Non é tutto oro quel che riluce.

Stamattina su Canale 5, è andata in onda un’inchiesta della redazione giornalistica del TGCom 24, sulla violenza in Brasile, ed in particolar modo nella sua città più conosciuta e meta turistica internazionale, Rio de Janeiro. Nel paese sudamericano la violenza è ormai fuori controllo e si registra una media di 128 omicidi al giorno. Secondo i dati raccolti da specialisti dell’Università di San Paolo, infatti, 11578 persone sono state uccise durante il primo trimestre di questo 2018.
Una crisi causata da vecchie e inefficaci logiche di contrasto alla criminalità, da nuovi scenari criminali, e dagli effetti del fallimento del piano di pacificazione delle ,”favelas” della città di Rio- baraccopoli, costruite in periferia con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall’immondizia – la cosiddetta “Upp”, messo in campo per le Olimpiadi del 2016, e di fatto abbandonato subito dopo.
Scontri armati nella città tra malavita comune, narcotrafficanti e forze dell’ordine, che nell’ultimo anno sono state sostituite dall’esercito federale con licenza di uccidere. Turisti braccati dall’arrivo alla stazione o all’aeroporto con tentativi di rapina o estorzioni, rapine nei negozi e nei centri di aggregazione (cinema, teatri, supermercati) ma anche morti innocenti per proiettili vaganti che sono a decine in una sola giornata e distribuiti in tutti i quartieri della Città. Addirittura é uscita una App per Android con la quale in tempo reale si segnalano gli scontri a fuoco nella città per evitare di trovarcisi in mezzo. Una specie di avvertimento contro le pallottole impazzite. Fare il poliziotto a Rio, costringe gli agenti, sottopagati e a rischio continuo di omicidi impuniti, a vivere in clandestinità e a nascondere uniformi e identità ai vicini di casa.
La vittoria di Bolsonaro lo scorso 28 ottobre ottenuta principalmente con l’utilizzo dei social e un piccolo partito, é la risposta del popolo brasiliano a tutta questa violenza. Una coercizione e un clima di pericolo, che fortunatamente in Italia, anche con tutti i problemi che abbiamo, non viviamo quotidianamente in tali proporzioni.
Pertanto quando ci facciamo ammaliare dalle sirene di altri paesi, da offerte di lavoro e soldi facili in altri continenti ed altre culture, occorre verificare preventivamente in quale situazione ci si potrebbe trovare, perché …. non é tutto oro quel che riluce !

Bocciati !

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“Vorrei evitare la procedura d’infrazione all’Italia verso cui ci stiamo muovendo lentamente ma sistematicamente” – ha affermato il commissario francese Moscovici -, “anche perché è irragionevole una crisi tra l’Ue e l’Italia, ma non posso accettare nessun tipo di ricatto !”.  E con queste parole che sono una minaccia (nemmeno tanto velata) si chiude il primo round tra Commissione UE e Governo Conte, Di Maio, Salvini, che promettono un confronto democratico con i dinosauri europei, ma confermano la validità dell’impianto della loro manovra economica. Provvedimenti per la verità un pò estemporanei e frutto di promesse politiche fatte durante l’ultima campagna elettorale. E che ripresentano un dubbio vecchio come il cucco : “Meglio un uovo oggi o una gallina domani ?”. Perchè le politiche di spesa (leggi reddito di cittadinanza e Fornero) sono l’uovo di oggi,  mentre gli investimenti sulla produzione e le riduzioni del carico fiscale alle imprese rappresentano la gallina di domani. Un tempo, e parliamo ormai dell’altro secolo, quando a scuola si veniva bocciati si veniva mortificati da tutta la famiglia e non c’erano giusitificazioni valide che tenevano. Oggi invece, ed anche questo è un segno dei tempi, fioccano (e fioccheranno) scusanti, discolpe, scuse. Perchè in Italia siamo maestri nel secondo tempo, nel correggere il tiro in corsa. E la mia paura è che la correzione vanifichi del tutto quanto di buono si ipotizzava – e sperava –  con questo Governo del cambiamento. Perchè anche la Grecia era convinta a Gennaio del 2015, che Tsipras rappresentasse il nuovo, la salvezza del popolo ellenico ridotto alla frutta. Per rendersi conto poi a Settembre dello stesso anno, con il secondo Governo sempre Tsipras,  che nulla era diverso e che anzi tutto era rimasto uguale se non peggio. L’Europa sa benissimo che ci tiene per le p…… e che i nostri politici di giorno ragliano e di notte belano (come diceva un detto popolare). L’esempio ci viene pure dalla Bolkestein o da tutti quei trattati capestro, che sui mezzi di informazione italiani o nei comizi elettorali, si contestano anche duramente, eppoi per timore di infrazioni o sanzioni comunitarie si continuano ad applicare ed eseguire “senza mostrare i muscoli” come auspicato ieri mattina da Stefano Bonaccini (Presidente PD della Conferenza delle Regioni) al colloquio con il Ministro del Turismo Centinaio per gli stabilimenti balneari.

 

Bolkestein, ma come hanno fatto i Termali ?

