Il trattato di Parigi del 1947

Se qualcuno dovesse domandarvi da quando l’Italia non conta più nulla dal punto di vista internazionale, dovreste probabilmente rispondere dal 1947, quando la nostra delegazione, capitanata dall’ufficiale e diplomatico italiano, Antonio Meli Lupi di Soragna, firmó con l’impronta del suo anello, con lo stemma gentilizio, perché non avevano con loro il sigillo della Repubblica, il Trattato di Pace fra l’Italia e le potenze alleate, alle ore 11,15 del 10 febbraio, nella Sala dell’Orologio del Quai d’Orsay.
In tale occasione le 4 potenze alleate vincitrici del conflitto bellico (Usa, URSS, Francia e Inghilterra) inflissero ai poveri italiani, una autentica umiliazione in quanto a trasferimenti territoriali e riparazioni di guerra. Fummo infatti coloro a cui furono tolte tutte le colonie e i territori in concessione dopo la vittoriosa prima Guerra mondiale, e quelli a pagare in dollari di allora, il danno di guerra più ingente di tutti, oltre 360 milioni, l’equivalente di 5 manovre correttive.
Pensate che il Presidente di quel tempo, il napoletano Enrico De Nicola, che non condivideva il testo, rifiutó a più riprese di apporvi la sua firma, e si racconta che in un accesso d’ira, rosso in faccia, buttò all’aria tutti i documenti dalla sua scrivania.
Difatti in quell’occasione ob torto collo, dovemmo accettare tutto e diventare il fanalino di coda della politica internazionale europea.
Senza uno scatto di orgoglio, senza alcuna alzata di petto, privi della minima capacità negoziale.
Divenimmo gli “Yesmen” del continente, come per altro facciamo anche oggi a Bruxelles, memori delle antiche gesta e in linea con il leccaculismo storico.
In poco più di in biennio, dalla fine della guerra alla firma di Parigi, riuscimmo a trasformarci da Roma Caput Mundi, ad Italietta “Rigatoni e mandolino”.
Grazie sempre ai nostri direttori d’orchestra, i nostri politici d’adozione, coloro che sempre in quegli anni, passarono dalla camicia nera, al colletto bianco con cravatta scura, senza colpo ferire, senza che nessuno ricordasse loro, le varie genuflessioni fatte al potere dittatoriale.
Forse perché ormai erano abituati a cambiare casacca.

La leggenda delle tre Moire

Nella mitologia greca, le tre donne di origine divina che stabilivano il destino e la fine degli uomini erano le Moire – che successivamente per i Latini assunsero il nome di Parche ; il loro compito era quello di tessere, filare e tagliare il filo della vita degli uomini.
Insieme, forgiavano il destino degli esseri umani che neppure gli dei potevano cambiare, ed anche i loro nomi avevano un significato specifico:
Cloto, la più giovane e associata alla nascita, era colei che appunto filava lo stame della vita.
Lachesi (dal greco “colei che assegna la sorte”), girava il fuso: stabiliva infatti quanto filo spettasse a ogni uomo e decideva le sorti della vita che stava filando, usando lo stame bianco misto ai fili d’oro, per indicare i giorni felici e lo stame nero misto sempre a fili d’oro, per indicare i giorni di sventura.
E infine Atropo (“l’inevitabile”), la più vecchia, che, con lucide cesoie, lo recideva, inesorabile ed inflessibile.
La lunghezza dei loro fili poteva variare, esattamente come quella della vita degli uomini.
A fili cortissimi corrispondeva una vita assai breve, come quella di un neonato, e viceversa per quelli interminabili.
Si ricorda ad esempio che Sofocle, uno dei più longevi autori greci (90 anni), avesse avuto in sorte un filo assai lungo.
Le tre donne erano spesso ritratte dall’aspetto di vecchie, che dimoravano nell’Ade, il regno dei morti.
Il sensibile distacco che si avvertiva da parte di queste figure e la loro totale indifferenza per la vita degli uomini, accentuava e rappresentava perfettamente la mentalità fatalistica degli antichi greci.
Per i quali non c’era risurrezione o ritorno in vita dopo la morte, se non successivamente e nel finire della loro civiltà, quando nel frattempo, erano intervenute contaminazioni religiose straniere.
In questo ultimo periodo della mia esistenza, mi sono chiesto anch’io quanto sarà lungo il mio rocchetto di filo, e quanto si sia divertita Lachesi, a imbastardire tutto col suo filo nero del cazzo, una esistenza che invece Cloto, aveva filato fino ai miei 55 anni, fine e brillante.
Pertanto a questo punto non mi resta che augurarmi che Atropo si svegli il più tardi possibile dal torpore degli anni e che anzi si prenda un bella demenza senile, che le faccia dimenticare pure l’utilizzo delle forbici che ha in mano.
Tutto sta a raccomandarsi al famoso santo napoletano d’adozione, Sant’Antonio abate, quello del porco, con una piccola modifica alla filastrocca che lo riguarda : “con le scarpe ricamate, col vestito di velluto, non le far trovare, quello che ha perduto !”.

