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Ambulantato e calamità naturali

Mercato-3

Nella regione Lazio dal primo dell’anno fino a fine marzo,  su 90 giorni di calendario è piovuto (se non addiruttura nevicato e gelato) per 46 giorni filati.  Oltre al fisco e ai contributi che attingono per oltre il 60% dai già miseri guadagni della categoria distributiva del commercio ambulante, è come se avessimo avuto un altro socio che ci ha diviso a metà quel restante 40%.  Ed è chiaro che con tali percentuali, anche gli ottimisti per natura, strabuzzano gli occhi e vedono il bicchiere completamente vuoto, perchè il mezzo è partito da un pezzo. Le spese familiari vanno avanti ugualmente, la tavola si impoverisce ma è da apparecchiare lo stesso, i costi fissi restano immutati …. anzi aumentano …..  (benzina, assicurazioni, mutui, condominio etc.etc.), e  pensare  che  a breve si concluderà la stagione delle dichiarazioni reddituali,  con Irpef, Addizionali, Irap, Imu, Contributi Inps, Cosap, NU e orpelli vari … fa ghiacciare il sangue nelle vene. Sembra che anche la ciclicità degli otto anni brutti e otto anni belli (di faraonica e biblica memoria), si sia andata a far benedire,  perchè da quest’anno doveva partire la ricrescita, ma siamo tutti ancora in attesa. Il maltempo per altro sta mutando pure la stagionalità e gli acquisti dei consumatori. Una volta c’erano quattro momenti distinti di approviggionamento e consumo. Stagione primaverile, estiva, autunnale e invernale. Adesso non ci si capisce più niente e ci si veste alla meglio : coi pantaloncini in inverno e con la pelliccia d’estate, e gli armadi si riempiono di cineserie adatte a tutte le stagioni. Ci sono arrivate foto e testimonianze di trombe d’aria, di cicloni, di grandinate come palle da tennis, con banchi e mercati devastati. E tutto questo proprio mentre la categoria è precarizzata dalla Bolkestein e dalle delocalizzazioni che stanno colpendo tutti i maggiori centri e capoluoghi del Paese. C’è chi giustamente, proprio mentre a Roma sta facendo l’ennesimo finimondo pomeridiano di pioggia e fulmini, ha proposto di riconoscere lo “stato di calamità” o comunque qualche salvaguardia sociale per chi lavora in strada. Esprimiamo tutta la nostra concordanza a tale richiesta, perchè realmente con questi cambiamenti climatici degli ultimi tempi, mettersi per ore sotto il cielo per fare una vendita è da eroi veri ! Da stuntman della vita. E deprechiamo tutti quelli che nel nome di un presunto “decoro” vorrebbero trasferire coattivamente questi lavoratori in posteggi ulteriormente svantaggiati, e poco economici, come si fa con la polvere sotto i tappeti.

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