Il Maxi Cognome

Da giovedì ufficialmente decade in Italia la pratica di dare al nascituro il solo cognome del padre.
L’ iter che ha portato alla decisione della Corte Costituzionale, è cominciato nel 2010, con il ricorso di una coppia della Basilicata : “Siamo commossi e consapevoli di avere scritto una pagina storica”.
Una sentenza dall’importanza enorme, perché stravolge tutte le regole anagrafiche finora seguite, e perché pone la madre e il padre sullo stesso piano, nella libertà di scelta.
In pratica ogni coppia potrà dare al figlio il cognome che preferisce, quello del padre o quello della madre.
E sin qui, poteva essere tutto sommato un buon provvedimento, per la parità di genere, per il diritto di libertà ed un riconoscimento formale della stessa importanza dei genitori nella crescita e nella formazione del bambino.
Ma la pronuncia stabilisce inoltre, è qui casca l’asino, con il possibile macello e casino che ne seguirà in seguito, che : “Nel caso in cui non c’è accordo nella coppia, ai bambini sarà dato il cognome di entrambi i genitori”, ossia una vera rivoluzione !!!
Pertanto potremmo avere bimbi con 2 cognomi, altri con 4, altri ancora con 8, in una progressione geometrica che mette spavento fin da subito.
Il figlio maschio di Aldo “Coglio” e Olga “Nazzo”, difficilmente farà l’accoppiata dei cognomi, ma si potrebbero intersecare comunque cognomi comuni, che formeranno pensieri completi nell’assemblaggio finale, del tipo :
Aldo “Molti” con Eva “Nemici” ed Enzo “Molto” e Franca “Onore”.
Ma gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito.
È possibile che alla terza generazione manderanno affanculo gli ideatori di questa ennesima “Italianata”, e di chi l’ha sentenziata con tanta soddisfazione.
Avremo moduli anagrafici di 10-15 pagine, carte di identità spesse come le pagine gialle, citofoni che non riusciranno più a contenere la sfilza di nomi e cognomi, battesimi che dureranno ore.
Anche le ricerche araldiche subiranno un contraccolpo ed anche i titoli nobiliari verranno stravolti in poco tempo.
Ci saranno Principi, Conti e Marchesi nella stessa persona, ma anche nel caso dei poveracci, nullatenenti col cognome altisonante di due o tre lemmi.
Io mi sarei chiamato “Vittorio Baglioni Ubaldini” e tutto sommato avrei fatto la mia porca figura, ma quel poveretto che ha madre “Bue” e papà “Asinello”, dove deve andare a nascondersi ???

Aumenti a grandine!

