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La lenta deriva.

Se guardiamo a ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva, alla quale neanche più facciamo resistenza.
Moltissime cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate, ed oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti, la maggior parte delle nostre conoscenze.
In nome del progresso, della sanità e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità del vivere, si effettuano ogni giorno lentamente ed inesorabilmente, con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute.
Coloro che invece hanno lottato, contro tutto e tutti, hanno pagato amaramente con gli anni migliori della loro giovinezza, per piegarsi pian piano, e alla fine adeguarsi alla loro sconfitta.
Nel frattempo ci sono stati pure innumerevoli ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, ma tutte le riforme, anche quelle dichiarate illegittime, sono diventate alla fin fine accettate e obbligatorie, perché a nessuno è interessato tornare indietro e ripristinare i diritti perduti, neanche a coloro i quali a suo tempo fecero i ricorsi.
La realtà purtroppo è sotto gli occhi di tutti : ogni categoria sociale ed economica, è diventata praticamente insensibile a qualsiasi peggioramento della propria situazione.
O almeno ci lamentiamo in continuazione, ma non siamo in grado di protestare adeguatamente, perchè ciò che ci tolgono di volta in volta, è sempre “poco” e “selettivo”, affinché la nostra protesta si sviluppi energicamente.
Ma in realtà ciò che tutti abbiamo perso negli ultimi anni è tantissimo in termini di qualità della vita.
Tante piccole rinunce e tagli alla torta, che sommate tra loro, sono alla base dell’infelicita attuale e della voglia di cambiare aria dei nostri figli e nipoti.
E lo sanno bene coloro i quali stanno andando in pensione dopo oltre 40 anni di servizio, conoscendo in che condizioni sono entrati e in quali condizioni lasciano il mondo lavorativo.
Qualche anno fa parlai dell’aneddoto della Rana Bollita di Noam Chomsky, il
filosofo e anarchico statunitense, che consigliava di aumentare gradatamente la temperatura dell’acqua ove cuocere una rana viva,  senza rischiare che la stessa se ne accorgesse, saltando giù dal fornello.
“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.
Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto diventa tiepida.
La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.
La temperatura sale.
Adesso l’acqua è calda.
Un po’ più di quanto la rana non apprezzi.
Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.
L’acqua adesso è davvero troppo calda.
La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire.
Allora sopporta e non fa nulla.
Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.” – Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky.
Ecco la nostra lenta deriva ci sta cuocendo pian piano, e le nostre forze, un pó per l’età e un altro pó per la dabbenagine idiota che abbiamo, ci stanno venendo meno.
Speriamo soltanto di restargli sullo stomaco, come i peperoni al forno !!!

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