Non si risponde più

Quando il sabato pomeriggio stavo dai nonni perché i miei genitori lavoravano al mercato, ed era la giornata “lunga” da fare una volta a settimana e alla vigilia delle feste importanti, mi ricordo che fare uno squillo o rispondere al telefono, era come andare ad un gala infernale.
Ci si preparava psicologicamente, si era in imbarazzo, mia zia piccola si schiariva la gola, mia nonna troppo emozionata e riservata, alzava la cornetta ma poi, declinava a favore di mio nonno, il “padrone” di casa.
Io non volevo proprio rispondere, perché ero troppo timido e avevo paura di impicciarmi con le parole.
Avere a che fare col telefono, era come andare in mondovisione, si faceva la conta con tanto di fuga da parte di alcuni membri della famiglia (sempre gli stessi).
I sordi poi si eclissavano proprio, accampando scuse più incredibili, come “bisogni continui” impossibili da trattenere.
A quei tempi, poi, parliamo di un “ordegno” alla bene e meglio.
Agli inizi era fissato al muro, come un quadro d’autore, e i corti o i nanetti della casa, dovevano prendere una sedia per rispondere, poi venne dotato di filo non molto lungo, e presa a muro, e fece bella mostra di sé sui tavolinetti della sala da pranzo (che poi fu battezzata “soggiorno”) sull’immancabile centrino della trisavola.
Occorreva bussare al muro della vicina per farsi liberare la linea, perché il più delle volte, erano abbonamenti “duplex”, ossia in comune con un’altra famiglia, per pagare meno, e l’apparecchio era gratuito, perché restava di proprietà della Sip (“Società Idroelettrica Piemontese”, che poi fu incaricata dell’esercizio delle telecomunicazioni), e se non pagavi le bollette, veniva il controllore dell’azienda e se lo portava via, o lo “lucchettava”.
Una delle vergogne più grandi di quei tempi.
Il microfono gracchiava, alterando tutte le voci, la linea traballava e spesso cadeva, la ruota in plastica per comporre il numero, era lentissima e se dovevi fare una interurbana, col numero e il prefisso, a quei tempi lunghissimi, pareva non finire più la corsa.
Non parliamo poi, proprio dell’interurbana, perché si entrava nel mitologico.
Erano telefonate che si raccontavano ai posteri.
Primo perché erano a tempo, “costavano assai” e occorreva essere velocissimi nei saluti e nei messaggi, autentici Ridolini delle comiche, e poi perché passavano per la centralinista dell’azienda, che faceva una specie di interrogatorio nazista : ” Chi chiama ? Perché ? Chi paga ? Da dove ?” etc.etc.
C’era un vero cerimoniale, ed anche il più buzzurro, al telefono, cercava di dare il meglio di sé, addirittura si metteva da parte il dialetto (che ancora abbondava), e ci si impegnava ad usare un italiano della “Crusca maccheronica”.
“Mi dichi, mi facci, non la capiscio, può ripetimi ?, non ci sento, la lascio…”
Il telefono era una cosa DA GRANDI.
Non si poteva usare a casaccio e occorreva chiedere sempre il permesso per usarlo, quasi fosse una porta spazio temporale.
Oggi invece anche alle elementari hanno il cellulare.
Più di uno, con tre o quattro schede differenti.
Le chiamate si fanno per tutti dai luoghi più disparati.
Si saltano i saluti, si parla il minimo, si grugnisce o barrisce e il più delle volte si annuisce in silenzio.
Perché il dialogo è finito da un pezzo … ora si è “Short message!”.
Anzi oggi si mandano addirittura icone e disegni, neanche si ruggisce più.
E il massimo del mimimo lo scopri nelle telefonate di servizio o di lavoro, dove passi ore e ore, a rispondere e ripetere indicazioni a voci registrate. “Dica SÌ per SÌ e NO per NO”, “Scandisce bene, lettera per lettera con nomi propri di città, e comuni di cose, animali e piante”.
Poi ci sono quelli che proprio non rispondono più.
No, in certi casi, non è che sono occupati, non gli va proprio di rispondere, sono scocciati !
Magari sono in smartworking a casa, immersi nella vasca a idromassaggio, e non vogliono uscire e mettersi accappatoio e ciabatte.
Non vogliono rispondere a uno che ha bisogno, che non è che fa una chiamata così tanto per fare, perché ha tempo da perdere, semplicemente si rompono le palle.
E allora il telefono squilla per ore o si mette il silenzioso.
La mia povera nonna Peppina, si girerebbe nella tomba a pensare … col “silenzioso” a quante paturnie e corse, si sarebbe risparmiata !