C’era da aspettarselo.
E chi ha messo in piedi le unità di crisi pandemico-belliche, ossia i Governi di tutti e 30 gli Stati che controllano il mondo (le altre 180 nazioni, in sostanza), giustificano questa spinta inflazionistica senza precedenti, con invenzioni create al momento e scuse incredibili che hanno del paradossale.
Come se il gas naturale e i carburanti fossili fossero del tutto esauriti, o se l’Ucraina sfamasse l’intera popolazione del pianeta.
Il mio pasticcere, ad esempio, con la giustificazione dell’aumento della farina e dell’energia elettrica, si è fatto un ritocchino ai prezzi al dettaglio di un bel + 50%.
Da 8 a 12 euro al chilo.
Dall’oggi al domani. Motu proprio.
Ma anche la grande Distribuzione giorno per giorno sta “lumacando” aumenti lenti, ma progressivi.
La pasta ogni settimana scatta di 15-20 centesimi, senza clamore e senza la minima ribellione.
Pensare che 20 centesimi di euro equivalgono a circa 400 lire, su un pacco di pasta da 500 grammi, che a suo tempo ne costava molto meno di 1000.
Quando mia madre al mercato doveva aumentare la rosetta di 10 lire al chilo, perche a lei l’aumentava il forno, c’era la sfida all’Ok Corral, con tanto di pistole e fucili.
La triste constatazione è che gli stipendi sono inchiodati, le parcelle non vengono pagate, e la sussistenza, non il voluttuario, ma l’indispensabile per tutti, aumenta giorno per giorno, assestando progressi da inizio anno, del 20 – 30 % complessivi (altro che il 10 % che deve ammettere a malincuore la propaganda di Stato).
Il risultato è che sempre più famiglie si stanno indebitando, aumentano le sofferenze bancarie e finanziarie, i mutui non li paga più nessuno, il carico fiscale a breve non verrà più rispettato dalla maggior parte dei cittadini.
E a quel punto inizierà la stretta.
L’esproprio, l’imposizione, il dovere, il controllo e l’inibizione alla piena vita sociale.
Tutto studiato, tutto calcolato a tavolino.
E il bello è constatare quanti ancora ridono e vivono beati, con le stesse aspettative e prerogative di prima, nonostante stiano prosciugando risparmi e togliendosi fonti di entrata quotidiane.
I classici idioti che pensano che i lampi e i tuoni di un bombardamento siano, in verità, i festeggiamenti di Capodanno.
E forse a breve anche noi avremo lo stesso dubbio, se continua questa sorta di psico-conflitto.
Ma già da ora, per gli avveduti e i responsabili, le rinunce e le privazioni iniziano a pesare.
Merce abbandonata in prossimità delle casse, acquisti rimandati o soppressi, divertimenti, hobby e svaghi, che stanno calando a vista d’occhio.
Si parla tanto di proteggere ed anzi aumentare la qualità della vita, mentre si sta facendo di tutto, per portarla a livelli medievali, col Dominus a giocare a polo e il Servo della gleba a sfacchinare tutto il giorno nei campi.
Una cosa é certa, dopo aver assaggiato la mela del Paradiso, ora dover accettare nel piatto, pulci e pidocchi, non credo che sia un passaggio proprio così pacifico e indolore.
Questa è la mia speranza e questa probabilmente sarà la leva che ribalterà tutto, dalla testa fino a scendere ai piedi, quando il botto sarà impressionante.
Statene certi !!!

La macabra storia delle sorelle Sutherland.

Erano 7 sorelle, originarie del Vermont, che cantavano con voci suadenti, figlie del vagabondo Fletcher e di sua moglie Mary, appassionata di lirica e bel canto.
Si chiamavano Sarah, Victoria, Isabella, Grace, Naomi, Dora e Mary. Cresciute nella povertà più assoluta, a Cambria (NY), le sorelle oltre a cavarsela molto bene nel canto, avevano come caratteristica i loro lunghissimi capelli neri.
Tempi nei quali, ad inizio ‘900, nell’America contadina del Nord, una folta chioma, era sinonimo di salute, benessere e bellezza.
Il padre, rimasto vedovo molto presto, sfruttò tale dote, facendole assumere dal circo Barnum & Bailey, il “palcoscenico dei fenomeni”, dove nel 1882 si esibirono vestite di bianco, accompagnate da un solo pianoforte e dove, meraviglia delle meraviglie, voltate di spalle al pubblico nel finale dell’esibizione, slegavano le loro lunghissime chiome scure, fino alla fossa dell’orchestra. Oltre 20 metri di chiome bellissime.
Nel 1885, Naomi sposò Henry Bailey, il nipote del coproprietario del circo, che rese quelle capigliature un business milionario. Iniziò alla fine di ogni spettacolo, infatti, a pubblicizzare una lozione per capelli, la cui ricetta era stata inventata dalla defunta madre delle sorelle e veniva venduta a 50 centesimi a bottiglia.
La lozione “The Seven Sutherland Sisters’ Hair Grower”, brevettata nel 1890, si rivelò da subito un clamoroso successo e nel giro di quattro anni furono vendute due milioni e mezzo di bottigliette, per un fatturato di oltre tre milioni di dollari.
Le sorelle Sutherland si ritrovarono così di colpo, ricche sfondate, e tornarono ad abitare nella propria cittadina natale, dove costruirono un’enorme villa in stile vittoriano, proprio dove si trovava un tempo la povera baracca del padre.
Ma questo periodo di spensieratezza non era destinato a durare, perché una serie di sfortune e tragedie, attendevano le sorelle Sutherland.
Per prima morì Naomi, la sposa del comproprietario del circo, a soli 32 anni, che venne sepolta in giardino senza neanche una lapide (e che forse maledisse la vita delle sorelle superstiti), poi svanì il miracolo economico, perché si affermò il taglio “a caschetto” e le lozioni iniziarono a restare invendute nei magazzini, poi in rapida successione ci furono, matrimoni per non restare sole con uomini più giovani ed improbabili, morte di altre quattro sorelle per disgrazia o malattia, ed infine terminò ogni attività nel 1936, quando la loro splendida villa bruciò completamente.
Le ultime due sorelle rimaste, terminarono le loro tribolazioni su questa terra, in modo ancor più drammatico : Mary finì i suoi anni in un manicomio, mentre Grace morì all’età di 92 anni, nel 1946, povera in canna e il suo corpo venne sepolto in una tomba senza nome.
È proprio il caso di dire : “dalle stelle alle stalle!!!”.
Un insegnamento severo a non confidare per sempre nella propria buona stella o nel procedere tranquillo della propria vecchiaia.
Iperboli molto comuni a tanti poveri Cristi su questo pianeta, che si diverte ad innalzare e ad affossare le esistenze di tutti, in pochissimi anni, in un gioco diabolico e perverso : il gioco della vita.

