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La “iattura” elettronica !

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La “Fatturazione elettronica”, vero e proprio “malocchio” di questo 2019, è stata introdotta dal  II Governo di Romano Prodi, con la legge finanziaria del 2008, nell’ambito delle linee di azione dell’Unione Europea che a distanza di anni, ci presenta l’amaro conto di provvedimenti a scoppio ritardato (come la Bolkestein, le varie riforme dell’art.18, della scuola, delle pensioni e altro). Un vero patriota, il professor mortazza, che per galleggiare per decenni nel palcoscenico della politica che conta, nonostante i suoi vari flop professionali e personali, ha svenduto il nostro Paese ai burocrati d’oltralpe. Un presunto risparmio di carta che dematerializza il documento di cessione delle merci e dei servizi e che fa uscire pazzi (letteralmente) commercianti, professionisti, artigiani, imprese, industrie e tutti coloro che nonostante il periodo disgraziato ancora spingono avanti questo stivale. A distanza di pochi giorni dal varo (sembra di assistere alla tragica scena della bottiglia di champagne tirata da Fantozzi contro la ghiglia di un bastimento, che gli torna in capo fragorosamente), si moltiplicano le offerte, le strenne natalizie, i regali delle varie software house che festeggiano questa inattesa abbuffata. Tuttavia questa semplificazione (presunta), nasconde delle vere e proprie insidie, che rischiano di minare la realtà produttiva italiana e rendere ancora più precaria l’attività con partita Iva.  In primo luogo quella collegata alla privacy e alla conservazione digitale di tali supporti, che andranno a finire negli hard disk, nei server e nei cloud (anche e soprattutto privati) che avranno accesso a tutti i dati sensibili delle aziende (come fornitori, prezzo di acquisto dei prodotti e delle merci, scontistica e altro). Poi le innumerevoli “palle” e  falle  dell’informazione anche di settore, che stanno confondendo tutti, anche gli specialisti e ricordiamo il fraintendimento (clamorosamente fatto dai microfoni del Consiglio dei Ministri, anche dal Premier Conte) per cui i “forfettari” sarebbero esclusi da tale adempimento. In vero mentre lo sono per eventuali fatture “attive” (ossia quelle emesse, da incassare) non lo sono per quelle “passive” ossia per quelle relative alle spese e agli acquisti di azienda, che pur non avendo più l’obbligo di registrazione,  devono comunque essere conservate per controlli degli Uffici finanziari. Poi c’è tutta la problematica relativa alla ricevuta di avveuto pagamento per le fatture immediate, che finora era eseguita dai rappresentanti e dai vettori, quietanzando con data e firma l’esemplare in cartaceo che veniva consegnato E infine la necessità sempre crescente, di dotarsi di apparecchiature informatiche sempre aggiornate, con programmi a pagamento, aggiornamenti a pagamento, corsi di studio e approfondimento a pagamento. Ulteriori costi, costi, costi di gestione, mantenimento e rinnovo, come quello per la PEC,  che vanno ad aggravare una situazione di difficoltà sempre maggiore. Lo Stato in effetti, già da anni, sta riversando sulle spalle delle aziende e dei loro consulenti, ingenti costi fissi e molti adempimenti gravosi, che dovrebbero essere assolti dai suoi apparati e dalle sue istituzioni. Pertanto esprimiamo solidarietà a chi oggi davanti al Parlamento, sta manifestando contro questo questo ennesimo “pranzo di nozze coi fichi secchi” del Governo del cambiamento – in realtà approvato e digerito a suo tempo, da tutto l’arco costituzionale dei partiti (anche da chi oggi scende in strada).

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