Obbligo di acquistare “carta straccia”!

carta

L’intervista a Karsten Wendorff, economista di punta della Bundesbank responsabile per il dipartimento delle finanze pubbliche nella banca centrale tedesca, ha qualcosa di sinistro e preoccupante.

Di fatto l’UE e la Germania in particolare, azzerano la sovranità dello Stato Italiano.

La proposta è quella di creare un fondo italiano, finanziato da risparmio degli italiani, con titoli di Stato “riservati” specificamente a risparmiatori nazionali.

Fin qui l’idea è simile a quella del sottosegretario leghista Armando Siri, che vuole incentivare la sottoscrizione di obbligazioni di Stato in piani di risparmio privati.

Unica differenza è che la versione tedesca è obbligatoria !!!

Il 20% delle ricchezze degli italiani dovrà essere convertito in obbligazioni di solidarietà. Una specie di prestito di guerra in tempo di pace. Ossia il 20 % delle nostre ricchezze (immobili, depositi, risparmi gestiti, azioni e obbligazioni) DEVE essere destinato ad acquistare titoli dello Stato Italiano, che probabilmente, dopo qualche giorno, varranno zero sul mercato, perchè tutti li venderanno subito, visti gli assalti finanziari al nostro Paese da parte degli stessi che oggi ci danno questi amorevoli consigli. Una patrimoniale pesantissima che l’UE non può applicare dall’esterno coattivamente,  e che saremmo noi stessi con una sorta di moderno “hara-kiri” a farci da soli.

Acquistare carta straccia con il 20 % del nostro patrimonio.  Ma a questo punto di ricatto e intimidazione, a che cosa serve restare in questo carrozzone che è l’Europa.

A che piffero serve ?

Chi non si fa questa domanda o chi non fa nulla, avendone il potere e la possibilità di uscita o correzione,  è sicuramente un colluso.

Altro che storie e cambiamento.

Quelli del “Cous Cous Klan”

Una indagine demoscopica recente ci dice che oltre il 17% degli italiani (più giovani) non ha mai assaggiato le fettuccine all’uovo, però si sprecano gli inviti nei ristoranti etnici e sono sempre di più gli esperti in “mujaddara”. Si mangia vietnamita, indonesiano, messicano, pakistano, libanese e così di seguito, e per molti anche i piatti cinesi e giapponesi, come i nostri, appartengono già al passato, ad una moda tramontata. Perché anche cibarsi é diventata moda, e tutto deve passare per il vaglio degli specialisti e degli influencer del gusto. Ormai la cucina mediterranea arretra giorno per giorno a favore di quella di paesi lontanissimi dove ci si può imbattere in qualsiasi pietanza e qualsiasi animale cucinato. Dagli insetti ai cani, dal bisonte allo struzzo, dal gatto al serpente. E nelle vie e nelle strade della Capitale d’Italia, la madre della cucina di tradizione, non si sentono più gli odori e i sapori nostrani, quei bei sughetti e soffritti per gli spaghetti al dente, ma nausebondi intrugli di cardamomo, cumino, aglio, zenzero, curcuma, cipolla e coriandolo. I nostri giovani preferiscono una “serata diversa” con il girotondo dei vassoi in un sushi bar, ad una bella cacio e pepe ignorante in trattoria. Ormai si preferisce il cartoccio di patate fritte olandesi o il kebab turco di cui ogni tanto leggiamo leggende metropolitane su ciò che ci mettono dentro l’impasto. Ma avete scordato quelle belle locande nei paesetti ciociari o abbruzzesi ?
Quei sughi con le rigaglie o il tartufo scuro nostrano ? La mondializzazione a breve priverà i nostri nipoti del piacere di mettersi a tavola e appanciarsi con i tortellini al brodo di magro o con un paffuto stinco di maiale al forno perché sarà più “fico” e pratico mordicchiare un fagottino o un nuggets di pollo al fast food.
Che pianto … e che fine !!!