Il Commercio senza merce.

È il classico incubo del commerciante : essere in un mercato affollato di possibili clienti, senza neanche un limone da vendere sul banco.
Nulla, tutto vuoto, scaffali e scansie senza prodotti da offrire.
Eppure in molte parti del mondo è già così.
Fanno tenerezza ad esempio i piccoli bazar di Zanzibar, di cui mi raccontava un mio amico anni fa, posti in riva all’oceano indiano.
Griffe, marche, nomi prestigiosi (Valentino, Missoni, Versace, etc.) all’esterno, su improbabili insegne scritte su palanche di legno, e dentro la baracca, la miseria assoluta, con cianfrusaglie e cose rimediate dai rifiuti degli hotel della costa.
Ecco a breve anche in Occidente avremo negozi vuoti di merce, con la pratica impossibilità di acquistare e rifornirli come un tempo.
E analogamente per i consumatori sarà triste avere i portafogli disponibili, e non poter acquistare nulla di piacevole o gratificante.
Molti miei amici imprenditori, già mi stanno confessando difficoltà sempre più evidenti ad avere regolari approvvigionamenti o periodicità “rispettata” coi loro soliti grossisti.
Ormai la scusa è sempre la stessa : guerra russo ucraina, problemi sanitari in Cina, difficoltà di trasporto e logistica nei maggiori porti mondiali (Shanghai e Ningbo su tutti).
È così i prezzi aumentano, la merce non gira, i soldi stagnano e le borse finanziarie di tutta la Terra, languono e perdono fior di miliardi di dollari.
Vi ricordate quando vi dissi, in un post di qualche anno fa, che la varietà e la scelta che abbiamo ancora a tutt’oggi, nonostante tutto, ce la potremo scordare ?
Che a breve avremo “un tipo di mela, un tipo di pera, un tipo di uva, in tipo di maglietta e di calzoni? Una sola auto e un solo tipo di alloggio ?”, ecco bravi, ci stiamo arrivando a tappe forzate.
La scarsità di prodotti è intimamente legata alla mancanza sul mercato delle materie prime principali : in primis rame, ferro, acciaio.
Ma la crisi riguarda anche : mais, caffè, frumento e soia.
Per concludersi con i veri e propri settori lavorativi collegati come: legname, semiconduttori, plastica e cartone per imballaggi.
E hai voglia a tirare su la serranda, se piano, piano dopo i clienti, stanno facendoti sparire pure i fornitori e la merce.
Unica strada a questo punto è il ritorno all’economia di “scambio”, quella che caratterizzò gli albori dell’umanità.
“Io do una cosa a te, e tu mi dai una cosa a me!”.
Ci sarà solo da stabilire cosa cambiare con le professioniste del sesso, con hostess e gigolò, perché in quella circostanza, la cosa sarà veramente “dura” (in tutti i sensi).

Uovo di Pasqua con sorpresa.