I dinosauri, sono davvero esistiti ?

Il primo biologo e paleontologo, che parlò di “Dino-sauri”, un neologismo risalente al 1842, formato da due termini greci per indicare “lucertole giganti” fu il britannico Richard Owen.
Uno studioso che spese gran parte della sua vita a catalogare reperti anatomici umani ed animali, e che più volte, tentò di appropriarsi delle scoperte di altri suoi colleghi, per pubblicarle sotto il proprio nome.
In definitiva un contraffattore di oggi, reso famoso dalla stampa di allora per diverbi e litigi con altri illustri contemporanei, Darwin e Gideon Mantell su tutti.
Un autentico progenitore di Vittorio Sgarbi col suo “Capra, capra, capra!!!”
In realtà fece la sua fortuna, tanto da diventare sovrintendente del British Museum nel 1856, su denti e impronte dentali eterogenee di animali, dove montò tutta la storia dei mostri alati con corna e creste, vissuti milioni di anni prima e scomparsi all’improvviso senza lasciare alcuna traccia di loro, se non stampi in gesso, e temerarie ricostruzioni in materiale sintetico.
In effetti la “fanta-scienza” è stata sempre un divertente passatempo degli scienziati di ogni epoca, per stupire, condizionare e guidare le popolazioni babbee e citrulle.
Che si sono sempre bevuto tutto, senza chiedere prove e circostanziate verifiche agli assunti mostrati per Bibbia dai camici bianchi.
Il Covid vi ricorda niente ???
Quindi molto probabilmente nel tardo ‘800, un club di inglesi molto spiritosi, rivoluzionó storia, geografia, biologia e religione, in virtù dell’appoggio (spallata) dei mass media di allora.
Si defenestrò il “Fissismo teologico”, secondo il quale le specie vegetali ed animali erano destinate a rimanere sempre uguali a sé stesse, dalla creazione di Dio, teoria sopravvissuta per millenni, e si battezzó la nuova “teoria evoluzionistica”, per cui le specie si evolvono da sole e l’uomo potrebbe discendere addirittura da una scimmia, si scrissero tutti i romanzi fantascientifici che ancora oggi leggiamo con interesse e che vestono scelte di politica internazionale, si costruirono i primi Mappamondi, che ignoravano le teorie alternative fino ad allora studiate e conosciute, e si mise in crisi tutto il potere della Chiesa, iniziando a credere nella morte del Creatore, e quindi di conseguenza a dubitare di tutto il resto, Madonna, Cristo e santi del paradiso.
Certo che dire a Lorenzo, il mio nipotino di 5 anni, che i Dinosauri sono frutto dell’invenzione di buontemponi inglesi, e che non sono mai esistiti, è proprio un’impresa titanica, considerati i film, i gadgets, la cartoleria, e tutti i giocattoli creati per le bestie preistoriche.
Ma Tirannosauri e Brontosauri, sono comunque fantasie e incubi, meno pericolosi dei virus e degli agenti patogeni, altra costruzione sofistica degli pseudo scienziati, che narrano storie sempre nuove e originali, per spaventare il popolo bambino.