Bocciati da Moody e Standard.

In un post su FaceBook, oggi provocatoriamente ho scritto : “Un popolo di oltre 50 milioni di anime, sotto scacco di società come Moody’s o Standard & Poor’s, regno di pochi economisti falliti!”. É naturalmente una forzatura, un lancio giornalistico da social, ma negli ultimi anni é proprio così. Un vero paradosso per il quale, poche migliaia di colletti bianchi, determinano le manovre di bilancio di milioni di cittadini, problema che non riguarda soltanto l’Italia, ma tutto il mondo. Ci sono infatti due o tre società di affari e rating americane, che con tre lettere “A,B,C” determinano il futuro (roseo o fosco) di una intera nazione. Questi soggetti nacquero per certificare i bilanci di società e imprenditori di oltre oceano. Si associarono professori di economia ed esperti contabili ai tempi delle prime strade ferrate, dei primi ponti, delle prime autostrade, delle infrastrutture dei nostri bisnonni, per certificare se l’affidamento della commessa pubblica avvenisse a soggetti degni e solvibili (che almeno finissero l’appalto) o meno. Avi degli attuali periti contabili. Il progenitore di tutto é un certo Henry Varnum Poor, che nel 1860, redasse un dettagliato resoconto delle informazioni operative e finanziarie di tutte le compagnie ferroviarie attive negli Stati Uniti. Risale invece al 1941, la nascita delle agenzie nella forma attuale, che iniziarono la loro scalata al mondo finanziario ed anche al “determinismo politico”, quando negli anni ’60, furono acquistate o controllate da colossi dell’informazione come McGraw-Hill, Bloomberg, Rockfeller, Murdoch, Soros. Valutano, giudicano, promuovono e bocciano come maestri di vita. E ieri infatti, ci hanno declassato. Ossia un signor nessuno, in una anonima stanza, di un imprecisato palazzo londinese o newyorchese, ha deciso con la solita “letterina” a,b o c, che Giulio Cesare e tutti gli imperatori romani, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Botticelli e Dante, Verga e Boccaccio, da ieri pomeriggio valgono un pochino meno.
Anzi a sentire loro sono rifiuti da pattumiera differenziata.
Più o meno quello che é successo a Pericle e Fidia, a Lisippo e al Partenone, a Prassitele e Skopas in Grecia che, da patrimonio incommensurabile dell’umanità, grazie a questi “Signori”, ora entrano comodamente nella borsa della spesa dei nostri parenti ricchi tedeschi e francesi.
É ora che queste agenzie tornino a fare quello per cui nacquero, nel loro territorio e verso le aziende che possono davvero verificare contabilmente, senza esprimere pareri “universali”.
Non richiesti e addirittura oltraggiosi della Storia e della cultura dei popoli.

Testo unico del Commercio nel Lazio.