Anticamente era il regalo per la servitù e il popolino.
Si facevano bollire queste uova avvolte in foglie ricche di clorofilla o insieme a fiori variopinti, per donargli una colorazione dorata e vivace.
Ed era un vero e proprio dono gradito, perché a quei tempi, anche un semplice uovo bollito, era un pasto luculliano per la plebaglia che costituiva il 99% della popolazione.
I ricchi e i nobili invece, avevano l’uso di regalarle d’oro o incastonate di pietre preziose, quasi a rimarcare (come se ce ne fosse bisogno), la distanza abissale coi poveracci, che con quelle uova interrompevano digiuni e fame nera.
Edoardo I, re d’Inghilterra dal 1272  al 1307, commissionò la creazione di circa 450 uova rivestite d’oro, da donare in occasione della Pasqua ad altri sovrani o dignitari di corte.
La sorpresa all’interno dell’uovo, che in effetti è ciò che lo caratterizza da tutti gli altri dolci al cioccolato, è invece un’invenzione dell’orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883, ricevette dallo zar Alessandro III, il compito di preparare un dono speciale per la zarina Marija.
L’ orafo russo, creò per l’occasione il “primo uovo Fabergé”, un uovo di platino smaltato di bianco, contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a sua volta due doni : una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d’oro.
Oggi i tempi sono molto lontani dai regali Faberge, per lo meno per le persone “normali”, e le nostre sorprese sono oggettini di bigiotteria, piccoli giocattoli da montare, portachiavi e braccialetti di poco valore.
Ma ci sono sempre i cosiddetti “fuori campo”, come l’uovo “Pearl Egg” che si apre e svela al suo interno una rara perla grigia da 12,17 carati, proveniente dal Golfo Persico, eccezionale per il suo grado di purezza e la tonalità di grigio.
O ancora l’Uovo prezioso di Mood, che racchiude un servizio di posate in metallo prezioso 24 carati, 24 pezzi per 6 persone, un pezzo cult della storica azienda orafa fondata a Parigi nel 1830.
O infine, dedicato all’anniversario decennale della serie di Hbo, “Game of Thrones”, che ha compiuto gli anni nel 2021, l’omonimo uovo che si apre per rivelare il profilo di un drago di rubino, chiuso in un guscio di gemme che somigliano a scaglie.
Anche a Pasqua quindi la società si divide in due : chi non vede l’ora di spazzolare la cioccolata (la massima parte), e chi ha un’altra occasione per sbattere in faccia agli altri, il suo cattivo gusto di arricchito a fare schifo.
Buona Pasqua a tutti.

Il quarto buco.

È un dato di fatto.
Ad oggi la quarta dose, per ora solo raccomandata agli italiani “volenterosi, responsabili e concertativi”, si rivelando un autentico fallimento.
«A milioni stanno per ora declinando l’invito. In un mese e mezzo sono state somministrate infatti soltanto 71 mila dosi. Un vero e proprio flop!», come ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, la fondazione che fornisce al governo italiano dati e strategie in merito alla pandemia.
Si tratta di un esito «alimentato dal senso di diffidenza per il nuovo richiamo».
Per questo motivo la seconda dose booster, alimentata anche dalla fuga di molti cittadini dalla terza, procrastinata finora o rifiutata del tutto, «non può essere affidata esclusivamente all’adesione volontaria, ma richiede strategie di chiamata attiva!», ha affermato Cartabellotta, lasciando intendere l’apertura verso già provate forme di obbligo vaccinale per aumentare le somministrazioni.
Si torna anche in questo caso a fregarsene bellamente dei diritti individuali alla persona ed alla salute, da parte di questi pseudo scienziati al servizio di Big Pharma.
Per il momento, quindi dall’esito della campagna vaccinale, emerge chiaramente la reticenza dei cittadini a sottoporsi a un nuovo ciclo.
Una realtà che percorre il Paese da nord a sud.
In Campania, dove si è scelto di non ricorrere alle prenotazioni, si sono presentate la miseria di 164 persone, su una platea di 300.000 soggetti vaccinabili.
In Lombardia, invece le prenotazioni ammontano a circa 11.000, su un totale di 830.000 interessati.
Numeri leggermente migliori, certo, ma pur sempre meno di un cittadino su 80.
Qualcuno sostiene che gli italiani si siano finalmente svegliati.
Qualcun altro, invece, pensa che gli italiani correranno come sempre a farsi la quarta dose, a ridosso della  scadenza del loro Green Pass.
Entrambe le ipotesi soffrono, a mio avviso della mancata considerazione della più pura e semplice ragione, del clamoroso flop della quarta dose, ossia che la gente non ha più paura del Covid !!!
La paura della morte evocata dalla guerra, sta fatalmente assorbendo la paura di morire di Covid.
È non servirà neanche fargli assumere la periodicità del vaccino antinfluenzale, o un altro nome, perché gli effetti avversi dei primi buchi, sono ormai impietosamente sotto gli occhi di tutti.
Questo pericolosissimo “bug” nell’agenda mondialista, non ci voleva proprio, perché con ripetizioni, facsimili e repliche di provvedimenti già adottati e di fatto dimostratisi inutili, rischia ancor di più di svegliare nuovi dormienti.
Sempre più incazzati !!!