La vita del mistico

Lo ha ben spiegato Mario Sabán, dottore argentino di origine safardita, in Filosofia, Antropologia, Psicologia, Storia, Teologia e Matematica Applicata.
Per lui ogni essere umano ha un grande problema, non può sopportare troppa verità !!!
Di conseguenza, poiché non può sopportare tanta verità e tutta insieme in poco tempo, il suo sistema mentale si pone in una “zona di sicurezza”.
Il profeta, il rivelato, il mistico ed ora anche il “divergente”, tuttavia hanno anche loro un problema enorme, vogliono conoscere l’essenza di tutto, poiché desiderano la verità assoluta, ma sono totalmente dissociati dalla società in cui vivono, perché la società non vive nella verità, al contrario vegeta in un tenebroso sistema di finte sicurezze (la mascherina sanitaria antivirus, il distanziamento sociale, la vaccinazione come panacea per ogni malanno, etc.etc.).
Pertanto, il divergente è come un pazzo nel mondo, non lo capisce nessuno, perché in realtà, poiché la società è pazza, devono classificare chi è davvero “sano di mente”, come pazzo.
Quando in realtà è la società che è pazza e sposta la follia in chi vede la realtà.
Non so se mi spiego, se voi vedete profondamente la realtà, e cercate proseliti, siete molto marginali ed emarginati dalla società in cui vivete.
Perché la società non può sopportare tanta verità che distrugge i suoi già pochi punti fermi, e le persone hanno bisogno di auto-ingannarsi per continuare a vivere.
Il problema della società è che non può sopportare e nel contempo smascherare così tanti autoinganni. Qual è la radice dell’autoinganno?
La mente, perché la mente è progettata per il sistema dell’autoinganno e per la sopravvivenza.
Di conseguenza, l’uomo comune fa in modo di partecipare a tutti gli autoinganni, per non essere escluso dal sistema.
Quindi altro problema per i divergenti e per i mistici, è quello di vivere una “doppia vita”.
Sono così connessi all’essenza che percepiscono il mondo come se fosse tutta una menzogna (ed è tutta una menzogna), ma devono continuare a vivere come se fosse tutto vero !!!
Pertanto, la vita del divergente è complicatissima, perché deve accettare consapevolmente una menzogna e deve vivere dentro di sé una verità che non può essere condivisa con nessuno.
Sono concetti molto difficili anche solo da trattare, ma quando al supermercato, incontri e ti salutano amici ancora mascherati da carnevale, con bavarola e guanti monouso, ti senti impazzire e capisci di essere tu lo scemo del villaggio.

La mia vita bucolica.

Dal greco “boukolikos” pastorale, derivato di boukolos “pastore di buoi”, questa parola deriva dall’idealizzazione della vita campestre, fatta di tranquillità e pace, richiamandone le ambientazioni, i toni e le atmosfere.
Il poeta latino Virgilio, che conosceva molto bene gli scritti di Teocrito, nel suo poema scritto intorno al 40 a.C., all’età di circa 30 anni, evidenzió tre categorie e interessi, che possono essere sintetizzati nel paesaggio arcadico, nel rimpianto del “mondo perduto” e nel ritorno alle origini.
Considerato che morì a soli 51 anni per un colpo di sole di ritorno dalla Grecia, possiamo dire che il “vate” ebbe questi rimpianti e questi desideri di ritorno al passato, più o meno alla mia stessa età di oggi.
Evidentemente superata mezza vita, ci si gira indietro inevitabilmente, e non solo, si cerca di variare in ogni modo, tutto quello che si è fatto, per la prima metà della propria esistenza !
Ci si sente pronti per una vita meno comoda, per la vanga e la zappa, per allevare qualche animale da fattoria, per coltivare un fondo e mangiare cibo autoprodotto.
Si riscopre la gioia di accendere il camino, di riparare un tubo che perde, di trovare quell’accidente che ti serviva, negli scatoloni polverosi dell’unico bazar del borgo antico.
Si torna a “Il mondo perduto” di Conan Doyle che oltre ai dinosauri, fece riscoprire all’uomo moderno, la clava, la caverna e il mangiare senza posate.
Io quando sono in montagna riscopro il piacere di dormire profondamente, di camminare, di lavorare e aggiustare casa, di vedere poca o niente TV, di scordarmi il cellulare sul comodino, di parlare con gli altri, di tornare a fidarmi del prossimo e soprattutto di pensare e curare il mio benessere interno.
E credetemi senza alcun rimpianto per le comodità della città o della routine quotidiana.
Inoltre la cosa strana davvero è constatare come sono diverse le persone in questi paesini, rispetto alle megalopoli.
Anche quando sono come noi, dei semplici trapiantati.
Si torna a salutare tutti, pure gli estranei, a vedere donne sull’uscio a parlare tra loro, uomini in piazza o al bar, si scandisce il tempo con un’occhiata fuori dalla finestra e non più dallo swatch di ultima generazione, si riconoscono i profumi del fuoco di legna e di un bel piatto di fettuccine.
Si lascia l’auto ferma, parcheggiata per giorni, sperando che riparta con le gelate notturne.
Non si ha paura neanche dei cani randagi, perché alla fine diventi uno del posto e ti riconoscono dopo appena un pomeriggio.
Indubbiamente la vita bucolica è quella più vicina alla nostra natura, perché siamo in cerca di pace e tranquillità, di toni sommessi o di silenzio, di atmosfere intime e lontane dalle fregnacce che ci propinano come “nuovo che avanza”.

