Quelli del “Cous Cous Klan”

Una indagine demoscopica recente ci dice che oltre il 17% degli italiani (più giovani) non ha mai assaggiato le fettuccine all’uovo, però si sprecano gli inviti nei ristoranti etnici e sono sempre di più gli esperti in “mujaddara”. Si mangia vietnamita, indonesiano, messicano, pakistano, libanese e così di seguito, e per molti anche i piatti cinesi e giapponesi, come i nostri, appartengono già al passato, ad una moda tramontata. Perché anche cibarsi é diventata moda, e tutto deve passare per il vaglio degli specialisti e degli influencer del gusto. Ormai la cucina mediterranea arretra giorno per giorno a favore di quella di paesi lontanissimi dove ci si può imbattere in qualsiasi pietanza e qualsiasi animale cucinato. Dagli insetti ai cani, dal bisonte allo struzzo, dal gatto al serpente. E nelle vie e nelle strade della Capitale d’Italia, la madre della cucina di tradizione, non si sentono più gli odori e i sapori nostrani, quei bei sughetti e soffritti per gli spaghetti al dente, ma nausebondi intrugli di cardamomo, cumino, aglio, zenzero, curcuma, cipolla e coriandolo. I nostri giovani preferiscono una “serata diversa” con il girotondo dei vassoi in un sushi bar, ad una bella cacio e pepe ignorante in trattoria. Ormai si preferisce il cartoccio di patate fritte olandesi o il kebab turco di cui ogni tanto leggiamo leggende metropolitane su ciò che ci mettono dentro l’impasto. Ma avete scordato quelle belle locande nei paesetti ciociari o abbruzzesi ?
Quei sughi con le rigaglie o il tartufo scuro nostrano ? La mondializzazione a breve priverà i nostri nipoti del piacere di mettersi a tavola e appanciarsi con i tortellini al brodo di magro o con un paffuto stinco di maiale al forno perché sarà più “fico” e pratico mordicchiare un fagottino o un nuggets di pollo al fast food.
Che pianto … e che fine !!!