No agli accaparratori seriali!

Dalla pandemia, alla guerra, passando per il caro carburanti, l’aumento dei prezzi alimentari ed i paventati blocchi degli autotrasportatori, stanno causando situazioni difficili e delicate, che tengono tutti con il fiato sospeso.
Confesso che anch’io, sono ben due volte, che stipo lo sgabuzzino sotto le scale, eppoi mi devo smaltire roba scaduta da mesi.
Ma la paura di non avere cibo a sufficienza sulla tavola, è un terrore atavico, che sopravvive nel nostro DNA, tramandato da generazioni che con la guerra ci hanno convissuto per decenni.
Non a caso in tutti i supermercati del mondo, come si profila un qualche problema alimentare, si scatena l’inferno, con prese di assalto agli scaffali, espropri forzati, vere e proprie rapine.
Nei mesi pandemici, ci sono state addirittura violenze a donne col carrello pieno nei parcheggi.
Ma gli appelli e gli allarmi, si stanno moltiplicando sempre di più e la gente inizia a diffidare, perché poi, nei giorni a seguire, trova sempre la merce al suo posto.
È così, si rischia di fare un guaio ancora più grosso.
Perché chi dà sempre falsi allarmi, non è più creduto, neanche quando dice la verità, e la famosa favoletta di Esopo, “Al lupo! Al lupo!” ci fa capire che probabilmente quando davvero ci troveremo con gli scaffali vuoti, nessuno avrà fatto le scorte necessarie e tutti gli accaparratori seriali, me compreso, resteranno a becco asciutto.
E poi la corsa a certi prodotti – tipo alcol, cloro, disinfettanti vari, ma anche zucchero, pasta, farina e da ultimo olio di semi, etc. – che dopo mesi e mesi, ancora non sono stati consumati, genera spreco e soldi buttati, oltre a innescare spinte inflattive che determinano aumenti di prezzi non giustificati.
Infatti chi fa l’accaparramento alimentare, sappia che è la maniera più maldestra, ma soprattutto cinica, per mettere alla fame chi non può permetterselo.
E’ il tradimento assoluto della fede cristiana.
Non dovremmo più farlo, e anch’io mi prometto di non farmi più  coinvolgere in questo buio della ragione.
La pancia piena è il sintomo ineluttabile che la coscienza è vuota.
Gli spasmi della coscienza, sono peggiori di quelli che può dare la fame.
Non facciamoci truffare nella nostra dignità di uomini.
No all’accaparramento alimentare, no al medio evo del terzo millennio !!!

Perché la guerra potrebbe venire anche da noi.