8 Miliardi !!!

Secondo una stima dell’ONU, venuta fuori improvvisamente e nel pieno della Conferenza Mondiale Cop27 di Sharm el-Sheikh, la popolazione mondiale proprio in questa settimana, ha superato gli 8 miliardi di abitanti, un passaggio che viene definito : “una importante pietra miliare nello sviluppo umano” ed un monito alla “nostra responsabilità condivisa, di prenderci cura del nostro pianeta !”.
Per l’Onu, “questa crescita senza precedenti” – nel 1950 si contavano soltanto (si fa per dire) 2,5 miliardi di abitanti – è il risultato di “un graduale aumento della durata della vita, grazie ai progressi della sanità pubblica, dell’alimentazione, dell’igiene e della medicina”.
Se fino al 1800, la Terra aveva meno di un miliardo di abitanti, sono bastati dodici anni per passare da 7 a 8 miliardi.
Una progressione esponenziale che
sottolinea ancora una volta la grande differenza tra Paesi ricchi, che sono i maggiori responsabili del riscaldamento globale ed i maggiori consumatori di risorse naturali, e Paesi poveri, dove più di 1 su 10 (828 milioni), soffre la fame nera, aggravata dal mix micidiale dei cambiamenti climatici, delle malattie e della guerra.
Ma siamo proprio sicuri che questi report e questi numeri siano veritieri ?
Perché a questo punto è legittimo dubitare di tutto, anche di questi dispacci numerici delle Organizzazioni sovranazionali, che con la pezza a colore di dati non verificati, giustificano tutto, anche la famigerata “depopolazione controllata”.
Con la scusa di essere troppi, si apre al controllo serrato delle nascite, alle pratiche abortive, alle politiche anticoncezionali di molti paesi asiatici e africani, ad una assistenza sanitaria sempre più cara e ad appannaggio di chi se la può permettere.
Sembra di assistere al bollettino Covid19, che ogni settimana ci sciorinava numeri misteriosi di decessi e contagiati, mai verificati da nessuno, che giustificavano ogni politica, anche quelle più dubbie e invasive dell’ultimo biennio.
Saremo davvero 8 miliardi di anime ?
Non lo so, ma attribuirne più dell’80% a nazioni e popoli dove si vive ancora in grotte e capanne, dove non esiste alfabetizzazione, dove non ci sono vie di comunicazione e dove soprattutto non c’è nessuno che controlli … qualche dubbio me lo fa venire.
Solo altre domande irrisolte, alle moltissime nate in quest’ultimo periodo della mia vita.

La pazienza del Bonobo.


Eri un leone nei giorni della psico pandemia.
Hai “goduto” del lockdown sperando nel profondo che non finisse mai.
Hai girato con la mascherina anche quando ti trovavi da solo in auto, al mare o in un parco.
Hai trasformato la FFP2 nella tua coperta di Linus.
Hai consumato litri di amuchina e alcool e in macchina, bloccato nel traffico, sfregavi le tue mani fino a consumarle.
Hai appeso alla finestra lo striscione «andrà tutto bene», hai ballato e cantato sul balcone,
hai messo il fiorellino nella tua foto profilo di Facebook, hai applaudito e ti sei commosso, oh quanto ti sei commosso, davanti ai Tik Tok degli infermieri, i “Nostri Angeli”.
La televisione, ma che dico, il mondo intero ti diceva che eri bravo, bravissimo, eccezionale, il «cittadino modello del futuro».
Ma c’era quel tuo amico, quel tuo vicino, quel tuo parente… che proprio non ne voleva sapere !!!
Quanto lo hai odiato.
Tu rilanciavi i bollettini dei contagi e dei decessi … e lui parlava d’altro.
Tu eri in fila negli Hub, per l’ennesima “dose di tranquillità a tempo”, e lui continuava a vivere.
Tu tremavi e lui no.
Che affronto, che fastidio, che nervi!
Così gli hai dichiarato guerra, lo hai denunciato, lo hai infamato, lo hai discriminato in ogni modo, sul posto di lavoro, in famiglia, ovunque.
Potevi augurargli la morte o la reclusione e nessuno ti diceva niente, anzi, venivi lodato dal Vip di turno, da quel bravo conduttore che sapeva tutto, da quel simpatico influencer che aveva tanti follower e da quell’esimio dottore che non sbagliava mai.
Quando al ristorante scannerizzavano il tuo QrCode, e appariva quella spunta verde, era ogni volta un piacere immenso.
Una carezza dall’alto.
Il mondo ormai apparteneva a quelli come te, non a chi ha resistito e informandosi aveva capito tutto.
E poi cos’è successo?
È successo che quel tuo conoscente non è morto, è rimasto in piedi !
Con la pazienza e il sorriso ironico di un Bonobo, ti irrideva e beffeggiava sempre.
Imperterrito, come una scogliera imponente battuta senza sosta dalle onde.
Perché non è crollato?
Perché è ancora lì?
Non doveva andare così!
Intanto il virus spariva dalle prime pagine.
E ritirandosi scopriva il vuoto della tua esistenza.
Un vuoto senza fondo che credevi, inutilmente, di aver riempito con mascherine e peraccini.
Ormai ti restano soltanto i tuoi tristi giorni di sempre, nemmeno una vita da mediano … ma
la classica, solita vita da serie B !!!

