quanto rubano in parlamento!” “E sticazzi?” … “Vittorio, hai visto sul TG di Tizio che ha ucciso Caio? Ma in che mondo viviamo?” “E sticazzi?”… “L’Italia se continua così  avrà il record di Pil negativo!” “E sticazzi?”.  Perché alla fine, cosa me ne frega a me? Come cambia il mondo se seguo o non seguo la cronaca e la politica? In nessun modo. Diciamo che guardo due TG al giorno, quindi un’ora di tempo. Sei giorni a settimana sono sei ore. Se quelle sei ore a settimana invece le dedico a farmi gli affari miei, non è meglio? Tanto ho capito che va avanti tutto comunque. Che nessuno è indispensabile e che sapere o ignorare un fatto, ti lascia esattamente com’eri prima. Anzi sicuramente meglio. Senza patemi o pippe mentali. La seconda filosofia da seguire per un mondo migliore, è quella di fare sempre quello che sembra meglio per te, smettendo di pensare a quello che dicono e fanno gli altri, liberandosi da subito, da una grossa fonte di negatività per la tua vita. Perché io sono il classico esempio di chi si è rovinato il fegato (e l’esistenza finora), a forza di pensare a quanto sia giusto o sbagliato quello che fanno o pensano gli altri. Mi sono sempre preoccupato troppo di riuscire simpatico o utile al prossimo. Ma alla fine, se non cambia niente in ogni caso, perché dovresti pensarci o preoccuparti per chi non ti “caca” per nulla ? La terza e ultima filosofia dell’ABC mentale positivo, è quella del “Vediamo, aspè … prendi tempo!”, perché quello che nell’immediatezza, nel contingente, ti sembra una montagna di ghiaccio inaccessibile o una porta di chiusa, con un pò di tempo e il lubrificante della pazienza, diventano collinette soleggianti e ingressi spalancati e comodi dove andare a vivere meglio. Detto questo, prendo l’impegno di seguire questi tre mantra con scrupolo e serietà per gli anni a venire, anche se per me, sarà molto faticoso, perché significherà rinnegare (quasi del tutto) i miei primi 57 anni di vita.