Nel pomeriggio di oggi 16 ottobre 2018, in Regione Lazio, siamo intervenuti ai lavori della XI Commissione Attività Produttive presieduta da Massimiliano Maselli con l’assessore Gian Paolo Manzella e tutti i Commissari di maggioranza e di opposizione. All’ordine del giorno il nuovo Testo Unico del Commercio regionale contenuto nella PdLR n.37/2018, ma solo in parte, perché alcune forme distributive sono state stralciate per una successiva disamina (edicole, distributori di carburanti, farmacie, etc.). In particolare oggi erano presenti tutte le maggiori Associazioni e Federazioni del Commercio su Area pubblica. Dopo aver anticipato il nostro documento via email, con le note e le osservazioni sul Capo III, sezioni I,II,III,IV articoli 40-56, abbiamo soffermato la nostra disamina su alcune criticità che potrebbero minare buona parte del testo normativo con riferimento proprio al commercio ambulante. In primo luogo si è eccepita l’assenza (colpevole?) di precisi riferimenti al “commercio a rotazione” specie nei primi articoli di definizione. Si é chiesto il rispetto dei posteggi liberi di tutto il commercio con concessione fuori mercato con strutture, chioschi o rotazioni, per il quale non deve essere prevista alcuna spunta se non quella degli appartenenti alla stessa categoria. Ci si è battuti per limitare al massimo l’esercizio dei mercatini (antiquariato, usato, specializzati) previsti da questa proposta di legge, che legittima gli hobbisti e i non professionisti, proprio nel momento di maggiore crisi per i commercianti tradizionali, prevedendo per costoro un valore unitario massimo di vendita di 100 euro a prodotto, un volume di affari annuo massimo di 5000 euro e l’autocertificazione per dichiarare il numero massimo di partecipazioni all’interno dello stesso Comune. Si è chiesto di dettagliare in modo preciso il modulo di vendita degli itineranti con il divieto espresso per banchi, carrelli, stampelle e brande posate in terra. Si é chiesto di riformulare l’art.53 che autorizza il Comune a delocalizzare gli ambulanti, specie quelli ubicati nei Centri Storici, considerando solo una porzione di territorio (e non l’intero Comune come é attualmente il testo in esame) e tenendo conto delle scelte dall’operatore. Si è contestata la previsione di interpellare e coinvolgere solo le “Associazioni più rappresentative”, ma di estendere il coinvolgimento a tutti coloro che possono arricchire la disciplina e la normativa regionale per competenza e conoscenza dei problemi. Si é sollecitato lo stralcio della previsione di 90 giorni di esercizio diretto e personale, in caso di reintestazione o rilascio di un titolo autorizzativo, per poter disporre dello stesso per cessione o godimento. Inoltre si è ricordato che per la Bolkestein attuale, non ci sono soltanto i bandi per rinnovare le concessioni, ma anche l’esercizio diretto per 24 mesi o la prevalenza del reddito aziendale nel nucleo familiare, fattispecie che dovranno restare fuori dai concorsi. Ed infine si é auspicato il riconoscimento della storicità per tutte le forme distributive allorché dimostrato, e si sono prese le debite distanze da chi con molta leggerezza, a nostro avviso, ha chiesto di considerare anche le rotazioni per i posteggi nuovi o liberi nei mercati, nei mercati settimanali e nelle feste e fiere.

Fare tutto al PC. Perchè ?

pc

Oggi ho assistito ad un webinar (dimostrazione ed esercitazione online) relativo alla fatturazione elettronica che dal prossimo 01 gennaio 2019 dovrà essere utilizzata obbligatoriamente da tutte le imprese, aziende e professionisti italiani e non ma residenti qui. Nonostante una certa dimestichezza con gli strumenti digitali, basti pensare che programmavo in basic nel lontano 1982 con il mio ZX81 (della Sinclair) sono rimasto pietrificato. Letteralmente senza parole. Ho pensato al fruttivendolo sotto casa o all’agricoltore del basso Lazio che da gennaio prossimo dovranno dotarsi di firma digitale, pec, programma di conversione in Xml delle vecchie fatture in Pdf o Exl, e progamma di archiviazione oppure accreditarsi presso l’Agenzia delle Entrate alla quale in tempi molto ravvicinati dovranno girare per conoscenza incassi, acquisti, versamenti e movimenti bancari, analisi del sangue, preferenze sessuali ed eventuali devianze e tendenze alternative. Il chip tanto temuto dai sovranisti a breve sarà del tutto superato perchè il Grande Fratello riuscirà a tenerci davanti ad uno schermo di PC tutto il giorno per i vari adempimenti da fare, acquisendo momento per momento tutti i nostri movimenti, tutte le nostre azioni, tutti i nostri desideri e i nostri bisogni. Iscrivere i propri figli a scuola, partecipare ad una fiera, subentrare in un’attività commerciale, aprire la propria posizione fiscale e assicurativa, leggere i voti dei bambini a scuola oppure prenotarsi con il docente, tutto seduti comodamente davanti al PC. Una comodità che stiamo pagando con nevrosi, con inconsce spinte al suicidio (come già avviene nei civilissimi paesi del Nord Europa), con malcelata voglia di mandare tutto a f …….. ma tutto veramente ! E il rischio dopo tanto progresso è che si torni all’età della pietra, a quel preistorico che Mauro Corona profetizza da sempre nei suoi romanzi montani. Perchè si deve estremizzare tutto e non lasciar convivere il vecchio e il nuovo ? Perchè per fare una fiera di un giorno a Civita devo recarmi dal commercialista per l’invio e la compilazione online quando con un foglio bianco e una marcaccia da bollo prima potevo risolvere da solo ? Dov’è il progresso o la tanto sbandierata idiozia “siamo con gli ultimi” se poi un manipolo di tecnici e informatici stanno letteralmente prendendosi il mondo, rendendo del tutto superati mestieri e professioni come il fotografo, il tipografo, il giornalaio, il geografo, e a brevissimo il comerciante e il professionista ?