Avanti comunque !

Durante un dibattito televisivo sulla rete Canal+, andato in onda lo scorso 13 ottobre, è stato reso noto il risultato di un sondaggio in terra transalpina.
“Escalation della tensione con Putin : la Francia deve continuare a mandare armi all’Ucraina?”.
Ebbene il 76,7% degli intervistati si è detto contrario.
In Italia idem con patate, durante manifestazioni spontanee e dibattiti per strada con l’uomo qualunque.
In Spagna e Belgio, si marcia da giorni contro nuovi stanziamenti bellici, e a Praga nell’ultima settimana di settembre, oltre 70 mila persone erano in piazza contro la Nato e le sanzioni alla Russia.
E nonostante tutto questo, dove milioni e milioni di Europei, dei maggiori paesi dell’Unione, stanno contraddicendo e contrastando l’ostinazione con cui la Commissione UE, continua a mettere soldi sul banco di un ipotetico conflitto nucleare, ieri pomeriggio, la Presidente Ursula von der Leyen, ha annunciato l’erogazione di un nuovo pacchetto di assistenza macrofinanziaria all’Ucraina per ulteriori 2 miliardi di euro.
Superandosi e continuando con un post su Twitter : “Altri aiuti seguiranno entro la fine dell’anno. Rimarremo a fianco dell’Ucraina per tutto il tempo necessario. Discuteremo come garantire un supporto continuo con i partner globali alla conferenza sulla ricostruzione del Paese”.
Ora se l’organismo e le istituzioni europee fossero realmente democratiche, dovrebbero rispondere di ogni loro decisione ai propri rappresentati.
E invece se ne strafregano di tutto quello che pensiamo, o soffriamo noi, semplici sudditi.
A partire proprio da Gentiloni, che da quando è commissario UE per gli affari economici e monetari, sembra essersi scordato di essere italiano ed essere stato un catechista cattolico, ai tempi della maturità classica al Tasso, nel quartiere Ludovisi.
Prendiamo atto di avere al potere assoluto, una gerontocrazia di sordi e tronfi, che realizzano la mattina quello che gli suggerisce il cervello la sera prima.
Quindi avanti comunque !
A prescindere dal volere dei popoli e dal vivere corretto e razionale a cui aspiriamo tutti.

Voi cosa vorreste fare davvero?

Chiudiamo tutti … eppoi ?

