Argomenti tabù

Da ragazzino mi vietavano solo le parolacce, “morti e vaffa” su tutte. Le bestemmie non avevamo neanche il coraggio di pensarle e la scomunica era ancora una parola e una minaccia temutissima. Non c’erano altri argomenti vietati o pericolosi, ed anche alle medie o più grandicello alle superiori, potevamo discutere, canzonare, ridere o piangere su ogni cosa senza remore e senza rimpianti. Soprattutto nessuno si arrabbiava, non cerano le code di paglia di oggi. Ora invece é d’obbligo misurare la lingua, pensare e ripensare e decidere alla fine che forse è meglio tacere o cambiare forma (o contenuto del tutto). Perché il pensiero non ci appartiene più in modo intimo, riservato, personale … ma ogni cosa che esterniamo sui social e i media, diventa pubblica, erga omnes, per tutti. E questo dato di fatto, aumenta la lista dei temi delicati, delle affermazioni e dei discorsi attenzionati. Il rischio di trovarsi da una parte o l’altra della barricata, anche senza volerlo, è altissimo. Comprendo che le ferite sono lunghe e difficili da guarire, e che essere minoranza, comunque fa sentire più sensibili e più suscettibili a possibili attacchi, ma dobbiamo pure uscire da questo perenne sospetto, da questa continua caccia alle streghe. Non se ne può più del politically correct. Se dalle nostre bocche escono sinonimi o aggettivi grossolani, non è per offendere o dividere. È soltanto un lasciarsi andare ogni tanto, perché non se ne può proprio più.