Itineranti, hobbisti, mercati e mercatini.

hobby

L’ ultima è di questa mattina. Ci portano un articolo del Sole 24 ore, sezione Enti locali e PA, a firma di un dirigente comunale, tal Pippo Sciscioli, che sentenzia senza mezzi termini : “Libertà di orari e di sosta anche per gli ambulanti” con riferimento agli itineranti che a suo dire : “possono svolgere la propria attività in quel posto per il tempo necessario a soddisfare le richieste dei clienti, non essendo comunque costretti a stazionamenti successivi a distanze prestabilite”. E ancora : “sono da ritenersi superati e necessariamente da aggiornare all’ondata liberalizzatrice seguita alla Direttiva Bolkestein quei regolamenti comunali che, specie per il commercio su area pubblica di tipo itinerante, stabiliscano ancora limiti orari predeterminati e validi sull’intero territorio comunale”. Dopo un comprensibile, quanto giustificato sbigottimento, ci siamo domandati seriamente a cosa serve avere ancora una licenza con regolare posteggio, con pagamento di tributi comunali e grattacapi per il mantenimento della concessione, se tutto sta andando verso una completa deregolarizzazione di questo settore ? Food truck, Apette No Food, mercati e mercatini dell’antiquariato e non solo, hobbisti e mercati equi e solidali del libero scambio e del baratto. Un’ampia zona di indisciplina amministrativa ed evasione di ogni tipo, che sta minando (seriamente) la stessa sopravvivenza e la concorrenza legale nel settore del commercio su strada. Quante volte ci è capitato di acquistare un oggetto fatto a mano in un mercatino e di non ricevere nessuna ricevuta fiscale? In effetti, se la vendita o lo scambio avviene tra soggetti privati,  l’hobbista o il creativo non hanno l’obbligo di rilasciare ricevuta o scontrino fiscale e tutto questo proprio mentre gli ambulanti a posteggio fisso o nei mercati deliberati, sono vessati da controlli di ogni natura e autorità più diverse (guardia di finanza, ispettorato del lavoro, unità sanitaria locale, etc.etc.). L’amministrazione pentastellata romana nel suo programma di governo della città era stata chiara fin dall’inizio purtroppo, e qualcuno ha minimizzato colpevolmente le preferenze dichiarate dalla Sindaca per i mercatini atipici del libero scambio, del commercio equo e solidale, del baratto e degli hobbisti, una leggerezza che ha aperto la strada all’istituzione di concentramenti municipali per ogni occasione dell’anno (natale, befana, stagionali, episodici, a tema) e che ha fatto dimenticare ai nostri Amministratori Capitolini che in questo settore operano già regolarmente da decenni, pagando tributi comunali “salati”, migliaia di famiglie romane. Si vuole andare verso una precarizzazione del commercio su strada ? Si vuole far riconsegnare i titoli autorizzativi acquistati con sudore a tutto vantaggio di chi si improvvisa commerciante ? Come per altro già avviene su Internet e sui social, dove chiunque può vendere ogni cosa e pulirsi casa ? Si è deciso che il Commercio tradizionale come lo intendiamo da sempre (negozio o bancarella) deve finire ? Lo dicessero chiaramente senza panzane sul “Decoro” e sul “Progresso”. Perchè chi lavora deve sapere se è arrivato il tempo di fare altro.

