Otium e negotium

È bellissimo non avere alcun impegno o scadenza in testa. Fissare il soffitto e non trovare niente da fare nell’immediato, nella propria scatola cranica. Dopo decenni di numeri, conti, termini ultimi, cose da tenere a mente e pensieri … di colpo scoprirsi con la “capa fresca”. Forse soltanto nella prima infanzia stiamo in queste condizioni, quando l’unico pensiero è mangiare e dormire, ma sono sufficienti pochissimi anni, per cominciare il tram tram che ci hanno insegnato sui banchi di scuola e che fin da piccolissimi, ci hanno detto essere la cosa giusta da fare. Ossia : alzarci, lavarci, lavorare, lavorare, lavorare, pagare, avere il pensiero costante di non farcela a pagare, tornare a casa stanchi morti, lavarci, dormire … E ricominciare tutto da capo il giorno dopo. Una bella esistenza davvero ! Per gli antichi, oziare era identico a negoziare e doveva avere lo stesso numero di ore nella giornata. Con “l’otium” infatti si intendeva tutto ciò che era lontano dall’attività pubblica, dagli affari, dalla confusione quotidiana, e rappresentava la cura di sé e della propria saggezza, il proprio benessere fisico, lo sviluppo mentale e conoscitivo, che passava per la contemplazione e lo studio. In questo senso l’ozio, fu considerato da molti il padre della filosofia. Se, però, nel De Oratore, Cicerone, ritiene che l’otium e il negotium siano ugualmente importanti e dovrebbero essere praticati allo stesso modo a fasi alterne, diversa è la posizione di Orazio. Per il poeta latino infatti, l’otium rende liberi dalle ambizioni, che rincorre chi si affanna a svolgere l’uno o l’altro compito. Dunque l’otium è la sola via che conduce alla felicità. Nel nostro tempo, in cui la velocità è diventata un’esigenza insieme alla pragmaticità, abbiamo assistito alla trasformazione dell’otium latino in una colpa, un presunto stato di apatia e ignavia, dove il ritiro in sé, non corrisponde più alla ricerca di sé stessi, ma alla perdita sociale di noi stessi. Per gli altri non essere attivi, equivale ad essere negativi. Poiché essendo sempre di più presi dai mille affanni quotidiani, che ci impediscono di fermarci a riflettere su ciò che siamo o facciamo, e sul modo in cui questo si verifica, siamo inclini paradossalmente ad emarginare chi non è attivo. Chi propende all’introspezione, chi riflette, o semplicemente chi ferma un attimo la corsa incessante della sua vita, viene subito visto con sospetto, come un tempo erano visti e considerati i pazzi. Giorni fa riflettevo con mia sorella, che possiede da anni un bellissimo labrador nero, che i cani, ma anche i gatti, oggi vivono meglio dei loro padroni. Senza mascherine, senza tamponi, senza il pensiero di avere o come andare al lavoro, senza tante pippe mentali che affossano le nostre esistenze umane. E allora ben venga l’ozio e la possibilità di scelta, tra il fare e il dolce far niente, che ci restituisce liberi e felici, rendendo del tutto inutili, le assurde prescrizioni e sanzioni di chi ci governa. Basta soltanto sapersi accontentare !