Da studente, quando leggevo delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ero sicuro di una cosa : che non ci sarebbe mai stata una terza guerra mondiale, perché sarebbe coincisa con la fine del genere umano.
Quindi sentire Steve Bannon, braccio destro del tycoon, Donald Trump, ai microfoni di Zona Bianca, affermare senza dubbi, che ci stiamo avviando verso un momento buio della storia, dove nessuno sarà escluso da un eventuale allargamento del conflitto ucraino, francamente qualche brivido freddo me lo ha provocato.
“Ci stiamo avviando a una crisi finanziaria mondiale che porterà a una guerra globale : è chiaro come il sole.
E l’orrore che abbiamo visto in Ucraina, verrà anche in Italia !!!”.
La guerra è imprevedibile, ha proseguito lo statunitense, e tutti “stiamo giocando con il fuoco”.
Perché si sta tollerando (anzi incoraggiando), che una disputa regionale, con il gioco delle alleanze internazionali e delle sanzioni, si trasformi in un conflitto mondiale dai risvolti sociali ed economici imprevedibili.
In effetti ciò che di più dovrebbe spaventarci, non è morire per lo scoppio di una bomba o per il deflagrare di un ordigno, visto che in quei casi non avremmo neanche il tempo di affidarci al Padreterno con un Padre Nostro, ma i coprifuoco, la mancanza di riscaldamento e di energia elettrica, di acqua, di cibo, di libertà, che potrebbero durare mesi, se non anni.
Le prove fatte col Covid19, nel biennio appena passato, sembrerebbero una passeggiata di salute.
La città cinese di Shanghai, dove dal 28 marzo vige un coprifuoco serratissimo, la popolazione (25 milioni di abitanti) è esasperata da chiusure che sembrano non finire mai e la rabbia monta sempre di più.
In alcuni video, ripresi con i telefonini, si assistono ad urla delle persone chiuse in casa e folla che vorrebbe uscire per andare a comprare il cibo, poiché non si può lasciare la casa nemmeno per fare la spesa di ogni giorno.
E tra l’altro nei negozi scarseggia tutto, per la mancanza di approvvigionamenti.
Questa è la vera guerra, non la eventuale (quanto improbabile) distruzione o bombardamento di San Pietro o del Colosseo; il fatto di vedersi cambiata la vita, come la conducevamo fino a poco tempo fa, in un’esistenza da inferno.
E l’Italia purtroppo è in cima alla lista dei Paesi da ridimensionare e spianare, grazie ad una classe politica e dirigenziale impreparata, non appoggiata da consenso popolare, ed arroccata su posizioni di privilegio assoluto.
Noi al freddo … loro al caldo.
Noi senza benzina … loro con le auto di stato.
Noi senza cibo … loro nei grassi banchetti di rappresentanza.
E gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Mi castro per dispetto !

In Colombia è successo davvero : un allevatore, esasperato dai reiterati rifiuti della moglie, ha deciso per un taglio netto.
Via il dente, via il dolore !
Luis Alfonso Sanchez, il 40enne protagonista di questa storia, in materia ha una certa competenza. “Sono abituato a castrare maiali, gatti, cani : dopo tre giorni sono guariti, senza emorragia.
Ho pensato che potesse funzionare anche per me, così ho proceduto….”.
I medici dell’Ospedale di Bogotà non hanno potuto che constatare l’assenza netta dei genitali recisi.
Ecco, l’Europa sta facendo proprio come Alfonso, e pur di fare un dispetto a Vladimiro, sull’orlo di un precipizio sociale ed economico, ha deciso ieri di fare il classico balzo in avanti.
Un emendamento presentato da Ppe, S&D, Renew, Greens e Ecr, che chiedeva : “un totale e immediato embargo su gas, petrolio e carboni russi” e “l’abbandono dell’utilizzo dei gasdotti Nordstream 1 e 2”, è stato infatti approvato nel pomeriggio di ieri, dal plenum del Parlamento Europeo.
Il voto, col via libera al nostro hara kiri, è stato perfino seguito da un applauso fragoroso dell’intera assemblea.
E chi potevano essere i primatisti assoluti nell’autocastrazione europea ?
Ma naturalmente noi italiani, a partire dal nostro Premier, che nella giornata del 06 aprile ha sentenziato : “Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?”, e prima di lui aveva parlato il 16 marzo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani : “Questo momento storico ci fa  conto di quanto sia importante ridurre gli sprechi!”.
Non importa che questa decisione comporterà la fine di un’era di benessere per tutti e relativa felicità.
Una prima ipotesi per ridurre i consumi e far fronte a quello che si preannuncia come un vero e proprio embargo alle forniture energetiche russe, è quella di usare meno gas naturale, meno carburanti e meno elettricità.
Se il governo deciderà di mettere in campo queste nuove norme, i sindaci potrebbero essere costretti a ridurre i gradi del riscaldamento diurno nelle abitazioni e le ore di fruizione, la potenza di erogazione per i condizionatori in estate, il numero dei lampioni accesi e le ore di illuminazione nelle città, così come nei condomini si potrebbe ritardare l’accensione della luce nelle parti comuni.
Del resto, almeno un giorno all’anno, siamo già abituati a farlo dal 2005, quando è nata la campagna : «M’illumino di meno», che nell’ultima edizione, la 18esima aveva come slogan «Spegnere, Pedalare, Rinverdire, Migliorare!».
Avremo luoghi in cui vivere più freddi, più bui e quindi molto più tristi e inospitali di inverno e roventi e invivibili d’estate.
La prossima per altro è prevista prossima ai 50°C , in gran parte del nostro meridione.
Non è escluso che si introducano nuovamente «domeniche a piedi» (senza le auto, ma nemmeno le barche e gli aerei privati).
Abbassamento dei limiti di velocità al rallentatore : 30 km all’ora nelle città, e nelle autostrade anche a meno di 100.
Che ai distributori di benzina si imporranno chiusure dalle 12 del sabato, a tutta la domenica.
Che le città dovranno ridurre  l’illuminazione pubblica del 40%, con la possibile accensione di un solo un lampione su due nella notte.
Che gli uffici pubblici anticipino la chiusura alle 17,30 o limitino l’apertura al solo orario mattutino, ma soprattutto che ai negozi e ai centri commerciali, si imponga di chiudere le serrande alle 19.
Come l’obbligo per tutti i pubblici esercizi (bar e ristoranti), di chiudere alle 23, come in epoca di coprifuoco a cui ci siamo abituati durante l’emergenza sanitaria.
Un bellissimo autogoal, cercato e voluto dalla stessa oligarchia sovrannazionale, che ha imposto il nuovo regime sanitario del Covid.
Si esce da una emergenza per entrarne subito in un altra, che con lo spauracchio pronto della Guerra (per altro già giustificato dal Presidente emerito della Corte Costituzionale), potrebbe anche privarci dei diritti più elementari di libertà, come votare o uscire liberamente da casa.
Ma lo vuole, lo impongono, i diritti di autodeterminazione dell’Ucraina e di Zelensky … cosa importa se per 42 milioni di cristiani (che pure meritano il meglio), si comprimono quelli di 7 miliardi di persone sulla Terra ?
Per quale motivo Nazioni come il Perù, del mio amico Jaime, che praticamente non hanno scambi commerciali, né con la Russia, e né con l’Ucraina, hanno visto la loro spesa energetica triplicare in pochi mesi e affamarsi (letteralmente) tutta la popolazione ?
Ma queste sono domande da complottisti, meglio tacere e sventolare bandiere e coccarde per la pace.