La “visione” dei Demos.

Non sarei andato, ma spinto da un amico di vecchia data, questa mattina ho partecipato al Convegno di presentazione di “Demos” che credo diventi l’ennesima alternativa al Partito Democratico italiano ormai in ordine sparso e in piena crisi di identità. Un esplicito richiamo al popolo (in greco era appunto il sostantivo per i cittadini di Atene), alla Democrazia Cristiana, da cui provengono molti transfughi piddini e un occhio rivolto ai “Demos” anglossassoni di Tony Blair, vicini ai labour inglesi, che hanno sempre affascinato i nostri politici solidali dell'(ormai) ex Centrosinistra. Ho potuto seguire la relazione introduttiva di Paolo Ciani, attuale consigliere regionale del Lazio di maggioranza e l’intervento del Prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ex Ministro del Governo Monti e attuale Presidente della società Dante Alighieri. Mi sono risparmiato solo il pistolotto di Gentiloni su tutti i successi (discutibili) del suo mandato a Palazzo Chigi. Diceva il saggio cinese Sun Tzu nella sua raccolta di aforismi “L’Arte della guerra” : “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura !” Bisogna confrontarsi con tutti, nutrirsi anche delle considerazioni e delle riflessioni che non si condividono e migliorare la propria vita. E così pure avendo sentito tante ovvietà e tante cose opinabili, come insistere sull’accoglienza senza confini, che vista oggi sembra del tutto inappropriata e forse dannosa, ho ascoltato due perle di saggezza dal prof. Riccardi che mi hanno fatto riflettere. La prima è stata che la velocità e l’imponderatezza con la quale i politici di oggi “prima fanno” e “poi pensano”, lascia poco o nulla alla previsione mentale del nostro futuro, alle “visioni” e ai progetti da realizzare, e in subordine che il nostro passato (anche recente) non è tutto da buttare. Anzi, chi rinnega il passato non costruirà il futuro, come una costruzione senza fondamenta. Centoventi minuti per qualcuno inutili, persi in chiacchiere di parrucconi superati dai tempi, ma a me é tornata in mente la vecchietta che non voleva mai morire, perché ogni dialogo, ogni esperienza, come ogni occasione di pensare ed ascoltare gli altri, può rappresentare una buona lezione di vita.

Gli “Urtisti” fuori dalla Bolkestein ?