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Come ormai tutti sanno la direttiva europea nota come “Bolkestein” non si applica al settore termale : la modifica è stata introdotta dalla Legge di Bilancio del 2017, che  ha cancellato per il comparto, l’obbligo di rinnovare e affidare le concessioni mediante gare pubbliche. Questa norma – risultato di una lunga e dura battaglia condotta da Federterme (Confindustria) tra Bruxelles e Roma – ha sbloccato il rilascio o il rinnovo delle concessioni per l’utilizzo delle acque termali, negli stabilimenti e alberghi, che erano bloccate da tempo, per favorire gli investimenti nel settore. L’organizzazione di categoria a suo tempo, sollevò il caso davanti alla Commissione Ue, che le diede ragione. A quel punto si è reso necessario modificare la legge di recepimento italiana. Un emendamento alla scorsa Legge di Bilancio che, con decorrenza  01 gennaio 2018,  ha  liberato  l’intero settore da questo incubo dove sono ancora in pianta stabile, molte categorie produttive importanti, tra le quali Ambulanti e Balneari. Questo esempio ci fa capire che la volontà politica, qualora realmente interessata e presa dalla problematica, può smuovere le montagne. Perchè nessuno avrebbe scommesso un euro sull’uscita di questo settore dalla Direttiva, trattandosi di concessioni pubbliche (anche se condotte in strutture private),  un sistema di 378 stabilimenti, distribuiti in 170 comuni, in grado di generare fino a 1,5 miliardi di fatturato con  oltre 60mila addetti, eppure dalla dalla sera alla mattina, con un emendamento concordato, il precedente Governo ha fatto marcia indietro ed ha inserito i termali nelle figure escluse previste dall’art. 7 del D.Lgs. n. 59/2010. Stesso percorso è stato per le aziende di imbottigliamento. Rilevanti numeri occupazionali, ma comunque non paragonabili a quelli dei due settori ancora nel pantano europeo,  dove si parla di oltre 220.000 addetti ed oltre 2 milioni di indotto lavorativo. Perchè il “Governo del Cambiamento” non utilizza lo stesso stumento dei termali per rispettare il programma di governo sottoscritto per le elezioni politiche del marzo scorso ? Lo stiamo chiedendo tutti a gran voce, ma tranne disegni di legge strampalati (e non pienamente condivisi con le categorie), ancora nulla sotto il sole !

Bolkestein : calma piatta !

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«Oggi, per queste due importanti categorie turistiche e commerciali, inizia un percorso che, ci auguriamo in tempi rapidi, li porterà fuori da quella situazione di disagio e incertezza in cui erano costretti da troppi anni».
Era la fine di giugno, ma da allora nonostante i buoni propositi del Ministro Centinaio e del Ministro Savona, che nella tarda serata di mercoledì 27 giugno, aveva comunicato al Senato il parere favorevole del Governo alla risoluzione sulla direttiva Bolkestein, nulla è stato fatto di formalmente rilevante.
Sembra di essere riprecipitati nel limbo ante 2016, quando entrambi i settori produttivi interessati,  non sapevano se sarebbero sopravvissuti l’anno dopo, prima delle proroghe Renzi-Gentiloni.
Il 09 Ottobre scorso, per la verità,  si è tenuto a Roma,quel tavolo interministeriale promesso da Centinaio, con i Ministri delle Infrastrutture (Toninelli), dei Rapporti con l’Ue (Savona), della Regioni (Stefani) e dell’Economia (Garavaglia), ma da quell’importante consesso, nel quale al termine dei lavori, tutti i partecipanti si erano detti disponbili a riprendere un percorso per l’uscita dei balneari e degli ambulanti dalla Bolkestein, con dichiarazione del tipo : “E’ stato un incontro molto positivo. Nei prossimi incontri coinvolgeremo le associazioni di categoria per fare un percorso condiviso” c’è stato questo mese di ottobre con il nulla assoluto.
Nessuno è stato convocato, nessuno ha scritto nulla, nessuno ha più fatto dichiarazioni al riguardo.
Eppure tutti sono al corrente dei problemi relativi alla difficoltosa applicazione dei rinnovi delle concessioni senza bandi per gli operatori su area pubblica, come previsto dall’art.1, comma 1181, della Legge di Bilancio 2018, e della scadenza ormai imminente delle concessioni degli stabilimenti balneari sulla nostra penisola.
E’ stato presentato qualche disegno di legge che ancora deve essere calendarizzato (per altro distante dalle reali aspettative delle categorie) e ci sono state soltanto tante (forse troppe) dichiarazione di buona volontà e nulla più, molte delle quali da parte dell’opposizione che gioca al gatto col topo.

Provinciali. Tutti al voto ?

Ieri, 31 ottobre 2018, si é votato in 61 province italiane di 15 Regioni a statuto ordinario. In 47 Province si è eletto il nuovo presidente, in altre 14, invece, sono stati eletti soltanto i consiglieri. Più di 700 candidati suddivisi in 73 liste, per i 328 incarichi di consigliere provinciale nei 27 consigli al voto, mentre sono stati 80 i Sindaci, candidati Presidente. Numeri impressionanti in questo periodo buio, nel quale l’Europa ci invita al conteninento della spesa pubblica. Altre poltrone attribuite, per altro con elezione “indiretta” (ossia neanche eletti dal popolo, ma tra di “loro”), come ultimi regali alla casta, dalle riforme renziane, che allontanano ancora di più la democrazia dal nostro Paese. E il paradosso é che tranne gli addetti ai lavori, professionisti della politica per l’appunto, nessuno di noi ha saputo nulla. Eppure questi eletti, rappresenteranno oltre 26 milioni e mezzo di cittadini italiani. Una vera pazzia nostrana, iniziata con le liste bloccate, con la sparizione delle preferenze, ed ora anche con l’investitura di poltrona in poltrona, in una carriera professionale molto più remunerativa del medico, del farmacista o del notaio. Perché in queste elezioni di secondo grado (definizione aulica per non far capire e segare il popolo), a recarsi alle urne, sono stati solo i sindaci e i consiglieri comunali in carica, gli unici tra l’altro che si sono potuti candidare alle poltrone in questione. Ma cosa altro ci dovranno fare per capire che siamo ormai incanalati ad una vita mediocre, a causa di tanti parassiti attaccati come mignatte alle nostre arterie vitali ?