È la domanda che mi sono sempre fatto, fin da bambino, quando i miei genitori tornavano dal mercato stanchi, sfiniti specie il sabato, quando si faceva giornata doppia.
E io li volevo a casa con me.
“Ok. Piantiamo baracca e burattini.
Ma domani cosa facciamo ?” diceva la mia povera mamma.
Alfredo Panzini, scrittore, docente e critico letterario, testimoniava un’estensione di significato della locuzione più ristretta di quella attuale : “Lasciar che tutto vada in malora, abbandonare all’incuria, o per malanimo o per dispetto !!!”.
Oggi moltissimi stanno abbandonando tutto alla negligenza e alla trascuratezza, specie nei piccoli centri, sempre più vuoti e deserti, perché abbassano saracinesche per sempre o perché stanno provando a sospendere attività decennali, non sapendo più come procedere.
Si preferisce chiudere, che soffrire di un malanimo che ti toglie la vita.
Ed un pensiero necessariamente va ai miei tanti amici Ambulanti, quando dopo le levatacce al gelo e mattine senza clienti, tornano sempre più spesso a casa con le mani vuote, ma con le tante spese (benzina, mangiare, posteggio etc.), comunque da sostenere.
Ieri da Mario Giordano a “Fuori dal Coro”, sfogatoio settimanale degli sfigati, una decina di nuovi disoccupati che avevano chiuso il loro esercizio.
Molti dei quali al Sud o nelle isole.
Ma ora a quella gente, compresi i tanti collaboratori che gravitavano in quelle attività, chi ci pensa ?
Come possono chiudere tutto e sperare di migliorare la loro posizione, magari ripartendo da zero ad età avanzate, con figli ancora a carico, con mutui e affitti da pagare ?
Perché non tutti sono ricchi possidenti, non tutti hanno fatto la formica in vita e non tutti sono riusciti a preservare le loro fonti di reddito in questi ultimi anni.
“Ok chiudiamo … eppoi ?”
Daremo bonus e redditi di sussistenza a tutti ?
Oppure, visto che il tanto decantato Welfare Occidentale è morto e sepolto, e ce ne stanno presentando il conto, con porzioni di popolazione sempre più abbandonata a sé stessa, continuiamo a fregarcene tutti, sperando che a noi tocchi il più tardi possibile ?
Capisco chi si fa sopraffare, chi molla per dispetto, e chi a forza di ridurre le fette di torta ora sta alle briciole, ma così non c’è Governo o Riforma che tenga !!!
Così c’è solo il Caos e la rivoluzione … o hanno pure già previsto la repressione ???

Buio pesto !

Secondo quanto riferisce AFP, l’Agenzia France Press, la rete elettrica nazionale del Bangladesh, oggi è crashata, lasciando il 96% della popolazione (composta da 140 milioni di persone) completamente al buio.
Solo alcune parti del nord-ovest del paese sembrano avere ancora elettricità.
Sono preoccupanti anticipazioni di quello che potrebbe accadere anche da noi, quando le nostre centrali elettriche, a secco di carburante nei prossimi mesi, sarebbero a rischio Blackout o di funzionamento a singhiozzo.
Ad esempio la mia via di residenza, a Ciampino, è già completamente al buio, quanto ad illuminazione pubblica, nonostante ripetuti solleciti di intervento per guasto.
Si chiama consumo solidale, ossia “tu stai al buio!” e chi comanda continua ad illuminare a giorno.
E a macchia d’olio molti esercizi commerciali e di somministrazione, stanno già attuando risparmi considerevoli sull’illuminazione esterna o comunque non strettamente collegata all’esercizio.
Ci stanno letteralmente terrorizzando, come già fatto in epoca Covid19, con una informazione a martello, preoccupata e preoccupante.
La luce e l’energia elettrica in realtà, sono due peculiarità del progresso occidentale, guadagnate con invenzioni e scoperte in quasi due secoli di storia, sempre per allargare la platea dei beneficiari e ridurne i costi.
Da un decennio a questa parte invece, oltre a diventare costi fissi proibitivi per molte attività economiche (forni, panetterie, locali pubblici, grande distribuzione, etc.), questo simbolo del benessere e della prosperità occidentale, sta diventando un vero e proprio lusso.
Inaccessibile a fasce sempre più estese della popolazione.
Costi elevatissimi, che costringono al buio, al freddo, al ritorno al passato, molti anziani, famiglie mononucleari, poveri e giovani non occupati.
Le Aziende erogatrici, ora operanti in un mercato “libero”, sono sempre piu avide e lontane dai bisogni della gente, e ormai da remoto, con i nuovi contatori “intelligenti”, distaccano utenze e consumi, per le morosità sempre più gravi nei pagamenti correnti.
Il mercato libero in realtà è un oligopolio, nel quale agiscono i soliti noti, senza neanche più i lacciuoli della normativa statale, in un cartello che salva prebende e posizioni privilegiate.
E in questa palude, si fa veramente fatica a vedere una via di uscita !
Perché anche i pannelli solari, sono una soluzione zoppa, poiché gestiti dagli stessi fornitori nazionali, che stabiliscono prezzi, ritorno al consumatore e normativa di impianto e manutenzione.
Per non stare quindi negli antri oscuri, o al lume di candela, occorrerà pertanto acquistare gruppi elettrogeni ad accumulatori dinamici, come la vecchia, ma sempre affidabile dinamo della bicicletta, con la forza delle nostre membra … sempre ché non ce le indeboliscano, col mangiare insetti e altre schifezze simili !