Geniali !!!

E sì, non c’è che dire, sono autentici geni.
Riescono sempre a farci appassionare alle sit-com che mandano in onda, volta per volta.
Stamattina ci sono cascato anch’io.
Anche io ho preso parte ad una disputa da stadio, pro o contro Vladimir Putin.
Con tanto di incaz….. finale.
Fatto sta che si parla solo e soltanto di quello che vogliono “loro”.
Da anni ormai ci fanno scannare su argomenti “bufala”, mentre aggiornano i loro piani e propositi, in assoluta tranquillità.
Strategie mirate di marketing, brain control, psicologia e sociologia, alla base di tutti i servizi informativi e di guida politica nazionale.
I duelli ruspanti e veri, tra Don Camillo e il sindaco Peppone, sono ormai retaggio del passato.
Oggi si studia, si prova e riprova, e niente è lasciato al caso.
Con l’ausilio della tecnologia scenica, di montaggio e di regia, nulla è più impossibile.
Anche mandare l’acqua all’insù o far credere che Cristo è morto di freddo.
E così scene particolarmente impressionanti, vengono ripetute a carosello, più volte anche nello stesso servizio, ci fanno assistere all’utilizzo di manichini, fondali finti, vernici e colori violenti, disastri recuperati dal passato e riproposti come attualissimi.
Ci vengono mostrate sempre immagini di mamme e bimbi piangenti.
Si cannibalizzano morti, ferimenti e sofferenze.
Usciti dallo psico dramma del Covid, con le interviste in terapia intensiva, siamo ora ai microfoni accesi nelle infermerie dei campi militari, in prossimità di case bruciacchiate, o nei campi profughi più disparati.
E la cosa più importante è che tutti noi ne parliamo e prendiamo parte (possibilmente schierandoci) da una o dall’altra parte :
Vax – NoVax, Russia – Ucraina, Putin – Biden.
Così non ti accorgi dei 2 euro dei carburanti, del gas e della luce aumentati del 60%, di un’inflazione sopra al 9%, del lavoro che non si trova più, della fame e dell’indigenza che stanno crescendo in ogni ordine e grado della nostra società.
Perché quando tifi e urli allo stadio: “Gooooaaalllll”, ti scordi dei problemi, dei soldi in tasca e perfino … delle corna in testa !