La guerra delle ugole d’oro.

Come il Festival di Sanremo, che nel mese di febbraio è ormai una tradizione tutta italiana, ora c’è l’Eurovision Song Contest, nel mese di maggio, che si sta affermando come una specie di Champions League della canzone.
E naturalmente quest’anno i vincitori non potevano che essere Ucraini, dopo l’appello a reti unificate di Zelensky, l’uomo in canotta verde militare.
Sul palco da vincitori assoluti quindi, la “Kalush Orchestra”, con costumi tradizionali dei Carpazi e streetwear.
Hanno urlacchiato la canzone «Stefania», dedicata alla mamma del leader del gruppo, Oleg Psiuk, con balli e bandiere nazionali sventolate.
La rappresentanza italiana, costituita da Blanco e Mahmood, che si erano vestiti da pagliacci variopinti, non è neanche riuscita a salire sul podio, nonostante erano sicuri della vittoria.
La cosa ridicola è avvenuta il giorno dopo, domenica pomeriggio, quando nonostante la guerra, a Kiev, si è tenuta una grande festa per la vittoria del festival, con centinaia di persone in strada, mortaretti, caroselli di auto super lusso e ragazze in bikini.
Ora se fosse stato un vero palcoscenico di guerra, non credo che ci sarebbe stata un’anima viva che partecipava a tali iniziative.
Invece era una baraonda felice.
Naturalmente tacitata e ignorata colpevolmente dall’informazione internazionale.
Pertanto qui, più che di guerra con moschetti e fucili, possiamo tranquillamente parlare di guerra di ugole, strilli e drag queen in passerella.
Altra fuffa in pasto agli italioti, che si schierano sempre in favorevoli o contrari e che, quando c’è da fare casino (o nulla), sono sempre i primi della classe.
Nel frattempo tutto aumenta di prezzo … e grano, farina, olio e altri beni di prima necessità, stanno sparendo piano, piano dagli scaffali … ma ce lo stanno dicendo chiaramente da giorni, e quindi la colpa è soltanto nostra !!!