Sentenza

Questa è la Sentenza del Consiglio di Stato che sta infiammando i gruppi e le chat specifiche di alcune categorie del commercio ambulante romano. Ed in particolare quelle che sono gestite e condotte da appartenenti alla categoria dei cosiddetti ricordari o Urtisti. Successivamente all’emendamento P2-477 infatti, che in Regione Lazio con la nuova Legge di Bilancio, ha riconosciuto la storicità della categoria, proprio sulla base di questa sentenza, c’è qualcuno che con leggerezza (e a nostro avviso pericolosamente) sta parlando di “esclusione degli Urtisti romani dalla Direttiva Bolkestein”. Parliamo di leggerezza, perchè è sufficiente leggere la sentenza della sezione Quinta del Consiglio di Stato  n. 5157/2018 del 05 luglio 2018 (pubblicata sul sito della Giustizia Amministrativa lo scorso 03/09/2018), per verificare che si riferisce a fattispecie molto differenti, e precisamente a locali commerciali concessi nel Comune di Milano a società di ristorazione privata, all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II, per altro oggetto di contenzioso e vari appelli, per una parzialità a favore di altri concessionari ai quali era stata tacitamente rinnovato l’uso del locale e pericolo perchè qualche ambulante sprovveduto e in buona fede, potrebbe non curarsi più della evoluzione normativa della Direttiva Bolkestein, perchè convinto di non esserne più riguardato per gli effetti e gli eventuali adempimenti (domande, bandi, documenti e altro). Oggi addirittura un nostro amico di vecchia data e molto conosciuto all’interno della categoria, voleva partire da subito con le affittanze perchè “fuori dalla Bolkestein”, esponendosi al rischio di perdere le sue concessioni in caso di ulteriori e repentini cambi di legislazione. Ripetiamo, che ogni passo, anche piccolo, ci porterà tutti fuori da questo incubo che grava da otto anni sulla categoria del commercio su area pubblica, e a maggior ragione lo faranno i riconoscimenti e le certificazioni di “storicità” e “qualità”, ma fare corse in avanti senza adeguata copertura normativa e legale, e solo per “strilli” o pubblicità personale (quando non di supporto a partiti o uomini politici), conduce solo i lavoratori e le loro famiglie alla confusione più totale e ad una ulteriore divisione dell’intero comparto, già troppo ridimensionato e danneggiato negli ultimi tempi.

Dietro front !

dietro

“Le mie opinioni sull’euro sono note, ma l’uscita dalla moneta unica non è nel contratto di governo per cui non ci pensiamo nemmeno!”. Così il presidente della Commissione Bilancio della Camera e deputato della Lega Claudio Borghi, dopo che le sue dichiarazioni rilasciate nella mattinata di ieri (“Con una propria moneta l’Italia risolverebbe molti problemi”), avevano contribuito a infiammare i mercati, con lo spread che aveva chiuso sopra i 300 punti. Siamo alle solite. Prima le sprezzanti note contro Bruxelles e contro i burocrati europei, che servono a raspare voti e preferenze alle elezioni e poi, immancabile, quanto deludente, il dietro front per lo spread, per i mercati, per l’inflazione, per il cambio con il dollaro, per gli impegni presi … etc. etc. La stessa coltellata alla schiena che hanno subito i greci da Sipras e suoi accoliti. Ma noi battiamo tutti allo sprint, perchè non abbiamo le dimissioni scandalizzate di un Varoufakis, anzi. Arriviamo addirittura ad inviare come un pacco l’ottantenne Ministro Paolo Savona a Strasburgo in tutta fretta, per genuflettersi pubblicamente : “Non intendo intraprendere alcuna azione contro l’euro, anzi voglio rafforzarlo”. Parole incredibili, pronunciate poche ore fa proprio dal ministro agli Affari europei, il paladino della lira e della nostra sovranità perduta, nell’incontro con gli europarlamentari italiani al parlamento europeo. E’ indubbio che la morsa è stringente e paghiamo un sistema chiuso a cassaforte, ma questa assoluta mancanza di dignità, contribuisce alla disaffezione dalla politica e dall’allontanamento dei giovani dai valori e dagli ideali repubblicani. Non rimpiango gli eroi risorgimentali e i lanciatori di stampelle contro il nemico, ma questo continuo “rompete le righe” ci sta danneggiando come popolo e come nazione. Siamo dei burattini che giorno per giorno, grazie ai propri comandanti, perdono ogni volta una fetta sottile di torta dei propri risparmi, delle proprie convinzioni, delle proprie sicurezze. Pensavo che Berlusconi avesse pagato la sua poca accademia economica e finanziaria e si fosse dimesso avventatamente nel 2011, sulla scorta di errate valutazioni dei suoi consiliori, ma ora che anche eminenti professoroni universitari fanno uguale (se non peggio) alzo le mani. Il dietro front è innato nella cultura italica.